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La morte di Dino Gaudio, il padre chiede giustizia: “Pressioni da un superiore, ci opponiamo all’archiviazione”



Antonio Gaudio, padre del maresciallo dei carabinieri Adinolfi “Dino” Gaudio, denuncia attraverso Fanpage.it le presunte vessazioni che avrebbero spinto il figlio al suicidio a soli 27 anni. Il giovane si è tolto la vita il 30 ottobre 2023 nella caserma di Casumaro, in provincia di Ferrara, utilizzando la pistola d’ordinanza. Nonostante la Procura abbia richiesto l’archiviazione del fascicolo per istigazione al suicidio, ritenendo il gesto imprevedibile, la famiglia si oppone con forza alla chiusura delle indagini.



Secondo il racconto del padre, Dino era un giovane sereno e motivato fino al trasferimento a Casumaro, dove avrebbe iniziato a subire una forte pressione psicologica da parte di un superiore. Testimonianze e documenti medici descrivono un quadro di profonda ansia, attacchi di panico e insonnia, legati a continui rimproveri e a una gestione del lavoro percepita come sminuente e ingiustificatamente rigida. Il padre riferisce che Dino arrivava a tremare visibilmente prima di rispondere alle telefonate del superiore in questione.

La famiglia contesta fermamente la tesi della premeditazione, sottolineando che il maresciallo stava organizzando il proprio matrimonio e aveva programmi sociali per la serata stessa del decesso, suggerendo invece un raptus causato dall’esasperazione. Inoltre, i legali dei Gaudio sollevano dubbi sulla conduzione delle indagini, affidate allo stesso comando di appartenenza, e su alcuni episodi avvenuti subito dopo la morte, come il tentativo del superiore indagato di ottenere il PIN del cellulare della vittima. L’appello del padre è volto a rompere il silenzio sulle dinamiche di pressione psicologica nei contesti lavorativi militari, affinché la storia di suo figlio non venga dimenticata.

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