«Ho le prove»: la rivelazione che fa vacillare Garlasco è la chiave di lettura con cui si è riaperta la discussione pubblica sul caso di Garlasco dopo la puntata di Ore 14 Sera andata in onda giovedì 15 ottobre 2026. La trasmissione ha riportato al centro dell’attenzione gli accertamenti sui dati informatici relativi al computer di Alberto Stasi, uno degli elementi più controversi dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007.
«Ho le prove»: il confronto sul computer di Alberto Stasi
Il cuore del dibattito televisivo sono state le analisi sui dati del dispositivo: le prime verifiche avrebbero registrato cancellazioni e alterazioni tali da mettere in dubbio la possibilità di ricostruire con precisione le attività svolte da Stasi la mattina del delitto. In seguito, i periti incaricati nel processo di primo grado, Porta e Occhetti, ottennero il recupero di elementi che furono poi valutati come a favore dell’imputato e alla base della sua versione dei fatti.
Per un approfondimento sul contesto, è disponibile anche la voce dedicata a Raffaello De Rensis.
Durante la trasmissione Francesca Bugamelli ha illustrato le risultanze delle sue verifiche, ponendo interrogativi puntuali sulle valutazioni e sulle conclusioni redatte all’epoca: “È sconcertante, i RIS avevano notato dei dati informatici a sostegno dell’alibi, ma nelle conclusioni sono stati declassati come irrilevanti nel dicembre 2007. Questo conferma che già allora i RIS sarebbero stati in grado di individuare l’alibi, scoperto solo due anni dopo”. Bugamelli ha inoltre ricordato come, nel quadro degli accertamenti, sia emerso materialmente del materiale pedopornografico raccolto dai RIS la cui provenienza non sarebbe stata esplicitata nei referti; tale circostanza, ha osservato, non è risultata descritta con sufficiente chiarezza pur avendo inciso sul profilo processuale dell’imputato.
Il perito Occhetti ha ribadito la possibile discrepanza tra quanto rilevato nei dati e quanto poi trascritto nelle conclusioni tecniche: “Già nel 2007 i RIS potevano confermare l’alibi per Stasi, ma per omissioni o mancati approfondimenti nelle conclusioni hanno indicato una direzione diversa da quella che avevano in mano. Avevano altri elementi che potevano sostenere il lavoro di Alberto quella mattina, ma non sono stati evidenziati”.
Un punto tecnico rilevante sollevato in studio riguarda la gestione del computer nel periodo immediatamente successivo al delitto: secondo quanto ricordato, il dispositivo sarebbe stato utilizzato dai carabinieri quotidianamente dal 14 al 29 agosto 2007, prima di essere preso in carico dai RIS. Questa circostanza è stata indicata come fattore che complica la valutazione dei dati, dato che un utilizzo prolungato prima degli accertamenti specialistici può avere influito sulle tracce presenti sul supporto informatico.
Le ricadute processuali e le critiche di De Rensis
Il confronto in studio si è fatto particolarmente acceso con l’intervento dell’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Stasi. De Rensis ha ricostruito il quadro processuale dalla prospettiva della difesa e ha sottolineato che inizialmente gli avvocati non disponevano degli elementi informatici poi recuperati dai periti. Ha ricordato inoltre il ruolo di chi, a suo dire, individuò l’alibi e ha citato il professor Giarda come figura che, nelle fasi iniziali del processo, aveva ritenuto che il suo assistito non avesse l’alibi perché qualcuno l’aveva cancellato.
Nel rievocare le anomalie rilevate, De Rensis ha elencato una serie di elementi che, nella sua ricostruzione, avrebbero inciso sul quadro probatorio: “Prima di parlare di quello riflettiamo, questa è stata nei fatti un’indagine stasicentrica, nel 2007 il signor Andrea Sempio non esisteva. Hanno tolto gli elementi a favore di Stasi, inavvertitamente. Hanno cancellato alibi, inavvertitamente, non hanno trasmesso tracciati negativi, inavvertitamente”. L’uso ripetuto del termine “inavvertitamente” è servito al legale per sostenere che non tutte le anomalie possono essere ricondotte a mere coincidenze, pur senza formulare un’accusa esplicita di alterazione volontaria delle prove.
De Rensis ha dunque messo l’accento sulla necessità di riaprire la valutazione critica dei documenti e delle procedure che hanno accompagnato le prime fasi investigative, sottolineando come la difesa consideri decisivi alcuni elementi che — a suo avviso — non furono adeguatamente valorizzati in tempo utile.
Al momento resta aperta la verifica del valore giudiziario di queste osservazioni: le affermazioni emerse durante la puntata sollecitano accertamenti ulteriori e una possibile rilettura delle modalità con cui furono raccolti, analizzati e interpretati i referti tecnici. La domanda sostanziale che riemerge è se e quanto le prime valutazioni investigative sarebbero cambiate se gli elementi favorevoli a Stasi fossero stati individuati e valutati fin dall’inizio.
La risonanza pubblica della puntata evidenzia come, oltre agli aspetti tecnici, rimanga centrale il tema della trasparenza delle procedure e della completezza delle conclusioni peritali. Le argomentazioni della difesa riaprono il confronto sulla ricostruzione di passaggi chiave delle indagini e sull’interpretazione dei dati tecnici raccolti nel periodo successivo al delitto, lasciando aperta la strada a ulteriori accertamenti e a possibili sviluppi in sede giudiziaria.



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