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Rai 2 in crisi di identità: ascolti bassi e palinsesto senza rotta

Patù-La passione delle idee: Analisi della crisi di identità di Rai 2: ascolti bassi, palinsesto ibrido e possibili strategie per il rilancio della seconda



La seconda rete della Rai, un tempo laboratorio di nuovi format, affronta una stagione con debutti deludenti e poche certezze di palinsesto.



La seconda rete della Rai appare oggi in una fase di smarrimento: dopo anni in cui era punto di riferimento per sperimentazione e format nuovi, la programmazione di questa prima parte di stagione non è riuscita a trattenere il pubblico, con una serie di debutti che hanno raccolto ascolti deludenti e un’offerta editoriale descritta come priva di una linea chiara.

Patù-La passione delle idee: Un passato di sperimentazione e l’odierna confusione

Rai 2 era tradizionalmente la rete su cui testare nuovi conduttori, format e generi non ospitati dal primo canale. Negli anni più recenti si sono succeduti titoli originali come 99 da battere, Freeze-Chi sta fermo vince, Lo Spaesato, The Unknown-Fino all’ultimo bivio, The Floor-Ne rimarrà solo uno e Stasera a letto tardi. Questi esperimenti hanno portato risultati alterni, ma avevano delineato una direzione: puntare sull’intrattenimento e sulla ricerca di linguaggi differenti rispetto all’ammiraglia.

Nella stagione in corso, invece, la rete ha proposto un palinsesto che viene definito ibrido e, secondo l’analisi disponibile, mancante di coerenza editoriale. Il cambio di rotta rispetto alle scelte delle stagioni precedenti è uno degli elementi alla base della difficoltà nel trattenere il pubblico.

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Ascolti: i numeri che preoccupano

I risultati Auditel della prima parte della stagione fotografano una situazione critica. Il talk Patù-La passione delle idee, condotto da Roberto Inciocchi, ha ottenuto una media share nelle prime tre puntate vicina all’1,5%, valore che, nella valutazione riportata, si colloca su livelli tali da far ipotizzare una chiusura anticipata se non cambierà la tendenza.

Formidabile, condotto da Elenoire Casalegno e pensato come un omaggio alla storia della rete, non ha invece incontrato il favore degli spettatori: le prime due puntate registrano una share media del 2,2%. Anche la fiction originale italiana Estranei ha fatto registrare performance al di sotto delle aspettative: le prime due puntate si sono fermate a una share media del 4,5%, con un calo dello 0,5% tra il debutto e il secondo appuntamento.

Il quadro si completa con altre proposte che non hanno superato il 4% di share, come alcune serie poliziesche del weekend (NCIS e The Rookie) e serate evento come il documentario Negramaro-Una storia ancora semplice, trasmesso il 20 ottobre, che è rimasto attorno al 2,5% di share.

Perché non bastano due o tre programmi per salvare la stagione

Secondo l’analisi, i bassi ascolti non sono il nucleo del problema ma piuttosto la conseguenza di una mancanza di direzione editoriale e di idee in grado di differenziare la rete. La programmazione rilevata sembra dipendere da lanci isolati piuttosto che da una strategia organica a lungo termine.

Nei mesi a venire sono previsti alcuni rientri di programmi che potrebbero attenuare la perdita di ascoltatori — tra questi vengono citati titoli come Belve e la ripresa di Stasera tutto è possibile nel 2027 — ma la valutazione è chiara: non è realistico pensare che il successo di poche trasmissioni sia sufficiente a risolvere un problema ritenuto strutturale.

Quali mosse per provare a invertire la rotta

Per arginare il calo, la ricetta suggerita è quella di tornare a investire su volti nuovi e su format capaci di incidere nel tempo, oltre a riproporre progetti che in passato hanno dimostrato di portare innovazione e appeal al pubblico. Vengono citati esempi concreti: 99 da battere, andato in onda a gennaio 2025 e condotto da Max Giusti, aveva raggiunto il 6,7% di share ma non è stato reinserito nei palinsesti successivi; The Floor, nelle sue edizioni recenti, ha mostrato potenzialità con una share superiore al 5% per la terza edizione condotta da Paola Perego e Gabriele Vagnato.

Il rilancio, secondo le osservazioni riportate, richiede una pianificazione a lungo termine che contempli il recupero dei format che hanno funzionato, un lavoro di scouting su nuovi talenti e una coerenza complessiva del palinsesto che permetta al pubblico di riconoscere l’identità della rete.

Resta inteso che le scelte editoriali dovranno confrontarsi con i vincoli produttivi e con le dinamiche di mercato, incluso il passaggio di conduttori e autori fra le reti. Il dibattito su quali siano gli asset da valorizzare e su come bilanciare sperimentazione e ritorni garantiti continuerà nei prossimi mesi, mentre i dati di ascolto segnaleranno eventuali risposte da parte del pubblico.

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