Albano conteso tra Romina e Loredana

La vendemmia per AlBano è un piccolo rito a cui, ogni anno, non rinuncia mai. Perché è fra le sue vigne in Puglia che il leone di  Cellino San Marco trova quell’armonia che canta e sogna da una vita, ma che spesso le sue vicende del cuore hanno minato. «Sono un uomo di armonia: non dico che la impongo ma la propongo, anche se il destino mi ha fatto vivere alcune situazioni dure da accettare…». Oggi mentre Romina è sempre più spesso al suo fianco in giro per il mondo e i fan continuano a sognare il ritorno di fiamma (per ora lontano), con Loredana Lecciso – dopo il turbolento addio dello scorso aprile segnato da veleni incrociati – è scoppiata la pace, soprattutto per il bene dei figli adolescenti, Jasmine, 17 anni, e Albano junior, detto Bido, 16: «Sotto questo aspetto Loredana è impeccabile: siamo riusciti a gestire bene questa fase». Al Bano può brindare alla quiete dopo la tempesta. Almeno per ora. «Il vino è la mia medicina…Ovviamente va bevuto con moderazione, ma, come la musica, è una mia grande passione che sono riuscito a far diventare un mestiere». Al Bano produce un 1 milione e 400mila bottiglie. Grandi numeri («ma l’obiettivo sono i cinque milioni») e la vendemmia – coi macchinari – spesso non è così romantica. «Eppure per me resta un rito: voglio partecipare sempre di persona. Mi rilassa e mi diverte.
Cantiamo tutti insieme: la gente intona Felicità e io dico:

“Alt, cantiamo il repertorio pugliese. Così vuole la tradizione”. Una volta, è vero, c’era molta più poesia; una poesia arcaica, fatta di muli, cavalli e quelli che noi chiamavamo “poppiti”, cioè i più poveri che arrivavano dalle campagne per aiutare a vendemmiare e alloggiavano negli scantinati. Mi ha sempre affascinato questa atmosfera, interessante anche umanamente». Oggi per Al Bano il vino è diventato un business su cui puntare sempre di più: «Fino a sei anni fa ero in difficoltà, avevo anche pensato di lasciar perdere. Ma ho tenuto duro perché mi sono ricordato dell’emozione che avevo visto negli occhi di mio padre quando prese in mano la prima bottiglia di “Don Carmelo”, il mio primo vino che ho voluto dedicare a lui.

Quando sono andato via in cerca del successo gli ho detto: “Sarò degno di essere tuo figlio…”. Ma è stato solo quel giorno del 1973 – quando ha guardato l’etichetta del vino col suo nome – che l’ho visto davvero orgoglioso di me. Mi commuovo ancora a ripensarci». La prima volta che Al Bano si è infilato in una cantina aveva 6 anni: «Mi portò nonno Angelo e mi fece provare il vino: mamma si arrabbiò…». E da quel giorno è proprio nei vigneti e in cantina che il cantante di Cellino ritrova la pace: «Ho sempre voluto investire in terreni e vigne. Ammetto che non avevo pensato all’inizio di tornare in Puglia: il mio mondo era diventato Milano.

Però anche al Nord non rinunciavo all’emozione della vendemmia: a Zenevredo, in provincia di Pavia, negli anni ’60… Ho ricordi bellissimi… Poi quando ho sposato Romina lei si è innamorata della Puglia: qualcuno diceva: “La vuole chiudere in una masseria”. Si è sempre sostenuto che abitare a Cellino fosse solo una mia decisione. Tutto il contrario! Non sarei nemmeno tornato a vivere al Sud, ma era un desiderio di Romina. L’ho accettato e poi nella mia terra ho ritrovato una vera e propria iniezione di vitamine». Oggi si parla di un nuovo disco di inediti con Romina nell’aria, ma Al Bano smentisce categorico: «Io non ne so niente… Un conto è cantare insieme, un altro fare un disco». E a “Diva e donna” annuncia anche che non lo vedremo al prossimo Festival di Sanremo: «Io non ci sarò, ma vorrei proporre a Baglioni un cantante cinese che fa 70mila persone ogni sera».

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