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Mourinho nel mirino. No, LucianoSpalletti non ha attaccato il suo predecessore in panchina per il gesto dell’Allianz Stadium di mercoledì, anzi, ma oggi cercherà di agganciare il suo primato di 8 vittorie di fila in campionato sulla panchina dell’Inter. Non si tratta ovviamente di un record assoluto – lì svetta Mancini con 17 nella stagione 2006-07 -, ma della striscia recente più lunga di successi della squadra nerazzurra se si esclude, ovviamente, quella di 7 raggiunta la scorsa settimana dalla squadra di Spalletti grazie al 5-0 sul Genoa.

Il tecnico di Certaldo ha eguagliato Pioli (’16-17) e Stramaccioni (’12-13), davanti a lui c’è lo Special One che nella sua prima annata a Milano, dunque non quella da leggenda del Triplete, arrivò a 8 affermazioni di fila fra la decima e la diciassettesima giornata: «Questa striscia di vittoria è quello che dovevamo fare dopo la partenza che avevamo avuto – ha spiegato Spalletti ricordando i 4 punti nelle prime 4 giornate -. Il nostro deve essere un campionato di questo livello e se per un periodo te la prendi comoda, dopo devi andare a galoppare più forte. Me l’aspettavo così la reazione, queste strisce riempiono il serbatoio di convinzione e buone cose, ma bisogna pure stare attenti a non andare a riempire quello della presunzione perché le due cose sono vicine e non vanno d’accordo. Un serbatoio deve essere più pieno e uno sempre più vuoto. I buoni risultati non ti danno il diritto di mollare di un centimetro nel confronto con l’avversario, tanto più se si chiama Atalanta, una squadra che ha saputo ripartire dopo un avvio complicato».

Una squadra che per Spalletti vale molto più dei 15 punti attuali, dieci in meno dell’Inter: «Se il coefficiente di difficoltà della partita va da uno a dieci, allora può essere anche il massimo se noi non andiamo a considerare bene che l’ultima partita prima della sosta è quella con l’Atalanta e non quella di martedì. Spesso succede questo nella testa dei giocatori – ha tuonato Spalletti per tenere alta l’attenzione dei suoi – e farsi ritrovare nella condizione mentale di valutare la prossima partita un’estensione della Champions è fondamentale. Preparare gare così dopo il Barcellona serve per vedere il livello di maturità raggiunto anche perché, come dico spesso, i contratti di fanno essere uno dell’Inter, ma i risultati e le vittorie di fanno entrare nella storia dell’Inter». Dunque oggi alle 12.30 per l’Inter dovrà esse una sorta di tempi supplementari della sfida contro il Barcellona, anche perché Spalletti ha spiegato come l’Atalanta meriti grande rispetto: «Per palleggio nella metà campo avversaria, occasioni da gol e tiri in porta, hanno numeri migliori dei nostri – ha sottolineato il tecnico -. Poi in quello stadio lì l’Atalanta si esalta, ti viene addosso e ti dice: “Sono più forte di te”. Hanno forza fisica e mentale e in tutto questo c’è di mezzo Gasperini che fa del bene al mondo del calcio».

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Compito arduo, dunque, quello dell’Inter per cercare di arrivare a otto vittorie di fila e andare alla sosta col morale a mille. Otto vittorie di fila come l’Inter di Mourinho nel 2008-09, quel Mourinho che mercoledì ha fatto irritare tutti i tifosi juventini col gesto della mano all’orecchio: «Mi sembra che Mourinho stesso abbia detto nel post che a mente fredda non lo rifarebbe e secondo me questo ci trova tutti d’accordo – ha commentato Spalletti -. Però poi ci sono pressioni emotive, soprattutto in determinate partite che vanno a sommarsi e il rischio di cadere in qualche piccola reazione c’è. Quello che è scorretto è sentire persone che insultano continuamente e, come ha detto Ancelotti, a quello bisogna andare addosso. Comunque se vai a stuzzicare un leone, un leone ruggisce. Ma quello di Mourinho è stato solo un ruggito, non ha dato la dentata». Mourinho che ha sconfitto la Juventus: «Secondo me i bianconeri sono veramente più forti di tutti e saranno quelli che, probabilmente, vinceranno il campionato – ha concluso Spalletti -. Però ci sono squadre e difficoltà durante lo scorrimento di un campionato come quello italiano che possono minare queste certezze e queste qualità. Tutte le altre squadre dovranno essere impeccabili e cercare di fare l’impossibile».

Non c’è stato nemmeno il tempo di gioire per il recupero di RafaelToloi, che quindi sarà regolarmente in campo nel lunch-match contro l’Inter, in quanto al termine della rifinitura è arrivata una grossa tegola: il nome di JoséPalomino non è presente nell’elenco dei convocati. Un problema al polpaccio destro ha infatti messo ko il perno della retroguardia dell’Atalanta che dovrà essere completamente ridisegnata in extremis andando a rispolverare l’albanese BeratDjimsiti – che non scende in campo dalla sfida interna con il Cagliari risalente alla terza giornata – nelle vesti di difensore centrale, con il recuperato Rafael Toloi sul centrodestra e l’azzurrino GianlucaMancini sul centrosinistra.

Un vero peccato per il centrale difensivo sudamericano che era stato elogiato dal proprio tecnico GianPieroGasperini nella consueta conferenza stampa della vigilia. “Palomino sta facendo molto bene ed è continuamente monitorato anche dalla nazionale argentina. Anche Scaloni e Samuel mi hanno chiesto informazioni. Ciò significa che è in odore di convocazione. Speriamo che possa dare il proprio contributo cercando di limitare le occasioni di Icardi”. Purtroppo però non toccherà a Palomino duellare con il bomber interista, particolarmente temuto dalla guida della Dea. “Icardi è indubbiamente il più forte attaccante d’area del nostro campionato. Sia per il numero di realizzazioni, sia per i movimenti”.

Difesa con gli uomini contati, abbondanza negli reparti anche se de Roon e Freuler formeranno la diga in mezzo al campo con Hateboer e Gosens sugli esterni e davanti spazio al tridente Gomez-Zapata-Ilicic. L’unico possibile ballottaggio sembrerebbe essere quello del portiere, ma Gasperini punta sulla continuità. “Anche stavolta non vi do la formazione perché altrimenti si inizia, dai centrocampisti, poi si passa ai laterali e via dicendo. Però vi dico che ci sarà Berisha fra pali, mentre Toloi si è allenato, ha ancora un leggero fastidio, ma sapete che è un leone e non vuole mancare a questi appuntamenti”. Il match con inizio a mezzogiorno inoltrato vedrà opposte due fra le squadre più in forma nell’ultimo periodo con i padroni di casa reduci da tre vittorie consecutive e gli ospiti da un filetto di sette cui va aggiunto il recente pareggio in Champions League contro il Barcellona, che Gasperini ha seguito direttamente da San Siro. “I blaugrana sono una grandissima squadra e l’Inter è stata bravissima a strappare il pareggio. Nell’ultimo periodo la formazione allenata da LucianoSpalletti ha acquisito una maggiore solidità e quando riesce ad arrivare nell’area di rigore avversaria ha tutte le carte in tavola per essere molto pericolosa. L’Inter, così come il Napoli, ha perso qualche punto nella fase iniziale della stagione, ma ora tiene il passo della Juventus. Credo che queste due club possano essere i principali antagonisti dei bianconeri”. Tutto questo è un chiaro messaggio atto a richiamare l’attenzione dei suoi giocatori che per prolungare la striscia positivi saranno chiamati una prestazione di spessore. “Il fatto che l’Inter stia raccogliendo questa serie di vittorie, indica che per noi questo incontro ha un elevato tasso di difficoltà – spiega Gasperini -. Ma abbiamo anche l’assoluta necessità di affrontare rivali di questo calibro per tastare anche le nostre reazioni. Abbiamo recuperato punti, siamo risaliti in classifica di qualche posizione e stiamo continuando ad esprimerci su buoni livelli. Tutto questo ci aiuta ad andare in campo determinati, fiduciosi e con il giusto entusiasmo”. Infine una battuta su Gagliardini, uno dei tanti prodotti del vivaio di Zingonia lanciato da Gasperini. “Nell’ultimo turno di campionato ha fatto doppietta, quindi speriamo si fermi… Scherzi a parte sono molto contento nel vederlo giocare con fiducia ed energia”.

La gara di oggi servirà all’Inter per visionare una volta di più GianlucaMancini, centrale classe ’96 dell’Atalanta, da cinque partite punto fermo della retroguardia di Gasperini e da due stagioni colonna dell’Under 21 di Di Biagio. Il ragazzo in questo inizio d’annata si è ritagliato uno spazio importante, sfruttando la partenza di Caldara e l’infortunio che a ottobre ha messo ko Masiello. Prestazioni solide dietro e ottima partecipazione alla fase offensiva con 2 gol e 1 assist nelle ultime due partite (in totale, compresi i preliminari di Europa League, 10 gare e 3 reti). Mancini – tifoso interista e in particolare di Materazzi – è un giocatore che gli osservatori nerazzurri stanno seguendo spesso, uno scout era presente anche la scorsa settimana al Dall’Ara per la sfida col Bologna. Il giocatore in prospettiva piace (anche alla Roma, fra le altre) ed è nella lista ristretta del ds Ausilio per quanto concerne i difensori centrali che militano in Serie A. L’altro, come noto, è il coetaneo Andersen della Sampdoria per cui ci sono già stati dei contatti (ma occhio alla Juve); senza dimenticare Bastoni, classe ’99 ex Atalanta, oggi al Parma (ieri fra i migliori contro il Torino), ma di proprietà proprio dell’Inter.

Alla rincorsa della Juventus, di Mourinho e di Quagliarella. Mauro Icardi non si ferma mai e se nella prima stagione in Champions i suoi numeri sono da grande attaccante (3 centri in 4 gare), anche in campionato non scherza. E’ lui l’anima di quest’Inter che oggi all’ora di pranzo cercherà di sfatare una tradizione negativa a Bergamo: negli ultimi 9 precedenti una sola affermazione all’Atleti Azzurri d’Italia e diverse partite cariche di sofferenza. Numeri che fanno pensare che gli uomini di Spalletti non sia attesi da una passeggiata neppure stavolta.

MOU E JUVENTUS. I nerazzurri battendo sabato scorso il Genoa sono arrivati alla settima affermazione di fila in A: l’ultimo tecnico a inanellare una serie simile è stato Pioli, tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017. A 7 si era fermato anche Stramaccioni tra il settembre e il novembre 2012. Per trovare una serie più lunga (8) bisogna tornare indietro fino al 2008-09 quando sulla panchina nerazzurra sedeva José Mourinho e l’Inter mise sotto Reggina, Udinese, Palermo, Juve, Napoli, Lazio, Chievo e Siena prima di farsi fermare a San Siro dal Cagliari (1-1) e di perdere successivamente sul campo dell’Atalanta. E’ ancora lontano anni luce il record di 17 vittorie filate, primato sia per l’Inter sia per la Serie A che risale alla stagione dello scudetto 2006-07 con Mancini. Icardi però potrebbe intanto dare una mano a Spalletti a prendere lo Special One e contemporaneamente potrebbe mettere pressione sulla Juventus che in serata al Meazza scenderà in campo contro il Milan conoscendo già il risultato di Bergamo. Trovarsi l’Inter a -3 sicuramente non aiuterebbe gli uomini di Allegri che già hanno nella mente i fantasmi per il ko in Champions League con il Manchester United.

OBIETTIVO QUAGLIA. Detto degli obiettivi di squadra, il numero 9 di Rosario ne ha altri a livello individuale: oggi giocherà l’incontro numero 199 in Serie A (ha all’attivo 116 gol: 106 con l’Inter e 10 con la Samp) e tra i bomber in attività nel nostro campionato solo uno ha segnato più reti di lui. Si tratta del sampdoriano Fabio Quagliarella che è a 131 centri. Tutti gli altri hanno appeso le scarpe al chiodo o, come nel caso di Ibrahimovic (122), sono all’estero. A pari di Maurito c’è invece Gonzalo Higuain in quello che si preannuncia come una specie di derby argentino a distanza, un duello che scandirà anche l’avvicinamento a Juventus-Inter del prossimo 7 dicembre all’Allianz Stadium.

TABU’ BERGAMO. E poi c’è il discorso dello stadio dell’Atalanta, dove Icardi non ha mai segnato. E’ uno dei pochi impianti dell’attuale Serie A che non ha mai “violato”: gli altri sono il Comunale di Torino (0 gol in 5 tentativi), il Tardini di Parma (0 su 2) e, ironia della sorte, il San Siro rossonero (0 su 5). All’Atleti Azzurri d’Italia ha digiunato tutte e 5 volte in cui ha giocato, sia con la maglia della Sampdoria, sia con quella dell’Inter. E nell’unica affermazione interista degli ultimi 9 anni, il 4-1 del 15 febbraio 2015, lui era assente perché infortunato. Infrangerà oggi il tabù? Ci proverà forte di una condizione fisica ottima. Negli ultimi 9 incontri giocati tra Serie A e Champions ha infatti realizzato 9 gol. Una media da Icardi.

La difesa del “leone” Mourinho, un messaggio di speranza a chi lotta con la Juventus per lo scudetto, ma soprattutto una raccomandazione alla sua Inter in vista della gara di oggi: a Bergamo servirà la stessa concentrazione vista martedì con il Barcellona. Luciano Spalletti ha condensato nella conferenza stampa di ieri alla Pinetina tanti… titoli e non è stato banale. Il primo pensiero lo ha rivolto alla sua squadra, attesa da una trasferta tosta dopo un match dispendioso a livello fisico e mentale come quello contro i blaugrana, ma non si è dimenticato neppure dello Special One e dei bianconeri che per lui restano favoriti per il titolo anche se potrebbero essere sorpresi da una delle inseguitrici (la sua Inter?) se farà un percorso eccezionale. Perché succeda, però, bisogna crederci…

OCCHIO ALL’ATALANTA. «Dopo sette vittorie di fila e il pareggio in Champions contro il Barça – ha iniziato – bisogna stare attenti a non fare confusione e a non essere presuntuosi. Le vittorie non ti danno diritto ad avere vantaggi nella partita successiva, ma ti caricano di entusiasmo. Se il serbatoio della convinzione deve essere sempre pieno, quello della presunzione vuoto. L’Atalanta è una squadra forte e di qualità, che ha disputato bei campionati e che in questa stagione ha numeri molto diversi rispetto alla classifica: se prendete il possesso palla, le occasioni create, il palleggio nella metà campo avversaria e altre statistiche ci sono addirittura superiori. Merito di Gasperini che con le sue intuizioni rende il calcio sempre più bello e più moderno. Nella testa dei nostri calciatori non bisogna che entri l’idea che questo incontro non è importante o non è difficile. In casa l’Atalanta si esalta e ti viene sul muso perché loro pensano di essere più forti».

CHE STRISCIA. «Una striscia di 7 vittorie era quello che dovevamo fare dopo la partenza che avevamo avuto perché il nostro deve essere un campionato di questo livello. Se per un periodo te la prendi comoda, dopo devi galoppare più forte. I buoni risultati non ti danno il diritto di mollare di un centimetro nel confronto con l’avversario, tanto più se l’avversario si chiama Atalanta. Questa è l’occasione per vedere il livello di maturità che abbiamo raggiunto. I contratti ti fanno essere dell’Inter, ma sono i risultati e le vittorie che ti fanno entrare nella storia dell’Inter come Mourinho».
JUVE FAVORITA PERO’… «I bianconeri sono i più forti di tutti e saranno quelli che probabilmente vinceranno il campionato, ma ci sono squadre e difficoltà durante un campionato che possono minare il loro percorso. Tutte le altre dovranno essere impeccabili e cercare di fare l’impossibile per superarli. Possibile? A volte si è verificato l’impossibile quando le persone hanno avuto la convinzione, la voglia di non mollare e di non dartela mai vinta».

MOU LEONE. «Mi sembra che Mourinho stesso abbia detto che a freddo non avrebbe rifatto quel gesto e questo ci trova tutti d’accordo. Poi però nel calcio ci sono pressioni emotive forti e il rischio di cadere in qualche piccola reazione esiste. Fino a che si resta su fatti di questo livello, fa parte dello spettacolo. Se vai a stuzzicare un leone, ruggisce. Lui però non ha dato una dentata a nessuno».

La società lo ha blindato con il rinnovo del contratto fino al 2022, un ingaggio da oltre 3,5 milioni più bonus a stagione e una clausola da 60 milioni di euro, ma anche Luciano Spalletti non perde occasioni per lodare il “suo” Marcelo Brozovic. Ieri alla Pinetina il tecnico toscano ha fatto capire che non rinuncerà neppure a Bergamo al croato, stanco dopo la gara contro il Barcellona, e lo ha riempito di complimenti: «Anche martedì come minuti giocati e come extra, cioè quello che mette di suo nella partita, ha dato tanto. Lui lega il gioco da metà campo fino… alla Curva Nord, ha il piede con la bussola direzionale e sa dove va portata la palla. E’ uno che nello scorrimento della gara prende continuamente notizie e le usa in maniera corretta. Per noi è un giocatore importante e per arrivare in cima alla classifica ci vogliono tanti calciatori come lui».

SCELTE E RADJA. Detto di Brozovic, Spalletti ha fatto capire che completerà il centrocampo con Gagliardini, preferito a Vecino, mentre per l’ultima maglia (il modulo sarà ancora il 4-3-3) Joao Mario è in vantaggio su Borja Valero. In difesa tutto porta alla conferma in mezzo di De Vrij e Skriniar, mentre i terzini dovrebbero essere D’Ambrosio e Asamoah. In avanti con Icardi e Perisic più Politano di Candreva. Ieri pomeriggio la squadra è partita in pullman per Bergamo. Con il gruppo anche Nainggolan che, nonostante non sia al top, andrà in panchina. Dopo il match i nerazzurri convocati partiranno per raggiungere le rispettive nazionali. A Bergamo non ci sarà Steven Zhang ancora in Cina.

ZANETTI OTTIMISTA. Al Suning Sports Shangmao Flagship Store di Nanchino il vice presidente ha parlato di Inter: «Con Cristiano Ronaldo la Juve è davvero forte, ma noi siamo attrezzati per provare a batterla e per regalare ai nostri tifosi delle soddisfazioni. La Champions? Contro il Tottenham mi aspetto una gara da vivere fino in fondo e sarà importantissimo provare a vincere. Per quel che riguarda la qualificazione si deve essere ottimisti perché grazie al lavoro di Spalletti e dei ragazzi ci possiamo togliere grandi soddisfazioni».

BOOM TIFOSI. In vista di Inter-Frosinone di sabato 24 sono già oltre 50.000 le presenze assicurate allo stadio, ma i dati sono incoraggianti anche in vista di Inter-Psv dell’11 dicembre. Sono 40.000 quelli che hanno acquistato il mini abbonamento di Champions da 2 o 3 incontri e se la qualificazione non diventerà matematica dopo il confronto di Wembley con il Tottenham, è scontato che le richieste saranno tantissime anche con gli olandesi.

La distanza è sempre stata poca, i colori gli stessi. Le collega un’autostrada a 4 corsie, per le compagnie lowcost trattasi praticamente della stessa città (Orio, Milano). Connessioni e incroci fra la parte interista di Milano e la Bergamo atalantina sono storicamente numerosi: il momento attuale non fa eccezione, anzi accentua la tendenza. Da un paio d’anni è la partita di Gasperini, dalla scorsa stagione anche quella fra due proprietà vicine. E poi ci sono i giocatori, con affari passati, presenti e, chissà, futuri.

BUSINESS Partiamo dall’alto, dai vertici: la famiglia Percassi è stata una dei primi contatti italiani degli Zhang. Da allora Steven e Luca, figlio del presidente e a.d. atalantino, si frequentano con costanza. I Percassi sono stati ospiti di Suning a Nanchino, i due giovani cenano insieme con una certa regolarità. Nell’attesa di sviluppi di business (per ora tanti progetti, ma ancora nulla di fatto), è nata un’amicizia. Che probabilmente ha anche reso più «easy» i movimenti di mercato dell’ultima estate. L’Inter ha portato a termine la missione «45 milioni di plusvalenze per il Fair Play Uefa» anche grazie alle cessioni dei giovani Bettel- la (7) e Carraro (4) a Bergamo. In direzione opposta si sono mossi 31 milioni nerazzurri (dato dell’ultimo bilancio) per Bastoni, ora in prestito a Parma.

PASSATO E FUTURO Non vedremo nessuno di loro in campo, mentre ci sarà Gagliardini. Lasciò Bergamo in ascesa verticale, nel gennaio 2017, partì forte anche con l’altra maglia nerazzurra, torna a «casa» oggi dopo un improvviso rilancio con la doppietta col Genoa. Due gol in più, in questa A, di Musa Barrow: non ancora ventenne, l’Inter lo ha puntato a inizio estate e ancora lo segue. Lui peraltro ha dichiarato: «Voglio diventare come leardi». Gasperini dovrebbe farlo partire dalla panchina. Già, Gasp: la sua storia difficile con l’Inter è nota, i rapporti sono rimasti tesi anche ad anni di distanza. Da quando è a Bergamo, una vittoria e un pari in casa, due k.o. (uno per 7-1) a San Siro. Qualche mese fa disse: «Non ho mai allenato una big. Quando ho preso l’Inter finiva dietro a Genoa e Atalanta». Anche gli incroci, a volte, si scaldano.

E’ una centrifuga, sì. Il punto è intercettare le richieste del cliente (o dell’avversario) e mettere dentro gli ingredienti giusti di volta in volta. L’Inter che insegue l’ottava vittoria consecutiva – la quinta in trasferta di questo campionato – non è mai uguale a se stessa. Bergamo, ora di pranzo, mettetevi comodi con la dodicesima formazione diversa in dodici partite di campionato. Perché sì, una squadra titolare c’è, la capisci anche dentro queste continue sostituzioni organizzate a tavolino da Luciano Spalletti. Ma il segreto è preservarla per le grandi occasioni, che si trasformano automaticamente in grandi partite solo se la gestione delle forze è stata perfetta.

COPERTINA Raccontano che questa ad Appiano sia stata una settimana particolare: di fatto quello di ieri è stato l’unico allenamento vero prima della partita, i 116 chilometri corsi contro il Barcellona si sono fatti sentire e così si spiegano le sedute defaticanti e i quarti d’ora passati in palestra. Ergo: impossibile immaginare di evitare le rotazioni, l’aggiornamento più riuscito del secondo Spalletti. E allora via con la formazione numero 12, la terza consecutiva nel segno di Joao Mario, il simbolo più simbolo che c’è di questa Inter che non finisce mai. Spalletti dà una chance a tutti. C’è stato il tempo di Reità, di Lautaro, di Borja Valero, di Candreva, di Gagliardini e di Dalbert. Ora la foto copertina è quella del portoghese, che in settimana ha ritrovato pure la maglia della nazionale. Potenza dell’Inter, potenza delle rotazioni e della repubblica democratica di Appiano. Questa Inter è di tutti, la serie di vittorie di fila porta il nome di 20 giocatori diversi (il 21° impiegato è Karamoh, poi volato in Francia). Nel frullatore ci sono titolari aggiunti – leggi Miranda, quasi alla pari degli altri due centrali difensivi – e alternative che via via hanno conquistato il loro spazio.

TITOLARE Volendo usare un’altra metafora, si può dire che l’Inter è un compasso che ruota intorno a Brozovic, il più impiegato con 1.191 minuti stagionali. E forse è per questo che Spalletti farà di tutto per metterlo dentro anche oggi, nonostante la fatica. Perché ci sono pure le eccezioni, al ragionamento. Se nel discorso venisse inserita anche la Champions, solo una volta Spalletti si è ripetuto scegliendo lo stesso undici, tra derby e Barcellona a San Siro: è quella la formazione titolare, con una variazione comunque assicurata tra i due match con il cambio di modulo, dal 4-2-3-1 al 4- 3-3.

FINO IN NAZIONALE II punto di caduta della centrifuga è doppio. Di squadra, ovviamente. Ma anche a livello individuale. Così facendo Spalletti ha allargato la base di lavoro e ha regalato il passaporto ai suoi giocatori, liberi di conquistare – in alcuni casi riconquistare – la nazionale. Di Joao Mario s’è già detto, ma D’Ambrosio – escluso da questo giro di Mancini, ma presente nelle scorse chiamate -, Gagliardini e lo stesso Politano sono la fotografia perfetta di un’Inter che fa affidamento su tutti. Vale anche per Lautaro, che la Seleccion l’ha conquistata in pianta stabile nonostante nell’Inter sia diventato arma utile più a gara in corso che dall’inizio. Ma tra i titolari delle 12 formazioni c’è stato anche lui.

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