Streaming Live Atalanta – Juventus Gratis Diretta Link Tv NO Rojadirecta

Ecco una breve lista che potrebbe risultare utile ai fini delle ricerche:

  1. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  2. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen;
  3. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  4. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  5. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  6. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  7. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  8. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  9. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  10. Svezia con Modern Times Group.

DOVE VEDERE ATALANTA JUVENTUS IN TV

Per vedere Atalanta Juventus in TV hai bisogno di un abbonamento Sky con il pacchetto Sky Calcio. Se soddisfi questo requisito, la gara sarà visibile con ampio pre partita e post partita su Sky Sport HD e Sky Sport Champions League Serie A, canale 202.

Nel caso in cui non fossi un abbonato Sky purtroppo non potrai vedere la partita in TV ma puoi sempre usufruire di alcuni servizi alternativi per vedere Atalanta Juventus in streaming. Altrimenti puoi approfittare dell’occasione per sottoscrivere un abbonamento Sky.

DOVE VEDERE ATALANTA JUVENTUS IN STREAMING

Il match Atalanta Juventus sarà trasmesso anche in streaming su diverse piattaforme, tutte rigorosamente di Sky. Anche qui se avete un abbonamento Sky potete utilizzare l’applicazione SkyGo (gratuita) che permette la visione del match anche in streaming. SkyGo infatti permette di vedere su PC, Smartphone, Tablet e non solo tutti i programmi Sky sfruttando il proprio abbonamento di casa.

“Cristiano Ronaldo domani andrà in panchina: per una volta guarderemo la partita assieme”. Massimiliano Allegri concederà il primo turno di riposo della stagione a CR7, nella sfida di Bergamo contro l’Atalanta, in programma domani nel “Boxing day” italiano. “Sono molto contento – ha detto l’allenatore dei bianconeri, ai microfoni di Sky Sport – di quello che sta facendo, come tutti. Quella di quest’anno è stata la sua miglior partenza a livello di gol e a livello di numeri.

Abbiamo bisogno che lui sia al top a marzo, quando arriveranno le sfide decisive di Champions: lui dovrà essere decisivo come tutti gli altri. Ma lui ancora di più come è stato negli ultimi anni”.
boxing day — Allegri poi parla delle difficoltà di giocare il 26 dicembre: “Dobbiamo giocare una partita seria, ci sono in palio tre punti, bisogna prepararsi al meglio in un clima diverso dagli altri anni, che però dobbiamo rendere più normale possibile. Domani è importante arrivare bene a livello mentale, altrimenti faremmo un regalo all’Atalanta”, ha spiegato il tecnico bianconero ai microfoni di Sky Sport. “Affrontiamo una squadra fisica e aggressiva, che arriva dalla sconfitta di Genova, in campo sempre difficile. Vorranno passare un bel Natale. Per noi è un passaggio importante in campionato, domani serve una bella prestazione per portare via i tre punti che ci servono per continuare il cammino scudetto”.

calcio italiano — Visto il clima natalizio si è parlato poi di regali: “Per la Juve? Che gli obiettivi che ci siamo prefissati diventino trofei. Il 16 gennaio con la Supercoppa è un regalino, ma può essere l’inizio”, ha commentato Allegri. “Un regalo che farei al calcio italiano in generale? Un regalo no, perché mi sentirei un po’ troppo presuntuoso. La cosa che mi piacerebbe è che si lavorasse tutti in una stessa direzione, in una direzione unica sia a livello politico che a livello tecnico e di campo”, ha aggiunto il tecnico bianconero.

La Juventus è in viaggio verso Bergamo e domani, Massimiliano Allegri si affiderà al 4-3-1-2: in porta ci sarà Szczesny. In difesa dovrebbe giocare Benatia e al suo fianco ci sarà uno fra Chiellini o Bonucci, mentre sulle fasce toccherà a De Sciglio e Alex Sandro. A centrocampo dovrebbe esserci il ritorno di Khedira che agirà con Pjanic e Bentancur. In avanti, invece, al posto di Cristiano Ronaldo giocherà Douglas Costa che si muoverà dietro a Dybala e Mandzukic.

Juventus (4-3-1-2): Szczesny; De Sciglio, Benatia, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanic, Bentancur; Douglas Costa; Dybala, Mandzukic;

18:14 – 19  CONVOCATI – La Juventus, tramite il suo sito internet, ha fornito l’elenco dei convocati per la sfida contro l’Atalanta: “Dopo la rifinitura natalizia al Training Center Continassa, Massimiliano Allegri ha diramato la lista dei bianconeri in partenza per Bergamo per il “boxing day” con l’Atalanta, in programma mercoledì 26 alle 15:00.

Oltre agli infortunati Barzagli, Bernardeschi, Cancelo e Cuadrado si aggiungono alla lista degli assenti Matuidi (febbre) e Kean (risentimento ai flessori della coscia sinistra).

Prima convocazione invece per il centrocampista dell’Under 23 Grigoris Kastanos, che indosserà la maglia numero 39.

Questo l’elenco completo:

1 Szczesny
2 De Sciglio
3 Chiellini
4 Benatia
5 Pjanic
6 Khedira
7 Ronaldo
10 Dybala
11 Douglas Costa
12 Alex Sandro
17 Mandzukic
19 Bonucci
21 Pinsoglio
22 Perin
23 Emre Can
24 Rugani
30 Bentancur
37 Spinazzola
39 Kastanos

In definitiva, il quadro che emerge è che gli spettatori vogliono sempre più contenuti video di intrattenimento, gli aggregatori di contenuti vogliono distribuirli sul maggior numero di piattaforme e di schermi possibili e i titolari dei diritti sui contenuti vogliono essere sicuri di essere adeguatamente remunerati. È evidente come tutti i player stiano cercando di presidiare il settore in maniera sempre più massiccia e convinta, per acquisire vantaggi competitivi nel nuovo mercato o comunque difendere la propria posizione di primato nel settore televisivo e dei contenuti video, di fronte all’offensiva dei nuovi entranti.

La centralità del video e dei contenuti d’intrattenimento quali motori di sviluppo dell’economia digitale, sia in chiave di infrastrutture attraverso l’aumento del traffico sulla rete (domanda di banda) che di contenuti e servizi (video on demand in primis) è destinata a trasformare radicalmente l’industria audiovisiva determinando il passaggio, in una prospettiva temporale ancora non facile da collocare, dal broadcast al broadband.

Nel frattempo, a fronte di questa trasformazione guidata del segmento consumer e dal video‐ intrattenimento, nuovi attori, nuovi servizi e nuovi modelli di business si affermano, anche su scala globale, determinando una forte competizione tra industrie consolidate (tlc e media), che sviluppano i propri contenuti in ambiente Internet, e i nuovi soggetti Internet nativi. In questo senso, la tipologia dei servizi che si sta affermando è molto diversa dai tradizionali modelli televisivi. Si tratta per lo più di servizi non lineari, a richiesta, dove la pubblicità si manifesta spesso in modelli distinti (display e altro) e l’abbonamento è radicalmente diverso dal modello bundle (basic + premium) ad alto costo (dai 30 ai 50 euro al mese) dei tradizionali broadcaster pay‐TV europei.   Ciò che distingue questi servizi sono appunto i costi molto bassi (da 7 ai 10 euro al mese nel modello ad abbonamento o SVOD) e un catalogo limitato ai solo prodotti a utilità ripetuta (film, serie, documentari, animazione).

L’offerta sviluppatasi per prima è il Video on Demand in modalità pay‐per‐ view o transactional (TVOD ed Electronic Sell‐through), mentre alcuni servizi poggiano su sistemi di remunerazione misti (Fremium). In tutti i casi, vale la pena ricordarlo, si tratta di un settore ancora in una fase di sviluppo e dove strategie di posizionamento e rapporti di forza sono ancora lontani dall’essere consolidati. Nel nuovo campo di gioco, molto più ampio di quello tradizionale audiovisivo, e quindi non necessariamente legato alle stesse regole, nuovi attori fanno leva sulla massa critica di utenti raggiunta grazie all’attività originaria e beneficiano così di esternalità di rete per espandersi nel nuovo mondo connesso dei contenuti e affermarsi in una prospettiva globale.   Apple, tramite iTunes ha iniziato a rivolgersi agli amanti della musica, che la ascoltano tramite dispositivi Apple, e oggi è diventato uno dei negozi di contenuti digitali anche di film più visitato al mondo. Amazon pratica e‐commerce, vendendo inizialmente libri, ma dal 2008 ha iniziato a offrire film e video in streaming sotto il marchio Amazon Instant Video Prime; inoltre, agli utenti del programma di fidelizzazione Amazon Prime garantisce la spedizione gratuita degli articoli acquistati online dietro pagamento di un canone di abbonamento annuale di $79. La stessa Netflix distribuisce il proprio servizio Watch Instantly a numerosissimi dispositivi, tra cui Xbox 360, Nintendo Wii, PS3 della

Sony, lettori Blu‐ray e televisori Sony, LG, Panasonic, Insigna, Philips, Pioneer, Samsung, Toshiba, Yamaha, Vizio, l’iPhone, l’iPad, etc. Google sfrutta i vantaggi di un’utenza planetaria di accesso ai motori di ricerca per rendere You Tube attraente a grandi masse di utenti. Lo stesso dicasi per Facebook che cerca di monetizzare una dominanza sui social e nel mondo del mobile per affermarsi anche nel video content. Gli elementi distruttivi che hanno caratterizzato il rapporto di Internet con la tradizionale industria dei media (libri, giornali, musica, radio, ecc..) approfonditi al cap.1,  negli Usa sono ormai una realtà relativamente alla televisione e ai servizi audiovisivi.   Basti considerare solo questi indicatori: i maggiori canali YouTube (Maker, Fullscreen and Machinima) stanno diffondendo contenuti che competono con alcuni dei maggiori canali broadcasting nazionali come CNBC, FXX and Fox Sports 1.

E mentre gli ascolti delle tv traditionali si erodono, quella dei tre canali YouTube (e molti altri) raddoppiano anno su anno; i 41 milioni di abbonati Usa di Netflix vedono circa due ore di video al giorno facendo del  “network” Netflix più grande di due dei quattro maggiori network nazionali e il doppio del più grande cable network. A questo ritmo Netflix diventerà il più popolare video provider in Usa già nel corso del 2016.   Una ricerca condotta da Deloitte afferma che il 53% degli intervistati vede in streaming i programmi televisivi. Relativamente ai millenials, popolazione tra i 14 e i 25 anni, lo studio sostiene che costoro guardano video online più di quanto non facciano in altre modalità: circa il 72% preferisce il VOD e il 58% Live TV. Inoltre il 25% non ha mai guardato la pay TV negli ultimi mesi o ha cancellato l’abbonamento.

La maggior parte di essi (57%) guarda streaming video su smartphone, tablet o Pc invece che su TV set. Più vecchia invece è la generazione, maggiormente preferisce il televisore: circa il 57% nella fascia 26–31), 70% tra 32–48), 81% tra 49–67), 90% dai 68 anni in su. Infine il binge watching, cioè la visione di 3 o più episodi per volta, sta diventando prevalente tra gli americani. Più del 68% dei rispondenti adottano ormai questa modalità e di questi il 31% lo fa almeno una volta a settimana. Alla luce di questi elementi, sia i grandi network, che la stessa industria americana della tv via cavo sono stati completamenti rimessi in discussione, ponendo le basi per una riconversione del settore impensabile appena pochi  anni orsono. A questo proposito ha contribuito alla trasformazione anche l’evoluzione del VOD verso modalità più sostitutive e meno complementari rispetto all’industria televisiva tradizionale. Da tutto ciò discende che le modalità di accesso ai contenuti televisivi in Usa siano profondamente cambiate e non si possa ormai più tornare indietro. Alla luce dei fenomeni sopra descritti, è prevedibile che si assisterà nei prossimi anni a una crescita consistente e per molti versi superiore alle attese dei servizi on demand.   In tal senso la diffusione anche in Europa delle offerte di VOD dipenderà dai seguenti fattori: sviluppo delle reti a ultra broadband in fibra ottica sia via reti telco nelle sue varie modalità (FTTH, FTTC, ecc), sia via cavo (Docsis 3.1);    lo sforzo e gli incentivi a livello europeo e dei singoli paesi in ambito nazionale di raggiungere gli obiettivi previsti dall’Agenda Digitale (penetrazione della banda larga e ultra larga); il mutato atteggiamento dei fornitori dei contenuti tradizionali (produttori e broadcaster) sottoposti alla crescente competizione dei grandi operatori globali; l’esplosione dei servizi video in

streaming e su terminali mobili; lo sviluppo delle offerte in 4k e 8k; il graduale e inarrestabile passaggio di tutta la produzione a utilità ripetuta (film e serie) sulle reti broadband. ITMedia Consulting stima che il totale dei ricavi derivanti dall’offerta di VOD in Europa Occidentale sarà di €2,14 mld già alla fine del 2015 e raggiungerà €3,85 mld nel 2018, con una crescita media annua del 22%.  Questo incremento, oltre ai driver generali sopra descritti, è frutto di ulteriori fattori, collegati maggiormente alle specificità dei mercati nazionali.   In particolare: consolidamento di alcuni modelli di business in specifiche aree (in particolare Regno Unito e Nord Europa), soprattutto attraverso servizi di SVOD e in misura minore di AVOD, che iniziano a competere direttamente con le dominanti pay‐TV e i broadcaster free‐to‐air nazionali; ingresso di nuovi attori globali, a cominciare da Neflix, in aree finora meno soggette alla competizione, in assenza di sufficiente penetrazione della banda larga    (in particolare nel Sud Europa); consolidamento, attraverso fusioni e acquisizioni, da parte dei grandi operatori di telecomunicazioni   e via cavo (es. Vodafone, BT, Orange, Telefonica e Liberty Media) attraverso l’offerta quadruple play, integrando voce, dati con accesso a Internet fisso e mobile e video (TV); più elevato grado di competizione tra broadcaster, telco, OTT (Netflix e in prospettiva anche Amazon, Apple e Google) sullo stesso o su diversi modelli di business (Francia e Germania in primis); accesso diretto attraverso acquisizione dei diritti live a contenuti premium sportivi in esclusiva, a cominciare dal calcio (campionato nazionale e Champions League) in grado di accrescere la domanda di dati e il traffico sulle reti (Regno Unito e Spagna). Tutto ciò pone sfide sempre più complesse ai regolatori e alle autorità di concorrenza.

“Distruzione creativa” rappresenta indubbiamente la miglior definizione dell’impatto di Internet sull’industria tradizionale. Il termine si riferisce all’incessante meccanismo di innovazione di prodotti e processi, attraverso cui nuove unità produttive rimpiazzano quelle precedenti. Internet, con l’aumento esponenziale di applicazioni, streaming video e altri contenuti e applicazioni, sta trasformando molti mercati.   Come per ogni settore delle comunicazioni, l’Internet industry è caratterizzata da forti effetti di rete. La domanda e l’offerta nelle economie di scala sono la principale origine dell’effetto di rete. Ciò dimostra infatti che la probabilità di crescita dell’utenza di un servizio è maggiore quante più sono le persone ad averlo già adottato. Ci possono essere effetti di rete diretti o indiretti, riferiti a utenti dello stesso gruppo di agenti o meno.

La competizione giova al consumatore e anche se l’esistenza di esternalità di rete viene spesso associata a una struttura di mercato concentrata, non necessariamente ciò implica una riduzione o eliminazione della concorrenza. In ogni modo l’opinione diffusa che l’effetto di rete possa rinforzare il potere di mercato di un operatore dominante può essere fuorviante, in particolare in economie caratterizzate dell’innovazione, come quelle  basate sul web, estremamente dinamiche. Un altro fattore per il quale i grandi attori della rete sono solitamente sotto attento controllo dell’antitrust è che spesso offrono una vasta gamma di servizi. A causa delle economie di scopo, una piattaforma che propone un pacchetto di servizi può essere senza dubbio più efficiente. Tale pratica risulterebbe socialmente vantaggiosa, per quanto è probabile che, creando un effetto network sul mercato, induca l’antitrust a un esame minuzioso: in primo luogo perché in grado di generare una posizione dominante ed inoltre perché l’effetto network amplifica il rischio di ‘lock‐in’ dei consumatori nella piattaforma di un grande operatore. La differenziazione del prodotto può rappresentare sia un driver della concorrenza, sia dar luogo a potere di mercato. Gli operatori pay TV e i provider VOD ad esempio offrono contenuti premium per differenziarsi e per soddisfare diversi  gusti. La differenziazione verticale è ampiamente osservabile nei servizi di pay‐tv.

Anche per i servizi VOD, seppure a prezzi molto più ridotti, le tariffe coprono una varietà di opzioni. Sebbene la differenziazione attenui la concorrenza sui prezzi, le aziende non necessariamente effettuano previsioni riguardo a scelte di prezzo e caratteristiche del prodotto. Il crescente numero di servizi OTT SVOD crea una forte pressione concorrenziale per gli operatori pay tv. Negli anni recenti l’aumento nella fruizione di contenuti digitali video e di contenuti televisivi, come anche l’arrivo del VOD su tutte le piattaforme, stanno cambiando i modelli di consumo dei media tradizionali.   L’OTT funziona come complemento ai servizio di televisione tradizionale e fornisce ai consumatori migliori opportunità per il multi‐homing. Nel settore della pay‐tv, esistono switching cost che possono impedire o rendere difficile all’utente di cambiare il proprio service provider. Di contro, con la tecnologia OTT, possono bastare un browser Internet o una app mobile, come ricevitori. In generale, il multi‐homing insieme a bassi costi di switching, permette di ridurre il problema del “locked‐in”, o blocco del consumatore in un singolo prodotto. Essi influenzano le strategie di prezzi adottate dalle aziende e dunque la struttura del mercato.

Una maggiore propensione dei consumatori a provare diversi servizi Internet permette di controbilanciare le barriere all’entrata delle esternalità di rete, facilitando l’accesso a nuovi entranti. In un approccio innovativo ed efficace alla questione dell’interoperabilità e standardizzazione delle Apps, potrebbe essere interessante analizzare questo aspetto considerando il risultato combinato di effetti di rete, multi‐homing e differenziazione del prodotto. L’integrazione verticale è una caratteristica del mercato dei media. A causa dell’accelerazione della domanda di servizi di TV e video, negli anni recenti più e più concorrenti sono entrati nel mercato audiovisivo. Le aziende di telecom hanno integrato la pay‐tv nei loro core‐business di telefonia e banda larga: in questa maniera competono con gli operatori pay‐TV e con le telcos concorrenti nell’offerta di pacchetti triple e quadruple play. Al fine di attrarre più abbonati, in Europa c’è una tendenza delle telecom ad acquisire contenuto premium sia direttamente, che attraverso fusioni ed acquisizioni con le aziende che forniscono i contenuti della pay‐TV. In generale, l’integrazione verticale non è di per se anti‐competitiva, fatta eccezione per gli effetti di preclusione verticale. Anche se molti grandi players del settore Internet forniscono un’ampia gamma di servizi, i consumatori non devono essere sempre fedeli a una specifica piattaforma. In sintesi, sebbene il settore Internet mostri spiccati effetti di rete che suggeriscono una propensione alla concentrazione, la struttura di mercato sembra diversa dai tradizionali mercati monopolistici o oligopolistici. Ciò non implica per sé un’assenza di concorrenza, ma rende in tutti i casi necessaria una valutazione antitrust.

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