Come vedere Gran Premio di MotoGP di Australia, in Diretta Live tv o in Streaming Gratis

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Quando senti Marc Marquez dire che la gara dipende da te, e che decidi tu chi vince, il tuo principale desiderio è quello di non toccare nulla per il timore che lo scenario idilliaco possa in qualche modo cambiare. «Decide Iannone chi arriva primo: se lui vuole, io non vinco» ha detto il campione del Mondo dopo la pole position a Phillip Island.

E invece il GP d’Australia che Andrea Iannone ha affrontato come il pilota più veloce del weekend, è stato soltanto il terzultimo dell’abruzzese sulla Suzuki. Proprio ora che Iannone e la GSX-RR hanno preso a capirsi, sono destinati a separarsi. Non a caso venerdì dopo aver messo tutti in fila nelle libere, il 29enne di Vasto aveva detto: «Le cose, mie e della Suzuki, stanno andando nella giusta direzione, quella che avremmo voluto dall’inizio della nostra avventura, ma siamo alla fine. Io avrei proseguito, ma ci sono state delle difficoltà che non sono state capite e le nostre strade si separeranno» ha detto il futuro pilota Aprilia.

Riavvolgete il nastro di due mesi, cambiate box, e troverete un rimpianto simile nelle parole di Jorge Lorenzo e dei vertici della Ducati. Dopo che Borgo Panigale ha deciso di non confermare il pilota titolare del contratto più ricco nella storia della MotoGP, Lorenzo ha ottenuto i migliori risultati con la Rossa, come se la separazione avesse magicamente completato il suo adattamento alla Desmosedici: tre vittorie e un 2° posto nell’arco di sei GP, prima del doppio infortunio di Aragon e Buriram.

Il mercato anticipato oltre ogni logica, con piloti come Maverick Viñales, Valentino Rossi (con i rinnovi in Yamaha), Johann Zarco (passato alla Ktm) e Pecco Bagnaia (che debutterà con la Ducati-Pramac) a firmare per il biennio 2019-20 ancora prima che iniziasse il campionato 2018, era destinato ad alimentare rimpianti. La separazione Lorenzo-Ducati non ha fatto felice nessuno se non Marquez e, nel caso di Iannone, la situazione non è distante. Basandosi su un 2017 effettivamente insufficiente, la Suzuki ha scelto di cambiare e optare per la linea verde, con il 23enne Alex Rins e il 21enne rookie Joan Mir, salutando però un purosangue che pur con i suoi alti e bassi, a livello di velocità teme pochi confronti. Come ha detto Marquez in Australia…

Sarà Stefan Bradl a sostituire Cal Crutchlow sulla Honda del Team LCR di Lucio Cecchinello. A Sepang e a Valencia, il tedesco – tester HRC – tornerà sulla moto che in passato era stata sua, e con la quale aveva anche ottenuto risultati di prestigio come il secondo posto a Laguna Seca nel 2013, nel giorno del celebre sorpasso di Marc Marquez su Valentino Rossi al Cavatappi. La chiamata di Bradl conferma come l’infortunio di Crutchlow – il vincitore del GP d’Argentina è caduto a quasi 300 orari nel corso delle seconde libere – sia serio: «Non sono un dottore ma ci sono due fratture nella parte inferiore della tibia e la stessa caviglia è stata lesionata. Cal si è sottoposto al primo intervento, con l’inserimento di una placca e di alcune viti, giovedì verrà operato nuovamente e fra una settimana potrà tornare in Europa – ha detto Cecchinello -.Credo che non lo rivedremo in moto prima di febbraio, il sogno sarebbe vederlo operativo nei test di Jerez, fra un mese».

LE ALTRE GRIGLIE.Moto2: 1. M. Pasini (Ita, Kalex) 1’33”.368; 2. M. Schrotter (Ger, Kalex) a 0”256; 3. X. Vierge (Spa, Kalex) a 0”353;4. D. Aegerter (Svi, Ktm) a 0”473; 5. B. Binder (Saf, Ktm) a 0”561; 6. F. Quartararo (Fra, Speed Up) a 0”583; 7. L. Marini (Ita, Kalex) a 0.595; 8. I. Lecuona (Spa, Kalex) a 0.620; 9. A. Marquez (Spa, Kalex) a 0”639 … 16. F. Bagnaia (Ita, Kalex) a 0.999; 20. M. Oliveira (Por, Ktm) a 1”1882. Moto3: J. Martin (Spa, Honda) 1’36”591; 2. D. Binder (Saf, Ktm) a 0”257; 3. A. Sasaki (Gia, Honda) a 0”526 … 15. M. Bezzecchi (Ita, Ktm) a 1.420; 17. F. di Giannantonio (Ita, Honda) a 1.430.

LE CLASSIFICHE.MotoGP: 1. Marquez (Spa, Honda) 296, 2. Dovizioso (Ducati) 194, 3. Rossi (Yamaha) 185. Moto2: 1. Bagnaia (Kalex) 284, 2. Oliveira (Por, Ktm) 247. Moto3: 1. Martin (Spa, Honda) 204, 2. Bezzecchi (Ktm) 203, 3. Di Giannantonio (Honda) 175.

Durante i gran premi Gigi Dall’Igna, il numero uno di Ducati Corse, si liscia la barbetta senza perdere un fotogramma della gara. Poi, se tutto è andato bene, in caso di vittoria, nel box si stappa il Prosecco mentre lui si accende un meritato sigaro. Quest’anno è accaduto sei volte, lo stesso numero del 2017, ma mentre la scorsa stagione la Rossa è arrivata a giocarsi con Dovizioso il Mondiale con Marquez all’ultima gara, a Valencia, quest’anno i successi divisi fra Andrea e Jorge Lorenzo in parti uguali hanno portato alla resa molto prima. A Motegi, tre gare dalla conclusione del campionato.

Una delusione?
«No. Il bilancio per tutti noi deve essere comunque positivo, perché dal punto di vista tecnico siamo migliorati rispetto allo scorso anno ed è sicuramente vero che siamo riusciti a essere protagonisti in gare dove in passato avevamo sofferto. Penso ad Aragon o al Sachsenring. Inoltre siamo riusciti a mettere due piloti costantemente nelle condizioni di vincere la gara, mentre l’anno scorso solo Dovi ci riusciva».
Ciononostante il gioco è finito prima del previsto.
«Dobbiamo essere contenti del lavoro fatto, stiamo lottando contro due mostri sacri: Marquez e Honda. Quest’anno hanno sbagliato meno rispetto al 2017, l’unico errore l’hanno fatto in Argentina. Hanno rischiato tanto quanto noi, ma sbagliando meno».
L’impressione è che Dovizioso abbia voluto indossare la pelle di Marquez. I suoi tanti errori sono stati una sorpresa.
«Non credo che Dovi si sia messo la pelle di Marquez addosso. Se vogliamo riuscire a vincere un campionato, credo che la mentalità di Andrea sia quella giusta, e mi auguro che non la cambi. Poi dobbiamo migliorare ancora sia noi che lui se vogliamo provare a portare a casa il campionato. E’ vero che l’anno scorso Dovizioso non aveva sbagliato nulla, non mi viene in mente un solo episodio. Quest’anno invece ha sbagliato a Le Mans e Barcellona, mentre quello di Motegi non lo considero un errore, ma un episodio di gara perché si stava giocando la vittoria. Siamo tutti umani, anche i piloti. Può avere sbagliato di più, ma questo è stato un anno complicato per noi, quello della conferma».
Dall’esterno è parso che entrambi i piloti Ducati abbiamo pensato più a battersi l’un l’altro che al risultato finale.
«Il motociclismo è uno sport individuale. C’è bisogno di un gruppo alle spalle che prepara tutto, ma in gara i piloti giocano per se stessi. È così da noi quest’anno e sarà così domani in Honda fra Marquez e Lorenzo. Un pilota deve essere preparato ad affrontare questa situazione. Non credo che Andrea abbia sofferto troppo Jorge. Dovi ha raggiunto una maturità e una consapevolezza che credo lo rendano tranquillo anche sotto questo punto di vista».
Però la Ducati il prossimo anno ha fatto una scelta opposta a quella del 2017, rinunciando a Lorenzo e affiancando Danilo Petrucci a Dovizioso.
«Ci sono due filosofie, la prima dice che è meglio avere due piloti forti sia per lo sviluppo della moto sia perché possono imparare l’uno dall’altro, magari nelle piste che uno dei due non interpreta correttamente. L’altra afferma che è sicuramente vero che i due si portano via punti l’uno con l’altro e che la loro gestione è più complicata. Se devo essere onesto, preferisco due piloti forti, ma anche la seconda ha i suoi punti di forza. Per essere chiaro io però non ho mai messo in vita mia un pilota al secondo posto alla partenza di un Mondiale, tutti devono avere le stesse possibilità di giocarsi quello che si meritano. Poi è evidente che, nel corso della stagione, in alcuni casi, è giusto dare delle priorità, l’ho fatto in passato e lo farò in futuro».
Mancherà più la Ducati a Lorenzo o Lorenzo alla Ducati?
«È una risposta difficile da dare. Non so come si troverà con la Honda. Umanamente spero che si trovi benissimo perché l’ho conosciuto da bambino e viene descritto come in realtà non è, sportivamente che si trovi peggio rispetto a qui (ride, ndr)».
Cos’è che non ha funzionato, il fatto che ci abbia messo troppo a capire come andare forte con la Ducati?
«Io la penso come Lorenzo: è inutile guardarsi indietro e provare a capire cosa avremmo potuto fare perché restasse. La situazione è questa e ora bisogna guardare avanti e trovare in quello che resta le condizioni per provare a vincere il Mondiale nel 2019. Come sempre nella vita, si sarebbe potuto fare di meglio».
Però è stato importante averlo in squadra.
«Dal punto di vista tecnico, Lorenzo è stato importante in Ducati perché è sempre importante per un tecnico avere una voce diversa che commenta gli stessi problemi. Per trovare soluzioni, prima bisogna individuare il problema e già non è semplice. Per capirlo poi devi ascoltare il pilota e trovare quello che ti spiega nella telemetria, nei dati. Noi siamo ingegneri e lavoriamo sui numeri, non sulla base dei commenti. Quando di commenti autorevoli ne hai due, espressi diversamente, è molto più facile farsi un quadro chiaro di quello di cui la moto ha bisogno. Questo è stato il vero valore aggiunto portato dall’arrivo di Lorenzo. Soprattutto perché arrivando da una Yamaha molto competitiva ha potuto segnalare le differenze di comportamento ed è stato uno spunto importante per capire quale direzione prendere».
In due occasioni, in Qatar e a Buriram, Lorenzo è caduto senza avere colpe. Nel caso di Losail si è autoaccusata la Brembo, nel secondo la Ducati. C’è stato un errore umano?
«Sappiamo cosa è successo nei due incidenti, ma in determinate situazioni è difficile entrare nel dettaglio. In nessuno dei due casi comunque c’è stato un errore umano imputabile alla squadra di Lorenzo. Gli errori come succedono ai piloti succedono anche ai meccanici, o metti dei robot o ci sarà sempre la componente umana. Poteva succedere a Lorenzo come a Dovizioso o a Petrucci, e nel caso della Brembo praticamente a qualsiasi altro pilota. Quel che è certo è che non si ripeteranno».
Cosa bolle in pentola nell’immediato per la futura GP19 e quali libertà vorresti come ingegnere?
«Abbiamo idee per migliorare la moto che sperimenteremo da qui ai test del Qatar. Devo trovare il modo di migliorare la moto a centro curva, un punto sul quale dobbiamo insistere. In tutta la mia carriera non ho mai cercato scuse, non ho mai detto di non vincere per colpa di un pilota o un tecnico. Io devo fare il massimo con quello che ho e lo stesso devono fare tutti quelli che lavorano con me, pilota compreso. Come ingegnere, ma anche dal punto di vista della ricaduta sul prodotto di serie, credo invece che, senza problemi di budget, che è giusto che ci siano, ci sarebbe bisogno di lavorare su elettronica, sospensioni e impianto frenante. Quindi parlo di abs e sospensioni attive. Un lavoro del genere porterebbe a un aumento delle prestazioni ma soprattutto della sicurezza delle moto».
In Ducati siete proprio sicuri di puntare tutto su Dovizioso? Molti pensano che fra poco inizierà la caccia a Marquez per il 2021.
«Bisogna tenere presente che non so cosa vorrà fare Andrea alla fine di questo contratto. È umano pensare che prima o poi avrà voglia di fare altro. Di Valentino, che correrà fino a 41 anni, ce n’è uno solo. Sta facendo qualcosa di straordinario alla sua età, correndo ancora con il livello attuale della MotoGP. Adesso è presto per iniziare a ragionare su quelli che saranno gli assetti di Ducati quando scadrà il contratto di Dovizioso. Penso che sia più opportuno dedicarci ad altre cose».
Hai altri desideri, oltre a vincere il Mondiale della MotoGP?
«Sia io sia la Ducati dobbiamo tanto alla SBK e mi piacerebbe che quel campionato tornasse a splendere come una volta. Però bisogna riconoscere che noi stavamo vivendo un’anomalia in passato. Nessuno sport motoristico ha due campionati simili giocati ad alto livello. Anche se si andrà a modificare qualcosa, difficilmente si potrà tornare ai fasti della SBK del passato. Mi piacerebbe anche progettare una nostra Moto3 desmodromic: strategicamente per Ducati sarebbe importante».

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