Come vedere Juventus – Genoa Streaming Gratis Diretta Tv Link (dove vedere ore 18:00)

Sabato 20 ottobre 2018 alle ore 18.00 Juventus e Genoa si batteranno per la nona giornata del campionato di Serie A 2018 2019. Sotto nel dettaglio troverete le info su come e dove vedere in tv e in diretta streaming Juventus Genoa Juventus Genoa dove e come vederla.

Dove vedere Juventus Genoa in tv La gara Juventus Genoa sarà visibile in esclusiva su Sky Sport. Dove vederla in streaming In streaming la partita sarà visibile per gli abbonati Sky su Sky Go, che consente di vedere i programmi Sky su pc e dispositivi mobili.

Esistono vari modi per vedere le partite di calcio di ogni competizione in diretta streaming sul proprio dispositivo elettronico, sia esso un PC, uno smartphone o un tablet.

Molti siti, che propongono questi eventi dal vivo, sono illegali e offrono il più delle volte una qualità video e audio scarsa, oltre a venire periodicamente oscurati dalle autorità di polizia informatica per violazione del diritto di riproduzione. Ci sono però numerosi portali che offrono la possibilità di vedere le partite di calcio in streaming live e in qualità HD. Molti, come Sky Go e Premium Play, sono a pagamento, altri del tutto gratuiti.

Per vedere Juventus – Genoa in streaming si possono consultare i siti delle emittenti che operano fuori dall’Italia. Ecco un breve elenco delle alternative che potrebbero fare al caso vostro:

  1. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  2. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen;
  3. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  4. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  5. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  6. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  7. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  8. Svezia con Modern Times Group;
  9. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  10. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation.

Se c’è una partita in cui la Juve vuole fare dei calcoli è questa. Nel senso che con la trasferta a Old Trafford alle porte, Allegri valuta stati di forma, prove generali da fare dopo la sosta ed eventuali sensazioni di campo dell’ultima ora. La partita di Champions di martedì può essere decisiva ai fini del girone, quindi per una volta i bianconeri giocano con un occhio al prossimo impegno. Il dubbio principale è in attacco, dove Dybala ha dimostrato di stare bene e di aver assorbito la botta presa con la nazionale. Il numero dieci bianconero è tornato a Torino un paio di giorni dopo Bernardeschi, l’altro candidato al terzo posto nell’attacco dove i punti fermi sono Ronaldo e Mandzukic.

ASSI. Le soluzioni sono tante. In ballo poteva esserci Douglas Costa, anche lui ormai pronto dopo le quattro giornate di squalifica e il doppio infortunio (caviglia sinistra-coscia destra) riportato a Valencia. In tal senso però è stato Allegri a chiarire: «Ha mezz’ora nelle gambe, semmai può entrare a gare in corso». Il ballottaggio tra Dybala e Bernardeschi riguarda chi dei due deve cominciare la partita, perché poi uno dei cambi quasi certamente sarà proprio quello: fuori uno, dentro l’altro, così da arrivare in casa del Manchester United con le batterie non completamente scaricate da 90 minuti di corse contro il Genoa. Dybala è pronto, ha dimostrato di essere in buona forma e aspetta la decisione di Allegri. Cuadrado? Un altro che potrebbe essere buono per dare fiato sulle fasce nel finale.

REPARTI. A metà campo ci sono Bentancur e Emre Can che si giocano il posto di interno destro. Difficile, infatti, che Allegri possa togliere anche uno tra Pjanic e Matuidi rischiando di offuscare troppo gli equilibri. Anche qui vale la regola del 14: la Juve, per scelta di Allegri, sa che tutte le partite sono affrontate con gli 11 titolari e i tre cambi, quindi chi tra Bentancur e Emre Can inizierà fuori dovrà farsi trovare pronto per la possibile chiamata nella ripresa. In difesa un’altra indicazione che vale per la Champions: «Riposerà Chiellini». Benatia, rimasto a Torino a lavorare, è prontissimo. Sicuramente più di Rugani che ha appena smaltito un guaio allo sterno con costola dolorante. Dietro Allegri deve scegliere il terzino sinistro. Perché Alex Sandro non si è mai fermato e De Sciglio è finalmente pronto al debutto. Quest’ultimo appare in vantaggio, senza necessità di cambiare fascia e dover far traslocare Cancelo: «De Sciglio? Se gioca va a sinistra». Appunto.

TATTICA. Detto che non sono stati convocati Khedira e Spinazzola – entrambi sulla via del completo recupero – ovviamente le scelte in corso d’opera dipenderanno da come si metterà la partita. Allegri a un certo punto potrebbe anche decidere di far rifiatare uno dei due intoccabili, Ronaldo e Mandzukic. Tutto perché martedì la Juve si giocherà praticamente il passaggio del turno in Champions. La vera differenza, però, sta in Inghilterra. Oggi, mentre la Juve se la gioca con il Genoa, lo United affronta il Chelsea: a Mourinho servirebbero dieci sostituzioni.

A 34 anni un calciatore comincia a guardarsi intorno. O, meglio, avrebbe dovuto già farlo. Giorgio Chiellini non ha perso tempo e si è preparato al dopo con largo anticipo: laurea in economia all’Università di Torino, con master in business administration. Studi che metterà però in pratica tra due anni, quando scadrà il contratto biennale che ha sottoscritto a fine giugno con la Juventus. E il futuro post-calcio potrebbe svilupparsi senza soluzione di continuità in bianconero, con un ruolo di responsabilità a livello dirigenziale.
Qualità per cui il difensore bianconero è stato scelto da FIFPro (la Federazione internazionale che raggruppa i giocatori professionisti) per una lunga intervista su come si organizza un futuro, una volta conclusa la carriera sul campo. Soprattutto se non si trovano sbocchi a livello tecnico, come conduzione di una squadra o come membro di uno staff. Chiellini, con la Juventus, sostiene “Mind the Gap”, la campagna che – in collaborazione con il progetto Erasmus – spinge i calciatori a prepararsi a un nuova fase della vita, difendendosi da eventuali problemi finanziari. Il progetto si è reso quantomai opportuno dopo che una ricerca ha svelato come appena il 13% dei giocatori che partecipano a un campionato in Europa possieda un titolo di istruzione superiore, contro il dato del 53% di diplomati tra gli uomini che vivono nell’Unione Europea.
Chiellini spiega come sia facile e, al tempo stesso, pericoloso trovarsi catapultati in un nuova realtà senza arrivarvi adeguatamente preparati: «Come calciatore, a 20 anni, ti senti indistruttibile e capace di fare qualsiasi cosa – sottolinea il centrale bianconero – ma a 35 la tua carriera è più o meno finita. Hai quindi il resto della tua vita di fronte a te, ed essere stato unicamente in grado di giocare a calcio non è abbastanza per vivere. Solo pochi riescono a trovare un lavoro nel calcio. C’è anche il rischio di depressione e molti ex giocatori hanno problemi finanziari perché non hanno pensato a quello che stanno per fare. Ognuno ha gusti diversi e sceglie la propria strada da percorrere dopo il calcio, l’importante è fare qualcosa. Devi iniziare a pensare alla vita dopo il calcio all’inizio della tua carriera, non alla fine».
Chiellini ha avuto uno stimolo “esterno”, che lo ha aiutato nello studio: «Mia mamma. Quando le dicevo che stavo male, per non andare a scuola, lei mi rispondeva che non allora non sarei neppure andato a giocare a pallone: alla fine stavo sempre benissimo… Lo studio non mi ha mai pesato, altrimenti non lo avrei portato avanti: è stato un hobby, un piacere. Mi ha aiutato a staccarmi dalla pressione che viviamo in ogni partita, a tenere attivo il cervello e la mente facendo altro. Mi ha dato una grossa mano su tutto. Nelle partite, se non sei attivo mentalmente, se non sei lucido, se non capisci le situazioni velocemente, non arrivi a certi livelli. Lo studio mi ha aiutato non solo nella vita ma anche nello sport».

Idue appartamenti da 665 metri quadrati non sono in vendita. Si entra e si esce liberamente, non si paga l’affitto ma i padroni di casa restano Cristiano Ronaldo e Krzysztof Piatek. Nell’area di rigore – 16 metri abbondanti per 40, sono circa 665 metri quadrati – gli attaccanti di Juventus e Genoa sono i migliori d’Europa. Nessuno in area ha calciato in porta quanto loro: Cristiano lo ha fatto 41 volte in queste 8 giornate, Piatek 30 volte. Normale che Juventus- Genoa sia la loro partita: il confronto tra le squadre non regge – troppo più forte la Juventus -, quello tra attaccanti quantomeno è affascinante. CR7 contro KP9, il capocannoniere designato contro il capocannoniere attuale, Cristiano contro Cristoforo. Vagamente biblico.

UN PO’ DI STORIA Ronaldo e Piatek sono mondi lontani. Krzysztof ha vissuto stagioni da 8 gol, da 6 gol, da 11 gol in Polonia prima di trovare questo inizio autunno pazzesco in Italia. Da due mesi, quando carica il destro, il portiere si gira e raccoglie il pallone in porta. Se segnasse anche contro la Juventus, diventerebbe il terzo giocatore nella storia della A a segnare in tutte le prime otto partite stagionali e gli altri, Ezio Pascutti e Gabriel Batistuta, sono da tempo nel librone della storia del calcio. Cristiano no, Cristiano ha statistiche folli da una vita e quasi si annoia a segnare. La presenza in area per lui è un’abitudine.

MONDI LONTANI Ronaldo e Piatek sono figli del loro tempo, nati a dieci anni di distanza. Cristiano è stato notato sui campi di Funchal e portato prima all’Andorinha, poi allo Sporting. Scouting alla vecchia maniera. Piatek no, è stato visto da Preziosi al computer, sui video di Wyscout, e scelto in poche ore. Dieci anni fa non sarebbe stato possibile. Cristiano Krzysztof del resto sono profondamente diversi per carattere e dimensione. Il 7 bianconero guadagna 31 milioni di euro per questa stagione, il 9 rossoblù 450mila euro: il rapporto è di uno a 69. Ronaldo ha 143,7 milioni di follower su Instagram, Piatek 206mila: rapporto di uno a 697. Non sono nemmeno vagamente paragonabili, vivono mondi diversi.

Uno è padrone del mondo, è probabilmente l’uomo più conosciuto dall’America all’Asia: ieri ha postato una foto su Instagram e in mezz’ora è arrivato un milione abbondante di like, compresi quattro «cuori» di Marcelo. L’altro per ora è un mito solo nella sua città. In comune hanno solo il gol e la sua sorella minore, l’esultanza: Krzysztof, come Cristiano, ne ha già una iconica.

TESTA E PIEDE «Piatek è un catalizzatore di palloni in area, la palla arriva dove c’è lui», ha detto Allegri ieri in conferenza stampa. Poi ha parlato di Ronaldo: «Cristiano è molto sereno, sta lavorando bene, il resto sono cose personali su cui non posso rispondere e non devo rispondere. Qui si è inserito molto bene, con grande umiltà, ha portato ancora più senso di responsabilità che questa squadra ha sempre avuto». Bene il senso di responsabilità, ma anche il senso del gol non è male. Cristiano nelle classifiche dei cinque grandi campionati europei è primo per tiri, con Piatek al quarto posto. È primo per tiri in porta, con Piatek al sesto posto. È quinto per tiri di testa, con Piatek al secondo posto. Per questo la conclusione è tanto azzardata quanto logica. A Londra il Chelsea di Morata e Hazard gioca contro lo United di Lukaku – ovviamente tutti giocatori superiori a Piatek – ma per le statistiche il grande duello tra attaccanti oggi è quello di Torino: il 7 che esulta con le braccia lungo i fianchi contro il 9 che spara con due pistole.

E’ una crescita che non si arresta e le prospettive sono particolarmente allettanti. La Juventus fa proseliti sui social e se in Italia distanzia sempre più le rivali (sul solo Instagram i bianconeri vantano 4 volte i seguaci dei rossoneri), è in Europa che si gioca la vera sfida. L’avvento di Cristiano Ronaldo ha inaugurato una nuova era. Lo certifica l’11° European Football Club Report, uno studio di Iquii Sport incentrato sull’evoluzione digitale nel mondo dello sport e sulle strategie adottate da 237 club partecipanti ai primi due campionati (serie A e B) in 6 Paesi (Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Portogallo e Spagna) anche allo scopo di ampliare la propria fan base. Le tabelle qui pubblicate esemplificano la tendenza: nella classifica delle prime 20 società più popolari sui social la Juve è quella che è cresciuta più di tutte (+3.36%) nell’ultimo mese raggiungendo quota 60.9 milioni di follower ed ora si lancia all’inseguimento di Arsenal, Bayern Monaco e Chelsea. Raggiungere la tripla cifra è fondamentale in una graduatoria in cui il Real Madrid ha oltre 200 mila seguaci. E se su Instagram la notorietà dei bianconeri è cresciuta dell’8,55% e agguantare il Manchester United ai piedi del podio è una missione più che possibile, su YouTube i campioni d’Italia sono già terzi, con le grandi di Spagna però ancora lontanissime.
E CR7? Il Pallone d’Oro ha oltre 341 milioni di followers. Di questo passo non solo terrà Neymar ben lontano, ma presto doppierà Lionel Messi che su Instagram è sopravanzato pure dal folletto brasiliano del Psg. In Italia il portoghese è nettamente davanti a Paulo Dybala (27,3 (milioni) e Juan Cuadrado (15.5).

Il Genoa di Juric, per Allegri, non è certo un ricordo dolce come il miele. Dopo il trionfo di Siviglia in Champions League, poco meno di due anni fa, la Juventus subì una pesante battuta d’arresto a Marassi. Per mano di Simeone, ma soprattutto per colpa di un approccio alla gara lontanissimo parente di quello abituale. Fatto di ferocia, determinazione e attenzione ai dettagli. Questione di dettagli, dunque, che già adesso fanno la differenza. Non sono concesse distrazioni, nemmeno quando la distrazione si chiama Manchester United. Lo si è intuito dalla conferenza stampa di ieri, nel momento in cui Allegri ha emesso la sua sentenza: «Dobbiamo rientrare dentro il campionato con la giusta attenzione, perché la prima dopo la sosta è la più pericolosa». Chiosa netta, che inquadra nitidamente l’importanza della partita. Partita che non vedrà fra i protagonisti Giorgio Chiellini: è reduce dalle fatiche con l’Italia e riposerà, a Old Trafford lo attende una lotta all’ultimo corpo a corpo col gigante Lukaku. Al suo posto c’è Benatia, accanto a Bonucci. Il marocchino è rimasto alla Continassa, ha avuto modo di lavorare intensamente e ora è pronto a riprendersi una maglia da titolare. Titolarità che non è in discussione per Cancelo, mentre sulla sinistra resta vivo un timidissimo ballottaggio. Timidissimo perché Alex Sandro sta bene, non ha giocato l’amichevole Brasile-Argentina e dovrebbe trovare regolarmente spazio. A scapito di De Sciglio, fresco di rientro a pieno regime. Tante certezze in difesa, altrettante a centrocampo. Che sia 4-3-3 o 4-4-2, per Allegri, è indifferente. Contano gli uomini e fra quelli che stanno meglio c’è Rodrigo Bentancur. Promosso a pieni voti da mezzala, una posizione nella quale ha fatto benissimo. Ma «può giocare anche a due nei due mediani», Allegri dixit. Ciò che conta è che contro il Genoa ci sarà, indipendentemente dalla presenza dal primo minuto di Miralem Pjanic, che comunque non sembra possa essere messa in discussione da Emre Can. Il tedesco dovrebbe partire dalla panchina, magari per trovare spazio dall’inizio martedì: a Valencia è stato uno dei migliori e a casa Mourinho, al cospetto di una squadra che conosce alla perfezione, può essere una carta da spendere subito. Nessun dubbio sulla presenza di Matuidi dall’inizio, stasera allo Stadium. Sono ancora vivi, invece, i dubbi legati al ballottaggio Dybala-Bernardeschi: la Joya sta bene, ma il ginocchio colpito contro il Brasile merita qualche scrupolo in più. Ed è per questo che dovrebbe spuntarla l’ex Fiorentina. Automaticamente, per incrementare la qualità in mezzo al campo, l’assenza di Dybala dall’inizio si traduce nella titolarità certa di Pjanic. Panchina sicura, invece, per Douglas Costa: non ha i novanta minuti nelle gambe, ma una buona mezz’ora di gioco gli verrà quasi certamente garantita. Molto più di mezz’ora, invece, durerà la gara di Cristiano Ronaldo e di Mandzukic. Rimasti alla Continassa, in splendida forma e determinati a superare l’ostacolo Genoa senza farsi trascinare da altri pensieri. Pensieri peccaminosi, pensieri Red Devils. Che inizieranno a prendere forma da domani, perché questa è la filosofia Juve.

Profilo basso, poche informazioni, elevata considerazione dell’avversario e la voglia di esordire stupendo tutti. Ivan Juric non sbroglia i dubbi sulla formazione del Genoa che oggi sfiderà la Juventus allo Stadium. Ma lungo la strada qualche briciola di pane per risalire all’undici iniziale è rimasta. «Il modulo? Conta quello che proponi, come vuoi difendere o come vuoi attaccare – spiega il tecnico rossoblù -. E lo puoi fare in vari modi e con vari moduli. Io credo in quello. Ad esempio la squadra ha attaccanti buoni e sarebbe un peccato non farli giocare. Per questo avremo due attaccanti di base e tante soluzioni in panchina». Problemi, invece, in difesa con il forfait di Spolli per problemi fisici (si teme uno stiramento, con possibile stop di 25-30 giorni) e con un Lisandro Lopez ancora non al top. «Lopez può essere un giocatore importante, ma ha svolto il primo vero allenamento solo quando sono arrivato io, quindi non è facile giudicare, anzi – prosegue Juric -. Stiamo pensando di fare un’amichevole importante la prossima settimana per valutare quei calciatori che non giocano una partita da tanto tempo». Oggi, dunque, potrebbe toccare a Gunter nel ruolo di centrale difensivo in una sfida in cui dovrà cercare di reggere l’urto dei campioni d’Italia. Per l’allenatore croato «la Juventus è una squadra veramente forte non solo in Italia, ma anche in Europa. Sta giocando un calcio bello, diverso e con varie soluzioni. Sono in un grande momento».
Ma nonostante l’imbattibilità dei bianconeri, Juric sogna il grande colpo. «Una chance nel calcio c’è sempre, sono convinto che possiamo fare bene. In questo periodo, però, la Juve sta giocando il calcio migliore. Noi possiamo fare male e disputare una bella partita, ma contro le grandi squadre spesso molto dipende da loro. Mi aspetto tante cose positive, anche se contro la Juve non ti è permesso fare tutto quello che pensi. Spero che i miei facciano vedere in campo già tante cose che abbiamo provato in settimana. Sono calciatori intelligenti e possono farle, proveremo a giocare soprattutto in velocità, perché queste sono le caratteristiche della rosa che ho a disposizione». Una sfida che in realtà per Juric potrebbe essere solo una tappa di passaggio per raggiungere un traguardo futuro. «Dove voglio arrivare? Ho un’idea e voglio arrivarci gradualmente, senza esagerare. Da parte dei giocatori c’è grande disponibilità al lavoro e qui si può fare bene. In fondo la squadra sta bene, non ha zero punti. Ha i suoi pro e i suoi contro, ma non è messa malissimo». Tra i convocati, a parte Veloso, manca anche Favilli: l’attaccante di proprietà della Juve è rimasto a Genova a scopo precauzionale dopo aver preso una piccola botta in allenamento.

Ha incassato in silenzio, fremendo in attesa di questo pomeriggio per poter rispondere nel modo in cui gli riesce meglio. Cristiano Ronaldo oggi torna in campo con un urlo che ruggisce dentro: adesso gioco io. Adesso spacco tutto quelo che avrei voluto spaccare in queste settimane di reazioni represse e di isolamento dal mondo per escludere qualsiasi disturbo alla sua maniacale concentrazone sul calcio e sulle partite contro il Genoa e contro il Manchester United.
Intendiamoci, se si dà retta chi gli sta vicino tutti i giorni e a quelli che lo conoscono da anni, la vicenda di Kathryn Mayorga, l’americana che lo accusa di stupro, non lo turba affatto. «Sa di essere innocente e non avere nulla da temere in questa vicenda», è il ritornello da tre settimane a questa parte. Mentre i compagni e il tecnico lo vedono, effettivamente concentrato e senza veli d’ansia a opacizzare le sue prestazioni, almeno in allenamento, durante il quale CR7 dà sempre il massimo,
Mentre dall’altra parte dell’Oceano, la polizia di Las Vegas indaga sul suo conto con una prospettiva che va dall’archiviazione al processo penale per stupro. Allo stato attuale delle cose la prima ipotesi è data come più probabile, anche se gli elementi a disposizione non consentono analisi molto più approfondita dell’ottimismo dei legali di CR7 e dell’oggettiva difficoltà da parte della Mayorga di dimostrare le sue accuse.
Nelle corso delle prossime tre settimane ci sarà l’audizione di Cristiano Ronaldo che deporrà in videoconferenza. E, teoricamente, entro dicembre potrebbero essere chiuse le indagini e un giudice dovrebbe decidere se ci sono elementi sufficienti al rinvio a giudizio. Nella prima ipotesi la questione si risolverebbe con l’unico strascico dell’eventuale causa civile intentata dalla Mayorga (che vorrebbe altri 200 mila euro, ma si ritroverebbe in una posizione estremamente debole dopo un’archiviazione del caso sul fronte penale). Nell’ipotesi del processo, Ronaldo dovrebbe affrontare il dibattimento, ma con tempistiche non esattamente brevi perché pure la giustizia americana, non solo la nostra, non è particolarmente speedy.
Tutto questo, però, Ronaldo non lo ha voluto sapere e non si è fatto aggiornare su nulla nelle ultime due settimane. Ha spiegato ai suoi uomini di informarlo solo quando dovrà deporre e di risparmiargli le speculazioni, il gossip, le analisi e le schermaglie fra avvocati. E così da una decina di giorni, Ronaldo vive isolato dalle vicende americane e pure dalle critiche un po’ capziose di certa stampa madrilena. Non che questo impedisca un discreto giramento di scatole se pensa alla vicenda nella quale si ritiene assolutamente innnocente, ma tutti – per primo Allegri – hanno notato con stupore come la sua concentrazione e la sua applicazione in campo non sia cambiata di un millimetro. Mentre gli esperti di psicologia dello sport ipotizzano un Ronaldo ancora più carico nelle prossime partite, smanioso di rispondere con la sua classe a tutte le illazioni, con la fretta di riaffermarsi campione assoluto in un momento in cui la sua immagine è messa a rischio.
Va detto che la vicenda non sembra aver intaccato l’amore dei suoi tifosi in giro per il mondo: i suoi follower sui social continuano ad aumentare, così con l’indice di gradimento che esprimono a ogni sua foto e messaggio. E la ventilata fuga degli sponsor, per ora, non sta avvenendo. La Juventus, intesa come club e come squadra, gli si è stretta intorno. E fra i tifosi dello Stadium è scattato il tam tam per dedicargli una standing ovation questa sera al settimo minuto: un omaggio alla sua classe e un abbraccio di conforto. Chi lo conosce bene sostiene che quando sente l’amore della gente rende il doppio, in quel caso il Genoa potrebbe avere dei problemi.

Un minuto per Cristiano Ronaldo, al 7’ di ogni partita, per trasmettergli affetto in un momento particolare a causa del caos generato dal caso Mayorga. L’idea l’ha lanciata nei giorni scorsi su Tuttosport il mental coach Sandro Corapi. «Fossi nel pubblico bianconero – ha spiegato nell’intervista – d’ora in poi, tanto in casa quanto in trasferta, dedicherei a Cristiano un momento speciale. Ricreerei ogni domenica una standing ovation come quella che in aprile, quando Ronaldo fece il famoso gol in rovesciata con il Real Madrid, gli fece percepire l’affetto e la stima dei tifosi juventini toccandogli le corde del cuore. Questo gesto andrebbe ripetuto ogni volta, magari al 7’ del primo tempo. Ronaldo è un giocatore che ha bisogno di sentirsi amato».

Sui social la proposta del mental coach ha riscosso molti apprezzamenti. «Mi sembra un’ottima idea – aggiunge Michele Placido, regista e attore tifoso della Juve – il minimo che si possa fare per un campione come Ronaldo che è arrivato alla Juventus con grande entusiasmo e adesso sta vivendo un momento particolare. Domani, per la partita contro il Genoa, purtroppo non riuscirò a essere allo Stadium per impegni di lavoro, farò di tutto per liberarmi per il ritorno di Champions contro il Manchester United, ma fossi stato presente avrei colto l’assist e al minuto 7 mi sarei alzato in piedi ad applaudire Cristiano». Evelina Christillin, membro dell’esecutivo Fifa e grande sostenitrice dei campioni d’Italia, domani vivrà la partita dallo Stadium: «Cristiano Ronaldo è uno dei più grandi campioni al mondo, rispettiamolo e sosteniamolo per quello che fa sul campo. Però non c’è bisogno di celebrarlo in un minuto particolare come di solito viene fatto per le commemorazioni».

Il dibattito è aperto. Tra i tifosi juventini c’è anche chi si sta mobilitando per davvero. E’ il caso di un gruppo di tifosi bianconeri dello Juventus Club Forlì. Davide Lombini, 60enne del ravennate, è uno di questi: «Ero allo stadio la serata della splendida rovesciata di Cristiano Ronaldo contro di noi – racconta – e quando ci ripenso mi vengono ancora i brividi. In quell’occasione penso di essere stato uno dei primi ad alzarmi in piedi, infatti lì per lì, dopo qualche secondo dal gol, qualcuno seduto accanto a me mi guardò in modo strano pensando fossi del Real. L’idea del mental coach Corapi mi ha colpito. E siccome anche col Genoa sarò allo stadio, al 7’ io e i miei amici ci alzaremo in piedi ad applaudire e speriamo di portarci dietro tutto il pubblico».

Di sicuro contro il Genoa ci sarà un’atmosfera diversa allo Stadium: a causa della squalifica per cori discriminatori inflitta dal giudice sportivo alla Curva Sud, domani quel settore verrà occupato dai bambini delle società dilettantistiche del Piemonte e della Val D’Aosta. Luca Piccaredda, 33enne allenatore degli esordienti 2006 del “Cit Turin”, è uno degli istruttori che accompagnerà un gruppo di ragazzini a vedere dal vivo Cristiano Ronaldo e compagni: «E’ un bel gesto, positivo. Vedremo… Se davvero lo stadio dovesse iniziare una standing ovation, noi magari gli andremo dietro con entusiasmo».

Un “quattordici” per ogni occasione, un po’ come se fosse un elegante abito da sera. Troppo limitante, d’altronde, per questa Juventus – zeppa di talento come sempre e d’alternative come non mai – il concetto di “undici”: si gioca e si vince in quattordici, Massimiliano Allegri dixit. E tra il dire ed il fare per il tecnico livornese non c’è di mezzo nemmeno una pozzanghera, figurarsi il mare. Così i bianconeri in questa stagione non sono mai scesi in campo con la stessa formazione per due volte di fila, ruotando tutti gli effettivi a disposizione con la sola eccezione del terzo portiere Pinsoglio e degli infortunati De Sciglio e Spinazzola.

Alle porte di un nuovo, esigente, ciclo di partite – sei in ventidue giorni, scandite dal doppio impegno di Champions contro il Manchester United e con la trasferta di San Siro contro il Milan come ciliegina sulla torta prima della nuova sosta per le Nazionali – il mantra non cambia: l’intera rosa deve essere coinvolta, e gestita di conseguenza.
A partire da un Paulo Dybala ringalluzzito dalle ultime uscite in bianconero a tal punto da aver conquistato una maglia da titolare anche nella sua Argentina, nello sfortunato “Superclassico” in amichevole contro il Brasile in Arabia Saudita che martedì sera lo ha visto abbandonare il campo dopo un’ora con la borsa del ghiaccio sul ginocchio destro. Nulla di eccessivamente preoccupante, a quanto trapela, ma per vederci chiaro nella giornata odierna lo staff medico bianconero lo sottoporrà agli accertamenti del caso. Il Genoa, sabato alla ripresa, dovrebbe però rappresentare un orizzonte troppo ravvicinato e dunque rischioso: Allegri confida così di avere la Joya completamente ristabilita in vista della trasferta dell’Old Trafford di martedì in Champions.
Chi, al contrario, esce dalla sosta con quotazioni in impennata è Douglas Costa, che ha approfittato della pausa per allenarsi duramente alla Continassa.

Anche in solitaria, durante le giornate di riposo disposte dallo staff tecnico juventino a beneficio del resto della truppa. La squalifica per quattro turni in campionato è ormai alle spalle, così come il doppio infortunio a caviglia sinistra e coscia destra accusato nella notte di Valencia: per il fulmine verdeoro sì, dunque, la sfida al Genoa può rappresentare il nuovo tassello di un puzzle da tornare a comporre. Ancora da iniziare, di fatto, quello che invece è tra le mani di Mattia De Sciglio, fortemente limitato da noie fisiche in avvio di stagione e tornato tra i convocati soltanto nell’ultima uscita contro l’Udinese. Ma pure per lui, con ogni probabilità, sabato arriveranno i primi minuti ufficiali della stagione: il terzino, infatti, anche ieri nella sgambata contro il Chieri ha recapitato segnali più che confortanti ad Allegri. Al pari di un Daniele Rugani allo stesso modo completamente ristabilito, al pari di un Leonardo Spinazzola finalmente in gruppo in pianta stabile. Perché le rotazioni sono ampie e i “quattordici” di Allegri variegati: adesso, dunque, ci sarà bisogno anche e soprattutto di loro.

Enrico Preziosi l’ha già investito del futuro ruolo di sostituto di Piatek. Per ora però Andrea Favilli nel Genoa attuale ha raccolto appena 98 minuti suddivisi in due gare. Colpa di problemi fisici che lo hanno attanagliato in questi primi mesi in rossoblù, ma le aspettative per il giovane attaccante arrivato in estate sono molto alte. E con Juric le gerarchie in attacco, Piatek escluso s’intende, si sono rimesse in gioco. Così il tecnico croato proverà varie soluzioni e lo stesso Favilli potrebbe trovare più spazio. Già per la sfida di sabato Favilli sarà regolarmente a disposizione dopo la convocazione con l’Under 21. Di certo per lui non sarà una gara come le altre.

Al Genoa è arrivato infatti proprio dalla Juve appena rientrato in Italia dopo aver giocato una tournée estiva che lo ha visto protagonista. «Al di là della tournée estiva negli Usa, ho giocato un anno e mezzo in Primavera. Ottimi ricordi, una vita bella – ha raccontato -. Vivevo in simbiosi con gli altri ragazzi, frequentavamo la scuola interna. L’aria che si respira è imposta da una società solidissima capace di trasferirla in ogni leva». Ricordi che seppur recenti sono ormai il passato. Favilli per il Genoa rappresenta infatti un investimento importante. Il club di Preziosi lo ha acquistato con la formula del prestito oneroso a 5 milioni di euro e la possibilità di esercitare l’opzione per l’acquisto a titolo definitivo aggiungendone altri 7 a giugno prossimo. Dunque un totale di 12 milioni di euro, tre volte quanto è costato invece Piatek. La Juventus a sua volta ha mantenuto la possibilità di “recompra” fissata a 21.

«La Juventus ha tantissimi punti di forza, come minimo è tra le tre più forti in Europa. Difficile trovare un lato debole. Queste sono le partite più stimolanti, se vinci o fai risultato è una mezza impresa. Servirà sfruttare gli spazi nelle ripartenze, buttandola dentro se si presenterà l’occasione. Solo così, puoi sperare. Il cambio di tecnico non è un passaggio facile. Mi sono trovato molto bene con mister Ballardini, il primo approccio con Juric è stato entusiasmante. Mi ha fatto una grandissima impressione».

A 34 anni un calciatore comincia a guardarsi intorno. O, meglio, avrebbe dovuto già farlo. Giorgio Chiellini non ha perso tempo e si è preparato al dopo con largo anticipo: laurea in economia all’Università di Torino, con master in business administration. Studi che metterà però in pratica tra due anni, quando scadrà il contratto biennale che ha sottoscritto a fine giugno con la Juventus. E il futuro post-calcio potrebbe svilupparsi senza soluzione di continuità in bianconero, con un ruolo di responsabilità a livello dirigenziale.

Qualità per cui il difensore bianconero è stato scelto da FIFPro (la Federazione internazionale che raggruppa i giocatori professionisti) per una lunga intervista su come si organizza un futuro, una volta conclusa la carriera sul campo. Soprattutto se non si trovano sbocchi a livello tecnico, come conduzione di una squadra o come membro di uno staff. Chiellini, con la Juventus, sostiene “Mind the Gap”, la campagna che – in collaborazione con il progetto Erasmus – spinge i calciatori a prepararsi a un nuova fase della vita, difendendosi da eventuali problemi finanziari. Il progetto si è reso quantomai opportuno dopo che una ricerca ha svelato come appena il 13% dei giocatori che partecipano a un campionato in Europa possieda un titolo di istruzione superiore, contro il dato del 53% di diplomati tra gli uomini che vivono nell’Unione Europea.

 Chiellini spiega come sia facile e, al tempo stesso, pericoloso trovarsi catapultati in un nuova realtà senza arrivarvi adeguatamente preparati: «Come calciatore, a 20 anni, ti senti indistruttibile e capace di fare qualsiasi cosa – sottolinea il centrale bianconero – ma a 35 la tua carriera è più o meno finita. Hai quindi il resto della tua vita di fronte a te, ed essere stato unicamente in grado di giocare a calcio non è abbastanza per vivere. Solo pochi riescono a trovare un lavoro nel calcio. C’è anche il rischio di depressione e molti ex giocatori hanno problemi finanziari perché non hanno pensato a quello che stanno per fare. Ognuno ha gusti diversi e sceglie la propria strada da percorrere dopo il calcio, l’importante è fare qualcosa. Devi iniziare a pensare alla vita dopo il calcio all’inizio della tua carriera, non alla fine».

Chiellini ha avuto uno stimolo “esterno”, che lo ha aiutato nello studio: «Mia mamma. Quando le dicevo che stavo male, per non andare a scuola, lei mi rispondeva che non allora non sarei neppure andato a giocare a pallone: alla fine stavo sempre benissimo… Lo studio non mi ha mai pesato, altrimenti non lo avrei portato avanti: è stato un hobby, un piacere. Mi ha aiutato a staccarmi dalla pressione che viviamo in ogni partita, a tenere attivo il cervello e la mente facendo altro. Mi ha dato una grossa mano su tutto. Nelle partite, se non sei attivo mentalmente, se non sei lucido, se non capisci le situazioni velocemente, non arrivi a certi livelli. Lo studio mi ha aiutato non solo nella vita ma anche nello sport».

Massimiliano Allegri è un grande sostenitore del ritorno al mercato autunnale e di sicuro, da ottimista incallito, considererà Mattia De Sciglio l’acquisto della “finestra di ottobre” (stesso discorso per il rientrante Spinazzola). Già, finora il “Conte Max” non ha mai potuto impiegare il suo pupillo degli anni milanisti, protagonista di un avvio di stagione molto più che sfortunato a causa dei problemi muscolari. Dopo tanta pazienza, domani il terzino multiuso si riprenderà la Juventus contro il Genoa nel giorno del suo ventiseiesimo compleanno. Sembra tutto fatto apposta, ma non lo è: De Sciglio avrebbe debuttato volentieri in agosto. Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, come è abituato a fare l’allenatore juventino, l’azzurro sarà più riposato per il finale di stagione. Una risorsa importante grazie al suo mix di affidabilità e duttilità. De Sciglio può giocare su entrambe le fasce e probabilmente contro il Genoa verrà impiegato a sinistra per far rifiatare Alex Sandro, rientrato dagli impegni con il Brasile: «Sto bene e sono pronto – ha detto De Sciglio a JTV – e ho molta voglia di scendere in campo. Sì, ho giocato anche a sinistra negli anni scorsi, quindi se ci fosse bisogno non ci sarebbe problema».

De Sciglio, eclettico e sempre disponibile a nuove soluzioni, è uno di quei giocatori magari non appariscenti, però sicuramente prezioso tanto per l’allenatore quanto per l’economia della squadra. Allegri lo sa meglio di tutti – ha lanciato Mattia giovanissimo nel Milan e lo ha voluto alla Juventus – e proprio per questo sta sperimentando l’ex rossonero anche in ruoli diversi da quello di terzino destro, dove in questa prima parte di stagione si sono alternati Joao Cancelo e Juan Cuadrado. «De Sciglio può avere un futuro pure come centrale nella difesa a tre, alla Barzagli», ha spiegato Allegri nelle scorse settimane. Mentre mercoledì, nell’amichevole della Continassa contro i dilettanti del Chieri, a un certo punto l’allenatore bianconero ha sperimentato De Sciglio come mezzala alla Khedira. Proabilmente una scelta dettata dall’emergenza (i nazionali erano assenti) – almeno così è parsa ai sorpresi avversari del Chieri – ma il livornese non è nuovo a cambi di ruolo che alla distanza si dimostrano vere e proprie intuizioni: da Bernardeschi a Mandzukic, senza dimenticare il Vidal “trequartista assaltatore” del 2015.

Piatek, dal canto suo, non si è tirato indietro, sorridendo a tutti e con il pennarello sempre in mano per autografare magliette e fotografie. Di rito anche l’intervista rilasciata ai tantissimi giornalisti presenti, con la maturità di chi conosce il proprio valore e sa che l’avventura al Genoa, seppur di passaggio, rappresenta comunque una tappa importante. In fondo il suo unico pensiero sono i gol, qualunque sia l’avversario da affrontare, Juventus compresa: «Sono i più forti in Italia, ma tutto è possibile» ha spiegato in inglese prima di rivolgere parole positive proprio per due dei suoi avversari di domani. «Szczesny o Perin? Io conosco solo Szczesny, perché ho giocato con lui in Nazionale, e Perin meno Dovessi scegliere, preferirei Szczesny. Ronaldo è il miglior giocatore al mondo, probabilmente di sempre, spero di scambiarmi la maglia con lui a fine gara». Intanto però Piatek lo guarda dall’alto in basso, per gol in campionato: «Il mio obiettivo è segnare ogni volta. Se capita un’occasione e stiamo giocando bene io sono pronto. Voglio migliorarmi sempre ogni partita».
Una crescita continua quella del giovane bomber polacco, Piatek è nato il primo luglio 1995, dalle stagioni nel Cracovia al balzo in serie A, con il poker in Coppa Italia al Lecce e le nove reti in sette gare consecutive in Serie A sino all’esordio in Nazionale bagnato subito da un gol contro il Portogallo, mentre la sua esclusione contro l’Italia, quando è rimasto in panchina, ha già scatenato polemiche nel suo paese. Il Genoa si gode i suoi gol, così i tifosi che hanno compreso di trovarsi di fronte a un giocatore unico e dunque destinato in ogni caso in futuro a partire. Ma Piatek non parla già da ex, anzi. «Amo questi tifosi – ammette -. Una big in futuro? Ora sono al Genoa e sono concentrato sulle partite del Genoa anche perché ne abbiamo ancora tante da giocare e siamo solo all’inizio della stagione. Più avanti vedremo quello che accadrà».

Lo Special è Max. Anche per il popolo del web. Che conferma le scelte dei 23 allenatori chiamati ieri su queste colonne a eleggere il miglior tecnico tra Massimiliano Allegri e José Mourinho, prossimi avversari in Champions martedì sera a Old Trafford. I click a favore del livornese superano il 60% e confermano l’affetto del popolo juventino (e non solo…) nei confronti del tecnico dal quale, adesso, tutti si aspettano quel traguardo che nemmeno lui stesso sceglie più di pronunciare sottovoce: la Champions. Trofeo che ben conosce Mou, il quale – pur fermo al 39% delle preferenze – sa che, come sempre dal 2010, avrà dalla sua parte il supporto e l’affetto di chi ancora ricorda i fasti del Triplete nerazzurro e, in generale, di chi vuole frenare il cammino europeo della Juventus.

Dieci per Allegri, tre per Mou, nove “a parimerito” e uno astenuto: il sondaggio tra gli allenatori internazionali ha dato un risultato chiaro, impreziosito dalle parole di Spalletti («Bisogna prendere il 50% di entrambi») e dalla provocazione di Quique Setien, tecnico del Betis: «Tra i due dico… Guardiola». Se i numeri sono nettamente a favore del bianconero, nei commenti online non manca la consueta valutazione secondo cui «Mourinho è fortunato e sopravvalutato. Le partite le prepara e le legge meglio Allegri», come scrive il non meglio identificato Juvemeister. Per il Carmabianconero, inoltre, «adesso il migliore è Allegri perché è sulla cresta dell’onda. D’altronde non si può vivere solo di ricordi e a Mou le cose non vanno nel verso giusto da qualche annetto». A proposito di stoccate all’Inter. La prima voce fuori dal coro è quella di Marco: «Non c’è storia, solo i rosiconi preferiscono Allegri», che trova subito sostegno da parte de Ildiavolo, «Grande Max, amo il tuo sorriso, ma ricorda la finale di Cardiff». C’è poi chi sceglie la saggezza, come Antonellodapa: «A me interessa che ci si concentri sul Genoa, squadra rognosa». E chi, in fatto di provocazione, merita un voto altissimo: «E se fosse proprio Allegri a sancire l’esonero di Mou?», si chiede Giovanni Visentini.

Non saranno i gol che segnerà o non segnerà questo pomeriggio allo Juventus Stadium a condizionare l’interesse della società bianconera per Krzysztov Piatek. O meglio, non solo. L’attaccante polacco del Genoa, rivelazione di questo inizio di stagione in cui ha attirato le attenzioni di tutta Europa segnando quattro gol al Lecce in Coppa Italia e poi firmandone nove in sette partite di campionato, andando in gol a ogni giornata, avrà ovviamente puntati su di sé sguardi speciali. Quelli dei tifosi bianconeri, curiosi di vedere all’opera uno degli obiettivi di mercato della Juventus proprio contro i difensori di Massimiliano Allegri. E soprattutto quelli dello stesso tecnico, che in primis lo osserverà per aiutare i suoi a neutralizzarlo, e dei dirigenti: che dopo le relazioni degli osservatori che da settimane studiano il ventitreenne polacco lo esamineranno con i propri occhi.

«E’ un catalizzatore di palloni – lo ha descritto ieri Allegri -: quando il pallone è in area arriva sempre dove c’è lui». Dote di quelle che rappresentano un marchio di fabbrica dei grandi goleador, spesso bollata semplicisticamente per fortuna. In realtà consiste nella capacità di saper leggere le azioni in frazioni di secondo, intuendone lo sviluppo prima degli altri in modo da farsi trovare in anticipo rispetto ai difensori nel punto dove arriverà il pallone. «Il suo miglior colpo è un “non colpo”, lo smarcamento: in area scompare e poi riappare in tempo per segnare», ha spiegato non a caso su Tuttosport di lunedì Giorgio Perinetti, direttore sportivo del Genoa e intenditore di calcio sopraffino.
Che Piatek possegga questo dono tipico dei grandi uomini d’area, da Paolo Rossi a David Trezeguet passando per Pippo Inzaghi, è indubbio. In quale quantità lo possiede? Non basterà Juventus-Genoa a rispondere, ma potrà dare delle indicazioni. Fino a oggi il calendario della formazione rossoblù è stato abbastanza morbido: una Lazio non al top è stata la sola grande incontrata, Sassuolo e Parma (ottava e nona) le uniche avversarie nella prima metà della classifica, mentre le altre quattro, Bologna, Empoli, Frosinone e Chievo, sono tra le ultime cinque. Con tutto il rispetto per difensori e portieri superati finora, oggi lo attende un esame più duro, una sorta di laurea. Non ci sarà Chiellini, ma anche con Benatia (il favorito per sostituirlo) la difesa bianconera rappresenta uno degli ostacoli più alti d’Europa per qualsiasi attaccante. Segnare o comunque mostrare di essere in grado di rubare spazio e tempo anche a Bonucci e soci gli farebbe acquistare altri punti nelle valutazioni della dirigenza.

Dicevamo però che gol e occasioni non determineranno da soli il giudizio. Chiaro che una prestazione positiva sotto questo aspetto avrebbe un peso, ma il centravanti polacco potrebbe anche non trovarsi nelle condizioni di fornirla. La Juventus ha infatti le potenzialità per schiacciare il Genoa e limitare al minimo i palloni per Piatek. Una partita del genere, però, potrebbe essere un test forse ancora più importante agli occhi dei dirigenti biancoenri. Il polacco, che finora ha quasi sempre vestito i panni del centravanti della squadra più forte, o quanto meno alla pari dell’avversaria, si troverebbe a interpretare un copione nuovo. I dirigenti bianconeri, in caso di partita dominata dalla squadra di Allegri, potranno comunque valutare la sua capacità di fornire un appoggio per le uscite dalla difesa, la qualità del suo gioco lontano dall’area, la sua abilità nel tenere palla per far rifiatare i difensori e nello smistarla per organizzare il contropiede. Una dimensione ancora da scoprire del Piatek bomber implacabile.

Il ciclo da sei partite in 23 giorni che attende la Juventus è sicuramente meno denso di quello da sette sfide in 21 giorni che la squadra bianconera aveva affrontato prima della pausa per le Nazionali, ma sicuramente non è meno importante. Anzi. Grazie alla dimostrazione di forza data dalla formazione di Massimiliano Allegri nella precedente serie di gare ravvicinate, quella che inizia oggi alle 18 contro il Genoa potrebbe incidere in modo ancor più profondo nella stagione bianconera.

E’ lo stesso allenatore a sottolineare il peso delle partite che attendono la Juventus in chiave di classifica, sul fronte del campionato e su quello della Champions League. «Ora abbiamo uno step di sei partite in cui ci giochiamo il passaggio del turno in Champions e in campionato il calendario ci offre l’occasione, sulla carta perché poi c’è il campo, di rubare punti alle rivali. Inutile girarci intorno: in questa giornata c’è il derby di Milano, se battiamo il Genoa o guadagnamo due punti su Inter e Milan oppure tre su una delle due. E possiamo mettere pressione al Napoli, che gioca dopo di noi». Ipotesi poi respinta da Carlo Ancelotti, che contrariamente a quanto era solito fare Maurizio Sarri ha dichiarato che il Napoli deve preoccuparsi solo di crescere, senza curarsi delle altre partite. Scendere in campo a Udine a 9 punti di distanza dalla capolista però un po’ d’ansia potrebbe metterla agli azzurri, in passato dimostratisi molto, troppo, sensibili a quel tipo di pressione. La reazione a un’eventuale vittoria juventina sul Genoa potrebbe dare un’indicazione significativa sullo stato del lavoro di Ancelotti e sulla maturazione del gruppo. A prescindere dai punti di vantaggio, però, Allegri respinge l’idea di un campionato addirittura noioso: «Noioso non è, bisogna pensare a vincere. Tra noi e il Napoli pesa lo scontro diretto, questo fa la differenza. Se avessimo pareggiato i punti di distacco sarebbero solo tre e tutto sarebbe diverso. Ci sono tanti punti. Noi dobbiamo continuare a cercare di vincere e non è semplice».

Già, vincere. Per alzare la pressione sul Napoli e trarre profitto dal derby di Milano, la Juventus dovrà battere il Genoa. Compito che potrebbe apparire facile alla luce delle dieci vittorie conquistate dai bianconeri nelle dieci partite giocate finora, offrendo una dimostrazione di forza che ha spinto molti a parlare di squadra senza rivali in Italia: «Questi sono momenti pericolosi, in cui la troppa positività abbassa l’energia», ha invece alzato la guardia Allegri. «Tutti dicono che la Juventus vincerà tutte le partite, ma non è così. Contro il Genoa sarà una partita difficile: a Torino negli ultimi quattro anni solo una volta abbiamo vinto 4-0, le altre tre sono state partite di sofferenza conquistate per 1-0. Noi dobbiamo tenere un profilo basso, lavorare e pensare di partita in partita. Dobbiamo essere bravi a rientrare in campionato con la giusta attenzione perché la prima partita dopo la sosta è la più pericolosa. Dobbiamo mettere da parte tutte le cose positive che in questo momento vengono dette e non c’entrano con il calcio, che è una cosa molto pratica. Ogni volta che giochiamo ripartiamo da 0-0 e per vincere bisogna mettere in campo corsa e testa, la tecnica ce l’abbiamo e viene fuori di conseguenza».

Corsa e testa per sfruttare al massimo la tecnica: in bianconero c’è forse il più grande maestro del mix, Cristiano Ronaldo. «Cristiano si è inserito con grande umiltà, mettendosi a disposizione della squadra e portando ancor più attenzione e senso di responsabilità in un gruppo che ne aveva già in abbondanza. Poi fa gol, che è quel che sa fare meglio di tutti, e pure tanti assit. Le vicende fuori dal campo? E’ sereno».

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