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Conti correnti: limite contanti, mazzata per i clienti, cosa cambia nel 2019

Una serie di novità e cambiamenti sui conti correnti, le operazioni che si possono fare, gli strumenti finanziari come assegni, ma anche la gestione del contante e poi i libretti potrebbero e dovrebbero arrivare l’anno prossimo nel 2019. Vediamo quali.

Cosa cambia nel 2019 sui conti correnti? Quali sono i nuovi limiti nei prelievi e nel deposito di contanti? Quali sono le nuove regole sulle operazione e sulla gestione dello stesso conto corrente? Cambia qualcosa nelle sanzioni applicate per chi viola le norme? E sui libretti, ci sono nuove disposizioni? Tutte le risposte ufficiali arriveranno solo alla fine dell’anno con l’approvazione della versione finale della legge di Bilancio. Di conseguenza il solo documento di riferimento rimane la bozza del testo. Ebbene, nonostante la discussione era improvvisamente balzata al centro delle cronache per via delle intenzioni palesate dal vicepremier Matteo Salvini di totale abolizione del limite all’uso dei contanti per favorire un presunto maggiore dinamismo dell’economia, non sono stati inseriti cambiamenti. Tuttavia si tratta di una bozza che deve affrontare il decisivo passaggio delle Camere dove sarà oggetto di modifiche.

Da giugno 2018 è obbligatorio per le banche offrire la possibilità di aprire un conto corrente gratuito. A stabilire le nuove regole e ampliare la platea di coloro che possono accedere gratuitamente a un conto con caratteristiche di base è il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze n. 70 del 3 maggio 2018, che segue e completa il recepimento in Italia della direttiva europea in materia di conti di pagamento.

Nello specifico, possono richiedere un conto di base tutti i consumatori soggiornanti legalmente in uno stato membro dell’Unione Europea, comprese le persone senza fissa dimora e i richiedenti asilo. Il conto è offerto senza spese e senza imposta di bollo ai cittadini aventi un Isee inferiore a 11.600 euro (certificato entro il 31 maggio di ogni anno).
Il conto di base è uno strumento rivolto principalmente a clienti con esigenze finanziarie e operatività limitate ed è pensato per agevolare le fasce economicamente più fragili della popolazione. Con il conto corrente di base è possibile effettuare un numero definito di operazioni sia in entrata sia in uscita, a fronte di un canone annuale omnicomprensivo o gratuito a determinate condizioni.

Contanti e operazione su conti correnti: quali novità

Stando allora così le cose, il limite all’utilizzo dei contanti rimane fermo a 2.999 euro. Basta un solo centesimo di euro in più per rendere obbligatorio il ricorso a strumenti tracciabili come il bonifico bancario o la carta di credito. Lo stesso tempo è applicato anche a libretti di deposito postali e bancari al portatore e ai titoli al portatore in euro e valuta estera. L’eccezione è rappresentata dal money transfer, la cui soglia è sensibilmente più bassa ovvero 1.000 euro. Se questo schema verrà allora confermato nel 2019, di conseguenza nulla cambierà nell’impianto sanzionatorio. Fino a 250.000 euro di soglia limite pagamento contanti, le sanzioni per le parti contraenti variano da 3.000 a 50.000 euro mentre quelle a carico dei professionisti obbligati alle segnalazioni da 3.000 a 15.000 euro. Oltre 250.000 euro, le sanzioni sono rispettivamente da 15.000 a 250.000 euro e da 3.000 a 15.000 euro.

E gli assegni?

Anche gli assegni sono soggetti a regole ben precise ovvero devono la data e il luogo di emissione, non può mancare la clausola di non trasferibilità, l’importo non deve superiore ai mille euro, devono sempre riportare l’importo, la firma dell’emittente e il beneficiario. Chi ha necessità di utilizzare assegni senza la dicitura non trasferibile per importi inferiori a 1.000 euro, puoi comunque fare richiesta alla propria banca. Per ciascun assegno rilasciato o emesso in forma libera è previsto il pagamento di un’imposta di bollo di 1,50 euro che la banca versa allo Stato. Chi possiede ancora un vecchio libretto di assegni, è chiamato a verificare che contengano la dicitura non trasferibile e, se non presente, deve apporla per importi pari o superiori a 1.000 euro

La frase è uscita un po’ a metà: «Fosse per me non porrei nessun limite al contante». Matteo Salvini ha rilanciato così un vecchio tema mai risolto e che spesso divide l’opinione pubblica: quello relativo al cash. Il Ministro dell’Interno ha utilizzato il «fosse per me», quasi a voler sottolineare che questa ipotesi non è nel contratto di governo firmato con il Movimento 5 Stelle. Aspetto ribadito questa mattina da Luigi Di Maio, ai microfoni di Rtl 102,5: «Nel contratto questo punto non c’è, lavoriamo su altri fronti: per esempio quello che vivono tanti commercianti in Italia, nel pagamento elettronico, dobbiamo eliminargli i costi». Ma intanto il sasso nello stagno è stato lanciato.

E ha fatto rumore. Perché è abbastanza chiaro che dietro al contante si nasconda spesso la black economy, la corruzione, l’evasione, il denaro sporco che non vuol essere tracciato.

Difficile prevedere cosa succederà veramente. Quello che sembra abbastanza certo, invece, è che il contante è sempre più una zavorra all’economia italiana e internazionale. E non è un caso che la maggior parte dei Paesi più evoluti abbia sposato da tempo strategie che mirano alle cosiddette cashless society, a un futuro senza cash, dove i pagamenti digitali diventano prassi e le vecchie banconote spariscono. La scelta di Salvini, dunque, dati alla mano, sembra quanto mai anacronistica.

Su i costi dei conti tradizionali, +2,6% da giugno

I prezzi dei conti correnti crescono ancora: +2,6% in tre mesi, dal 20 giugno al 27 settembre scorso, quelli del panel dell’Economia del Corriere della Sera in dieci istituti di credito tradizionali (nove banche più le Poste) per le famiglie con media operatività bancaria (228 operazioni l’anno). La media è di 141,6 euro dai 138 di giugno (parliamo dell’Isc, l’Indicatore sintetico di costo annuo, che è un valore indicativo). E dallo scorso febbraio l’aumento è del 6,5%. Allargando lo sguardo a (quasi) a tutto il sistema bancario, però, dall’home banking alle banche territoriali o alternative, si può spendere meno. I prezzi oscillano fra zero e 19 euro l’anno in una ventina di banche con accesso online per e fra i 34 e i 75 euro in una dozzina tradizionali.

Lo dicono l’ultima analisi dell’Economia del Corriere e la selezione dei conti correnti meno costosi — 21 quelli sotto i 50 euro in versione home banking e 24 quelli sotto i 100 euro in versione tradizionale — di Altroconsumo per L’Economia (è esclusa l’imposta di bollo di 34,20 euro, non applicata alle giacenze sotto i 5 mila euro) . Resta il problema dei fogli informativi, spesso incompleti e sempre più confusi dopo che il sito ufficiale per la comparazione dei conti correnti è stato oscurato, 16 mesi fa. Si attende ancora il decreto del Tesoro che lo riapra.

Chi ha alzato i i prezzi e perché

I ritocchi in corso, all’insù e all’ingiù, denotano una certa schizofrenia. Il sistema pare alla ricerca di una linea commerciale in un momento di spread in salita. E il conto corrente è un prodotto bifronte, che se da un lato può compensare le banche, con le commissioni alte, dei minori ricavi dovuti ai tassi finora a zero, dall’altro deve attrarre i clienti e tenerseli. Così le Poste stanno commercializzando un conto corrente che costa quasi il doppio del precedente (BancoPosta, Isc a 133 euro l’anno, invece del BancoPosta Più a 85; cifra che si può raggiungere a certe condizioni, nota l’azienda). E nei conti correnti tradizionali ha aumentato i prezzi la Bnl-Bnp a matrice francese: +10% l’Isc del suo conto PraticoNew «per gli investimenti in sicurezza e tecnologie», spiegano.

Rincari anche all’Unicredit guidata da Jean Pierre Mustier: +8% il conto Genius per le famiglie a media operatività, «a causa di una serie di aumenti legati ai costi degli assegni e dei bonifici allo sportello», dicono (da questo mese la stessa Unicredit prevede però di abbassare i costi dei bonifici e l’Isc da 196,65 a 186,65 euro).

Un danno fiscale da 24 miliardi

Futurismi a parte, anche i numeri odierni vanno in questa direzione. A partire da un costo fisso poco conosciuto, e cioè quello relativo alla gestione e al trasporto del contante, che secondo le stime diramate dall’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano, impatta sul sistema Italia per 9,5 miliardi di euro all’anno. Ma se su questo costo è difficile intervenire nell’immediatezza, il vero punto riguarda il mancato gettito fiscale derivante dall’utilizzo del cash, che è pari a 24 miliardi all’anno. L’Osservatorio milanese ha stimato che il 34% del transato in contante non è dichiarato, dunque sfugge al fisco, generando un fiume di denaro sporco che alimenta l’economia malata di questo Paese. Economia malata che arricchisce gli evasori e rende poveri i contribuenti.

Italia legata al contante

E che l’Italia sia legata indissolubilmente al contante lo dicono anche le classifiche europee relative alle transazioni con carte di credito (dunque i pagamenti elettronici). Secondo quelle del Politecnico di Milano siamo al 24esimo posto in Europa su 28, con 220 miliardi di euro transati nel 2017 (205 secondo Banca d’Italia), e poco più di 50 transazioni procapite all’anno. Dietro di noi solo Germania, Grecia, Romania e Bulgaria (anche se la Germania è nota per il frequente utilizzo dell’addebito diretto su conto corrente e i dati sono meno attendibili). Al primo posto la Danimarca con 328 transazioni, poi la Svezia con 317 e la Finlandia con 279. La media europea è di 117,8 transazioni procapite, ben al di sopra della media italiana.

In sostanza, oggi in Italia il 28% dei consumi viene pagato con carta di credito (o pagamenti digitali), mentre la percentuale dei consumi pagati in contanti oscilla fra il 40 e il 50%. Il resto è pagato con bonifici o addebiti diretti. «Il limite al contante – ha detto al Sole 24 Ore Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano – ha subito un’oscillazione nell’ultimo periodo, e questo è il segnale che l’Italia non ha una vera e propria strategia sul cash. Nel resto d’Europa, invece, le cose vanno diversamente. I Paesi che ci precedono nella classifica per pagamenti elettronici hanno intrapreso da tempo un’altra strada, munendosi di misure che aiutano a limitare l’utilizzo del contante e sono rivolte a quelle che vengono definite cashless society. La Svezia, ad esempio, è fra i Paesi in cima alle classifiche per pagamenti elettronici, e questo è dovuto ad azioni governative ad hoc che hanno portato al disincentivo dell’utilizzo del cash». Poi c’è da aggiungere che «nei Paesi dove, anche grazie ai governi, sono stati agevolati i pagamenti elettronici a discapito di quelli in contante, l’incidenza del nero è molto più bassa rispetto a Paesi come il nostro. Per questo ritengo – ha concluso la Portale – che l’idea di abolire il limite all’utilizzo del contante nasconda un bel rischio relativo all’aumento del nero, che poi si tramuta in mancato gettito fiscale».

I servizi e le indicazioni europee

Numeri a parte, che il mondo intero navighi verso un futuro senza contante lo dicono le innovazioni degli ultimi anni. I pagamenti digitali sono diventati abitudine per molti consumatori, gli smartphone stanno diventando strumenti di pagamento e sempre più applicazioni fungono da veri e propri strumenti finanziari. Anche le recenti disposizioni europee, come la PSD2, vanno nella direzione del digitale, agevolando i nuovi strumenti come i portafogli elettronici. Infine un dato: un po’ tutte le big company (da Google a Facebook a Apple) stanno investendo fortemente nel settore dei pagamenti digitali, segno evidente che la strada è già stata tracciata. Una strada senza contante. E molto probabilmente tutto il resto non servirà più a niente. Neanche abolire i limiti.

Conto corrente online, truffe che azzerano i conti. Come prevenire i malware

Le truffe soprattutto quelle on-line sembrano essere ormai all’ordine del giorno e arrivano davvero attraverso ogni mezzo e ogni dispositivo. Quella di cui vogliamo parlarvi oggi riguarda il conto corrente online e di una truffa che va ad azzerare il saldo in modo piuttosto semplice e veloce. Ma come è possibile prevenire queste truffe? Se si ha un conto corrente online oppure tradizionale è bene prestare attenzione nel non farsi truffare, adottando sicuramente dei piccoli accorgimenti e dei comportamenti a prescindere se il conto sia online o meno. Sembra che l’estate sia il periodo migliore per i truffatori intenzionati a svuotare il conto corrente delle vittime, che nella maggior parte dei casi sono turisti molto spesso distratti oppure inconsapevoli di essere al centro dell’interesse del truffatore.

Stando a quanto riferito da una società specializzata nella Sicurezza informata, i Trojan bancari stanno aumentando la loro crescita negli ultimi mesi con l’avvicinarsi e l’arrivo dell’estate E perché pare che in questa stagione sia più facile truffare i turisti come abbiamo detto o per distrazione o talvolta per ignoranza. Bisogna prestare Dunque particolarmente attenzione ai malware e dunque alle truffe di phishing o smishing ovvero tutte quelle truffe che possono arrivare tramite sms o email inviando nella maggior parte dei casi una comunicazione fasulla che invita le vittime a scaricare un allegato oppure accreditare su un link.

Questi nella maggior parte dei casi, trasferiscono le vittime ad una pagina clone del proprio Istituto o postale o bancario e soltanto li è chiesto di inserire i dati sensibili, ma oltre alle generalità vengono richiesti dei dati riguardanti il conto corrente postale o bancario ed è facile capire come avendo questi dati, il conto corrente può essere svuotato in modo piuttosto semplice.

Dunque è bene non assecondare questi tipi di comunicazioni Perché nella maggior parte dei casi si tratta di truffe e inoltre sarebbe meglio evitare di accedere a servizi come L’home banking o l’indirizzo email personale sfruttando le connessioni pubbliche. Negli ultimi giorni ci sono state diverse segnalazioni soprattutto inviate dal Veneto, riguardanti una falsa comunicazione da parte di Enel Energia o meglio da una società che farebbe parte del gruppo Enel è che pare inviti le vittime ad inserire i propri dati su unapagina fake creata ad hoc al fine di ottenere il rimborso. Si è trattata di una classica truffa di phishing ovvero un raggiro che è stato inviato per mail e che sollecita l’utente a inserire le proprie coordinate bancarie con il solo intento di accedere ai dati delle carte di credito per svuotare il conto.

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