Diabete shock, in Italia ci sono 5 milioni di malati e un milione inconsapevoli

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Rischio diabete: la prevalenza del diabete in Italia, come riporta il rapporto Arno Diabete del 2017, è quasi raddoppiata e attualmente è del 6,34 per cento su scala nazionale.

In Italia, gli esperti stimano che i casi di diabete non riconosciuto rappresentino il 20 per cento del totale. In pratica un caso di diabete su 5 sarebbe non diagnosticato e non riconosciuto e questo porta le stime di prevalenza di questa condizione nel nostro Paese all’8 per cento circa. Una percentuale che equivale ad una popolazione di 4 milioni di persone con diabete in Italia ai quali aggiungere 1 milione di diabetici che ignorano la loro condizione.

“La medicina da sola non basta più – avverte Andrea Lenzi,professore di Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma -. Abbiamo raggiunto alte capacità diagnostiche e terapeutiche ma senza l’aiuto delle amministrazioni comunali, degli urbanisti e degli psicologi non riusciremo mai a ridurre il diabete”. Lenzi è a capo dell’Health city institute, un think tank nato tre anni fa per studiare la salute nelle città e offrire i migliori strumenti per promuovere contesti urbani più sani e sostenibili. Nelle città ci sono disuguaglianze di salute tra il centro e la periferia. “A Roma – fa un esempio Lenzi – nei quartieri centrali, più benestanti, la prevalenza di diabetici è del 5,8 per cento mentre nelle zone periferiche, più disagiate, del 7,2, perché si predilige il junk food che costa meno”. Ma non è solo un problema di tasche e di cultura alimentare. Anche di movimento. Lo dimostra un recente studio sulle diseguaglianze spaziali di salute realizzato dall’Osservatorio sulle malattie della povertà della Fondazione per la medicina solidale di Pellaro (Reggio Calabria), in collaborazione con la facoltà di Architettura dell’università “Mediterranea” di Reggio Calabria. “Una persona che vive in periferia – spiega il presidente della Fondazione, Carmelo Caserta – è più soggetta al diabeteperché usa più spesso l’auto privata per recarsi al lavoro, avendo pochi mezzi pubblici a disposizione, e perché impianti sportivi e spazi verdi per l’attività fisica sono carenti”.

Ma la pericolosità del diabete tra la gente è ancora sottovalutata. Non ci si rende conto che è una malattia che ogni anno provoca 4 milioni di decessi. “Si tende erroneamente a considerarla una patologia benigna; in realtà in Italia uccide più del cancro – sottolinea Simona Frontoni, professoressa di Endocrinologia a Tor Vergata e membro Sid -. La glicemia alta per periodi prolungati favorisce l’ossidazione e l’occlusione delle arterie facendo aumentare il rischio di malattie cardiovascolari che sono la prima causa di morte”. Tra i diabetici l’Osservatorio Arno ha registrato 75 mila infarti l’anno. E poi: 50mila ictus, 10mila amputazioni, 50mila casi di problemi alla vista e duemila dializzati. Con dei costi pazzeschi per il Ssn. Per curare un paziente diabetico si spendono in media 2900 euro l’anno contro i 1300 di un soggetto non diabetico. E i ricoveri sono il doppio.  “Un paziente su quattro è a rischio ipoglicemia legato all’uso di farmaci a basso prezzo, le sulfoniluree, oggi superati, ma ancora prescritti dai medici di famiglia che, a differenza dello specialista, non hanno la facoltà di cambiare il piano terapeutico” denuncia Frontoni.

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Che cos’è il diabete

Si definiscono “diabete mellito” (o “diabete”) tutte le malattie e condizioni che, non trattate, portano a un eccesso di zuccheri nel sangue (iperglicemia), Il diabete di Tipo 2 La forma più frequente di diabete, il diabete di tipo 2 si manifesta generalmente dopo i 40 anni, soprattutto in persone sovrappeso/obese. La sua evoluzione è lenta e priva di sintomi. Gradatamente la persona perde la capacità di controllare l’equilibrio della sua glicemia. Il diabete di Tipo 1 Il diabete di Tipo 1 è dovuto a una reazione autoimmunitaria che distrugge le betacellule del pancreas dove viene prodotta l’insulina necessaria a far entrare il glucosio nelle cellule. La persona con diabete di Tipo 1 deve assumerla dall’esterno e fare in modo da averne sempre la quantità giusta nel sangue.

Questo tipo di diabete insorge spesso in età pediatrica. In Italia circa 100 mila bambini e ragazzi hanno il diabete di Tipo 1 e sono seguiti da una rete di Servizi di Diabetologia Pediatrica all’interno dei quali team specializzati sono in grado di prescrivere le terapie più appropriate e soprattutto di educare la famiglia e i ragazzi a una corretta gestione del diabete. La persona con diabete Tipo 1 infatti, sia nella infanzia, sia nella adolescenza, sia nella vita adulta, può svolgere una vita normale. Nessuna attività o obiettivo gli è precluso: esistono scienziati e fotomedelle, artisti e grandi campioni sportivi con diabete di Tipo 1. La persona con diabete deve tenere sempre presente l’effetto che ogni sua scelta, o ciò che gli accade, può avere sulla concentrazione di glucosio nel sangue. Questo significa misurare spesso la glicemia e, sulla base di questi dati, prendere delle decisioni : assumere una determinata dose di insulina, fare o non fare dell’esercizio fisico, mangiare o non mangiare sostanze contenenti carboidrati .

Il diabete di Tipo 1 insorge più spesso nei primi 30 anni di vita. Questo significa convivere per lunghissimo tempo con il diabete e quindi è fondamentale per la persona con diabete di Tipo 1 mantenere il più possibile vicino alla norma la glicemia, evitando iperglicemie (quantità troppo elevata di glucosio nel sangue) che a lungo andare generano le complicanze ma anche le ipoglicemie (carenza di glucosio nel sangue). Il diabete gestazionale Il diabete gestazionale è una forma temporanea di diabete che caratterizza una percentuale delle gravidanze. A partire dal secondo trimestre di gestazione la madre non riesce a tenere sotto controllo la glicemia.

Questo tipo di diabete, che caratterizza una quota importante delle gravidanze, sembra scomparire dopo il parto. Il diabete come fattore di rischio “Ma perché dovrei preoccuparmi del diabete?”. Apparentemente è una buona domanda. Il diabete di Tipo 2 progredisce molto lentamente, non ha sintomi. In compenso “curare” il diabete richiede molto impegno. Bisogna pensare a tutto quello che si fa, inserire nella propria giornata delle attenzioni e delle routine, cambiare le proprie abitudini rinunciare a quelli che sembrano i più grandi vantaggi della modernità: l’abbondanza di cibo e la proscrizione della fatica (automobili, ascensori), spesso bisogna anche prendere delle pastiglie tutti i giorni più volte al giorno. La risposta è semplice. Il diabete è una condizione subdola. Come un tumore nella fase iniziale il diabete erode le arterie dall’interno, le fa ammalare, le erode e facilita il loro ispessimento e la loro ostruzione.

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E’ un processo lento ma non poi così lento. Spesso nei pochi anni che intercorrono fra il vero inizio del diabete e il momento in cui è diagnosticato, quell’astuto nemico che è il diabete ha già rovinato le piccole arterie del cuore (le coronarie) in maniera sufficiente da porre le basi per un infarto o ha occluso quelle che portano sangue al cervello abbastanza per portare a dei deficit intellettivi o a una ischemia cerebrale, (ictus) nel termine medico. Insomma il diabete non riconosciuto e non trattato è un fattore di rischio. Moltiplica il rischio di sviluppare gravi o gravissime situazioni che possono portare alla morte o a un handicap serio o comunque distruggere la qualità della vita propria e dei propri familiari. Prevenire il diabete Prevenire il diabete di Tipo 2 è possibile. E puntando a questo obiettivo si riduce drasticamente anche il rischio di sviluppare ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia ed altri rischi.

ATTIVITA’ FISICA L’esercizio fisico può svolgere un ruolo importante nel miglioramento del controllo metabolico nei soggetti diabetici attraverso la modulazione della sensibilità dell’organismo all’insulina e l’aumento dell’utilizzazione periferica del glucosio. Inoltre consente di conservare o migliorare le prestazioni cardiovascolari per prevenire o ridurre le complicanze vascolari della malattia diabetica. E’ quindi importante che si tratti di un’attività costante, prevalentemente aerobica, che permetta di regolare il fabbisogno calorico e farmacologico in modo regolare e continuativo.

TERAPIA NUTRIZIONALE Terapia nutrizionale nel diabete di tipo 1 All’esordio la sintomatologia del paziente diabetico di tipo 1 è solitamente caratterizzata da significativo calo ponderale, poliuria e polidipsia, perciò la terapia è inizialmente tesa a ripristinare il bilancio idrico, la massa muscolare e i depositi di glicogeno e di grassi. In seguito l’elemento fondamentale di cui tenere conto è rappresentato dal fabbisogno insulinico su cui va adeguata l’assunzione degli alimenti e l’attività fisica, e il numero di somministrazioni giornaliere, che permette flessibilità riguardo alla dose di insulina rapida, modificabile in base alla glicemia prepasto, alla quantità di cibo e all’attività fisica ma anche impone l’applicazione di un regime dietetico di base da adottare nel caso in cui tale flessibilità renda difficile il controllo della glicemia; l’integrazione di questi elementi può essere considerata soddisfacente quando l’euglicemia è ottenuta con la minima dose di insulina possibile (indicativamente 0,8 U/kg/die). E’ di particolare importanza che la terapia nutrizionale prescritta al paziente si basi su una completa valutazione dello stato nutrizionale del paziente diabetico; tale aspetto comprende una definizione delle abitudini alimentari precedenti l’esordio della malattia, l’età del paziente, le sue abitudini giornaliere e l’ambiente in cui vive, sia per le diverse esigenze nutrizionali, sia per il coinvolgimento della famiglia o di altri responsabili dell’assistenza.

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Lo scopo ultimo è quello di ottenere un buon controllo metabolico così da prevenire o rallentare la progressione delle complicanze vascolari della malattia diabetica e la riprova del ruolo fondamentale svolto dall’aspetto dietetico del trattamento del diabete è emersa da studi che, esaminando l’influenza dei comportamenti nutrizionali sul migliore controllo glicemico ottenuto nei pazienti trattati con terapia insulinica intensiva rispetto a quelli con terapia convenzionale, ha verificato che il contributo maggiore al controllo metabolico è determinato dalla costanza dei comportamenti alimentari, e , in particolare dalla disponibilità a seguire un determinato regime dietetico, dall’appropriato trattamento dell’ipoglicemia, dalla pronta risposta all’iperglicemia (più insulina e/o meno cibo) e dal consumo regolare degli spuntini serali prescritti. Altro elemento da considerare nel diabete di tipo 1 è la relazione del trattamento farmacologico con il peso corporeo che può, a sua volta, influire sulla terapia dietetica. Terapia nutrizionale nel diabete tipo 2 La terapia nutrizionale del diabete tipo 2 varia in relazione al peso corporeo e alla terapia farmacologica attuata. Nei pazienti obesi finora si mirava ad una riduzione del peso corporeo, ma le raccomandazioni nutrizionali dell’ American Diabetes Association del 1994 hanno invece stabilito che la terapia nutrizionale deve essere rivolta soprattutto al raggiungimento degli obiettivi riguardanti il metabolismo glucidico e lipidico e la pressione arteriosa, soprattutto visti gli scarsi successi del mantenimento del peso a lungo termine. Le strategie nutrizionali, quindi, si basano su un ridotto apporto di grassi, sull’attività fisica e su una scrupolosa programmazione degli intervalli tra i pasti; la riduzione del peso deve essere lieve o moderata ottenuta mediante una combinazione tra la riduzione dell’apporto calorico e l’aumento dell’attività fisica. Nei pazienti non obesi la terapia nutrizionale punta al controllo della glicemia e della lipemia e al mantenimento del peso corporeo, modificando, ad esempio, le calorie derivanti dai carboidrati assunti con un pasto e/o utilizzando pasti piccoli e frequenti. Non si può affermare che esista una dieta “per diabetici”. Il regime dietetico deve essere personalizzato in funzione delle abitudini alimentari e dello stile di vita, adattati però al diabetico, alle sue condizioni metaboliche, alla sua età, alla sua attività fisica ed alla terapia condotta. I parametri per l’accertamento delle condizioni metaboliche (glicemia, colesterolo, trigliceridi, emoglobina glicosilata, peso corporeo) fanno da supporto indispensabile per il controllo della malattia, ma l’alimentazione corretta rimane il punto focale della terapia e forse il maggiore strumento per evitare o ritardare le complicanze specifiche e non specifiche del diabete. E’ da tenere comunque sempre presente che la corretta alimentazione è il risultato di una opportuna educazione, che rappresenta la chiave fondamentale per l’autogestione alimentare.

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