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Dieta o regime alimentare per debellare e prevenire il cancro, ulteriori consigli

Oltre il 70% degli italiani quasi non sa cosa significhi buona e sana alimentazione. Molti sbagliano sin dalla spesa; il 52% delle persone ritiene la sua dieta problematica e il 19% lamenta una grave ignoranza in materia; solo il 4% degli intervistati ha una conoscenza eccellente. Questo è quanto emerge da uno studio dell’ANDID (Associazione Nazionale Dietisti) in collaborazione con l’Università di Messina. Tra gli intervistati, il 71% ha scarsa capacità di preparare e consumare gli alimenti in maniera corretta, il 67% non sa scegliere i prodotti, il 57% sa poco pianificare e gestire le scelte alimentari e una fascia tra il 30 e il 40% conosce poco le conseguenze di un’alimentazione sbagliata sulla salute.

Lo studio dice che la dieta mediterranea sta scomparendo dalle nostre tavole: i falsi miti si diffondono e le persone si convincono che per mangiare sano bisogna fare sacrifici rinunciando al gusto.
Gli alimenti dichiarati “senza qualcosa” sono presi come punto di riferimento per una dieta migliore, in questo modo l’alimentazione si basa erroneamente sui cibi “buoni” o “cattivi”, trascurando del tutto gli elementi nutritivi. Il risultato: aumentano le malattie croniche legate al sovrappeso, come diabete e sindrome metabolica e i problemi cardiaci. E tu quanto ne sai di alimentazione? Mangi in modo corretto? Verificalo nel test nella pagina accanto e leggi il tuo profilo in quella seguente.

Ci sono due notizie, una buona e una cattiva. Quella cattiva: molte malattie tumorali sono legate al nostro stile alimentare. Quella buona: con il regime alimentare giusto e uno stile di vita corretto possiamo contribuire alla prevenzione di molte forme di neoplasia. Non solo: l’alimentazione ha un ruolo fondamentale anche nella cura. Ne è convinta la dottoressa Maria Rosa Di Fazio, responsabile del Servizio di Oncologia integrata del Centro medico internazionale SH Health Service di San Marino che oltre a studiare l’effetto dei cibi sulla genesi dei tumori, suggerisce una dieta personalizzata anche ai suoi pazienti che stanno seguendo cure anticancro. La sua filosofia: il paziente è un essere umano, non un numero. L’oncologa ha dedicato al tema due libri “Mangiare bene per sconfiggere il male” e “Le ricette di mangiare bene per sconfiggere il male” (Mind edizioni). Ora è uscito il terzo volume “Sconfiggere il male, le 100 domande e le 100 risposte per prevenire, conoscere e combattere i tumori”.

Qual è il legame tra alimentazione e tumori?

«Una parte della comunità scientifica sostiene che il 30% dei tumori sia dovuto all’alimentazione sbagliata. Ma c’è anche chi sposta l’asticella più in alto. Il dato che emerge per esempio dai congressi internazionali della SIO (Society for Integrative Oncology) porta il nesso di causa/effetto al 45%; percentuale che poi io, in base all’esperienza clinica e a una casistica venticinquennale, faccio salire ad almeno il 50%. E mi tengo bassa nella valutazione! Mi preoccupa piuttosto constatare come la quasi totalità dei pazienti che giungono in visita da me da tutta Italia si sentono rassicurare con la frase “non dia retta a queste mode e mangi pure quello che vuole”. Queste sono parole che nessun medico dovrebbe mai dire a un paziente, a maggior ragione se si tratta di un malato oncologico!».

Ci sono forme tumorali particolarmente sensibili al regime alimentare?

«È ovvio che l’incidenza di un’alimentazione sbagliata sia elevata e diretta nei tumori come quelli al colon, all’intestino e in genere all’apparato digerente; ma tengo a sottolineare che sarebbe pericoloso e fuorviante circoscrivere il problema unicamente a questi organi. I tumori femminili, come quelli a seno, utero e ovaio, trovano nell’eccessivo e soprattutto ripetitivo consumo di certi cibi – in primis latte, latticini e carne – non solo la “miccia di innesco”, ma anche il loro nutrimento quotidiano. Così come constato da anni quanto possa incidere sull’insorgenza dei tumori non solidi – leucemie, mielomi e linfomi – l’abitudine di mangiare ogni giorno quantità esagerate di pasta, pane, dolci e i cosiddetti “prodotti da forno” industriali fatti con farine moderne, prive di fibre e dei loro antichi nutrienti, ma contenenti purtroppo altissime percentuali di glutine a soli scopi di resa produttiva, spesso soltanto estetica».

Quali sono i principi di un’alimentazione volta alla prevenzione del tumore?

«Il principio fondamentale è uno: tenersi lontani dalla cosiddetta low grade inflammation e cioè da quello stato di infiammazione lieve, ma cronica – e quel che è peggio silente – che uso definire la “madre di tutte le patologie”. Non solo di quelle tumorali, ma anche della quasi totalità delle diffusissime malattie autoimmuni. Se invece l’infiammazione è forte, ma momentanea, significa che il nostro sistema immunitario funziona a dovere e ci avverte, così possiamo correre ai ripari. Il pericolo della low grade inflammation sta quindi sia nella sua lieve e inavvertita cronicità, sia soprattutto nel fatto incontestabile che i tumori, per svilupparsi e per vivere hanno bisogno di un ambiente infiammato».

Qual è il ruolo dell’acidificazione e come evitarla?

«L’acidificazione è la pre-condizione che crea appunto l’infiammazione. Quando parlo di acidificazione non mi riferisco al pH del sangue, che deve rimanere sempre tra 7,35 e 7,45. L’acidità alla quale mi riferisco è invece quella del nostro tessuto – quindi dei nostri organi – che deve avere un pH almeno di 6, senza mai scendere al di sotto. Per questo, quando prescrivo degli esami, inserisco sempre il pH delle urine – test oggi spesso snobbato, ma che invece i grandi clinici internisti di una volta facevano fare sempre – che mi dice quanto sia infiammato il tessuto connettivo. Esame che possiamo fare a casa, da soli, con le cartine al tornasole: basta confrontare il colore che assume la strisciolina immersa nell’urina con la scala cromatica riportata sulla confezione. A ogni colore corrisponde un diverso pH; e se è sotto al 6, come dicevo, significa che qualcosa è in atto e che bisogna correre ai ripari».

Come evitare l’acidificazione?

«Riducendo al minimo, o nei casi più gravi eliminando del tutto, i cibi e le bevande che ci acidificano di più. Iniziando dal latte vaccino (e dai suoi derivati) che una certa “archeomedicina” continua a considerare sano o addirittura curativo. Per non parlare della fandonia secondo la quale proteggerebbe dall’osteoporosi. Alle donne, specie a quelle che hanno avuto neoplasie al seno, all’utero o all’ovaio, raccomando di tenersi lontano dallo yogurt che, oltre agli ormoni e ai fattori di crescita del latte da cui deriva è un cibo acido già di suo. Ormoni e fattori di crescita, approfitto per ricordarlo, sono anche nemici giurati, per i maschi, della prostata».

E poi c’è lo zucchero…

«Lo zucchero è nascosto in percentuali “criminali” anche in cose salatissime come le patatine fritte. Ogni manciata di quella roba ci fa schizzare in alto la glicemia, con picchi di insulina, anch’essa un fattore di crescita delle cellule tumorali. Ricordo a questo proposito che lo zucchero, oltre al suo elevato potere acidificante, è il cibo preferito dalle cellule tumorali, che ne divorano 20 volte di più rispetto alle cellule sane».

Altre raccomandazioni anti-acidificazione?

«Evitare il più possibile i superalcolici, concesso un buon (uno!) bicchiere di vino al giorno, meglio se a pranzo. Eliminare le sigarette: il fumo è “l’acceleratore” di qualsiasi tumore (non solo di quello del polmone) in quanto gli mette il turbo. Ridurre via via a uno solo, al massimo due, i caffè giornalieri; zuccherati, poi, acidificano il doppio. Evitare l’aceto, meglio il succo di limone che ci alcalinizza. E attenti alle solanacee (peperoni, pomodori, melanzane e patate) e agli agrumi diversi dal limone che vanno consumati solo eccezionalmente. Infine, consiglio di svolgere regolarmente attività fisica anche blanda. E di bere ogni giorno un litro e mezzo di una buona acqua minerale con un residuo fisso molto basso, almeno sotto i 40 mg/litro».

Di cosa non possiamo fare a meno?

«Della verdura, prima alleata della nostra salute. E dico verdura, distinguendola dalla frutta, perché si tratta di tipologie di alimenti diverse e con diverse reazioni sul nostro fisico. Io raccomando di mangiare almeno due porzioni di verdura a pasto. Iniziate sempre con un’abbondante insalata cruda sia il pranzo sia la cena; questo regola il nostro sistema immunitario, ci sazia il giusto evitando di abbuffarci in seguito, abbassa l’indice glicemico e aiuta a chelare i metalli pesanti. Poi un piatto di verdure cotte (bollite o saltate) come accompagnamento alla pietanza principale: carboidrati o pseudocarboidrati (come grano saraceno, amaranto o quinoa), ma sempre in quantità ragionevoli e solo a pranzo. A cena, invece, oltre alle due porzioni di verdure devono esserci soltanto proteine e mai carboidrati; variando ogni volta tra pesce, uova e legumi».

E la frutta?

«La frutta può dare un importante apporto di vitamine e minerali a chi è sano, ma ai miei occhi di oncologa non è un’alleata dei malati. Anzi. Innanzitutto, perché contiene troppo zucchero, il fruttosio, che ci richiede un maggiore sforzo di metabolizzazione. Secondariamente perché molti frutti, oltre a essere acidificanti hanno un altissimo contenuto di poliammine, che sono fattori di crescita cellulare. Ai miei pazienti la tolgo. Quando lo dico spalancano gli occhi, ma poi mi ringraziano».

Quali sono invece i cibi che non si dovrebbero mangiare mai o quasi?

«Non dovremmo mangiare i prodotti “processati”, o industriali. Nella migliore delle ipotesi non ci apportano nulla di indispensabile; in quella peggiore possono essere molto nocivi. Cito uno studio francese condotto tra il 2009 e il 2017 su un panel di 105.000 persone con età media 43 anni. Studio ignorato dai media ma pubblicato dal British Medical Journal. I risultati fanno venire la pelle d’oca: il consumo di cibi processati (industriali) accresce in generale tra il 6 e il 18% il rischio di sviluppare un tumore (dal 2% al 22% per quello al seno); chi ha l’abitudine di mangiare ogni giorno, sul totale, almeno un terzo di questi cibi, ha il 23% di possibilità in più di sviluppare un tumore nei 5 anni successivi; le donne che ne mangiano più di un terzo hanno il 38% di possibilità in più di ammalarsi di tumore al seno. Quindi, stop a dolci, biscotti, pane industriale e pancarrè, merendine, cereali per la prima colazione, bibite zuccherate, energy drink, cioccolato al latte, margarina, carni trasformate (medaglioni, prosciutto, salumi insaccati, polpette pronte), sughi pronti, zuppe istantanee, pizze surgelate e paste precotte e solo da scaldare, panzerotti».

Frumento, riso, miglio, orzo, avena. Ma anche grano saraceno, quinoa o amaranto. È dai cereali che dobbiamo ricavare gran parte dell’energia che ci serve ogni giorno. Secondo le indicazioni dell’Inran, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, il 55-60% circa delle calorie introdotte in un’alimentazione equilibrata deve essere rappresentato da carboidrati, tre quarti dei quali complessi. Se poi i cereali sono integrali, oltre che di amido, composto costituito dall’unione di moltissime molecole di glucosio (la riserva di zucchero dei vegetali), faremo incetta di fibre che, pur non producendo energia, consentono di regolare l’assorbimento dei nutrienti con effetti positivi sulla glicemia e sul funzionamento di organi chiave come l’intestino.

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I cereali integrali sono un alimento fondamentale per la salute. Moltissime ricerche attestano il loro effetto benefico sui vari distretti dell’organismo.

Pane, pasta e chicchi scuri proteggono dalle malattie cardiovascolari. La presenza di fibre, infatti, può ridurre del 20-40% il rischio di malattie coronariche. I cereali garantiscono il benessere di vene ed arterie, regolano la pressione sanguigna e contrastano la formazione del colesterolo “cattivo”. E non agiscono solo come prevenzione: uno studio del British Medical Journal, ha evidenziato che un maggior consumo di fibre, soprattutto da cereali, riduce la mortalità dopo un infarto.

Il consumo di cereali è anche legato alla prevenzione dei tumori, soprattutto quelli che colpiscono gli organi digestivi, quelli allo stomaco, al colon-retto e al pancreas, così come riduce il rischio di tumore a utero e ovaie. Con loro, stomaco e intestino lavorano meglio. Anche in questo caso, il valore aggiunto sono le fibre, che favoriscono la motilità intestinale, prevengono la stitichezza e aiutano a mantenere pulite le pareti del colon, prevenendo la formazione di diverticoli. Garantendo il benessere dell’intestino, i cereali rinforzano il nostro più grande scudo immunitario, capace di limitare le aggressioni virali e batteriche e produrre specifiche cellule che rappresentano la nostra difesa. Infine, un’alimentazione ad alto contenuto di fibre riduce le scorie che, se intasano i nostri organi filtro, ci espongono alle malattie.

Uno scrigno di nutrienti

Per cereali integrali si intendono quelli che contengono tutte e tre le principali componenti del chicco: crusca, germe, endosperma. La crusca è la parte esterna, la più ricca di fibre, che agevolano la perdita di peso e la corretta funzionalità intestinale, evitano i picchi glicemici che favoriscono l’accumulo di grasso di riserva e donano un maggior senso di sazietà. La crusca apporta anche antiossidanti, minerali come ferro, zinco, rame e magnesio, vitamine del gruppo B e fitonutrienti.

Il germe, più all’interno, contiene vitamine del gruppo B e vitamina E, antiossidanti, fitonutrienti e grassi insaturi.

Infine l’endosperma, la parte più interna, è ricco di amidi, proteine e contiene solo tracce di vitamine e sali minerali. Durante la raffinazione sono eliminate le parti più esterne e viene conservato l’endosperma: il chicco quindi è impoverito.

1. Non mettere sale nella pasta: la scoli 3-4 minuti prima e la versi nel tegame con il sugo. Dovrà assorbire il più possibile il condimento: alza la fiamma per 30 secondi in modo che il sugo prenda un colpo di calore e si concentri maggiormente.
2. Sostituisci il sale con i capperi. Hanno proprietà antitumorali e antinfiammatorie ed essendo ricchi di rutina aiutano a ridurre il colesterolo nel sangue.
3. Non salare il soffritto, ma aggiugni le erbe. L’associazione di aglio e cipolla con le erbe aromatiche fresche amplifica il sapore.
4. Limita il consumo di insaccati e formaggi
a due volte alla settimana.
5. Evita salsa di soia, ketchup, maionese, margarina, senape, dado da cucina e burro.
6. Quando fai la spesa, controlla le etichette e
preferisci i prodotti con minor contenuto di sodio.
7. A tavola, evita di mettere la saliera. Porta solo olio e aceto così da non cadere in tentazione.
8. Dai sapore con la frutta. La frutta dà gusto e non aggiunge sodio. I frutti rossi sono eccellenti con il pesce, la melagrana e le mele con le insalate e gli agrumi, come le arance o i mandarini, sono molto gustosi con i crostacei e per preparare i risotti.
9. Punta sui semi di girasole, sesamo e finocchio. I semi, poco usati in cucina, possono arricchire i piatti che si portano in tavola.
10. Usa una spolverata di lievito sui primi. Per chi ama il formaggio sulla pasta, l’alternativa è il lievito alimentare in scaglie da alternare al parmigiano. Si trova nei negozi di alimentazione naturale.

Il baluardo della dieta mediterranea è un bravissimo pompiere, capace di ridurre il rischio di malattie infiammatorie associate al sovrappeso e all’obesità. Lo conferma un’analisi pubblicata sul British Journal of Nutrition, mentre da un’altra ricerca si è visto che il suo succo abbassa i livelli di proteina C reattiva, che indica uno stato infiammatorio (pericoloso per il cuore). Una recente metanalisi ha valutato l’associazione tra i valori di licopene presenti nel sangue e il rischio di sviluppare il cancro alla prostata, rianalizzando 42 studi, per un totale di 43.851 pazienti. I risultati hanno mostrato che l’aumento di prodotti a base di pomodoro è associato a un ridotto rischio di sviluppare il cancro alla prostata. Merito del licopene: ogni 2 mg di licopene si ha una diminuzione del rischio dell’ 1%.

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