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Febbre del Nilo, in Europa boom in un anno. Italia prima per infezioni nell’uomo

La febbre del Nilo ha ripreso la sua avanzata. Un quarantenne di San Nicolò d’Arcidano, uno dei centri già interessati dalla prima comparsa del virus l’anno scorso, è stato contagiato ma non è in pericolo di vita. Dalla Asl di Sassari comunicano che «non avrebbe avuto contatti con il virus», precisando che «le prime analisi sul paziente ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria di Sassari con i sintomi di encefalite hanno escluso la presenza di anticorpi Igm perla WestNile Disease». Dalla Asl turritana precisano anche che «Secondo i primi accertamenti l’uomo non avrebbe avuto contatti recenti con il virus. Lo confermerebbe anche l’esame del Liquor(Rachicentesi).Si aspetta ora il risultato del Pcr (Creactive Protein) per l’esclusione definitiva». In effetti l’esame della Pcr avrebbe dato esito negativo tanto nel laboratorio di riferimento per la Febbre del Nilo, quanto in quello romano dell’Istituto superiore della Sanità. Perché dopo la diagnosi e i prelievi i campioni vengono esaminati aCagli-a ri e spediti nella Capitale dove l’esame viene ripetuto per avere la certezza degli esiti.

E in entrambi i casi l’esito è stato negativo. Non è stato così, invece,per l’analisi del siero e del liquor del paziente ricoverato a Sassari: sono stati trovati gli anticorpi Igm. Un risultato che, in base alla circolare del ministero della Sanità del 15 giugno del 2011 che detta le linee guida per il riconoscimento e il trattamento del West Nile virus, dà la certezza del contagio. Secondo il documento, nella distinzione dei casi tra possibile, probabile e confermato, la «presenza di anticorpi IgM nel liquor» rientra nell’ultima categoria. È possibile, quindi, che i primi esami non siano stati pos-i tivi, ma analisi più approfondite realizzate secondo i parametri fissati dal Ministero hanno confermato la presenza del virus nel paziente ricoverato nel reparto di Malattie infettive della Clinica universitaria di Sassari. Infatti la comunicazione della Asl turritana si riferisce alle «prime analisi» che hanno escluso la presenza degli anticorpi Igm sul paziente con isintomi di encefalite. Nei giorni scorsi il direttore sanitario della Asl di Sassari, Cesarino Onnis, ha detto che nel sassarese non c’è una situazione di allarme «anche perché il territorio no è interessato dalla malattia». Le aree più a rischio nel nord Sardegna sono Alghero e Olbia con le loro zone umide, ma il paziente ricoverato a Sassari arriva da una“zona rossa”: San Nicolò d’Arcidano è uno dei Comuni interessati l’autunno scorso dall’ordinanza straordinaria del presidente Cappellacci che ha imposto bonifiche urgenti per debellare le zanzare e con loro il rischio di contagio.Non sarebbe in pericolo di vita e il peggio sarebbe passato per il quarantenne ricoverato a Sassari, che dovrebbe essere il primo, e unico, contagiato dell’anno.

Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto superiore di Sanità (Iss), ha spiegato che il virus West Nile è endemico da 10 anni in Italia, probabilmente è stato portato dagli uccelli migratori e trasmesso dalle zanzare. “Quest’anno – ha aggiunto l’esperto – l’influenza del clima ha avuto un impatto importante per la circolazione del virus non solo in Italia, ma anche in Europa, soprattutto in Paesi come Serbia, Grecia e Romania, che hanno avuto un alto numero di casi. Credo ne avremo ancora fino a ottobre, anche se con una progressiva diminuzione dei casi, visto che il caldo continua”. Rezza ha aggiunto che quella di quest’anno è stata sicuramente una stagione intensa, “la più forte degli ultimi anni per l’Italia”, iniziata precocemente già a luglio. L’infezione è tornata nelle zone in cui era già endemica, cioè Emilia Romagna e Veneto, oltre alla Sardegna, dove i focolai sono stati più piccoli rispetto alle altre regioni. Secondo l’epidemiologo, la novità è stata l’estensione verso la Lombardia, parte del Piemonte e Liguria.

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