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FIORENTINA: Lafont, Milenkovic, Pezzella, Hugo, Biraghi, Benassi, Gerson, Veretout, Chiesa, Simeone, Edimilson. A disp. Dragowski, Norgaard, Laurini, Ceccherini, Hancko, Dabo, Sottil, Eysseric,  Pjaca, Thereau, Mirallas, Vlahovic All. Pioli

JUVENTUS: Szczesny, Cancelo, Bonuci, Chiellini, De Sciglio, Bentancur, Cuadrado, Matuidi, Dybala, Mandzukic, C. Ronaldo. A disp. Perin, Pinsoglio, Barzagli, Benatia, Rugani, Spinazzola, D. Costa, Pjanic, Bernardeschi, Kean. All. Allegri

Oggi la Fiorentina, sullo sfondo (ancora una volta) il Pallone d’Oro. Le ultime indiscrezioni che filtrano da Parigi parlano di un possibile ripescaggio di Cristiano Ronaldo sul podio dei premiati da France Football. Un ritorno che però non darà soddisfazione al portoghese, dal momento che gli stessi sussurri parlano anche di un CR7 ancora alle spalle di Luka Modric, come accaduto in occasione del recente Fifa Best Player. E sapendo quanto bruci a CR7 arrivare dietro agli altri, chiunque essi siano, non lo consolerà certo un secondo posto nel premio che ha vinto per cinque volte, le ultime due consecutive.

Così Ronaldo si concentrerà esclusivamente sulla Juventus, come sta capitando da quando ha cominciato quest’estate la nuova avventura. Lo ha fatto declinando – per il momento – le convocazioni della Nazionale e lo ha fatto offrendo ciò che sa proporre meglio: il suo essere decisivo sul campo. L’ultimo esempio martedì in Champions League contro il Valencia, con il sesto assist di stagione, quello che ha mandato comodamente a segno Mario Mandzukic per la rete che valeva l’accesso agli ottavi di finale. E, a proposito di gol, il portoghese oggi riprenderà la corsa personale alla vetta della classifica dei marcatori, dopo aver condotto la Juventus al primo posto in quella generale. L’aveva raggiunta sabato, salendo a 9 reti con l’1-0 alla Spal, l’ha persa la domenica, dopo il rigore di Krzysztof Piatek alla Sampdoria, che ha riportato il polacco del Genoa di nuovo solo, a quota 10.

Ronaldo ci prova a Firenze, quando scoprirà cosa voglia dire veramente giocare in trasferta con la maglia bianconera. Al Franchi le partite sono sempre particolari a livello ambientale quando si presenta la Juventus, per CR7 non verranno fatte eccezioni. Lui è comunque abituato a confronti di questo genere, in quanto a tensione agonistica e ambientale le partite del Real Madrid in casa del Barcellona non erano seconde a nessuno. Il portoghese si prendeva le sue responsabilità, in quanto sapeva di essere il nemico pubblico numero uno, un ruolo condiviso con Sergio Ramos, il grande antipatico della Casa Blanca. Oggi CR7 sarà al suo posto dal primo minuto, come capita da tredici giornate a questa parte. Dicevano che in Italia, a 33 anni, magari si sarebbe risparmiato, invece non sta succedendo. «Non mi ha mai chiesto di riposare, sta bene fisicamente», ha sottolineato ieri Massimiliano Allegri. Una voracità di prestazione che è stato il marchio distintivo della carriera di Ronaldo e che si sta ripetendo in Italia, dove ha stabilito un’alleanza di ferro con la Juventus per andare più avanti su ogni fronte il prima possibile. E se poi a Parigi daranno il premio a un altro, c’è una stagione intera davanti per far ricredere i giurati.

E’ un numero speciale per tutto il calcio, il 10. E le sfide tra Juventus e Fiorentina non fanno eccezione: da Platini ad Antognoni, da Rui Costa a Del Piero fino a Baggio, sublime con entrambe le maglie, la storia bianconera e quella viola hanno tante delle pagine più belle marchiate da quelle due cifre. Cifre che Paulo Dybala si è preso sulle spalle poco più di un anno fa, offerte dalla società perché le sostituisse al 21: «Un onore». Adesso, oltre alle cifre, la Joya del 10 si sta prendendo sulle spalle anche il ruolo più classico, offertogli da Massimiliano Allegri: quello di trequartista.

Anzi, di «Tuttocampista», per usare il termine cucito dal tecnico addosso alla Joya, che oggi a Firenze agirà alle spalle di Cristiano Ronaldo e Mandzukic come contro il Valencia. «Martedì hanno fatto tutti bene, soprattutto Dybala. Magari segna meno, ma spesso ci fa uscire da situazioni difficili perché ha molta tecnica: sta crescendo molto sotto quell’aspetto e per noi è molto importante. Con Ronaldo e Mandzukic serve un giocatore che raccordi loro e i centrocampisti e Paulo sa farlo benissimo». E tornerà anche a segnare, è convinto il tecnico: «Cristiano e Mario hanno bisogno di tutto lo spazio in avanti e non danno punti di riferimento, il terzo deve entrare nei varchi che lasciano loro, sia Dybala o un centrocampista. Ho sempre sostenuto che Paulo in certe partite e per le sue caratteristiche debba essere un tuttocampista, perché poi riesce ad arrivare a chiudere l’azione». Come nella rete al Manchester United a Old Trafford.

Confermato il trio offensivo, anche se Allegri adombra la possibilità di una sosta per Mandzukic, al Franchi non scenderà però in campo la stessa Juventus che ha battuto il Valencia. E non solo perché Alex Sandro non ha recuperato dal problema ai flessori (la speranza è riaverlo per l’Inter). «Potrebbe riposare Bonucci, potrebbe riposare Pjanic o potrebbe riposare Mandzukic». Dovrebbe toccare al bosniaco, con l’inserimento di Cuadrado come mezzala destra e lo spostamento di Bentancur al centro. Al centro della difesa, invece, dovrebbero esserci Bonucci e Chiellini, con De Sciglio e Cancelo sulle fasce, capaci entrambi di giocare a destra e a sinistra. Probabile che a destra Allegri piazzi l’azzurro, più difensivo: perché in quella zona agisce Chiesa e perché la mezzala da quella parte dovrebbe essere Cuadrado, che sta imparando molto bene il ruolo, ma non è ancora un professore come Matuidi, che offre più garanzie nel coprire le avanzate di Cancelo.

Gli straordinari per il francese, Pjanic e Bentancur sono comunque vicini alla fine. Bernardeschi, che negli studi da mezzala è forse ancora più avanti di Cuadrado, è pronto, e al suo ritorno tra i convocati ne seguiranno a breve altri: «Emre Can sarà a disposizione contro l’Inter, Khedira vedremo», ha annunciato soddisfatto Allegri.

Niente ritiro, ma appuntamento per tutti alle 10 al centro sportivo: rifinitura, pranzo, poi qualche ora di relax prima di affrontare la Juventus (sarà la 2700ª partita in Serie A per la Fiorentina) e scendere nell’arena del Franchi che da ieri sera è illuminato all’esterno di viola (la torre di Maratona) e dei colori dei 4 quartieri storici di Firenze (bianco, rosso, azzurro e verde). Stefano Pioli, però, non avrà bisogno di chiamare a raccolta i suoi per dire chi giocherà. Perché il tecnico viola ha deciso la formazione titolare: «L’ho già in testa e l’ho comunicata anche ai ragazzi».
Rispetto al pari (0-0) di Bologna torneranno a disposizione Pezzella e l’ex Pjaca, ma solo il primo sembra destinato a giocare dall’inizio: in tal caso, Chiesa gli restituirà la fascia di capitano indossata domenica. Il rientro del centrale argentino, cui farà posto Ceccherini, è l’unica novità annunciata. Per il resto, Pioli appare intenzionato a confermare la stessa formazione dell’ultimo match, con Benassi, Veretout ed Edimilson Fernandes a centrocampo, Gerson preferito inizialmente a Pjaca nel tridente offensivo assieme a Simeone e Chiesa. «Il brasiliano mi è piaciuto domenica scorsa, giocherà di sicuro», ribadisce l’allenatore viola al quale, al di là delle scelte, preme soprattutto che la sua squadra sfrutti a dovere le occasioni che riuscirà a creare, dato il problema del gol. «Nelle ultime due gare abbiamo tirato 40 volte in porta – spiega Pioli – contro la Juve non avremo così tante opportunità e dunque dovremo essere concreti più che mai. Non mi interessa chi segna, mi interessa far gol e vincere». Per la cronaca: Simeone in carriera ha segnato una doppietta ai bianconeri, mentre Chiesa è a caccia della prima rete a una big.
Oggi, intanto, prima del match ci sarà una raccolta fondi pro Associazione toscana tumori, mentre la Fiorentina indosserà una maglia speciale, celebrativa del centenario della nascita di Nelson Mandela. Lo stesso farà la squadra femminile domani durante il riscaldamento nel derby con la Florentia. La casacca sarà rigorosamente viola (da martedì andrà all’asta per beneficenza) con il numero 100 su una spalla e la scritta “Be the legacy” (“Porta avanti l’eredità morale” di Mandela che durante i 27 anni in carcere ha lottato per la libertà e contro il razzismo). «Lui – spiega il vicepresidente viola Salica – diceva che un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso. Ai nostri giocatori, quindi, dico: “Contro la Juve fateci sognare”».

Massimiliano Allegri è pragmatico e per nulla permaloso, vedasi le partite giocate da titolari da Benatia e Rugani dopo gli sfoghi del difensore marocchino e del padre del toscano, figurarsi se si offenderà perché Rodrigo Bentancur ha contraddetto il suo pronostico sulla Champions League. Anzi, probabilmente avrà apprezzato una volta di più la consapevolezza della propria forza e la personalità del centrocampista uruguaiano. E soprattutto apprezzerà se alle parole Bentancur, con l’aiuto dei compagni, farà seguire i fatti: regalando finalmente al tecnico livornese la coppa, come da sua esplicita richiesta post successo sul Valencia, dopo nove qualificazioni consecutive agli ottavi(il record è di Arséne Wenger con 14).

All’Europa Allegri punta apertamente – «L’obiettivo è vincere l’ottavo scudetto di fila e poi questa benedetta Champions», ha dichiarato dopo la consegna della Panchina d’oro – e non fa mistero di considerare la Juventus «Tra le tre-quattro favorite principali». Non la più accreditata in assoluto, però, come ha precisato più di una volta nelle ultime settimane: «La grande favorita è il Barcellona. L’anno scorso dissi lo stesso del Real di questi tempi, quando non andava troppo bene e purtroppo ebbi ragione… Quest’anno spero di sbagliare…». Ne è convinto Bentancur, che dopo la vittoria di martedì sera ha detto la sua alla tv brasiliana Esporte Interativo (visibile attraverso la pagina facebook): «Per Allegri la grande favorita è il Barcellona? No, secondo me siamo noi. Abbiamo grande fiducia, stiamo facendo molto bene e proveremo a vincerla».

Fiorentina-Juventus, ecco dove vederla in tv

La gara sarà trasmessa su Sky Sport sabato 1 dicembre alle ore 18. La sfida sarà dunque il secondo anticipo della 14a giornata della Serie A e sarà visibile sulla piattaforma satellitare. Inoltre, sarà visibile in streaming attraverso l’applicazione Sky Go disponibile per pc, smartphone e tablet. Diffidate dai siti di streaming gratis come Rojadirecta sia per il pessimo servizio, sia per la possibilità che possa interrompersi la gara durante la trasmissione. >>> DIRETTA FIORENTINA-JUVE, LE INFO SULLO STREAMING

Oltre che «molto bene», come tutti i suoi compagni, Bentancur sta facendo anche molto in termini di quantità. Chiamato agli straordinari, come gli altri centrocampisti, dai problemi fisici di Khedira ed Emre Can, l’uruguaiano non salta un minuto dalla serata trascorsa interamente in panchina contro lo Young Boys il 2 ottobre. Da Udinese-Juventus di quattro giorni dopo, il ventunenne ex Boca Juniors è stato titolare e mai sostituito in tutte le nove partite giocate dalla squadra bianconera, sei in campionato e tre in Champions: come Cristiano Ronaldo. Vero che rispetto al fuoriclasse portoghese ha 12 anni in meno, ma nelle due pause per le Nazionali che ci sono state nel frattempo ha anche giocato quattro partite con l’Uruguay: tre volte 90 minuti e una 45.
Qualora a Firenze dovesse partire dalla panchina, dunque, la scelta non sarebbe una ripicca di Allegri per le divergenze di pronostico, ma una decisione dettata dalla necessità di fargli tirare un attimo il fiato. Due le opzioni del tecnico in quel caso: Cuadrado mezzala con Pjanic e Matuidi, oppure centrocampo a quattro con il colombiano e Douglas Costa esterni. Vista però la grande condizione dell’uruguaiano e visto che non ci saranno impegni infrasettimanali prima della sfida del 7 dicembre con l’Inter, è probabile che a Firenze il centrocampo sia lo stesso visto in Champions: Bentancur-Pjanic-Matuidi.

Cambierà di certo, invece, la difesa, a causa dell’assenza di Alex Sandro, uscito dopo il primo tempo contro il Valencia per un problema ai flessori e sicuramente assente a Firenze. Probabile che al suo posto giochi De Sciglio, che ha recuperato dalla contusione subita con la Spal. L’alternativa è quella vista proprio nella ripresa contro gli spagnoli, con Cancelo a sinistra e Cuadrado a destra, mentre se giocherà l’azzurro il portoghese è favorito sul colombiano a destra.
Al centro, sicuro Bonucci, Allegri valuterà le condizioni di Chiellini, al quale di solito preferisce evitare il doppio impegno ravvicinato: considerata la difficoltà della trasferta fiorentina, però, salvo problemi il capitano giocherà. In attacco probabile conferma del terzetto Dybala-Mandzukic-Ronaldo, con Douglas Costa che può insidiare la Joya o il croato, ma ha maggiori chance di partire dalla panchina per poi dare la scossa nella ripresa. E in panchina si rivedrà anche Federico Bernardeschi, recuperato dopo i problemi agli adduttori che lo avevano fermato in un momento di splendida forma.

Vitor Hugo, Firenze freme da giorni per la sfida con la Juve, al Franchi ci saranno 40.000 spettatori. Lei come sta vivendo questa attesa?  «Sapendo quanto sia importante questa partita per la nostra gente e ovviamente per me e la mia squadra. In palio ci sono tre punti come in ogni gara anche se stavolta vale di più. Vogliamo ringraziare i nostri tifosi della loro carica che sarà straordinaria. Come ho scritto dopo la trasferta di Bologna, tutti insieme siamo più forti e questo servirà più che mai domani».

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Può bastare per tentare l’impresa con una Juve che pare invincibile?  «Me lo auguro (sorride). Conosciamo la forza e la qualità dei bianconeri e credo abbiano già ormai le mani sull’ottavo scudetto. Però anche noi siamo una buona squadra. Vero che non vinciamo da un po’ ma per fortuna la classifica non ne ha risentito, siamo sempre lì, in corsa per l’Europa. Noi continuiamo a crederci. Il 6° posto dista appena 2 punti e neppure il 4° è lontano».

Quindi non ha senso parlare di Fiorentina in crisi?  «Assolutamente. Sfido chiunque a trovare una squadra, anche fra le grandi, che finora ci abbia messo sotto. Fermo restando che noi siamo i primi a voler tornare a vincere».

Riuscirci domani è possibile?  «Difficile ma ogni gara va affrontata come una finale, a maggior ragione questa. Chi si limita ad aspettare alla fine subisce. Noi lotteremo fino all’ultimo su ogni pallone».

Battere la Juve cosa significherebbe? «Far felici i nostri tifosi, noi stessi e il nostro allenatore. Vero che Pioli finora non ha mai battuto la Juve? Ecco, io e miei compagni cercheremo di fare una grande partita anche per sfatare questo tabù».

Dovrete fermare un certo Cristiano Ronaldo… «E’ la mia seconda stagione in Italia e ho visto tanti grandi attaccanti, di recente ho duellato con Icardi e Dzeko tanto per fare due nomi. Ronaldo però è di un altro pianeta. Detto questo, pure lui comunque è…umano e il compito di noi difensori è provare a fermarlo come anche Mandzukic, Dybala, il mio connazionale Douglas Costa che è fortissimo e guai perderlo di vista. La Juve insomma non è solo Cristiano, è una squadra dalla qualità immensa».

Al Franchi avete subito finora soltanto 3 gol, tolta l’Atalanta nessuna difesa in casa ha fatto meglio. Che cosa significa? «Significa che stiamo lavorando bene e questo ci dà grande fiducia». Ronaldo è così conosciuto che non importa studiarlo?  «Importa eccome. Ogni giocatore e ogni squadra hanno i loro punti deboli. Ecco perché anche in questi giorni siamo stati molto al video per studiare da vicino Cristiano e la sua Juve».

Preoccupato del digiuno da gol di Simeone? «Non è giusto metterlo sotto pressione, vedo come lavora ogni giorno Giovanni, sono certo che il gol arriverà presto, prestissimo, magari proprio domani». Non è facile però superare i suoi colleghi Chiellini e Bonucci.

«Ho sempre avuto grande stima per il mio connazionale Thiago Silva ma loro sono davvero forti, due difensori completi. Da quando gioco in Italia ho imparato tante cose, sono cresciuto come uomo e come giocatore ma per arrivare ai loro livelli devo ancora lavorare molto».

Manca anche a lei il gol? «Finora ne ho fatto uno solo e nella partita più toccante, dopo la scomparsa del nostro capitano. Ecco, mi piacerebbe tornare a segnare come in Brasile: nel 2015 feci ben 8 reti. Speriamo di ricominciare». Di sicuro spera di non vedersi fischiare più contro un rigore per tocco di polpastrello come è accaduto contro l’Inter…

«Lasciamo perdere». Lei è arrivato qui nel 2017 dal Palmeiras per 8 milioni e secondo voci di mercato ci sarebbero molti club disposti a sborsarne più del doppio per prenderla. Il suo contratto scade nel 2021: chiederà presto un incontro con la società? «Sono contento di essere alla Fiorentina e se un domani me ne andrò so che sarò migliore di quando sono arrivato. Ma ora ho testa solo a domani».

L’ultima volta che la Juve è venuta a Firenze è stata l’8 marzo per dare l’ultimo saluto ad Astori che per lei è stato come un fratello maggiore. Cosa vi direbbe adesso Davide? «Di giocare col cuore. Ricordo che l’anno scorso appena uscì il calendario lui andò subito a vedere quando avremmo giocato con i bianconeri sapendo che per Firenze è una partita speciale. Cercheremo di onorarla come avrebbe voluto lui, giocando con il cuore».

Il Natale in casa Ronaldo è già arrivato: Babbo Natale a grandezza naturale sul suo trono, alberelli innevati, orsetti e renne luminose, pacchi luccicanti, sistemati sul davanzale della villa in collina, che tanto attraggono la curiosità dei più piccoli. E poi Georgina, la compagna di CR7, raduna tutta la truppa per un flash da postare su Instagram: c’è Cristiano jr. con l’immancabile maglia bianconera, c’è Mateo, ci sono la gemellina Eva e Alana Martina sorridenti. «Come ci siamo divertiti ieri ad acquistare le decorazioni natalizie per la nostra nuova casa a Torino!!!» scrive Georgina per condividere con tutti i suoi followers l’atmosfera del primo Natale lontano da Madrid.
Però la famiglia Ronaldo non pensa soltanto a se stessa, ma vuole che il primo Natale torinese sia all’insegna della beneficenza. Spiega Georgina: «Abbiamo anche provato la grande soddisfazione di sapere che stavamo contribuendo a una buona causa. Siamo felici di poter collaborare con l’associazione Adisco che dona il 100% di ciò che vende all’ospedale Regina Margherita». Per lo shopping natalizio la famiglia Ronaldo ha infatti svuotato la vetrina del Mercatino di Natale, curato dall’Associazione Adisco e allestito in via Lagrange, il cui ricavato sarà devoluto per la ricerca o per aiutare i bambini malati, ricoverati nell’ospedale infantile torinese, e le loro famiglie.
La grande visibilità che Georgina ha riservato all’associazione (in una giornata il suo messaggio ha ottenuto più di un milione di “mi piace”), con tanto di condivisione del link, è un’ottima pubblicità affinché ci siano proseliti nell’opera di solidarietà, ennesimo esempio dell’effetto Ronaldo, che già ha portato ottimi risultati al mondo del turismo torinese e al merchandising della Juventus. «Che bei momenti, di famiglia, calore, affetto e amore. Non dobbiamo mai dimenticare chi davvero ne ha bisogno» continua nel lungo post Georgina e, rivolgendosi a CR7, aggiunge: «Non c’è soddisfazione più grande di questa».
Il presidente di Adisco, Maria Teresa Lavazza, ringrazia per la pubblicità inattesa. «Non ce lo aspettavamo, è stato un gesto molto carino. Ha fatto conoscere in tutto il mondo la nostra mission, che va avanti grazie ai volontari che donano del tempo e senza i quali non saremmo nulla».Il ricavato di quest’anno servirà al restyling del reparto e degli ambulatori di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita dopo che la Onlus è riuscita a inaugurare a ottobre il pronto soccorso.

Un collega spagnolo l’altra sera notava: «Ronaldo da quando è alla Juventus ride un po’ di più». E’ vero. Lo dicono anche quelli vicini al fenomeno portoghese che il suo umore torinese è decisamente migliore dell’ultimo periodo madrileno.
Sta bene, CR7, è soddisfatto della scelta effettuata in estate, anzi forse le cose stanno andando anche oltre le sue aspettative. Perché il lato umano e psicologico della nuova avventura gli sta riservando piacevoli sorprese. Come scoprire un presidente molto vicino ai giocatori e attivamente partecipe alla vita di squadra. Certo, difficile trovare qualcosa di più differente da FlorentinoPerez e non solo per questioni meramente aagrafiche. Perez è l’imperatore del Real e come tale si fa riverire e si comporta, con il distacco di chi è il faro del club, colui da cui tutto dipende. Anche per questo si è consumato il divorzio con CR7: due ego troppo ingombranti perfino per un posto enorme come il Santiago Bernabeu.
Andre Agnelli è decisamente diverso. E Ronaldo apprezza. Apprezza, per esempio, che in trasferta il presidente stia con la squadra e non in un altro albergo, che la sua vicinanza non sia solo morale, ma anche fisica, con una partecipazione diretta alla vita quotidiana. E apprezza, soprattutto, che Agnelli metta al centro della Juventus la squadra e non se stesso. Il fatto che per celebrare il suo passaggio alla Juventus, il presidente abbia preso un aereo e sia volato sull’isoletta greca dove stava trascorrendo le vacanze ha molto impressionato Cristiano Ronaldo, che si è sentito coccolato come da tempo non gli capitava al Real con Florentino. E un dettaglio come la consegna della maglia celebrativa dei 400 gol segnati nei principali campionati europei avvenuta sul prato dello stadio ha gartificato CR7. Agnelli è sceso in campo e gli ha consegnato personalmente la maglia: Florentino non l’avrebbe mai fatto.
Dettagli, carezze all’egocentrismo del campione più vanitoso che c’è, sì ma ripagate abbondantemente dal rendimento in campo, a botte di gol, assist e tripli passi. Il gioco vale la candela, perché è pur sempre il giocatore più forte e decisivo del mondo in questo momento.
Il fatto di avere un presidente alla mano, per altro si sposa perfettamente con lo spirito che Ronaldo ha apprezzato nello spogliatoio. La Juventus è una squadra molto pià di quanto lo fosse il Real. Non stiamo ovviamente di valori tecnici, ma umani. L’unità del gruppo, infatti, non è paragonabile: il Real era una collezione di campioni che al momento buono diventava devastante, nella Juventus Ronaldo ha trovato legami più profondi. E ne è rimasto contagiato: quello spirito di squadra che nei momenti critici diventa un’arma determinante come la tecnica di certi fuoriclasse madridisti, la voglia di aiutarsi reciprocamente e di non lasciare mai solo un compagno in difficoltà. In qualche modo questo spirito è correlato al numero di assist sfronato da Ronaldo, decisamente superiore alla media.
Molti dei quali riservati a Mandzukic, il giocatore che maggiormente lo ha impressionato in allenamento: il più simile a lui per abnegazione e applicazione maniacale nel lavoro quotidiano. Ma più in generale Ronaldo ammira l’attitudine al lavoro che c’è alla Juventus, già celebrato da molti. In fondo, Ronaldo ha trovato la squadra più simile a lui e nella quale specchia con soddisfazione il suo perfezionismo. Quello del senatore Agnelli, bisnonno di Andrea, che forse non era alla mano come lui, ma diceva: «Una cosa fatta bene si può sempre fare meglio». CR7 approva.

Sei a zero, come un set senza storia a tennis. E senza storia sembra il rapporto tra Santiago Solari, il nuovo tecnico del Real Madrid dal licenziamento di Julen Lopetegui, e Isco: sei le partite disputate dai blancos con l’allenatore promosso dal Castilla, zero le presenze da titolare per il ventiseienne trequartista. Talmente senza storia il loro rapporto, da mettere seriamente a rischio la storia tra il numero 22 e il Real, iniziata nell’estate del 2013 quando Florentino Perez acquistò per 25 milioni dal Malaga l’allora Golden Boy di Tuttosport in carica. Fine che potrebbe arrivare già a gennaio, tanto sono ormai logori i rapporti tra Isco e l’ambiente del Madrid (il solo Solari non avrebbe certo un’incidenza così pesante sulle strategie della Casa Blanca): “La Juve e il City vengono per Isco”, titolava ieri As.

Non è la prima volta che la società bianconera mette gli occhi sul talento spagnolo. Quando esplose nella Champions League 2012-13, trascinando il Malaga ai quarti di finale, la Juventus non poteva ancora competere né per fascino né per forza economica con il Real. Né lo poteva il Milan, che Isco affrontò nella fase a gironi, segnando un gol e stregando l’allenatore rossonero: Massimiliano Allegri.
Approdato al Real, Isco ha faticato per un po’ a farsi largo tra i campioni della seconda era galattica di Florentino. Tanto che nell’autunno del 2016 sembrava destinato a lasciare Madrid nella vicina sessione invernale di mercato: per la gioia di Allegri, nel frattempo diventato l’allenatore di una Juventus in grado di andare a trattare col Real. Due infortuni di Gareth Bale, prima una caviglia e poi un polpaccio, si trasformarono invece in una doppia beffa per Allegri e la Juventus: primo perché Isco diventò importante per Zinedine Zidane e fu tolto dal mercato, poi perché fu uno dei blancos che crearono più problemi al tecnico e ai giocatori bianconeri nella finale di Champions persa 4-1 a Cardiff.

Conquistato un posto da protagonista ai danni di Bale nella scorsa stagione, Isco sulla carta non doveva aver problemi a conservarlo: la partenza di CR7 verso la Juventus senza nessun acquisto di rilievo da parte del Real pareva spalancare le porte a un trio offensivo composto da lui, dal gallese e da Benzema. Invece, un po’ l’esplosione di Asensio (pure lui peraltro non troppo soddisfatto e tentato da un futuro in bianconero), un po’ una fastidiosa appendicite, hanno frenato la stagione dello spagnolo, fino al brusco stop impostogli da Solari.
A 26 anni e con quattro Champions in bacheca, però, Isco non è disposto a ricominciare da zero. Anche perché due delle principali candidate a conquistare la prossima, di Champions, sono pronte ad accoglierlo: Juventus e Manchester City. In casa bianconera, tuttavia, preferirebbero forse che la crisi tra Isco e il Real non deflagrasse fino a fine stagione. Il motivo è semplice: a gennaio il bilancio juventino sarà ancora appesantito dal colpo Cristiano Ronaldo e per arrivare allo spagnolo Fabio Paratici dovrebbe raggiungere un accordo per il prestito con obbligo di riscatto. Al contrario il City, insolitamente oculato in estate, avrebbe maggiori margini di manovra. Quelli che la Juventus tornerebbe ad avere da luglio, anche se tra Isco e Pogba dovrebbe comunque sceglierne uno solo: ma sarebbe un bello scegliere.

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In agosto Beppe Marotta, ai tempi del prestito di Marko Pjaca alla Fiorentina, ha salutato il dg viola Pantaleo Corvino con un “arrivederci”. Sì, arrivederci a giugno 2019 per Federico Chiesa. L’appuntamento è sempre valido, ma nel frattempo sono cambiate un po’ di cose. Marotta andrà in pressing sul gioiellino della Fiorentina per l’Inter e non più per la Juventus. Sicuramente un rivale serio in più, visto il feeling del nuovo dirigente nerazzurro con il collega dei toscani. Fabio Paratici, allievo di Marotta e nuovo responsabile dell’area sport juventina, lo sa perfettamente, ma è anche consapevole che per aggiudicarsi il “derby d’Italia” per Chiesa servirà molto di più e soprattutto andranno accontentate le richieste della Fiorentina e del ragazzo. Ecco perché, seppur il mercato possa cambiare da un giorno all’altro, in questo momento c’è sempre la Juventus in pole per il 21enne attaccante esterno della Fiorentina.

L’operazione Bernardeschi si è rivelata molto più che un affare. E’ servita a migliorare i rapporti tra Fiorentina e Juventus, come conferma il successivo prestito di Pjaca, ma ha avuto un effetto persuasivo anche su Chiesa, il quale ha visto l’ex compagno decollare in maniera incredibile in meno di un anno e mezzo alla corte di Massimiliano Allegri. I giocatori sono attenti a questi aspetti, oltretutto finora il percorso di Bernardeschi e Chiesa è stato abbastanza simile. L’ala della Fiorentina è consapevole che in bianconero non sarebbe subito titolare come invece potrebbe capitargli all’Inter (e su questo tasto spingerà Marotta), però l’esempio dell’ex compagno vale più di tanti calcoli sui minutaggi. Bernardeschi, superato l’iniziale tirocinio allegriano, è entrato in un’altra dimensione: decisivo in campionato, in Champions e sempre più nelle grazie di un certo Cristiano Ronaldo. E’ vero che la prossima stagione si concluderà con l’Europeo, ma è impensabile che Chiesa possa rischiare la Nazionale. Un po’ perché parliamo del miglior talento italiano e un po’ perché, come sta dimostrando Bernardeschi, confrontarsi con i campioni vale come un corso accelerato.

Chiesa, che domani sfiderà la Juventus al Franchi, è accerchiato da un po’ tutte le big d’Europa. Se i bianconeri al momento sono segnalati in pole è perché il talento viola preferirebbe restare in serie A e i campioni d’Italia, a maggior ragione da quando c’è CR7, rappresentano il top. Di sicuro il gioiello della Fiorentina non arriverà mai allo scontro con il suo club: ecco perché, come è successo nel 2017 per Bernardeschi (pagato 40 milioni), fondamentale sarà anche trovare un accordo che soddisfi la società dei Della Valle. Paratici farà di tutto per mantenere il vantaggio sul maestro Marotta, però non parteciperà ad aste. L’idea della Juventus è quella di investire una cinquantina di milioni con la possibilità di inserire anche una contropartita nell’affare: oltre a Pjaca, che i viola a fine stagione possono riscattare calando sul piatto 20 milioni, Corvino continua a seguire con un certo interesse Riccardo Orsolini, esterno d’attacco bianconero in prestito a Bologna.

Sarà perché lui e i giocatori dovranno trascorrere un Natale sui generis, Massimiliano Allegri vuol festeggiare il capodanno alla grande: «Sarà strano il Natale in ritiro, ma a Santo Stefano giochiamo a Bergamo e farà freschino: dovremo evitare di esagerare con i panettoni o si rischiano congestioni. Il nostro obiettivo è essere ancora primi in classifica dopo il 29 dicembre e con tanti punti di vantaggio. Così facciamo una vacanza serena. Prima di tutto, però, c’è la Fiorentina».

Già, perché per avere tanti punti di vantaggio alla pausa invernale, la Juventus dovrà conquistarli nelle sei partite che restano. A cominciare da quella di oggi alle 18 al Franchi: «Quella che ci aspetta è una giornata importante, perché le prime tre in classifica affrontano tre trasferte difficili: noi con la Fiorentina, il Napoli con l’Atalanta e l’Inter con la Roma». Ognuna spera in un passo falso delle rivali: e se fosse la Juventus ad allungare ulteriormente, la tentazione di parlare di campionato chiuso si farebbe sempre più difficile da respingere. Anche se il tecnico bianconero la scaccia con decisione: «Napoli e Inter sembrano lontane, ma sono ancora lì perché dobbiamo giocare una volta con il Napoli e due con l’Inter. E la differenza tra un pareggio e una vittoria è tale che in due partite rischi di buttare via mezzo vantaggio». La Juventus invece vuole aumentarlo. Il progetto di fuga alla pausa invernale non ha certo la sua unica ragione nella possibilità di andare in vacanza con il morale alto: la squadra bianconera vuole allungare per essere fuori portata quando la Champions si farà più dura. «Ora però la cosa più importante è Firenze», ribadisce più volte Allegri. Consapevole di come la sfida sia speciale: «Per loro è la partita dell’anno. Per noi una come le altre, però difficile: perché la Fiorentina è una bella squadra, ben allenata, con giocatori giovani e tecnici e in casa non ha mai perso. Avrà tutta la città e un pubblico meraviglioso a spingerla. Noi dovremo avere pazienza, grande tecnica, personalità e ancora più entusiasmo di loro».

Di tutto, di più, in pratica. E senza limiti. Allegri vuole una Juventus che non si accontenti mai, non solo una squadra che elimini le poche e piccole imperfezioni mostrate finora, ad esempio nel chiudere partite dominate. «Non credo ci manchi cattiveria, abbiamo il miglior attacco del campionato. Non siamo riusciti ancora a vincere una partita 4-0, ma la perfezione non esiste e non la voglio. Quello che voglio è che la squadra continui a migliorare: nella velocità di passaggio, nella fase difensiva, in tutto. Ognuno deve chiedere di più a se stesso ogni giorno perché non esiste il mantenimento: se si pensa a mantenere si peggiora. Invece bisogna migliorare, perché fino a fine stagione non si vince nulla».

Non l’ha mai superata finora da allenatore (16 confronti, 12 ko di fila), pensare di riuscirci proprio stavolta, contro una Juve fin qui imbattuta e mai ko in trasferta nel 2018, appare una di quelle missioni impossibili, per giunta con una squadra – la sua Fiorentina – che non vince da 2 mesi. Eppure Stefano Pioli ostenta serenità («Stanotte dormirò tranquillo») e non vuol sentire parlare di ossessione. «Il passato non si può cambiare, il futuro sì, tutti abbiamo la voglia e l’ambizione di fare l’impresa contro i più forti» il mantra da sognatore-filosofo che il tecnico esterna alla vigilia di quella che da sempre a Firenze è considerata “La Partita”. «È una sfida molto sentita pure da loro anche se non lo ammettono – ammicca -. È una Juve fortissima però nessuna squadra è imbattibile e noi abbiamo le qualità per poter fare bene, siamo pronti a dare tutto quello che abbiamo, c’è una città intera e uno stadio pieno che ci trascineranno, trarremo energia da tutto questo». Sperando in cuor suo che basti a fermare Ronaldo e l’armata bianconera. «Cristiano è il migliore al mondo insieme a Messi, per tanti versi è immarcabile. Dovremo “sporcare” al massimo ogni pallone che riceverà, non perderlo di vista, concedergli poco spazio. Vale per lui come per i tanti altri campioni bianconeri. D’altra parte il segreto di questo club non sta in una… pozione magica o nell’aver negli ultimi anni ampliato la differenza economica con gli altri. Sta nell’ambiente che, al di là degli allenatori e dei calciatori, riesce a trasmettere una mentalità vincente – spiega Pioli – e sta nelle loro strategie e programmazione. Tutto questo però in partita non conterà nulla». Messaggio rivolto ai suoi e pure ad Allegri: «Credo che Max sia l’allenatore più bravo ma all’ultima Panchina d’oro ho votato Gasperini».

Ogni tanto però il campo riesce a sovvertire i pronostici. Ci sperano la Fiorentina e i suoi tifosi aspettando la Juve cui, se potesse, Pioli toglierebbe non l’asso portoghese bensì un altro giocatore: «Chiellini, per me il miglior difensore al mondo, uno che sposta gli equilibri, tiene svegli tutti, quando manca la sua squadra ne risente. Gli altri li puoi sostituire, lui no». Proprio il capitano bianconero oggi, prima del match, depositerà un mazzo di fiori nei pressi della panchina viola nel ricordo di Davide Astori.

Gli unici che hanno vinto a Firenze contro la Juve sono Federico Chiesa, Maxi Olivera e Pioli quando giocava in viola. «Tutti però hanno già capito il peso di questa partita. Non ho dovuto fare il padre di famiglia, ho solo detto di non abbassare mai la guardia, sbagliare il meno possibile di sbagliare, giocare con il cuore e pensare che ogni pallone potrebbe essere quello giusto». Da ieri accanto ai viola c’è anche Andrea Della Valle: «L’ho visto carico, positivo, fiducioso – afferma il tecnico – Raccomandazione speciale per Chiesa? Se c’è un giocatore che sa quanto vale questa sfida questo è Federico». A lui quindi il compito di trascinare la Fiorentina verso l’impresa.

Nona giornata di campionato e la Serie A donne raddoppia in televisione. Su Sky (canale 202) non si vedrà soltanto il match delle 12.30 della domenica ma, in questo turno, spazio anche una partita del sabato. E la scelta è caduta su Roma-Milan, match in cui le padrone di casa cercheranno di fare lo sgambetto alla capolista. Avversarie, in panchina, Carolina Morace sul fronte rossonero e e Betty Bavagnoli su quello giallorosso, per tanto tempo compagne nei club e in azzurro e accomunate da un’esperienza sulla panchina della Nazionale canadese, com Morace ct e Bavagnoli vice. Roma che si presenta con un rinforzo in più rappresentato da Allyson Renee Swaby, difensore di 22 anni che ha contribuito a portare la Giamaica al Mondiale in Francia nel 2019.
Una partita cui guarderà con grande attenzione la Juventus, che domenica ha superato un esame importante come quello della gara in trasferta con la Fiorentina (vittoria per 2-0) e che oggi si appresta ad affrontarne un altro. A Vinovo arriva infatti il Sassuolo, squadra che in classifica occupa la terza posizione insieme con le viola (che hanno una gara in meno), la formazione che ha inflitto alle emiliane l’unica sconfitta in campionato. Sulla loro strada le bianconere ritrovano Gianpiero Piovani, l’allenatore che nella scorsa stagione aveva dato loro filo da torcere quando guidava il Brescia: in campionato, con l’arrivo a pari punti e lo scudetto assegnato nello spareggio di Novara; in Coppa Italia, con il passaggio di turno delle lombarde con una vittoria a Vinovo nei quarti di finale. ITra le emiliane c’è Martina Lenzini, che torna da ex. Per il match di oggi pomeriggio, l’allenatrice Rita Guarino ha convocato diciannove giocatrici, dall’elenco mancano ancora Sanderson e Rosucci. Grande attesa per la coppia Girelli-Bonansea, decisiva sabato.
La giornata sarà completata domani dall’attesissimo derby di Firenze, con la sorpresa Florentia che insegue vittoria e sorpasso in classifica a danno delle viola.

Come un mantra lo ripetono tutti i giocatori e alla fine con ancor più decisione anche Stefano Pioli: «Nessuno è imbattibile, quindi nemmeno la Juve». E poi indica non in Ronaldo il giocatore che «vorrebbe» togliere ai bianconeri bensì «Chiellini, sicuramente Chiellini…».

LA “PARTITA”. «Tutti sanno che questa è “La Partita”, noi non abbiamo bisogno di caricare l’ambiente perché sono certo che sarà tutto il Franchi a farlo. Noi prenderemo energia da tutto e non penseremo altro che a far bene. Al di là di quanto accaduto in passato, arriviamo a questa sfida con una nostra acquisita identità di squadra, dovremo pensare solo a dare tutto e a fare una grande prestazione. Chi vive a Firenze sa quanto sia importante questa sfida e i miei giocatori lo hanno capito benissimo, hanno tanta voglia e ambizione di giocare contro la migliore squadra d’Italia e tra le migliori d’Europa. Lo stadio pieno ci aiuterà anche se è da inizio stagione che i nostri tifosi ci sono vicini e ci sostengono. Al Franchi abbiamo sempre fatto le nostre prestazioni. Io mai vittorioso da allenatore contro la Juve? Il passato non si può cambiare ma il futuro sì… E questo sarà di ulteriore stimolo». È il mantra ripetuto all’ennesima potenza.

SUPER JUVE MA… «La Juventus è fortissima e non perde in trasferta da tantissimo tempo, ma nessuna squadra è imbattibile e noi abbiamo le qualità per poter disputare una buona gara. Quale è la differenza fra la Juve e gli altri club? Quale è la sua pozione magica? Intanto negli ultimi anni ha ampliato la differenza economica con tutte le altre squadre, poi è l’ambiente, al di là degli allenatori e dei giocatori, che ti trasmette una mentalità vincente e a ciò si aggiungono strategia e programmazione. Domani (oggi) comunque tutto questo non conta, conterà soltanto la partita e dare tutto quello che abbiamo».

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RONALDO. «Cristiano Ronaldo è il migliore al mondo insieme a Messi, per tanti versi è immarcabile, la soluzione migliore per provare a fermarlo è “sporcare” al massimo ogni pallone che riceverà, marcarlo con grande attenzione, far sì che venga servito il meno possibile, concedergli poco spazio, a lui ma anche ai tanti altri campioni della Juve. Abbiamo visto e rivisto in questi giorni tanti video perché contro giocatori così bisogna curare tutti i dettagli. Comunque noi siamo pronti».

CHIELLINI . «Chi o cosa toglierei alla Juve? Chiellini, è il miglior difensore al mondo, l’unico che fa sentire alla squadra la propria assenza quando manca. Senza di lui la fase difensiva della Juve ne risente perché è un giocatore non solo molto forte e di grande carattere e personalità, ma anche uno che sposta gli equilibri. Gli altri li puoi sostituire, lui no. Allegri? È un grande allenatore anche se io all’ultima Panchina d’oro… ho votato Gasperini».

QUALE FIORENTINA. «Che Fiorentina chiedo? Dovremo essere precisi dal punto di vista tecnico perché non potremo permetterci errori, e poi avere tanto cuore, essere bravi nel giocare e muovere la palla, correre molto e essere pronti a sacrificarsi in ogni momento della gara. Non esiste la partita perfetta quindi non andremo a ricercarla domani (oggi). Ripeto, dovremo essere precisi e capire quando essere aggressivi, quando fraseggiare, quando attaccare. Serviranno lucidità e attenzione. Gli 11 titolari comunque li ho già scelti e ho comunicato tutto alla squadra. Se giocherà Gerson ancora nel tridente? A Bologna mi è piaciuto molto, anche Pjaca è recuperato. Comunque sì, Gerson sarà in campo. Se ho detto qualcosa di particolare ai miei giocatori? Contro la Juve avremo di sicuro meno occasioni rispetto alle tante che abbiamo creato nelle ultime gare perciò dovremo sbagliare il meno possibile e essere concreti e “cattivi”. Dovremo pensare che ogni pallone potrebbe essere quello giusto».

DA ADV A CHIESA. «Ho visto il patron carico, positivo, fiducioso, pure lui concentrato. D’altra parte tutti conosciamo il peso di Fiorentina-Juve. Una raccomandazione particolare per Chiesa? Se c’è un giocatore che sa quanto vale questa partita quello è lui. E quindi è lui che deve parlare e trasmetterlo ai propri compagni».

Nella sua carriera alla Juventus non ha mai segnato. Un motivo in più per accendere il suo “derby” personale. Marco Benassi, attuale capocannoniere viola, ha preso la mira con successo già cinque volte dall’inizio di questa serie A, ma riuscire a fare centro contro i bianconeri avrebbe un sapore del tutto diverso a livello personale e di squadra. Un sogno, una speranza, un traguardo da cercare con tutte le energie. L’ex capitano del Torino, con tre stagioni in maglia granata conosce bene le sensazioni che accompagnano la sfida contro la Juventus. Atmosfera simile e sentimenti comuni. Tecnicamente non è un derby, ma è come se lo fosse per la forte rivalità che da sempre accompagna la sfida nel capoluogo toscano. Gli ingredienti ci sono tutti per cercare di far diventare speciale la giornata di oggi.

SEMPRE SPECIALE. Mettere un sigillo personale sulla partita più importante dell’anno avrebbe un sapore particolare per tutti e forse ancor più proprio per Benassi che già nella scorsa stagione ha capito bene, direttamente sul campo, cosa significhi questa partita per i viola. Nella passata stagione Stefano Pioli lo aveva schierato titolare sia all’andata che nel girone di ritorno. A Torino era uscito al 16′ del secondo tempo, lasciando il posto a Gil Dias e allo stadio Artemio Franchi, nella gara casalinga, era stato in campo fino al 32′ della ripresa per poi essere sostituito con Eysseric. Anche questa volta sarà sul rettangolo verde dal primo minuto perché è una certezza di Pioli che lo ha fatto scendere in campo titolare per ben undici volte su tredici.

GOLEADOR. E visto che gli attaccanti stanno facendo fatica a segnare, i tifosi si aggrappano ai centrocampisti per cercare di far male alla corazzata Juventus. In particolare confidano in Benassi visto che è il miglior realizzatore viola in assoluto fino a questo momento. Ha iniziato la stagione subito alla grande dal punto di vista realizzativo con una doppietta al Chievo alla prima giornata di campionato, per poi confermarsi la domenica successiva con la rete interna all’Udinese, per continuare con il Torino in trasferta e infine a Frosinone. Cinque sigilli con quasi tutto il repertorio messo in mostra: destro, sinistro e testa.

MAI SEI. Con il sesto centro supererebbe anche il suo primato personale, ripetuto nella sua ultima stagione in granata e nella prima in viola. La Fiorentina in più cerca in questa stagione anche la prima vittoria contro un club blasonato e proverà a fare l’impresa attraverso la grinta e il carattere. Con rispetto ma senza paura come sempre. Benassi è pronto, conosce l’ambiente e magari anche la giusta strategia. Segnare contro la Juventus sarebbe anche un chiaro messaggio per il commissario tecnico Roberto Mancini che lo ha tenuto fuori dalle ultime convocazioni dell’Italia. Il centrocampista adesso vorrebbe riprendersi tutto, compresa la maglia azzurra, e oggi l’occasione è davvero ghiotta.

La prima certezza l’ha data Stefano Pioli: Gerson fa parte dell’undici titolare che questa sera affronterà la Juventus. Pjaca sì, ha recuperato dalla lombalgia accusata con la Nazionale croata che lo ha costretto a dare forfait con il Bologna, ma con tutta probabilità farà staffetta a gara in corso. Il brasiliano si sistemerà a destra (con Chiesa a sinistra) e dovrà essere bravo a sfruttare le sue capacità di saltare l’uomo, di andare a cercare l’uno contro uno senza paura, facendo leva proprio sull’effetto sorpresa. Di conseguenza, a centrocampo, con Veretout che taglierà il traguardo delle 50 presenze in viola in cabina di comando e Benassi, torna ancora una volta Edimilson Fernandes, lo svizzero che domenica scorsa, pur con un pizzico di disordine, ha rubato palloni agli avversari.

SCELTE FATTE. Il tecnico ha già comunicato tutto ai suoi giocatori: le scelte, stando alle sue parole, sono state fatte. E, salvo sorprese, dovrebbe essere riproposta la squadra vista domenica al Dall’Ara, con il ritorno di German Pezzella al centro della difesa al posto di Ceccherini. Milenkovic e Biraghi agiranno sulle corsie laterali basse: mentre insieme al capitano ci sarà Vitor Hugo, fin qui sempre presente e sempre dal primo minuto.

PROSPETTIVA DA ROVESCIARE. C’è da mantenere inviolato il “fortino” Franchi, dove fin qui la Fiorentina è imbattuta (4 vittorie e 2 pareggi) e dove, con l’Atalanta, ha incassato meno reti (solo 3), ma soprattutto c’è da andare contro alla tradizione negativa di risultati contro i bianconeri. La prospettiva, insomma, va rovesciata. I viola, infatti, hanno vinto solo il 21% delle sfide di campionato giocate contro i bianconeri (33 su 158), meno che contro ogni altra squadra (75 sconfitte e 50 pareggi completano il bilancio): servirà il cuore, ma sopratutto precisione balistica.

LA MISSIONE DI CHOLITO. Simeone, là davanti, completerà il tridente e il suo unico pensiero è quello di interrompere un digiuno che dura dal 19 settembre scorso, dalla rete esterna contro la Samp. Contro la Juve ha messo a segno una delle quattro marcature multiple in Serie A (la doppietta nella vittoria del Genoa del novembre 2016), vuole ripetersi in ogni modo, perché stavolta, rischia davvero di valere doppio, per se stesso e per la città. Alban Lafont, dal canto suo, dovrà stare molto attento a Mario Mandzkic, che nei viola ha una delle proprie vittime preferite: il giovane portiere francese ha già messo insieme 4 gare senza incassare reti, compresa l’ultima, serve una ulteriore prova di maturità.

Questo pomeriggio Cristiano Ronaldo giocherà contro la difesa più forte (insieme a quella dell’Inter) del campionato, eccettuata la difesa che per evidenti motivi non può affrontare, ovvero quella della sua Juve. La Fiorentina, che fino a un mese fa era pure spumeggiante, ha perso un po’ di gol ma ha continuato a non prenderne. Dieci reti subite (la Juve 8) in 13 partite, solo una volta ne ha incassate due, a San Siro contro l’Inter, e quattro volte è rimasta imbattuta. A un terzo del campionato sono dati attendibili, non servono per verificare quanto Ronaldo sia decisivo perché lo hanno già capito tutti, possono però metterlo davanti a una nuova prova. Quanto complicata lo sapremo stasera all’ora di cena.

Finora CR7 ha incontrato difese forti, come quella del Napoli (con 13 gol è la quarta del campionato), ma in quel caso era l’avversaria nel suo complesso a rendere incerto il risultato. Una difesa forte dentro una squadra forte, che è pure la rivale più pericolosa per i campioni d’Italia. Nel caso della Fiorentina non è così: questa solidità difensiva è la caratteristica fondamentale della squadra di Pioli, è la sua forza, la sua garanzia. Avendo perso da un po’ di tempo a questa parte la soluzione finale di Simeone, non avendo mai trovato finora la qualità di Pjaca e avendo smaltito un po’ anche la brillantezza di Chiesa, la Fiorentina si è aggrappata con tutta se stessa alla propria difesa. Che inizia dalla protezione di Veretout e si sviluppa attraverso la sua linea a quattro.
In questa partita, considerato che la posizione di partenza preferita da Ronaldo è la fascia sinistra, per Pioli può diventare un vantaggio quello che in altre gare è sembrata quasi una forzatura, ovvero la presenza di Milenkovic, un difensore centrale di ruolo, a destra. Stavolta il giovane serbo dovrà occuparsi di un attaccante puro (forse il migliore al mondo) non di un’ala che rientra e gli fa perdere il riferimento. Ronaldo resta lì, in attacco. Che poi sia davvero un vantaggio per Milenkovic, anche questo lo capiremo durante la partita. Come faceva il Napoli di Sarri con Ghoulam e la stessa Juve di Allegri prima dell’arrivo di Cancelo, quando schierava Barzagli a destra e Alex Sandro a sinistra, la Fiorentina difende a 4 ma attacca a 3, facendo avanzare sempre e soltanto Biraghi a sinistra. Per questo sul piano tattico almeno in avvìo non ci saranno imperfezioni sul versante viola. Sul piano tattico…

Se si aprisse un sondaggio per conoscere il giocatore bianconero più antipatico della storia agli occhi dei tifosi della Fiorentina, in molti risponderebbero Federico Bernardeschi. Un dato incredibile, se si pensa alla rivalità sportiva di lunghissima tradizione che vige tra i due club, ma che è assolutamente comprensibile per la vicenda che ha scaturito questa antipatia.

Berna, come veniva chiamato affettuosamente a Firenze dai fiorentini l’attaccante della Juventus, ha vissuto 11 stagioni tra la Primavera viola e la prima squadra, un periodo lunghissimo che lo spinse anche a dichiarare: “Dopo tutti questi anni da fiorentino sarebbe difficile vestire la maglia bianconera”. Quella frase fece gonfiare il petto a tutti i tifosi e anche alla società, che sperava di poter trattenere il giocatore o al massimo di poterlo vendere all’estero per evitare un incrocio doloroso. Ovviamente, la storia successiva è andata in tutt’altro modo, con Bernardeschi che ha detto sì alla Juventus e con il suo procuratore che addirittura dichiarò successivamente che l’affare era stato intavolato mesi prima l’ufficialità della cessione.

I fiorentini si sono sentiti presi in giro e traditi come poche altre volte nella propria storia. Hanno sostenuto un giocatore che in pubblico si professava come potenziale nuovo Antognoni, e che in privato flirtava amabilmente con i rivali di sempre. Un affronto imperdonabile e indelebile. Per questo, l’anno scorso, al primo incrocio al Franchi tra l’ex stellina e i suoi vecchi tifosi, i fischi l’hanno fatta da padrone. E come da migliore tradizione, è arrivato anche il gol vittoria proprio ad opera dello stesso ‘odiatissimo’ ex. Un episodio che non modificherà assolutamente il comportamento di chi si recherà allo stadio questo pomeriggio, con i fiorentini che si divideranno tra la curiosità e la voglia di fischiare Ronaldo e quella di sottolineare come un tradimento imperdonabile da queste parti non passerà mai in secondo piano.

Ovviamente Bernardeschi non farà una piega e continuerà a provare a portare alla vittoria la sua Juve. Anche se sarebbe curioso sapere come, davanti a un immaginario pubblico di soli tifosi viola, lo stesso giocatore sarebbe capace di spiegare come sia riuscito in un colpo solo, a far scordare ben più ‘odiati’ rivali quali Bettega, Conte, Nedved o, in tempi più recenti, Lichtsteiner. La risposta probabilmente è nella cronistoria del suo passaggio alla Vecchia Signora e in quell’amore sbocciato in modo troppo forte per poi finire in un ‘tradimento’ insopportabile.

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