La Lega nel Mezzogiorno è al 20%. C’è la fila di politici locali che vogliono essere imbarcati

Alzi la mano chi fino a qualche mese avrebbe scommesso, anche solo un euro, sul fatto che un albergatore di Ischia,Campania, sarebbe stato il primo a correre in soccorso di Matteo Salvini. Di mani alzate non ce ne sono, eppure è andata proprio così. Appena appresa la notizia che il consiglio comunale di Palma diMaiorca aveva definito il leader della Lega «un turista non gradito», il proprietario dell’Hotel Solemar – si “è precipitato” su Twitter per inviare un messaggio ai potenziali clienti in rete:applichiamo uno sconto a tutti gli amici sostenitori di Salvini.

Una trovata pubblicitaria, certo, ma anche un modo per manifestare solidarietà al numero uno delCarroccio. Cos’è successo? È cambiato il mondo? “I terroni” che si affannano per difendere i “padani”? No. Il mondo no, ma sicuramente è cambiato Matteo Salvini che ha trasformato la Lega, da formazione concentrata su un singolo territorio in partito nazionale. E di conseguenza è mutata (e il processo è in pieno svolgimento) anche la percezione che i cittadini delMezzogiorno hanno nei suoi confronti. Un processo lento, ma che è in piena evoluzione.

Lo dicono soprattutto i numeri. A partire da quelli del 4marzo – giorno delle elezioni politiche – quando poco più di 987 mila persone di Lazio,Abruzzo,Molise, Basilicata,Puglia,Campania, Calabria e Sicilia hanno deciso di dare la propria preferenza alla Lega. Cifre inimmaginabili fino a poco tempo fa, che diventano ancor più sorprendenti se si analizzano i singoli casi locali. DA LATINA ALLA SICILIA A Latina (Roma) per esempio, gli ex lumbard hanno superato il 17%. In Abruzzo, i 1.400 voti di 5 anni fa sono diventati 100 mila e passa.

In Sicilia, le 4 mila preferenze del 2013 si sono moltiplicate fino a raggiungere quota 120 mila. E in Puglia, lo 0,1% si è magicamente tramutato nel 6%. Il fatto è che il 4 marzo si è manifestato un fenomeno che ora è in piena progressione. Basta scorrere l’ultimo sondaggio Swg sugli orientamenti di voto degli italiani per rendersene conto. Il 16 luglio la Lega nelMezzogiorno aveva raggiunto la già stratosferica percentuale del 18,9%, ma una settimana dopo è riuscita addirittura a fare meglio, sfondando quota 20%. I numeri, comunque, non sono altro che la conseguenza di quanto succede nel quotidiano. Dell’albergatore di Ischia abbiamo scritto.Ma cosa dire del bagno di folla che ha accolto Salvini a inizio luglio a Reggio Calabria o degli applausi ricevuti in Sicilia dove il problema immigrazione è particolarmente sentito?

ATTI CONCRETI Non a caso, nelle ultime settimane, il ministro dell’Interno ha incrementato le sue attenzioni verso ilMeridione. Ha creato un asse con la Raggi per lo sgombero dei campi rom abusivi e per risolvere il problema, sentitissimo nella Capitale, degli immobili occupati.Ha promesso – in una recente intervista alMattino – di assumere 200 persone per rafforzare il lavoro dell’agenzia dei beni confiscati, «perché la mafia oggi si aggredisce soprattutto togliendole il patrimono ». Ed ha deciso di guidare, a Ferragosto, il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica non al ministero (che sarebbe la sede naturale)ma in Calabria.Un segnale alla ’ndrangheta. Atti concreti e simbolici per combattere il vero cancro delMezzogiorno: la criminalità organizzata. Certo, tutto questo non può prescindere dagli uomini. Anzi, ancora di più al Sud, la scelta delle persone sarà fondamentale. Ecco perché la Lega sta studiando l’apertura di nuove sedi al Sud ed ecco perché il partito sta valutando – con attenzione e senza farsi prendere dall’ansia di arricchire le fila a tutti i costi – le auto candidature di politici locali di Forza Italia e Fratelli d’Italia che continuno a chiedere informazioni. Che sia scoppiato un grande amore? Forse stiamo esagerando. Diciamo che per adesso c’è una convergenza di interessi. Se porta a risultati concreti, basta e avanza.

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