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Quando la storia passa per Anfield, servono guerrieri veri per arrivare alla vittoria. Liverpool-Napoli, sfida decisiva per entrambe: chi l’avrebbe detto che la squadra di Ancelotti avrebbe conteso il passaggio agli ottavi, proprio alla squadra che aveva perso contro il Real Madrid l’ultima finale di Champions? Nessuno. Anzi, solo don Carlo che ha attrezzato un organico competitivo, mettendosi alla testa della pattuglia partenopea per tentare un’impresa riuscita a pochi in precedenza nel bunker dei Reds: Il Liverpool è imbattuto da 18 partite europee ad Anfield (13 vittorie, 5 pareggi), e l’ultima sconfitta risale all’ottobre 2014 per mano del Real Madrid (0-3). Chi era il tecnico delle merengues? Ovviamente Ancelotti.

«Anfield è uno stadio che impone pressione, tante squadre straniere vengono e crollano. Qui la passione è strepitosa ma è fantastico poter giocare queste partite e non temo il crollo, perché tutti vorrebbero giocare partite simili in uno stadio del genere. Poi ci saranno con noi tremila tifosi e 40 milioni nel mondo che tiferanno per il Napoli. Giocheremo anche per loro». Come un condottiero vero, Ancelotti chiama a raccolta tutto il popolo di Napoli. Lo fa per togliere pressione alla sua squadra che ha a disposizione due risultati e mezzo per superare il turno: la vittoria, il pareggio, la sconfitta con un gol di differenza o addirittura il ko se anche il Psg dovesse cadere a Belgrado. «So cosa dobbiamo fare per vincere – ha detto Ancelotti – e abbiamo il conforto della gara di andata che ci ha dato fiducia e convinzione in vista di questa partita. Non so se saremo in grado di ripeterla ma è esattamente ciò che vogliamo fare».

Il 3 ottobre scorso i partenopei vinsero 1-0, non concedendo al Liverpool nemmeno un tiro nello specchio della porta. Cosa fare per riprovarci? Ancelotti all’andata sorprese Klopp inserendo Maksimovic a destra ma stavolta potrebbe essere il tecnico dei Reds a trovare l’alchimia per sbloccare il punteggio. L’ultima gara di Premier l’ha giocata con un 4-2-3-1 e Salah nel ruolo di punta centrale. «Sinceramente non so cosa faranno – ha aggiunto Ancelotti – ma conosciamo l’intensità che mettono in queste gare casalinghe. Noi dovremo essere concentrati. Non siamo qua per aspettare e vedere ciò che succederà, ma per fare la nostra partita. Come abbiamo sempre fatto. Qualche volta ci è riuscito e qualche altra no. Il calcio è di due fasi, se saremo intelligenti in quella difensiva, allora in quella offensiva avremo la possibilità di passare il turno».

La sensazione è che il Napoli possa scendere in campo con la squadra ormai considerata dei titolarissimi, anche se don Carlo ha sempre regalato qualche sorpresa. E stavolta? «Ancora non so la formazione», il tecnico ha deviato l’argomento ma è prevedibile che possa essere la stessa che prevalse al San Paolo.
Sarà fondamentale per il Napoli tenere i nervi saldi: ma cosa dirà Ancelotti alla squadra prima della partita? «Un discorso non mi viene al momento ma metterò in evidenza la felicità e l’orgoglio di essere qui a giocarsi una gara che potrebbe darci una grande soddisfazione. E’ un test molto importante, si decide la qualificazione in un gruppo difficile, dovremo avere serenità e consapevolezza, sapendo che ce la andiamo a giocare con un piccolo vantaggio. La torta è stata fatta e ora serve la ciliegia, sperando che qualcuno di “questi” ce la metta…», ha detto Ancelotti indicando Albiol al suo fianco. Il difensore spagnolo sarà titolare e spera che il Napoli ripeta una partita che gli è rimasta dentro: «Vorrei che il Napoli disputasse la stessa gara che vincemmo lo scorso anno all’Allianz contro la Juventus».

Ecco una breve lista che potrebbe risultare utile ai fini delle ricerche:

  1. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  2. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen;
  3. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  4. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  5. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  6. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  7. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  8. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  9. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  10. Svezia con Modern Times Group.

DOVE VEDERE LIVERPOOL – NAPOLI IN TV

Per vedere Liverpool Napoli in TV hai bisogno di un abbonamento Sky con il pacchetto Sky Calcio. Se soddisfi questo requisito, la gara sarà visibile con ampio pre partita e post partita su Sky Sport HD e Sky Sport Champions League, canale 202.

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DOVE VEDERE LIVERPOOL NAPOLI IN STREAMING

Il match Liverpool Napoli sarà trasmesso anche in streaming su diverse piattaforme, tutte rigorosamente di Sky. Anche qui se avete un abbonamento Sky potete utilizzare l’applicazione SkyGo (gratuita) che permette la visione del match anche in streaming. SkyGo infatti permette di vedere su PC, Smartphone, Tablet e non solo tutti i programmi Sky sfruttando il proprio abbonamento di casa.

«Il Napoli sta facendo qualcosa di straordinario da 9 anni. Ma chi si loda…»: De Laurentiis ha seguito la squadra a Liverpool ed ha l’aria soddisfatta, di chi sa di essere l’artefice della cavalcata partenopea in Europa.«Meglio stare sereni, i ragazzi sentono molto la partita ma non sono stati messi sotto pressione da Ancelotti. Tutto va per il meglio, ora c’è il Liverpool che è un grande club ed ha grandissimi calciatori ma il passaggio del turno vale tanto per noi». Non è la prima volta del Napoli di De Laurentiis a Liverpool. «Anche 8 anni fa il mio Napoli era forte ma uscì per inesperienza. Ci siamo divertiti in questi anni in Europa e questa internazionalizzazione dà credito ai quei 40 milioni di tifosi napoletani sparsi nel mondo». Mentre il Napoli affronterà il Liverpool, il Psg giocherà in casa della Stella Rossa. «La Uefa fa quel che può, poi c’è sempre un contesto politico con cui andar d’accordo. Il fair play finanziario non viene applicato altrimenti anche la metà delle squadre della A dovrebbero chiudere».

Il Liverpool, il Napoli, ma soprattutto Anfield. Tra due squadre che dall’inizio della stagione si sono già affrontate due volte (in amichevole d’estate, 5-0 per il Liverpool, poi in Champions, 1-0 Napoli) ad essere decisivo potrebbe essere il clima dello stadio di casa dei Reds. Non a caso Jürgen Klopp ieri ha caricato l’evento partendo da questo aspetto: «Vogliamo una atmosfera speciale, favorendola anche attraverso il nostro modo di giocare, non vedo l’ora». L’augurio è che ovviamente non si esageri, e in questo forse il tedesco poteva essere più cauto. Contro il City finì a sassate contro il pullmann ospite, con la Roma a farne le spese fu un tifoso di casa, ancora in coma. L’augurio – viste le difficoltà a garantire l’ordine pubblico della polizia del Merseyside – è che non si degeneri nel “calore”, per usare il termine eufemistico che spesso opportunisticamente descrive l’idiozia.
Tuttavia, dire che sarà già come una finale non è, questa volta, solo retorica. Perché una delle due sembra destinata ad andare a casa, a meno di sorprese da Belgrado. E infatti Virgil van Dijk, una sorta di talismano che Klopp manda ormai quasi sistematicamente in conferenza stampa prima dei grandi appuntamenti lo conferma: «Sì, sarà come una finale e abbiamo bisogno di vincere partendo dal fatto di non subire gol per non complicarci oltremodo la vita».

«Fin qui – ha spiegato Klopp – abbiamo giocato molto bene in casa, ma dovremo fare ancora meglio. A Napoli abbiamo capito che in trasferta questo non basta, a Belgrado non siamo andati meglio mentre a Parigi la partita è stata ok, ora dobbiamo continuare a offrire il meglio come successo fin qui in casa». La sua squadra tuttavia sembra aver acquisito una maturità che è ben inquadrata dalle parole dello stesso olandese, unico a iniziare la gara in diffida tra gli inglesi: «Ogni giocatore vuole giocare al massimo livello, non si vorrebbe essere nella situazione in cui ci troveremo domani (oggi, ndr), ma non vediamo l’ora di giocarcela e mostrare a tutti che meritiamo di stare in Champions League. Siamo ottimisti per quella che sarà una partita difficile, ma in cui possiamo mostrare il meglio di noi».
Eccezion fatta per il lungodegente Chamberlain, Gomez è l’unico vero assente della partita. Matip potrebbe iniziare accanto a van Dijk anche se Lovren è un’altra opzione possibile. Klopp ha grande abbondanza soprattuto in mezzo, con Fabinho e Keita in crescita potenzialmente schierabili dall’inizio, anche se il trio più consolidato con Milner, Henderson e Wijnaldum (con l’olandese che è forse il giocatore capace del più netto salto di qualità in tutta la rosa) sembra dare più garanzie e dovrebbe iniziare in una partita di questa delicatezza. Nessun dubbio davanti con il tridente Salah, Firmino e Mané con Shaqiri pronto all’uso. Diamo per scontato il ritorno al 4-3-3 dopo i cambiamenti delle ultime settimane che hanno portato al 4-2-3-1 o 4-4-2 in base alle situazioni.

E intorno c’è Anfield, la magìa di una notte, l’atmosfera fascinosa della Champions: e laggiù, nell’ignoto, nell’orizzonte indefinito, un’ora e mezza ancora, s’intravede un sogno. «Siamo orgogliosi di essere arrivati fin qui e di essere in condizione di giocarcela per gli ottavi. Ma non ci basta, chiediamo altro a noi stessi e non ci accontenteremo. Sappiamo cosa fare per vincere». E’ il calcio, elevato alla sua massima espressione, manipolata senza schemi (mentali) e senza strategie (dialettiche), perché stavolta bisogna essere «nature», come Ancelotti li ha fatti: «Io non ho bisogno di questa partita per sapere cosa possano darmi i ragazzi: per me Liverpool non è lo spartiacque e, qualunque cosa accada, saremo sempre presenti e fieri di noi. E pure ambiziosi. Lo saremo in campionato, in coppa Italia e poi in Europa: ma noi vogliamo andare avanti». BRACCIO DI FERRO. Liverpool o Napoli: e nell’aria, lo cogli, c’è lo stordimento collettivo d’uno spareggio da vivere sino all’ultimo battito di cronometro, lanciandosi reciprocamente oltre l’ostacolo, incuranti di Belgrado e del Psg e invece assorbiti dal codice-Ancelotti che dispensa serenità interiore, giochicchia con quel senso d’ironia utile per sdrammatizzare e però poi si fa «terribilmente» serio affinché non si resti ingannati dal clima (apparentemente) giocoso: «Non c’è da prepararla in modo particolare, è chiaro: questa sfida qua si carica da sola, non c’è calciatore che non voglia giocare gare del genere. E per quanto riguarda gli altri, il match del Marakana, non ho tempo per distrarmi e penso proprio che non riuscirò a guardare Stella Rossa-Paris Saint Germain….». ALL’ATTACCO. E’ il Calcio del Terzo Millennio, in un anfiteatro che ti entra nella carne e trasforma il football in un’emozione da domare, da governare, semmai persino da cavalcare in questa notte in cui non c’è domani: Liverpool o Napoli, sarà un dettaglio o una «genialata» a risolverla, chi può mai dirlo? Però saranno novanta minuti cerebrali che Ancelotti vivrà a modo suo, rimanendo se stesso: «Ho sentito che Klopp si preoccupa dell’arbitro mai io no: e io ne ho avuto di torti. Skomina è bravo ed esperto e affidabile. Quanto al resto, ognuno avrà le proprie preoccupazioni: noi partiamo in leggero vantaggio, ma non ci facciamo caso, né procediamo con calcoli. La gara di andata ci ha lasciato in eredità convinzione e noi speriamo di ripetere quella prestazione. La torta è pronta, serve la ciliegina». RE CARLO. Anfield è turbamento, estasi allo stato puro: e Liverpool-Napoli è una partita per uomini veri che scivoleranno via in quello scenario favolistico (e favoloso) che Ancelotti ha già conquistato, nell’ottobre del 2014, passeggiando con il Real e facendo «reds» una squadra già proiettata nel futuro: «la personalità di questo Napoli io la conosco bene e anche l’intelligenza: useremo il cervello, ovviamente, e nessuno pensi che ci lasceremo condizionare dall’ambiente o dalla classifica o dalla sfida vinta al san Paolo. Questa è un’altra partita e non devo fare discorsi prima che si cominci, anzi mi piacerebbe tanto che parlassero loro, in campo. Affrontiamo la capolista della Premier, un’avversaria che ha tutte le carte in regola per conquistare un campionato così equilibrato. Ma noi siamo venuti sin qui per vincerla». Per avvicinarsi alla Storia…

Guardateli bene, però senza lasciarvi ingannare: studiateli, anche morfologicamente, e intrufolatevi nei loro sguardi, senza illudervi di poter accedere ai loro pensieri. Gli scugnizzi, sapete, non lo consentono. Eccoli, di nuovo loro e sempre loro, tanto ci vorrà anche un fisico bestiale, però vuoi mettere i guizzi, l’intelligenza, l’altruismo e pure la fantasia: e nelle tenebre, nella penombra di un’emozione, lasciateli fare. Conoscono i rischi della strada, figuratevi un po’ se potrà mai accecarli la luminosità di Anfield: ma è la notte dei mini-bomber, con rispetto parlando s’intende, perché si può. Essere giganteschi pur senza eccedere.

IL «GIUSTIZIERE». Liverpool-Napoli riparte da quel lampo abbagliate, novantesimo minuto della gara di andata, in cui la storia, nel suo piccolo, cambia: è una partita affabile, amabile e detestabile, ha tutto in sé, e conviene ricordare che non è mai finita. La palla che circola veloce sulla destra, è una giocata all’incontrario rispetto ai vecchi canoni, stavolta è Callejon che va a cercare il suo simile e lo trova: zac, come un taglio che squarcia una notte e libera i sogni di una città già entusiasta di quel Napoli e però non ancora sedotta. Nacque in quell’istante lì, probabilmente, quest’empatia che ora s’è diffusa ed ha stravolto gli umori stralunati dell’estate scorsa, quando incredibilmente Napoli sospettava d’essere sul ciglio d’un precipizio. E invece, con il Liverpool c’è la svolta assoluta, tattica e anche ambientale: Ancelotti interviene con il bisturi, rimuove definitivamente quel che ritiene superfluo del passato – tenendo ciò che non lo è – ricicla una specie di difesa a tre (quando c’è il possesso) e poi rimescola le gerarchie a partita in corso. Settantatré reti con la maglia azzurra, che è un po’ quella della felicità e un concetto chiaro che gli torna sempre in mente: «Il più bello sarà il prossimo».

CIRO. Il 3 ottobre, come dimenticarlo, il Napoli si accorge di essere definitivamente atterrato nella dimensione Ancelotti e Mertens intuisce che sta per ripartire la giostra, con lui che ci sta sopra: certo è dura, la sorte gli sta contro, perché la traversa sa di beffa, d’illusione, ma quando Insigne sistema la ceralacca sulla partita e spalanca un orizzonte insospettabile in quello che sembrava il girone della morte, è proprio un’altra vita. Ora sono cento gol sin qui segnati con la maglia del Napoli e quella espressione un po’ guascona sa di minaccia per Hamsik: «Gli ho detto che voglio raggiungerlo».

TERZO INCOMODO. Insigne e Mertens, vedranno loro come sistemarsi in campo, ma senza dare punti di riferimento al Liverpool (e a nessun altro), mentre Milik li guarda, dall’alto dei suoi sette gol – tutti in campionato – cifra rappresentativa di un tridente ipotetico che, così suggeriscono i numeri, ne ha segnati quattro in più del terzetto dei «reds». Però stasera tocca a Insigne e Mertens, quelli che a Parigi fecero tremare il Psg, quelli che sanno come si fa: i piccoli principi, insomma.

Come entrare al Louvre, come sporgersi sull’abisso del Grand Canyon. Ti manca il fiato, ti tremano le gambe, il cuore scappa e va per conto suo. This is Anfield. Lì dove il football pulsa per diritto divino. Beato l’uomo che non vi è mai entrato, perché vivrà nella speranza di farlo. Anfield: io non t’ho visto, t’ho vissuto. 114 anni di storia impregnata di sudore, fradicia di gloria, segnata da triondi e drammi, tragedie e resurrezioni. La casa del Liverpool, a partire dal 1892. Prima ci giocavano i cugini dell’Everton, poi l’affitto dell’impianto non fu più sostenibile, i Toffes emigrarono a Goodison Park, così ci si trovò nella bizzarra situazione di avere uno stadio, ma senza una squadra. E Liverpool sia. Nel Paradiso Terrestre – se ci pensate – è andata più o meno così. Da Adamo ed Eva in giù, siamo tutti in affitto. 18 titoli, 7 FA Cup, 8 Coppe di Lega. Più 5 coppe dei Campioni per il popolo di Anfield. Alla fine del tunnel che accompagna le squadre in campo c’è una scritta. Semplice, definitiva. This is Anfield. L’idea fu di Bill Shankly, il totem tra gli allenatori che si sono seduti in panchina, mentre il boato – «You’ll never walk alone» ti fa rizzare i peli delle braccia. Steve Gerrard – 17 anni con i Reds – ogni volta ci appoggiava la mano sopra, per l’ultima carezza prima della battaglia. Negli anni d’oro – quando il Liverpool spadroneggiava in Europa a cavallo tra i ’70 e gli ’80 – nella Kop, la celebre curva, si stava in trentamila, tutti in piedi, uno stretto all’altro, a formare un’unica marea di passione. Cantano anche i muri. Oggi Anfield ha una capienza di 54.074 posti, si lavora per portarlo a 60.000. Undici volte le italiane hanno giocato ad Anfield, dalla prima, la semifinale di Coppa dei Campioni con l’Inter di Herrera (3-1 per i Reds), all’ultima, fine aprile di quest’anno: Liverpool-Roma 5-2. Per quattro volte Anfield è stato espugnato. Il primo fu il Genoa di Bagnoli, 18 marzo 1992. Quarti di Coppa Uefa. 2-1, contro i Reds di Ian Rush e John Barnes, doppietta di Pato Aguilera. Serata epocale. Nella tana rossa hanno vinto anche la Roma di Capello (0-1, Coppa Uefa 2001, ottavi), la Fiorentina di Prandelli (1-2, Champions 2009, girone) e l’Udinese di Guidolin (2-3, Europa League 2012, girone). Mentre l’ultimo a passare (a passo di carica) è stato proprio Carlo Ancelotti, col Real di CR7, quattro anni fa. Le stelle di Anfield sono note – da Ian Callaghan a Ray Clemence, da Ian Rush a Jamie Carragher, da Kevin Keegan a Kenny Dalglish, da Roger Hunt a Michael Owen, da Billy Liddel a John Barnes, ma a noi piace riportare la frase con cui un onesto calciatore – non un campione – uno dei tanti tra centinaia e centinaia che hanno vestito quella maglia e hanno calcato quel terreno, ha descritto il fascino di questo stadio. Il calciatore si chiama John Aldridge, è nato a Liverpool, aveva i baffi e un discreto fiuto del gol, ha giocato negli anni 80. «Quando hai vinto una partita e festeggi con la gente di Anfield, sei allo stesso tempo al settimo cielo e profondamente dispiaciuto. E il motivo è semplice. Pensi che non sei mai stato così felice, e subito dopo pensi che non lo sarai mai più».

Il Napoli ha milioni di tifosi presenti in tutti i continenti ed è praticamente impossibile che la squadra azzurra giochi una partita senza che non ci siano propri sostenitori sulle tribune Mosca

You’ll never walk alone: perché ad Anfield, anche ad Anfield, il Napoli potrà contare su almeno 2.500 tifosi. E la missione Champions può cominciare: l’obiettivo è scritto e cerchiato di rosso come i Reds, i grandi avversari che oggi proveranno a ribaltare l’andamento di una fase a gruppi che la squadra di Ancelotti ha affrontato con il piglio del leader. Della prima e unica imbattuta del girone: al diavolo i calcoli e anche i timori che affondano le radici in un altro 11 dicembre (2013) e in un’altra trasferta-beffa di coppa in Inghilterra (a Londra con il Chelsea, ottavi di ritorno 2012), il popolo ci crede tanto quanto Carletto e oggi canterà. La mitica Kop da un lato e i mitici azzurri dall’altro: e vinca il colore più intenso.

ULTIMO CARLETTO. E allora, arcobaleno su Liverpool: una festa, ecco cosa dovrà essere la giornata di sport, di calcio, che andrà in scena prima per le strade della città dei Beatles e poi su e giù per Anfield Road. Il viale del tempio dei vicecampioni d’Europa, imbattuti in casa, in campo internazionale, da più di quattro anni: dal 22 ottobre 2014, con il Real Madrid. Il Real di Ancelotti: proprio così, l’ultimo a riuscire in questa impresa è stato lui, Carletto. Che oggi sarà dunque il trascinatore numero uno: dei giocatori e poi della gente. Degli appassionati e anzi innamorati che sin dal weekend hanno cominciato ad affacciarsi sul Mersey.
OCCHIO RAGAZZI. Complessivamente, tra quelli che occuperanno il settore riservato agli ospiti e quelli invece sparpagliati in tribuna – per lo più residenti in Inghilterra, rappresentanti degli sponsor, amici e parenti -, i tifosi del Napoli attesi ad Anfield sono almeno 2.500. Per la precisione: i biglietti venduti, e dunque catalogati dalla Questura, sono 2.262. Gli arrivi: a bordo dei quattro charter organizzati oppure privatamente. Le indicazioni utili a non incappare in situazioni spiacevoli, come all’epoca degli incidenti nel giorno dell’Europa League, sono semplici: seguire i percorsi consigliati, camminare in gruppo, evitare biglietti falsi, droghe, alcol e anche le sigarette sulle tribune. Incluse quelle elettroniche: pena, l’espulsione.

STABIESE RED. Allo stadio, curiosità delle curiosità, ci sarà anche un napoletano, originario di Castellammare di Stabia, che però farà il tifo per i Reds: si chiama Carlo Baleotto, vive e lavora a Liverpool e fa parte dell’Italian Branch, ovvero del gruppo di tifosi italiani riconosciuti dal club inglese e coordinato da Nunzio Esposito. Napoletano: lui, però, oggi vedrà la partita da casa, a due passi dal San Paolo, perché prima del sorteggio Champions aveva già organizzato la prossima trasferta con i vari iscritti: quella di Premier con lo United, sentitissima, in programma domenica. In totale, gli italiani tifosi del Liverpool residenti nel Merseyside e presenti ad Anfield saranno sei.

«Il Napoli è favorito, ma noi dobbiamo essere felici di avere questa possibilità, e dovremo prendercela». Alla vigilia dello spareggio contro il Napoli, si respira un clima d’euforia a Melwood, il centro sportivo del Liverpool. Il primo posto in Premier League, conquistato nell’ultimo fine settimana, addolcisce la tensione per una partita decisiva per la stagione dei Reds. Che vogliono continuare il cammino europeo, dopo la finale dell’anno scorso persa malamente contro il Real Madrid. Ma che già due volte, nelle ultime tre partecipazioni, sono usciti alla fase a gironi. Se in campionato finora il cammino della squadra di Jurgen Klopp è stato impeccabile – unica squadra ancora imbattuta, 13 vittorie dopo 16 giornate -, in Champions sono emerse difficoltà inattese. «Contro il Napoli al San Paolo semplicemente non siamo stati all’altezza, e a Belgrado non è andata meglio – l’analisi di Klopp -. A Parigi abbiamo giocato la nostra partita, ci sta di perdere in trasferta. Abbiamo fatto il nostro, ma non è stato abbastanza. Ma in casa finora le nostre prestazioni sono state di un altro livello. E contro il Napoli dovremo fare anche meglio». Klopp, nonostante l’obbligo di vittoria, non sembra accusare la pressione della vigilia. «Se non ci saranno decisioni speciale da parte del direttore di gara, otterremo quello che ci meritiamo – ha aggiunto il tecnico tedesco -. E l’unico modo per garantirci la qualificazione è giocare una grande partita. In questo senso saremo pienamente responsabili del nostro destino. Abbiamo ancora grandi possibilità per qualificarci». Nessun rimpianto, dunque, per non essere riusciti ad esprimere in Champions quella maturità tattica che ha reso il Liverpool, nei fine settimana inglesi, una squadra quasi insuperabile: con solo 6 gol incassati è la migliore difesa del campionato. Una solidità che si è tradotta nell’ultimo mese in cinque vittorie di fila, 22 punti guadagnati sugli ultimi 24 a disposizione. «Noi cerchiamo sempre di difenderci al meglio, ma non possiamo trascurare le qualità dei nostri avversari. E contro il Napoli sarà particolarmente difficile». Ad Anfield il Liverpool è imbattuto da 18 partite europee, l’ultima sconfitta risale all’ottobre 2014 contro il Real Madrid (0-3). E proprio al suo popolo Klopp rivolge l’ultimo appello per avere un vantaggio in più contro i partenopei. «Dobbiamo tutti creare un’atmosfera speciale: i giocatori dovranno trascinare il pubblico con il loro spirito, ma anche il pubblico dovrà sostenere la squadra. Non vedo l’ora, mi aspetto una serata magica». Pur nella difficoltà di una partita contro un avversario che Klopp dimostra di conoscere molto bene. E non solo perché ai tempi del Dortmund era stato corteggiato proprio da Aurelio De Laurentiis. «Il difetto di Aurelio è che parla troppo. Io non l’avevo mai raccontato. Ma penso solo alla partita. Sappiamo il risultato che dobbiamo centrare, e sarà difficile. Perché il Napoli è molto bravo nel possesso, nel contropiede e, come tutte le squadre italiane, è ben organizzato in difesa».

Ed eccolo stasera, all’Anfield, il grosso funambolo del bordo campo, l’esagerato, il saltellante, con il vessillo della zazzera bionda trapiantata cinque anni fa, i denti bianchissimi ripuliti ben bene dalla nicotina, ecco il lupo di Stoccarda, l’ex ragazzo che ha vissuto nella Foresta Nera, il nuovo diavolo rosso del Liverpool, il profeta del gegenpressing, il menschenfranger (il catturatore), insomma Jurgen Klopp di un metro e 93 di fronte al quale il nostro Ancelotti è la madonna di Pompei, il buon pastore, un Buddha emiliano, il leader calmo, il quiet man contro l’esagitated, il self-mad-man, mad un po’ pazzo, l’happy face, l’allegrone.

Si definisce spudoratamente “normal one”, non avendo niente di normale, esorbitante e vistoso com’è, sorretto da un robusto epicureismo, voglio godermi ogni giorno come se fosse l’ultimo, così dice, e aggiunge: mi piace celebrare, bere o qualsiasi cosa perché domani potrebbe essere la fine. Jurgen Klopp, ultimo paladino dell’edonismo reaganiano. Un eterno ragazzone, a cinquant’anni, che è stato il comandante dei gilet gialli ai tempi di Dortmund ed ora abbracciando tutti, sollevando tutti, spingendo tutti per un gol di Origi al 96’ contro l’Everton, nel derby di Liverpool, scandalizza l’aplomb britannico e provoca un’inchiesta dei parrucconi della Football Association contro l’esagerata felicità del tedescone.
Il calcio di Klopp è heavy metal, metallo pesante, è pressione, intensità, percussione, è l’inferno col pallone, è gli otto schemi delle ripartenze verticali, è la velocità e la reattività del footbonaut, la gabbia hi-tech, autentica gabbia di matti dove i calciatori, in un ambiente piccolo e chiuso, devono destreggiarsi con la palla, scattando, evitandosi, rimbalzando. Klopp è Vercingetorige, grandissimo re di guerrieri con i tacchetti. Ma è anche il dottor Jurgen Klopp, laureato in scienze dello sport alla Goethe University di Francoforte, figlio di un calciatore dilettante e di una commessa di negozio.
Klopp è Furia, cavallo selvaggio del West inglese. Un domatore di leoni britannici. Un maniaco della tattica, cristiano protestante che prega ogni giorno. Un torturatore se vogliamo ricordare quando, allenatore del Mainz, portò in ritiro la squadra su un lago svedese senza elettricità e cibo perché voleva che i calciatori sentissero di poter sopravvivere a qualsiasi cosa. Del resto, ama ricordare quello che gli diceva suo padre: il ferro affila il ferro mentre l’uomo affila l’uomo. Un fanatico di se stesso. “Il calcio è la sola cosa che so fare”. Odia il Barcellona, “perfetto e noioso”, e sogna partite vibranti, “il pallone di qua, il pallone di là, portieri che parano, pali, traverse e la mia squadra che fa bang”. Famoso, a Liverpool, anche perché vi ha portato i miracoli della nutrizionista tedesca Mona Nemmer, dispensando ai calciatori buffet di insalate, spremute, succhi di frutta fresca e il famoso “muesli”, una miscela di cereali, frutta, noci, fibre, pasta fresca dopo le partite.
Aspetta il Napoli e vuole fare bang dopo l’umiliazione del match al San Paolo. Stasera sarà ancor meno “normal one”. Sarà un drago sventolando la zazzera bionda a bordocampo, pronto a rotolarsi nell’erba e ad abbracciare un sogno.

Mica si fa più pretattica: non si usa, ormai, da un bel po’ e semmai, volendo, è un modo per divagare, per sorridere e «disintossicarsi», per intrufolarsi con un a bella dose di leggerezza in questo tempio ch’è Anfield e che appartiene a loro. Ma sì, la giocano quelli che l’hanno già fatta contro il Psg, sia all’andata che al ritorno, lo rifanno per i dieci-undicesimi, quelli che hanno avviato la «rivoluzione» di Ancelotti il 3 ottobre scorso. Si cambia, eh sì succede, e sono sette facce nuove rispetto a quelle che hanno avviato la goleada con il Frosinone: non c’è trucco e non c’è inganno, stavolta è fatta.

DIFESA. La porta va ad Ospina, noblesse oblige, perché Meret ha bisogno ancora di entrare nella «bolgia» e certi processi hanno procedure e riflessioni di medio termine: in panchina, semmai, ci sarebbe posto per l’enfant prodige, ma anche ad Anfield tra i diciotto ci sta Karnezis. Poi, da destra a sinistra, Maksimovic che avrà il compito di leggere le situazioni e dunque di lasciare che la linea sfili verso il centro in fase di possesso; Albiol ancora al fianco di Koulibaly e Mario Rui a sinistra.
CENTROCAMPO. E’ tutto scritto nella formazione di sabato scorso ma anche nelle gerarchie;: Callejon ha riposato per essere tenuto fresco, ne avrà di chilometri da fare, lui con Fabian Ruiz, che fungerà da omologo a sinistra; e nel cuore della partita, ormai gli irrinunciabili Allan ed Hamsik, che sono entrati nelle rispettive parti e dei quali è difficile fare a meno. Certo non stavolta.

ATTACCO. E’ rimasto a casa Verdi, che all’andata fu una delle variabili per ritoccarla in corso, non c’è neanche Younes, che essendo infortunato, a settembre, non si è ritrovato in lista, però Ancelotti con il Frosinone ha scoperto che Ounas e Milik vedono la porta, da vicino o anche da lontano: per il momento non basta, Insigne & Mertens rappresentano «la coppia».
ADL SOGNA. Anfield è uno spettacolo da godere anche prima che cominci la partita, in una vigilia che Aurelio De Laurentiis vive come sempre, con John John, il nipotino, al suo fianco e una serie di messaggi diretti e subliminali che riempiono il cielo di Liverpool: «E’ bellissimo dover giocare gare del genere e in dieci anni di strada in Europa ne abbiamo fatta. In serie A non ci capita mai, perché quello è un campionato squilibrato e a volte sfidi avversari che sembrano già retrocessi. Da noi, ormai, si bada al salvadanaio e basta e questo benedetto fair play finanziario non sai mai se viene applicato o no, altrimenti metà delle squadre dovrebbe chiudere».
Liverpool è l’altra faccia d’un calcio, rigoglioso e invitante, un tintinnio d’emozioni che induce alla felicità (anche) economica, arrivando agli ottavi: «E io penso e spero di vedere una squadra cazzuta. Ancelotti è responsabile e non deve dimostrare niente a nessuno, penso che una affermazione, qua, darebbe soddisfazione ai nostri quaranta milioni di tifosi nel mondo». Pensierino della sera: ma le basta passare anche come secondo o vuole il primo posto? Silenzio… Sorrisino della sera…

Stasera spegne 50 candeline, quante sono le sue presenze in gare internazionali col Napoli, ma Lorenzo Insigne vorrebbe festeggiare al novantesimo, nello spicchio di Anfield dove oltre duemila napoletani sosterranno i propri beniamini in questa sfida elettrizzante al Liverpool. La squadra di Ancelotti sta acquisendo la mentalità e il gusto per affrontare queste partite che hanno un fascino incredibile, ma rischiano di essere una trappola letale per chi non sa interpretarle.

LA MATURITÀ Oggi Lorenzinho dimostra ben più di quelle 50 partite in Europa. Nel senso che ha maturato una saggezza, un’autostima che prima non aveva. Certo, proprio contro Klopp realizzò il suo primo gol in Champions, fra i più belli: con una punizione che aggirò la barriera del Borussia Dortmund. Ma allora — nel 2013 — erano sprazzi, questa stagione è diventata la sua consacrazione, dopo che Carlo Ancelotti lo ha convinto che giocare in mezzo fa la differenza. Ancora questa estate, nel ritiro trentino, Lorenzo affermava: «Falso nove? Non mi ci vedo, ma se il mister me lo chiede…». E il mister non glielo ha chiesto, ma lo ha aiutato a maturare quella scelta. Da esterno offensivo, oggi giocando in mezzo ha molta più lucidità sotto porta (10 gol, 7 in campionato e 3 in Europa) e soprattutto trova il gusto di essere anche il regista avanzato, arretrando sull’asse centrale per andare a prendersi il pallone e triangolarlo con i centrocampisti che tagliano e si inseriscono. Lorenzo è proprio un altro giocatore e se il Napoli stasera scende in campo primo nel girone di qualificazione davanti a Psg e Liverpool il merito è soprattutto suo. Proprio all’andata con i Reds il gol più pesante, al 90’, da vero centravanti: in scivolata. Poi quello bellissimo al Parco dei Principi, con un delizioso colpo da sotto, in una partita che il Napoli avrebbe stra- meritato di vincere. Il terzo sigillo forse quello più complicato : con la squadra sotto di un gol al San Paolo col Psg, tirare un rigore a un certo Gigi Buffon che ti conosce benissimo non è semplice. Ecco in quei momenti Insigne ha dimostrato di essere campione, di non soffrire più quella pressione ambientale che fino a non molti mesi fa a volte lo ha portato pure platealmente ad avere sensi di insofferenza verso quel suo pubblico che lo criticava, ma oggi non si sogna nemmeno di farlo, visto com’è diventato trascinatore della squadra. Ecco dopo quel gol a Buffon il 6 novembre, Lorenzo si è preso una pausa da gol, non di prestazioni che hanno ormai una continuità da polizza assicurativa.

OTTO ANNI DOPO Riecco il Napoli di Aurelio De Laurentiis ad Anfield, della squadra attuale c’era soltanto il capitano Marek Hamsik nel gruppo allenato da Walter Mazzarri nel 2010: «Cazzuta anche quella squadra che se ricordo bene arrivò terza e andò in Champions. Allora abbiamo perso per inesperienza ma in questi ultimi otto anni siamo cresciuti in Europa, anche se questo non è il momento di lodarsi.

Però cerchiamo nuove affermazioni internazionali per dare anche soddisfazione a quei quaranta milioni di tifosi che abbiamo nel mondo e che solo in piccola parte possono seguirci dal vivo. Poi Ancelotti sa gestire le cose al meglio ed ha tanta di quella serenità ed esperienza, che trasmette all’ambiente, per la quale non ha nulla da dimostrare con tutto quello che ha vinto». Insomma il presidente si coccola il suo allenatore e non pensa più a Jurgen Klopp che cercò di portare al Napoli, proprio nel 2015 prima che finisse al Li- verpool. ADL ne ha pure parlato apertamente di quel contatto e la cosa, riportata in conferenza, è stata chiusa dal tedesco con una battuta: «Il presidente mi è simpatico, ma è troppo loquace». Vedremo chi parlerà meglio sul campo stasera.

Arbitro Skomina. E’ una partita dall’importanza unica quella che va in scena questa sera ad Anfield Road tra Liverpool e Napoli. La squadra di Carlo Ancelotti, in testa al girone con 9 punti, 3 in più dei ragazzi allenati da Jurgen Klopp, accede agli ottavi sia in caso di vittoria che in caso di pareggio, mentre in caso di sconfitta tutto dipenderebbe dal risultato al termine dei 90 minuti di gioco della gara di Belgrado tra Stella Rossa e Paris Saint Germain: un finale thrilling dunque per Hamsik e compagni.

Diretta Liverpool Napoli in pay-per-view su Sky Sport Arena e Sky Sport (Canale 253 Satellite, 384 Digitale) anche in alta definizione HD. La partita non viene trasmessa in chiaro sulla Rai e quindi nememno in streaming gratis online con RaiPlay. Video streaming su SkyGo, tra i servizi riservati agli iscritti e raggiungibili con app scaricabile con pc, tablet e smartphone, anche per Apple iOS e Google Android oppure guardando in diretta la pagina LIVE dal tuo PC.

21:00 Diretta Inter-PSV (Champions League) – Sky Sport Uno e Sky Sport (Canale 252 Satellite).

Arbitra Zwayer. L’Inter di Luciano Spalletti si è complicata la vita in vista della qualificazione agli ottavi di finale di Champions League perdendo a Wembley due settimane fa al cospetto del Tottenham, ma conserva ancora speranze di qualificazione se stasera a San Siro contro il PSV farà meglio di quanto faranno gli inglesi al Camp Nou contro il Barcellona. Olandesi ultimi nel girone e già fuori da tutto, con la testa dunque all’Eredivisie, ma desiderosi di ben figurare.

Diretta Inter PSV in pay-per-view su Sky Sport Uno e Sky Sport (Canale 252 Satellite) anche in alta definizione HD. La partita non viene trasmessa in chiaro sulla Rai e quindi nememno in streaming gratis online con RaiPlay. Video streaming su SkyGo, tra i servizi riservati agli iscritti e raggiungibili con app scaricabile con pc, tablet e smartphone, anche per Apple iOS e Google Android oppure guardando in diretta la pagina LIVE dal tuo PC.

21:00 Diretta Barcellona-Tottenham (Champions League) – Sky Sport Football e Sky Sport (Canale 254 Satellite).

Arbitro Mazic. Il Barcellona, 13 punti nelle 5 partite fin qui disputate, reduce dalla vittoria sul campo del PSV Eindhoven e con in tasca la certezza di avere già vinto il Gruppo B di qualificazione alla fase ad eliminazione diretta di Champions League, ospita questa sera al Camp Nou il Tottenham Hotspur, che sulla scia dell’entusiasmo seguito alla vittoria casalinga di due settimane fa ai danni dell’Inter vuole i 3 punti per conquistare a sua volta l’accesso agli ottavi di finale.

Il match Napoli Frosinone sarà trasmesso anche in streaming su diverse piattaforme, tutte rigorosamente di Sky. Anche qui se avete un abbonamento Sky potete utilizzare l’applicazione SkyGo (gratuita) che permette la visione del match anche in streaming. SkyGo infatti permette di vedere su PC, Smartphone, Tablet e non solo tutti i programmi Sky sfruttando il proprio abbonamento di casa.

Trovare la via di mezzo tra la necessità di avere la formazione migliore martedì a Liverpool e non perdere la concentrazione contro il Frosinone penultimo in Serie A. Per tutta la settimana Carlo Ancelotti ha lavorato sulla testa dei calciatori e il resto lo ha fatto lui ieri, evitando di commettere l’errore che fu complice del pareggio casalingo contro il Chievo. Questa volta tutti a dormire sotto lo stesso tetto: dopo aver consumato il pranzo e vissuto il pomeriggio in famiglia, ieri alle 19 il gruppo si è riformato al centro tecnico, per cenare insieme e seguire la sfida Juve-Inter, prima di andare a nanna.

Soltanto oggi alle 15 si saprà quale formazione avrà scelto l’allenatore, dopo la rifinitura di ieri mattina e nel corso della quale ha mischiato parecchio le carte. Tra primo e secondo tempo delle partitine, si è intuito che gli unici quattro a essere certi del posto contro il Frosinone, sono Koulibaly e Milik, oltre a Meret e Luperto che rientrano dopo infortuni più o meno lunghi.
Tutto il resto dev’essere interpretato, anche se la logica lascia immaginare che Malcuit e Hysaj occuperanno le due corsie “basse”, con Ounas e Zielinski nella parte alta di quella porzione di campo. Resta da capire se accanto a Diawara ci sarà ancora Allan (come sembra) oppure Rog. In attacco, il bomber polacco è certo del posto, con la probabilità di una staffetta tra Insigne e Mertens a gara in corso.

I numeri raccontano che in casa il Napoli è imbattuto da dodici incontri di campionato (nove vittorie e tre pareggi), tuttavia, ha vinto soltanto una delle ultime tre gare interne (due pareggi nelle altre). Di contro, la squadra azzurra ha il miglior attacco nei secondi tempi di questo campionato (18 reti) e oggi sfiderà la squadra che ha subito il maggior numero di gol nel corso della ripresa (19).  Staccare la spina prima di infilarsi sul volo diretto al Merseyside sarebbe un gravissimo errore e allora a tenere desta la squadra azzurra ci penseranno i circa 35.000 tifosi del San Paolo che chiederanno un piccolo sforzo per non perdere terreno nella classifica della Serie A. La Champions League, il Liverpool, Anfield per oggi possono aspettare.

Ecco una breve lista che potrebbe risultare utile ai fini delle ricerche:

  1. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  2. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen;
  3. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  4. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  5. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  6. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  7. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  8. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  9. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  10. Svezia con Modern Times Group.

DOVE VEDERE NAPOLI– FROSINONE IN TV

Per vedere Napoli Frosinone in TV hai bisogno di un abbonamento Sky con il pacchetto Sky Calcio. Se soddisfi questo requisito, la gara sarà visibile con ampio pre partita e post partita su Sky Sport HD e Sky Sport Serie A, canale 202.

Nel caso in cui non fossi un abbonato Sky purtroppo non potrai vedere la partita in TV ma puoi sempre usufruire di alcuni servizi alternativi per vedere Napoli Frosinone in streaming. Altrimenti puoi approfittare dell’occasione per sottoscrivere un abbonamento Sky.

DOVE VEDERE NAPOLI FROSINONE IN STREAMING

Il Frosinone di Moreno Longo si presenta oggi al “San Paolo” di Napoli per una sfida proibitiva, almeno sulla carta, ma con la chiara intenzione di dare seguito alle recenti positive prestazioni. La novità rispetto alle ultime uscite è il reintegro del centrocampista Paolo Sammarco: «Paolo è convocato – le parole di Longo alla vigilia -. Siamo sicuri che possa darci una mano e allo stesso tempo ci auguriamo che Hallfredsson possa recuperare nel più breve tempo possibile dall’infortunio. Non ci sarà nemmeno Gori mentre Ciano logicamente non ha i 90 minuti nelle gambe essendo stato fermo tre settimane».

Lecito, quindi, aspettarsi qualche cambio nello scacchiere di partenza ma il tecnico dei laziali preferisce puntare sull’atteggiamento: «Dobbiamo andare a giocare la nostra gara, senza partire con l’handicap di pensare di aver già concesso la partita al Napoli. Questa sfida per noi deve essere una opportunità di ottenere punti e allo stesso tempo un modo per raggiungere un altro step migliorativo».

«Ragazzi» – e deve averlo detto Ancelotti perché lo sono – «adesso tocca a voi». Il più “vecchio”, e vi scapperà da sorridere, rischia di essere Allan Marques Loureiro, che per sentirsi un teen ager corre per sé ma anche per gli altri: ventisette anni, ventotto a gennaio, per ritrovarsi come un “senatore” in quella classe di bambini; e il più giovane, ma di poco, è Alex Meret, uno che ha preso a schiaffoni la sorte e stavolta può entrare in campo, il “suo” stadio, come un predestinato che a ventuno anni (ventidue nel marzo prossimo) può volare nella Storia a pugni chiusi. Il Progetto è un’entità concreta che s’allunga nel San Paolo, lo occupa in lungo e in largo con quell’espressione da “scugnizzo” che appartiene a Insigne, ma mica soltanto a lui: sembrano compagni di scuola che s’avviano in aula, basta guardarli in faccia, e invece inseguono un sogno, stare nei pressi della “Vecchia Signora”, che si è risistemata a undici punti di vantaggio, inseguirla e farle sentire la loro sana allegria, cavalcando un’onda verde che fa impallidire le statistiche e le (mal)sane abitudini d’un calcio che reclama – quasi rigorosamente, persino ossessionatamente – l’esperienza in dosi quanto più massicce. E anche, e non vi paia strano, allungare sull’Inter, la “nemica” carissima nel ruolo di vice-regina e di pretendente alla Champions.

OH, BABY. Napoli-Frosinone, vi sembrerà stranissimo, sa a modo suo di spartiacque in questo football (e in questa città) in cui gli esami non finiscono mai e ricominciano, sistematicamente, ogni volta che si rimette la palla al centro: e Ancelotti, che ha scelto di rimettersi in discussione partendo dal Sud, stavolta si intrufola nel personalissimo laboratorio, ereditato dai quattordici anni di Aurelio De Laurentiis e fonde varie anime di una squadra rendendola deliziosamente baby.

VOLARE, OH OH. Non è mai stato così fanciullo questo Napoli, non quest’anno e chissà nel passato, però ha le stimmate per credere in se stesso, pur stando dentro ad una navicella spaziale che vorrebbe spiegarci ancora la rotondità della terrà: in fin dei conti, toccherà ad ognuno di loro rotolare insieme al pallone nel futuro, cominciando a domare l’insidia più insolente d’una partita, la sua presunta facilità. Ed è forse anche da questi particolari che si giudica un giocatore: perché un calciatore, adesso, lo valuti dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia (direbbe De Gregori) e anche da quella carta d’identità che costituisce non una frivola idea alternativa ma la diversità per sfidare le corazzate.

TEST. E pure questo è un messaggio, lo si legge ben chiaro: ci sono due ventunenni e due ventiduenne, tre ventiquattrenni e quattro ventisettenni: è una squadra largamente under 30, fa una media di 24 anni e 261 giorni, sa di lungimiranza e contemporaneamente, per i “puristi”, anche di azzardo, però ha un senso tattico, persino filosofico. E’ un ponte che può condurre anche lontano ma che, per stavolta, in questo sabato all’italiana (e ne sono, ce ne sarebbero tre) mescola varie culture e un’unica tendenza: lasciarsi andare, come se fossero a un party, ubriacandosi (lecitamente) del loro calcio genuino, che ha pretesa probabilmente di staccarsi dalla routine, ma che Ancelotti tenta di spruzzare nell’orizzonte che sa di azzurro. La Juventus rischia di scappare via, ancora e di nuovo: per provare a starle addosso, e a distanza tutto sommato ancora umana, e pensare che un giorno sia possibile prima avvicinarla, poi affiancarla, ci vuole energia. Una dolce, insolita incoscienza da (bravi) ragazzi.

E’ il gioco delle coppie, però sa di Risiko o persino del cubo di Rubik: e ci si può sbizzarrire, tentare di individuare le strategie, oppure montare e smontare quel Napoli, restando avvolti nei dubbi e nelle nebbia (virtuale) di una vigilia lunghissima. E’ la pura legge del turn-over, va applicata per mille e un motivo, perché ci sono uomini a cui dare fiducia e anche perché tra tre giorni, a Liverpool, bisognerà arrivarci assolutamente liberi dalle tossine: la botta che Albiol ha rimediato a Bergamo ha lasciato tracce e pure quella che ha costretto Maksimovic a uscire un po’ prima; e allora, un po’ per necessità e un po’ anche per cautela, la rivoluzione va in scena ovunque, dalla difesa in su, in questo tourbillon che assicura un altro debutto (Meret) e lascia che ondeggino un paio di interrogativi. Albiol se la guarderà dalla tribuna, Maksimovic dalla panchina e Luperto annusa il campo dopo un mese e mezzo.

A DESTRA. La catena di destra, ormai si chiamano così da un bel po’, sa di fresco e persino di inedito, perché da quella parte, davanti a Malcuit, ci si potrebbe ritrovare Ounas, che ha avuto modo di memorizzare a lungo, nella rifinitura, i movimenti «a entrare e uscire» dalla linea; e a sinistra, invece, pur rimodellando l’asse, Hysaj e Zielinski si lanceranno per impadronirsi di una corsia sulla quale si sviluppa, spesso, la maggior parte del gioco offensivo.

PICCOLI. E’ quasi tutto scritto, anche in attacco, l’altra zona in chiaroscuro: Milik sembra solidamente sistemato al centro dell’area, ma ad Ancelotti le perplessità sono venute sul partner da sistemargli al fianco o poco dietro, territorio che pare destinato ad Insigne, in teoria più fresco di Mertens. Ma sono piccoli, piccolissime incertezze.

L’attesa è finita. È durata a * lungo ma, finalmente, I Alex Meret potrà fare il suo esordio col Napoli. Tra i pali, contro il Frosinone, oggi pomeriggio ci sarà l’ex portiere dell’Udinese. Una presenza importante, che gli servirà per riprendere confidenza con le partite vere, dopo aver lavorato parecchio, negli ultimi cinque mesi per recuperare la migliore condizione, dopo l’infortunio al braccio sinistro (frattura dell’ulna). Sarà un momento emozionante per questo ragazzo che ha scelto Napoli con la convinzione di poter crescere e imporsi ad alti livelli. Meret è arrivato nella scorsa estate dall’Udinese. Un’operazione che è costata 20 milioni di euro (nella trattativa è stato inserito anche Karnezis), cifra che Aurelio ha investito volentieri dopo aver avuto l’ok di Carlo Ancelotti. L’entusiasmo del giovane portiere (21 anni) è durato poco, perché l’il luglio, in allenamento nel ritiro di Dimaro, s’è infortunato in uno scontro di gioco con un giovane della formazione Primavera.

L’OPERAZIONE Meret è stato operato il giorno successivo, dopodiché ha iniziato al fase di recupero, che sarebbe dovuta durare al massimo 60 giorni ma che si è protratta per una serie di conseguenze che ne hanno ritardato il rientro. Oggi il ragazzo è perfettamente guarito e, avuto l’ok dallo staff sanitario, Ancelotti ha deciso di testarlo in una partita il cui coefficiente di difficoltà è ritenuto basso. E per questo il tecnico ha deciso di far ruotare i titolari soprattutto pensando all’Europa. Infatti, dopo la gara contro il Frosinone, l’ex portiere dell’Udinese cederà il posto a Ospina per l’impegno di Champions Lea- gue, a Liverpool, martedì. Il nazionale colombiano ha fin qui retto bene, è stato decisivo in alcune partite e ha l’esperienza necessaria per sopportare le pressioni di Anfield.

PROBABILI ESORDI Se Meret è certo di giocare, Faouzi Ghoulam e Amin Younes potrebbero subentrare nel corso della partita. Per il difensore algerino si tratterebbe di un rientro: quest’anno ha iniziato la sesta stagione col Napoli, ma non gioca da oltre un anno. L’infortunio patito il primo novembre dello scorso anno ne ha interrotto la crescita. Prima dello stop forzato, Ghoulam è stato seguito da diversi club di Premier League: i no di Aurelio De Laurentiis hanno chiuso ogni discussione prima ancora di aprirla. Il suo recupero garantirebbe ad Ancelotti un’ulteriore presenza sulla fascia sinistra dove, in assenza di Mario Rui, viene adattato Hysaj che è un destro. Con Ghoulam, in panchina ci sarà pure Younes. Anche lui è stato fermo sei mesi per la rottura del tendine di Achille.

IPOTESILUPERTO L’assenza di Albiol e l’affaticamento muscolare di Nikola Maksimovic potrebbero convincere Ance- lotti a schierare Sebastiano Lupetto in coppia con Kalidou Koulibaly. Il giovane difensore ha già due presenze in questa stagione, ma nessuna da titolare. Ha avuto la possibilità di andare a giocare altrove, nella scorsa estate, ma Ancelotti ha preferito non privarsene: in questo ragazzo crede molto.

Stavolta al centro del Napoli ci sarà Arkadiusz Milik. Il centravanti polacco tornerà titolare oggi contro il Frosinone per due valide ragioni: perché a Liverpool (suo malgrado) giocherà Mertens dall’inizio, ma anche perché lui a Bergamo si è ripreso la scena e, appunto, il posto. Almeno per una partita, questa contro i ciociari, che dovrà segnare il suo definitivo rilancio personale. Milik infatti ha segnato cinque reti in dodici apparizioni in campionato, ma non ha smesso, in un certo senso, di far discutere. La rete decisiva contro l’Atalanta gli ha infatti restituito morale, ora gli manca continuità sia di impiego sia realizzativa perché Milik non viene preferito a Mertens in Serie A da Napoli-Roma e, soprattutto, non ha mai segnato per due partite di fila.

GERARCHIE Anzi, nell’ultimo periodo ha fatto meglio da subentrato (reti ad Ata- lanta ed Empoli) rispetto a quando è partito dall’inizio (contro Udinese e, appunto, Roma). Il Frosinone, però, sembra avversario tenero, come lo era il Parma a cui Milik ha realizzato una doppietta – da titolare – alla vigilia in pratica di Juventus- Napoli. Ecco, quello che accadrà tra oggi e martedì sembra molto simile a quanto visto a fine settembre: due partite ravvicinate, la più importante appannaggio di Mertens e la prima, quella in cui si può fare turnover, per la quale viene scelto Milik. Le gerarchie, dunque, sono chiare ma ciò non vuol dire che Arek non intenda ribaltarle.

ESPLOSIONE Per riuscirci deve cominciare a segnare senza soste. Troppe sono state infatti le pause che si è preso sin qui, nella prima stagione napoletana senza infortuni. Una stagione nella quale vuole essere protagonista come all’inizio (vedi gol in casa della Lazio). Sembrava il miglior viatico per la consacrazione, poi qualcosa a livello mentale si è «bloccato». Eppure, se ben assistito – come a Roma da Callejon e a Bergamo da Mario Rui – Arek non perdona. Per questo Ancelotti lo tiene in grande considerazione, convinto che presto esploderà. Il Frosinone potrebbe essere la miccia giusta.

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