Pensione Quota 100 e TFR e TFS: possibili penalizzazioni su importo liquidazione dipendenti

Si torna a parlare di uno dei temi caldi degli ultimi giorni, ovvero quello riguardante la Pensione quota 100. Questa si farà e partirà già dai primi mesi del nuovo anno e dunque del 2019. Questa è una delle tante novità riguardanti la riforma pensioni che è prevista dal disegno di legge di bilancio, approvata dal governo nel corso del Consiglio dei Ministri, che si è tenuto il 15 ottobre 2018. La Quota 100, permetterà di andare in pensione anticipata, ma bisognerà rispettare alcuni requisiti anagrafici e contributivi. Nonostante in seguito all’approvazione del ddl di bilancio 2019, il vicepremier Matteo Salvini  ha annunciato che non ci saranno penalizzazioni, le cose non sembrano essere effettivamente così. Nelle ultime ore, infatti, è emerso un dubbio, ovvero che il TFR e il tfs, potrebbero rientrare nella sfera delle penalizzazioni previste proprio da Quota 100. Effettivamente questa misura sulle pensioni, tanto voluta dal nuovo governo, potrebbe abbassare gli assegni per molti lavoratori e quindi non risultare poi così tanto conveniente per tutti.

Il problema riguarderebbe anche i dipendenti pubblici, ai quali lo Stato deve versare la liquidazione. Il problema, più nello specifico, potrebbe riguardare tutti quei soggetti che qualora quota 100 dovesse entrare in vigore, continuerebbero a lavorare, ma che invece a partire dal prossimo anno, potrebbero andare effettivamente in pensione. Ciò che ci si chiede, dunque, è se con Quota 100 la liquidazione possa arrivare più tardi e dunque i lavoratori in qualche modo potrebbero essere penalizzati.

Con quota 100 la liquidazione arriva più tardi?

Al momento le ipotesi sembrano essere due. Si potrebbe dilazionare i tempi della corresponsione del TFR e soprattutto del Tfs, che andrebbe versato al raggiungimento dei requisiti anagrafici per quanto riguarda la pensione di vecchiaia. Si potrebbe inoltre versarlo in tempo, sfruttando un anticipo bancario che potrebbe essere restituito dal Tesoro, attraverso un piano rateale 5 anni. Ad ogni modo, si tratterebbe di un modo per poter abbattere i costi annuali ma che peserebbe sicuramente sulle casse dello Stato. A parlare è stato Maurizio Petriccioli (Cisl fp), il quale è intervenuto sull’ipotesi di allungare i tempi di liquidazione.

Lo stesso ha riferito che allungare i tempi di corresponsione,  rappresenta un’ipotesi davvero inaccettabile, anche perché al momento esiste già una disparità di trattamento tra i dipendenti privati e pubblici. Il segretario sarebbe favorevole all’ipotesi del prestito, a patto però che non ci siano dei costi a carico del dipendente pubblico. Ad ogni modo, si tratta ad oggi soltanto di ipotesi e bisognerà attendere delle notizie ufficiali, che possano spiegare effettivamente cosa potrebbe accadere con l’entrata in vigore di quota 100.  Ad oggi, dunque, non è dato sapere che cosa potrebbe cambiare effettivamente sotto l’aspetto del TFR del tfs, con l’eventuale quota 100.

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