Pensioni 2019, novità per Opzione Donna: il calcolo dell’assegno

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Una delle tante misure pensionistiche oggetto di interesse dei cittadini italiani e non solo, ma anche del governo è Opzione donna, ovvero quella misura che da la possibilità alle donne lavoratrici di poter andare in pensione anticipatamente. Già da settimane il governo ha anticipato la volontà di voler prorogare ancora per un anno almeno la misura in questione, così come anche l’Ape sociale. Le due misure  sono ancora in campo ed ancora al momento non è stato deciso molto, perché potrebbero comunque arrivare entrambe con un emendamento alla manovra in discussione. E’ comunque quasi certo Ormai che Opzione donna sia stata prorogata anche per il prossimo anno. Ma effettivamente di cosa si tratta, come funziona e a chi spetta? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

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Opzione Donna

Si tratta di una misura sperimentale ed un meccanismo che da la possibilità le lavoratrici del settore pubblico e del privato di poter andare in pensione anticipatamente a patto però di accettare un assegno che sia calcolato interamente con il sistema contributivo. Questa misura è stata introdotta con la legge Maroni e poi riprese inserita anche nella legge Fornero e nella misura di bilancio 2017.

Per quanto riguarda invece il prossimo anno sarà inserita sicuramente all’altezza della manovra, ma al momento si attendono conferme ufficiali. Ad oggi per poter ottenere il pensionamento anticipato, grazie ad Opzione donna bisognerà rientrare in alcuni requisiti dal punto di vista contributivo e anagrafico e nello specifico devono avere raggiunto a 57 anni di età e 35 anni di contributi e le lavoratrici dipendenti, mentre le autonome dovranno aver maturato 35 anni di contributi e compiuto 58 anni di età. Una volta che si siano raggiunti questi requisiti al 31 dicembre 2015, bisognerà attendere la liquidazione dell’assegno di 12 e 18 mesi.

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Come si effettua il calcolo dell’assegno

Come abbiamo anticipato, il metodo di calcolo della pensione è di tipo contributivo, ritenuto spesso svantaggioso perché basato effettivamente su quelli che sono i contributi che il lavoratore in questo caso la lavoratrice ha versato durante gli anni lavorativi e non sulla media degli stipendi percepiti. Il calcolo della pensione comunque è sottoposto a delle variabili diverse l’uno dall’altro, ma nel caso di opzione donna si parlerebbe di un taglio della sull’assegno che ammonta al 25- 30%. Il calcolo si divide in due quote differenti, ovvero la A fino al 31 dicembre 1995 e la quota B dal primo gennaio 1996. Entrambe corrispondono a due montanti contributivi differenti e si possono sommare per poi giungere ad un montante totale.

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