Streaming come vedere Roma – Real Madrid Live TV Diretta Gratis Link No Rojadirecta

Sentirsi di passaggio e vivere comunque l’avventura da allenatore del Real Madrid come una splendida opportunità. Come un bambino al parco giochi, Santiago Solari si sta godendo ogni minuto sulla panchina più ambita del mondo. La storia, da quelle parti, ha un peso troppo grande per essere riscritta soltanto da un uomo e il tecnico dei blancos ne è semplicemente consapevole. Non ci è riuscito Ronaldo, già dimenticato dallo stesso popolo che lo osannava; non ce l’ha fatta neppure sua maestà Zinedine Zidane che ha alzato al cielo tre coppe dalle grandi orecchie in tre stagioni da allenatore. Se n’è andato e nessuno si è disperato. A Madrid sono talmente abituati a vincere che perdere stasera contro la Roma non è ammesso. Eppure, nel bel mezzo di una tempesta, Solari ha il volto sereno di chi la soluzione ce l’ha a portata di mano, di chi ti addolcisce con una carezza e poi ti colpisce a sorpresa. Ha lo sguardo furbo del guascone con l’asso nella manica: «Alleno la squadra più vincente della storia del calcio – ha dichiarato nella conferenza stampa pre Roma-Real – Mi basta questo per dirvi che sapremo rialzarci».

Di seguito, tutte le informazioni utili per saperedove vedere in diretta tv e streaming Roma-Real Madrid

DOVE VEDERE ROMA-REAL MADRID IN DIRETTA TV

La sfida tra Roma e Real Madrid potrà essere vista in diretta tv su Sky Sport in esclusiva. Le immagini salienti dell’incontro saranno trasmesse anche in Diretta gol sul canale Sky Sport 251. Fischio d’inizio ore 21.

DOVE VEDERE ROMA-REAL MADRID IN STREAMING

Roma-Real Madrid sarà visibile in streaming, in esclusiva per gli abbonati Sky, su pc e dispositivi mobili grazie all’applicazione Sky Go.

La crisi comunque è innegabile. Lopetegui è stato cacciato dopo un pesante 5-1 in casa del Barcellona e non sono bastate le 4 vittorie con cui il neo tecnico si è presentato a cambiare la storia di una stagione nata sotto una cattiva stella. La squadra è sesta in Liga a -6 dal Siviglia capolista, ha subito 19 gol (di cui 13 lontano da casa) e ne ha fatti soltanto 20. La Champions è un appiglio per restare a galla, un po’ come sta accadendo alla Roma di Di Francesco. Questo Real Madrid sta ripercorrendo l’agonia della stagione 2004-05, quella dei 3 allenatori: Camacho fino a settembre, Garcia Remòn fino a dicembre e poi Luxemburgo. Quest’ultimo fu cacciato a metà della stagione successiva per aver sostituito Ronaldo il fenomeno (inserendo un difensore) in una gara vinta contro il Getafe “soltanto” 1-0. I palati fini, tra cui il presidente Perez, non apprezzarono.

Solari dovrà rapportarsi con un datore di lavoro conosciuto per essere un vero trita-allenatori: in 15 anni (dal 2000 al 2006 e poi dal 2009 a oggi) ne ha cambiati 13 e soltanto Del Bosque ha completato il suo contratto. Di fatto, comunque, Perez lo cacciò, non rinnovandogli il contratto perché non seppe conquistare la “Decima” Champions nel 2003 – vinse campionato, supercoppa europea e coppa intercontinentale – con gente come Zidane, Raul, Figo, Ronaldo, Roberto Carlos, Makélélé… e Solari. Tutti gli altri tecnici, compresi Mourinho e Ancelotti, hanno lasciato la Capitale spagnola prima della scadenza del loro accordo. «Dobbiamo dare una risposta subito – ha aggiunto l’attuale allenatore del Real, rassicurando indirettamente il suo presidente – e lo faremo. La Roma è alla nostra portata, possiamo batterla e vincere il girone. L’Olimpico? Per i giallorossi è un grande aiuto. Il clima sarà infuocato. Io qui ho segnato alla Lazio e quando giocavo nell’Inter vincevo quasi sempre». Mancherà Casemiro per infortunio («un’assenza che pesa molto»), probabile Isco nei 3 di centrocampo. In attacco ballottaggio tra Vazquez e Asensio, nel tridente con Bale e Benzema. Sergio Ramos, invece, occuperà il solito posto al centro della difesa. «È una persona onesta – ha detto riferendosi alle accuse di doping rivolte al suo capitano – un simbolo dello sport. Anche i media hanno il dovere di proteggerlo. La verità non è opinabile».

Ecco una breve panoramica delle alternative che potrebbero essere utili:

  1. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  2. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  3. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  4. Svezia con Modern Times Group;
  5. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  6. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  7. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  8. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  9. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  10. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen.

Al netto delle rassicurazioni dispensate alla platea («Sento la fiducia della società») è il primo a sapere di giocarsi molto. Real Madrid e Inter sono il lasciapassare per continuare sulla panchina della Roma. Un duplice ko, aprirebbe definitivamente una crisi (con Paulo Sousa in attesa di una chiamata) che inizia a mietere vittime anche in infermeria. Dopo De Rossi, Pastore, Perotti e Lorenzo Pellegrini, anche Dzeko questa sera rischia seriamente di dare forfait per un problema muscolare. La decisione sul bosniaco sarà presa in extremis (convocato il Primavera Celar), ma Di Francesco trema, rifugiandosi nella Champions che paradossalmente, nei momenti più difficili della sua gestione, lo ha sempre aiutato. Soprattutto all’Olimpico dove soltanto l’Atletico Madrid, tra la passata stagione e quella attuale, è riuscito a non perdere: «Il Real è molto simile a quello precedente come movimenti e caratteristiche. Rispetto all’andata cambia l’aspetto psicologico, allora venivano da un ottimo momento. Ora è tutto diverso. In campo ci saranno due squadre malate. Sarà una partita ad armi pari, anche se loro sono campioni d’Europa. Dovremo raddoppiare gli sforzi per uscire da questo momento di difficoltà, come già successo in passato». Inevitabile tornare per un attimo al ko di Udine: «Se uno leggesse i dati della partita senza sapere il risultato finale direbbe che è stata una gara che la Roma ha vinto facilmente. È mancata la determinazione e la voglia di vincere con più cattiveria, cosa che però non si compra al supermercato. Avevamo preparato la gara come fosse quella più importante di questo trittico, perdere mi ha dato davvero grande fastidio».

Lo stesso fastidio che ieri hanno provato i tifosi ad ascoltare le parole di Kolarov nei loro confronti. Tutto, però, era nato da un’osservazione di Di Francesco qualche secondo prima: «Verranno in 65mila tifosi, se sono arrabbiati hanno ragione, lo siamo anche noi. Ma se un tifoso mi parla di formazione o di scelte mi incavolo, la gente da noi deve pretendere impegno e serietà». Tornando all’attualità, l’assenza di Lorenzo Pellegrini non aiuta: «Se torneremo al centrocampo a tre? Non lo so, vedremo. Di certo potranno esserci tante sorprese». Una di queste prevede la difesa a tre. Ieri il tecnico l’ha provata nell’ultimo allenamento prima di diramare le convocazioni. Sarebbe un déjà vu: anche con il Barcellona, dovendo recuperare tre gol, Di Francesco ad aprile si affidò a questa sorpresa tattica. Stavolta di reti potrebbe bastarne soltanto una. In palio, il primato nel girone.

ROMA. Quanto a problemi, il Real Madrid non è messo meglio della Roma. Reduce dalle tre sberle rimediate contro l’Eibar, Solari spera in un differente epilogo questa sera all’Olimpico: «La prova del fuoco? Al Real Madrid tutte le partite sono una prova del fuoco. Quando siamo caduti, abbiamo sempre saputo rialzarci in fretta. Per questo siamo la squadra più vincente della storia del calcio. La partita con la Roma è importante ed è alla nostra portata. La sconfitta di Eibar ormai appartiene al passato. La chiave per risollevarsi? Fare quello che questa squadra ha sempre fatto in questo torneo». Ossia, vincere.

Quello che sino a poco tempo fa riusciva molto bene a Sergio Ramos, inghiottito ormai da un vortice di polemiche in seguito alle accuse di doping rimbalzate da Wikileaks: «Sergio Ramos è una persona onesta, è un emblema non solamente del Real Madrid, ma del calcio in generale e dello sport in Spagna. Ed è un dovere da parte di tutti proteggerlo, anche dovere della stampa, che deve cercare la verità. Ci sono le opinioni, poi ci sono i fatti. E la verità va rispettata, perché non è opinabile». Gira che ti rigira, la vigilia del Real è incentrata sul capitano che dopo il ko di sabato, ha parlato apertamente di mancanza di carattere. Solari incassa, ma glissa sull’argomento: «Ritengo che siano questioni che riguardano il nostro spogliatoio, mi dispiace ma non rispondo, è una mia responsabilità. Nel calcio ci sono tanti fattori, la responsabilità è sempre individuale, nel calcio come nella vita. I risultati sono frutto delle nostre azioni, si parla di attaccare e difendere insieme, è chiaro che se ognuno la fa, la squadra ne esce rafforzata».

E allora meglio parlare di formazione. I dubbi alla vigilia non mancano, con la stampa spagnola che lo incalza sul fatto che Isco non è mai stato utilizzato da titolare, mentre veniva considerato intoccabile con Lopetegui. Anche in questo frangente, Solari svicola: «Sta lavorando bene come tutti i compagni, per me è importante e conto su di lui, come conto su tutti gli effettivi della rosa». Passerella finale sui suoi trascorsi in Italia, raccontati in un buon italiano: «Ho passato tre anni meravigliosi qui da voi. Ho fatto parte di una squadra indimenticabile per tutti gli interisti, un periodo speciale. Ricordo il mio gol qui alla Lazio, non so in quale porta, ma ricordo anche con piacere le mie partite all’Olimpico contro la Roma. Ho giocato contro Totti e contro tante altre icone del calcio. Purtroppo ormai siamo tutti vecchi».

ROMA. Per una volta, Kolarov avrebbe fatto meglio a pensare a Martin Luther King: «Per farsi dei nemici non è necessario dichiarare guerra, basta dire quello che si pensa». Probabilmente avrebbe evitato un pomeriggio all’insegna della polemica. Non il massimo come prologo alla sfida con il Real. Perché un conto è pensare che «i tifosi capiscano poco di calcio», un altro dirlo così apertamente: «Cosa prometto? Non devo promettere niente a nessuno. Essere arrabbiati è un diritto dei tifosi. Sono pienamente d’accordo con l’allenatore, il tifoso può essere arrabbiato e può esprimere la sua opinione allo stadio, ma deve anche essere consapevole che di calcio capisce poco. Non parlo soltanto del tifoso della Roma, ma dei sostenitori in generale. A me piace tanto il tennis, ma non capisco niente. Stessa cosa col basket, sono cresciuto con la pallacanestro ma non ne capisco niente. Posso fare il tifoso, ma mettermi a parlare su come deve giocare Djokovic perché è serbo, non mi permetterei mai. Posso fare il tifo e basta. Posso essere incazz… se perde, ma non mi permetterei mai di parlare di tattica. Questo ragionamento vale per tutti i tifosi in generale, non solo per quelli della Roma. Qui si chiacchiera tanto, si spreca fiato, ma alla fine non si dice niente».

Per una città che vive di calcio 24 ore al giorno, la polemica è arrivata di conseguenza. E non soltanto tra i tifosi. Intervenendo nella trasmissione radiofonica “1927 On Air” su Radio Centro Suono Sport, alcuni ex illustri giallorossi non hanno risparmiato critiche al serbo. Duro Giuseppe Giannini, capitano indimenticabile negli Anni ’90: «Dovrebbe stare zitto e pedalare. Non ricordo di aver mai sentito Agostino (Di Bartolomei, ndr), Falcao, Conti o altri campioni, rivolgersi così ai tifosi». Incredulo Francesco Graziani: «Allibito da queste parole. I tifosi vanno sempre rispettati». Senza peli sulla lingua, Fabio Petruzzi: «Ai miei tempi, ascoltate queste parole, sarebbero venuti a Trigoria in tremila…». Questa sera saranno quasi 60mila. E chissà quale sarà l’accoglienza rivolta al difensore.

Eusebio Di Francesco fiuta l’aria che tira, sa che la sua Roma stasera è capace di centrare una grande impresa o di rimediare un rovescio che ufficializzi la crisi. Sa che i risultati sono tutto per un allenatore, ma pensa positivo ed è convinto di poter far ripartire la Roma. Magari già stasera. Prima si celebrerà l’ingresso di Francesco Totti nella Hall of Fame, poi la sfida contro il Real, che in passato vide tante volte il Capitano protagonista. Si apre una settimana decisiva per la squadra giallorossa, ma l’allenatore non si sente in discussione. La Roma si gioca la possibilità di finire prima nel girone, come un anno fa. Il tecnico spera di rivedere la squadra versione Champions, meno balbettante di quella di campionato. E l’Olimpico tutto esaurito aiuta a tirare fuori l’orgoglio. E’ difficile cancellare l’amarezza per l’ultimo scivolone in campionato. Ci prova: «La sconfitta di Udine mi ha provocato un fastidio enorme, è mancata quella cattiveria e voglia di vincere, quella attenzione alla fase difensiva e offensiva che non si comprano al supermercato. È il dispiacere più grande, spesso ricadiamo in questa debolezza, si vede che devo raddoppiare quello che sto facendo, perché non basta, però io l’esame di coscienza me lo faccio tutti i giorni. E avevo preparato quella partita sapendo che era la più importante di questo ciclo».

Ma proprio perché i risultati sono tutto per gli allenatori, Di Francesco è sotto esame, con Pallotta che non sarà a Roma per la partita di stasera e che preferisce monitorare la situazione da lontano. Gli impegni contro Real Madrid e Inter potrebbero essere decisivi per il futuro del tecnico, che però non si sente in discussione: «Ho sempre avvertito da parte della società grande fiducia. Poi il calcio è il calcio e i risultati determinano tutto». Capisce che stasera ha una grande occasione per allontanare le critiche e le contestazioni: «Roma e Real sono due squadre malate e con problemi in campionato, che però in Champions stanno facendo il proprio percorso. Sarà una partita ad armi pari sotto questo punto di vista. Abbiamo la fortuna di avere a disposizione da subito una gara importante, nella quale ci possiamo rimettere in discussione. La classifica di Champions è buona, dobbiamo farla diventare ottima. Loro non sono quelli dell’andata, quando attraversavano un periodo positivo. Ma sono sempre i campioni in carica. Ora anche noi come loro veniamo da una sconfitta. Per vincere serve una grande partita. Non mi so spiegare perché il Real sia in crisi, ho tanti problemi a casa mia che non posso preoccuparmi dei loro».
La sconfitta di sabato ha riportato malumore nella tifoseria, delusa dal rendimento della squadra. «È normale che siano arrabbiati, nemmeno noi siamo soddisfatti. Contro il Real promettiamo massimo impegno e serietà. E’ giusto che i tifosi ci chiedano questo, ma mi incavolo quando parlano di fornazione. Bisogna tirare fuori qualcosa in più nei momenti di difficoltà. Ci siamo riusciti in tante occasioni, mi auguro che questa sia l’ennesima, anche se poi dobbiamo cominciare a cancellare la mancanza di continuità, il nostro difetto più grande».

La Roma senza cattiveria vista a Udine rischia di non andare lontano. Di Francesco ci lavora da tempo per migliorarla: «Ho portato la squadra a essere aggressiva nella metà campo avversaria, poi mi sono dovuto adattare alle caratteristiche dei giocatori. Raddoppierò il mio impegno per migliorare. E affronteremo questa partita con grande determinazione, con qualcosa in più, non dobbiamo mollare, siamo riusciti a risollevarci tante volte in passato».

Quando il gioco si fa duro i duri scendono in campo. Aleksandar Kolarov sa che per allontanare le critiche c’è bisogno prima degli uomini e poi dei giocatori. Lui è pronto a fare la sua parte: «La Champions è una competizione particolare, ma penso sia una coincidenza la differenza di rendimento tra campionato e coppa. In Serie A stiamo faticando un po’, ma sono certo che alla fine riusciremo a raggiungere l’obiettivo di entrare tra le prime quattro. Siamo consapevoli che non stiamo attraversando un momento ottimo, ma è in queste situazioni dove non tutto va come vorremmo che escono gli uomini. E da uomini se ne esce. Dobbiamo vincere con il Real e le prossime partite. È questa la strada da seguire».

Non ha promesse da fare, chiarisce un concetto che ha fatto discutere sui social, ma che conferma la personalità del giocatore serbo: «Ai tifosi non devo promettere niente, io metterò il massimo impegno come ho sempre fatto da quando ho cominciato a fare il calciatore professionista».
Poi il serbo ha espresso un parere, partendo dall’apprezzamento per il sostegno che il pubblico non fa mai mancare: «Noi siamo consapevoli di avere sempre l’appoggio del nostro pubblico, sia in casa sia in trasferta». E in effetti i 60.000 di questa sera, l’Olimpico praticamente esaurito, lo dimostrano. «Essere arrabbiati è un diritto dei tifosi – continua Kolarov – Sono pienamente d’accordo con l’allenatore: il tifoso può essere arrabbiato e può esprimere la sua opinione allo stadio, ma deve anche essere consapevole che di calcio capisce poco. Non parlo solo del tifoso della Roma, ma dei tifosi in generale. A me piace tanto il tennis, ma non capisco niente. Stessa cosa con il basket: sono cresciuto con la pallacanestro, ma non ne capisco niente. Posso fare il tifoso, ma mettermi a parlare su come deve giocare Djokovic perché è serbo, non mi permetterei mai. Posso fare il tifo e basta. Posso essere incavolato se perde, ma non mi permetterei mai di fare tattica. Qui si chiacchiera tanto, si spreca fiato, ma alla fine non si dice niente».

Kolarov preferisce far parlare il campo. E assicura che quella di stasera sarà una partita diversa rispetto all’andata: «A Madrid credo che la Roma non sia stata all’altezza delle sue prestazioni in Champions, all’Olimpico dovremo giocare meglio perché siamo a casa nostra e dobbiamo dimostrarlo dal primo minuto che loro qui sono gli ospiti, quindi dobbiamo partire forte e cercare di vincere la partita. Nonostante le nostre assenze sicuramente faranno comunque fatica a batterci, ne sono sicuro».
Kolarov respinge le critiche fatte di luoghi comuni: «La voglia di vincere a me non è mai mancata, ma non credo neanche che sia mancata allo spogliatoio. Ci può stare che si perda una volta o due o tre, ma credo che nessun giocatore, e parlo anche per i miei compagni, giochi per perdere la partita». Il serbo ha avuto problemi a causa di una frattura al piede, ma stasera è pronto a dare il cento per cento: «Adesso sto meglio e darò tutto per vincere. Sono convinto che faremo il nostro cammino, che deve essere all’altezza delle nostre qualità».

Come Roma-Liverpool, Roma-Barcellona e tutte le grandi notti di Champions League che hanno scritto le pagine più belle nella storia di questa società. La sfida di stasera (ore 21) contro il Real Madrid è sold out per il popolo giallorosso. All’Olimpico entreranno a contatto 60.000 anime, respirando un’atmosfera magica. Canteranno tutti insieme sulle note di “Roma Roma”, faranno tremare i campioni d’Europa alzando i decibel dei cori, metteranno i brividi agli spettatori collegati via tv da tutto il mondo. L’Olimpico si veste a festa per il nuovo record di presenze stagionali dopo i 46.000 di Roma-Cska Mosca, con un incasso complessivo di circa 5 milioni di euro. Gli unici spazi vuoti saranno nel settore ospiti, con 800 tifosi spagnoli in un area che ne conterrebbe 5.000.

La Roma soffre, inciampa e cade. La sua gente, invece, non vacilla mai. Il momento non è dei migliori, la piazza è nuovamente sull’orlo della crisi dopo il ko di Udine, ma questa è una serata imperdibile. Con una doppia finalità: spingere la squadra di Di Francesco verso l’ennesima impresa e omaggiare Francesco Totti nel giorno in cui il numero 10 romanista più forte di sempre entra ufficialmente nella hall of fame.
Al fine di disciplinare le fasi di accoglienza e afflusso, la Questura ha predisposto in piazzale delle Canestre, a partire dalle ore 15, un “Punto di Raccolta” da dove i tifosi ospiti (a cui è stata fornita già una brochure informativa) saranno accompagnati in autobus e scortati fino allo stadio. A partire dalle 18 il traffico sarà interdetto a tutti i veicoli (esclusi i mezzi pubblici e quelli di soccorso) in via Tittoni, Largo Ferraris IV, via Macchia della Farnesina, Ponte Duca D’Aosta, piazzale della Farnesina, via Blanc e viale Boselli. L’apertura dei cancelli è prevista per le ore 19.

E’ una Roma dimezzata dagli infortuni. Ha perso Lorenzo Pellegrini, non recupera De Rossi, Pastore e Perotti, ma Di Francesco potrà contare su Olsen e Manolas, che ieri hanno superato il test nell’allenamento della vigilia.

Il problema più grande però riguarda Dzeko. Ieri il centravanti si è fermato durante la rifinitura. Aveva cominciato la partitella nella formazione titolare, poi verso la fine si è fermato per un risentimento alla coscia e al suo posto è entrato Schick. Alla fine dell’allenamento, dopo un consulto con i medici, Di Francesco ha deciso di inserire comunque il bosniaco nella lista dei titolari. Questa mattina sarà sottoposto a un’ecografia, poi farà un provino a Trigoria, lontano da occhi indiscreti. L’intenzione dell’allenatore è di farlo giocare, ma dipenderà da tanti fattori. Se il Cska Mosca (che gioca alle 18.55) non vince contro il Viktoria Plzen, la Roma ha la certezza matematica della qualificazione in anticipo e a quel punto può decidere di risparmiare il centravanti nella partita che all’Olimpico comincia alle 21. In ogni caso la qualificazione sarebbe al sicuro anche con un pareggio dei giallorossi.
Al termine della gara contro l’Udinese, Di Francesco aveva fatto sapere che era stato Edin a chiedergli di riposare alla Dacia Arena. E’ probabile che il giocatore sia tornato dagli impegni con la Nazionale già con qualche fastidio muscolare. Sabato Schick ha deluso ancora, se la Roma si gioca la qualificazione proverà a
testare Dzeko che, se darà disponibilità, andrà in campo. Altrimenti sarà risparmiato.

RE DI COPPA. Edin era entrato nel finale contro la Samp prima della sosta e anche a Udine. Ci tiene a giocare questa partita, anche perché in Champions nelle prime
quattro gare disputate il suo rendimento è stato eccellente, mentre in campionato finora è in letargo. In Europa Dzeko è stato determinante in occasione di sette gol (cinque realizzati personalmente, più due assist), nessuno ha fatto meglio di lui in Champions League in questa stagione. In campionato è fermo a due sole reti e ha commesso diversi errori sotto porta in quasi tutte le partite. In via precauzionale è stato convocato il centravanti della Primavera, Celar, che però dovrebbe andare in tribuna.

IPOTESI DIFESA A TRE. Per una parte dell’allenamento di ieri Di Francesco ha provato la difesa a tre, con Manolas in mezzo, Fazio a destra e Juan Jesus a sinistra. E’ una soluzione suggestiva che potrebbe prendere in considerazione, ma è più probabile che resti al 4-2-3-1, con Florenzi alto al posto di Ünder e con Santon terzino destro. Il trequartista in questo caso sarà Zaniolo, non ci sono alternative. In avanti confermato a sinistra El Shaarawy, con il dubbio del centravanti. In assenza di Lorenzo Pellegrini (gli esami strumentali hanno confermato una lesione di primo grado ai flessori della coscia destra, l’azzurro salterà di sicuro anche la partita contro l’Inter) il 3-4-3 permetterebbe a Di Francesco di risolvere i problemi. Era passato al 4-2-3-1 per far giocare Pastore, poi in quel ruolo è salito in cattedra Pellegrini. Stasera Ünder dovrebbe partire dalla panchina, ieri Di Francesco ha ribadito che i giovani vanno aspettati e che è inevitabile che siano soggetti ad alti e bassi. Con il 3-4-3 la Roma aveva battuto il Barcellona nella scorsa edizione di Champions. Arbitrerà lo stesso direttore di gara di quella serata: il francese Turpin.

Primo, non prenderle: in tempi incerti, anche il vecchio mantra del calcio all’italiana può avere il suo perché. Si gioca per vincere e la Roma ci proverà, ma intanto questa sera può partire da una certezza: non subendo gol guadagnerebbe gli ottavi con un turno di anticipo. Operazione difficile, visto che il Real, prima di essere umiliato a Eibar, con Solari al timone ha fatto undici gol in tre partite. Ma la Roma in versione europea (altra musica in campionato) sa come si fa, e le nude cifre lo testimoniano: nella gestione Di Francesco ha giocato in Champions otto partite casalinghe, vincendole tutte a parte la prima, finita 0-0 con l’Atletico Madrid con i buoni uffici di un Alisson insuperabile. Per sette volte su otto i giallorossi sono usciti dal campo senza reti al passivo. Oltre all’Atletico, hanno subìto la legge dell’Olimpico il Chelsea (3-0), il Qarabag (1-0) e lo Shakhtar Donetsk (1-0). A digiuno anche il Barcellona, nel magico 3-0 del 10 aprile. La partita che fa eccezione è l’inutile ma intensa vittoria per 4-2 contro il Liverpool, dopo la quale quest’anno l’imbattibilità interna si è riproposta con il 5-0 al Viktoria Plzen e il 3-0 al Cska Mosca. Il bilancio parla di due sole reti incassate in otto partite, un ruolino da grande. Come se la squadra sapesse raggiungere i livelli massimali di attenzione e concentrazione soltanto sul palcoscenico europeo, denso di stimoli e gratificazioni.

A proposito di cifre. quelle che riguardano la sfida con il Real Madrid non sono così incoraggianti. Le due squadre si sono incontrate undici volte in Champions, con tre vittorie giallorosse, un pareggio e sette successi del Real. Solo in una occasione la Roma ha avuto la soddisfazione del “clean sheet”, cioè quella di non incassare reti: si verificò in una serata rimasta nelle memorie giallorosse più care, il 30 ottobre 2002, quando il destro di Totti ammutolì il Bernabeu, sigillando uno 0-1 storico. Da 35 anni una italiana non vinceva nel tempio madrileno.
IL RITORNO. Questa sera torna Olsen, dopo il leggero infortunio che ne ha impedito la presenza sabato scorso a Udine. Buona notizia: il portierone svedese ha giocato una gran partita in giallorosso proprio contro il Real (al di là dello 0-3), evitando una sconfitta ancora più netta e fugando per la prima volta gran parte dei dubbi che lo avevano accompagnato fino a quel momento. Dalla serata madrilena, Olsen è decollato verso un rendimento al di sopra di ogni critica. Oggi è chiamato ad un’altra missione non da ridere: lasciare la sua porta immacolata e consegnare gli ottavi alla Roma.

Per il tifo giallorosso Francesco Totti fa parte della Hall of Fame almeno da un paio di decenni. La società gli ha tributato l’ingresso il giorno dopo l’addio, a maggio 2017. Questa sera però è in programma l’atto finale, quello che sancisce anche “coreograficamente” l’ingresso del Capitano nelle glorie romaniste di tutti i tempi. Nello scenario di un Olimpico stracolmo, Totti sarà protagonista di una cerimonia a bordo campo, a partire dalle ore 20.00, in cui gli sarà consegnata la maglia sartoriale preparata per tutti i membri della Hall of Fame.
parterre de rois. Per la sua nomina il club è stato disposto a derogare alle regole: a differenza di tutti gli altri, entra nella galleria di diritto, senza una votazione ad hoc e senza che siano ancora trascorsi due danni dal ritiro dalle attività agonistiche. Una serie di eccezioni motivate da un’avventura sportiva e umana davvero fuori dall’ordinario. Totti è il 28° gigante giallorosso a fare ingresso nella Hall of Fame istituita nel 2012. A nominarlo ufficialmente sarà Paulo Roberto Falçao, che è stato fra i primi ad entrare nella galleria, sei anni fa, e che da solo evoca un periodo dorato della storia della Roma, gli anni Ottanta pieni di successi e di gloria. Saranno presenti anche Bruno Conti, anche lui nominato fra i primi, nel 2012, e Toninho Cerezo, cooptato nella hall dei grandi nel 2016. Rappresentanti di un parterre del quale fanno parte nomi giallorossi come Di Bartolomei, Bernardini, Amadei, Ferraris IV, Voeller e Masetti, solo per citarne alcuni in ordine sparso.
notte real. E poi, questa sera c’è anche il Real, che nella carriera di Totti è un punto di riferimento importante, sia per quello che è stato che per quello che poteva essere. Francesco ha vissuto contro il club madrileno serate di Champions indimenticabili, ha segnato due volte al Bernabeu, portando via nel 2002 una vittoria storica. È ormai storia acclarata che quella maglia blanca poteva essere la sua, se solo avesse voluto. Si passa alla storia anche per questo, per rifiutare le avances di un club a cui nessuno dice no. E quando, nel 2016, è tornato nel tempio madrileno gli hanno tributato un’ovazione da brivido.

E stato un comandante rivoluzionario per andare all’assalto del Potere, è stato un generale concreto per mantenere il Regno. Roma e Madrid, per Fabio Capello, sono state due modi diversi d’interpretare il calcio fuori dalle mode. Con i giallorossi ha vinto scalando le pareti dell’impresa, con i “blancos” ha vinto ribadendo il dominio della storia. Per questo oggi per lui sarà un derby sentimentale non banale. E ce lo spiega così.

Capello, viste le ultime sconfitte, chi sta messo peggio?

«Forse il Reai. Sta pagando il fatto di aver pensato che, anche senza Cristiano Ronaldo, avrebbe potuto fare risultato. Quando c’era lui avevano tutti paura ed erano più liberi gli altri. Poteva creare problemi in qualsiasi momento. Però attenzione: il Reai ha tanta qualità e ha anche recuperato Marcelo e Carvajal. Solari in panchina non è un azzardo, i dirigenti non decidono per simpatia, anche se ci deve essere un gruppo di giocatori ascoltato dal presidente. Comunque non baderei tanto all’ultimo k.o., penserei soprattutto a ciò che fanno bene e male. Lo sapete, a difendere in area di rigore non sono molto bravi, anche se Courtois come portiere dà qualche sicurezza in più. Per la Roma è diverso. A Udine per me ha giocato una buona gara. Certo, ho sentito Di Francesco che ha parlato del grande possesso palla, ma

SU EUSEBIO DI FRANCESCO quelle cose non contano più niente. Non lo fa più neanche il Manchester City, noi invece siamo ancora rimasti a quella masturbazione del pallone. Una cosa però ho visto: quando è entrato Dzeko, è cambiata la squadra».

Peccato che sia in dubbio.

«Peccato davvero. Lui è un punto di riferimento. Dà sicurezza alla squadra. È imprescindibile nella Roma di adesso, perché con i giovani occorre pazienza. Mi sembra comunque che Di Francesco abbia capito quali siano i problemi, anche se ogni tanto fa un po’ di filosofia nelle dichiarazioni. A me piace più la sintesi. Comunque Eusebio è maturato. Era partito con un’idea fissa e anche io gli ho detto di essere più duttile. Mi sembra che ora lo sia».

Mancherà anche De Rossi: non è paradossale che la Roma sia ancora appesa alla salute di un campione di 35 anni?

«Ci sono giocatori che fanno la differenza. L’ha fatta Totti prima, ora la fa Daniele. I giovani devono prima capire gli obiettivi. Vanno aiutati, ma è ovvio che, pensando ai risultati dell’anno prima, la gente faccia paragoni. E giusto. Sono i risultati che contano».

E allora Di Francesco rischierebbe in caso di sconfitta?

«Mi pare che Eusebio abbia fatto un buon lavoro l’anno scorso. Ora è stata fatta una campagna acquisti pensando al futuro e alle plusvalenze. Purtroppo noi siamo legati ai risultati. Alla Roma mancano i punti con le piccole. Da allenatore mi preoccupavo molto dei cali di tensione proprio in queste partite. È sempre stato un problema. Anche noi alla Roma, l’anno dopo lo scudetto, perdemmo punti con le retrocesse».

Che margine ha un allenatore per poter dire di no davanti a tante cessioni?

«Un tecnico fa una lista di giocatori per ruolo: 1°, 2° e 3°. Poi in base alle possibilità si decide insieme, ma non si può opporre. Certo, se va via uno devi portarne un altro dello stesso valore, magari più giovane, altrimenti la squadra s’indebolisce. L’allenatore cerca di migliorare il gruppo in base al progetto della società. Purtroppo non sempre riesce perché alcuni hanno bisogno di tempo, ma magari fra 3-4 mesi si parlerà in modo diverso di giocatori che finora non convincono.

Del resto c’è tempo per tornare tra le prime 4 in campionato. E con Eusebio allenatore».

Di Francesco ha dovuto cambiare anche sistema di gioco.

«Mi fanno scappare da ridere queste chiacchiere. Nel calcio si attacca in molti e si difende in molti. Poi, se serve, date i numeri, ma non c’entra niente. Non bisogna fossilizzarsi».

A Roma, adesso, le polemiche non mancano.

«Pure a Madrid. Ci sono anche in Spagna le radio, solo che sono nazionali e non del Raccordo Anulare, così la qualità è molto più alta».

Un percorso di un club lo si valuta dai trofei o dai piazzamenti?

«I trofei fanno la storia della società. Basta questa risposta. Come per un allenatore. C’è il curriculum: cosa hai vinto?».

È paragonabile la Roma del suo scudetto con i Reai delle due vittorie in Liga?

«No, squadre e tornei diversi, ma tanti grandi giocatori».

La sua Roma batterebbe la Juve attuale?

«In quegli anni quello italiano era il campionato più difficile del mondo. I più grandi venivano in Italia e il livello era altissimo. Credo di averle già risposto. Ora facciamo festa perché Cristiano Ronaldo è arrivato in Serie A a 33 anni. Brava la Juve, ma ci sarà un motivo perché vincono 7 scudetti di fila con vantaggi enormi. Prima era tutto combattuto».

Fra Roma e Reai quali campioni le sono rimasti nel cuore?

«In giallorosso direi Totti, Bati- stuta, Montella, Cafu, Aldair, Candela, Samuel e anche Cassano (ma non quello di Madrid). Del Reai direi Hierro, Raul, Van Nistelrooy, Roberto Carlos e Ronaldo “el Gordo”, il più grande che abbia mai allenato. Eppure quando era con me aveva 10 chili di sovrappeso rispetto a quando vinse il Mondiale nel 2002».

Allenare i «galacticos» è più dura che guidare una squadra normale?

«Lì c’è una mentalità vincente e te la trasmettono tutti. Se ci abbinano l’umiltà, diventa difficile. La Roma deve stare attenta. La Champions lo stimola e quando passa il turno il Reai è sempre tra le favorite».

Che ricordo ha dell’ll settembre 2001, quando giocaste col Reai nel giorno dell’attentato alle Torri Gemelle?

«Mi ricordo che mi chiamò mio figlio: “Papà, metti sulla Cnn”. Lo feci, chiamai Galbiati e vedemmo in diretta il secondo aereo che si schiantava sul grattacielo. Quella sera non si doveva giocare. Fu surreale. Una brutta pagina della Uefa»

Come finisce all’Olimpico?

«Noi soffriamo quando le spagnole tengono palla, ma la Roma l’ho vista bene fisicamente, e questo conta. Io ho fiducia nel fatto che possa fare un’ottima partita e anche vincere».

Vero che non direbbe di no a una consulenza per la Roma?

«Ne ho troppe (ride, ndr), ma la Roma ha un grande spicchio del mio cuore».

Mentre Kolarov parlava in conferenza, Dzeko era alle prese con i suoi dubbi. Perché il problema muscolare alla coscia destra se lo porta dietro da Udine e ieri si è fatto risentire. Tanto da metterlo in dubbio, con Di Francesco che deciderà solo in extremis, a ridosso del via. E, forse, anche in base a cosa succederà a Mosca, dove Cska-Plzen si gioca alle 18.55. Non dovessero vincere i russi, Dzeko potrebbe essere preservato per l’Inter. Dovessero vincere chissà, anche se alla Roma basta un pari per gli ottavi. Chi invece non sarà preservato è Aleksandar Kolarov, che al Reai ha già segnato con il City nella Champions 2012/13. E che ieri ha deciso di accendere la sfida a modo suo. Duro, senza peli sulla lingua, parlando così del momento della Roma: «I tifosi è normale che siano arrabbiati, possono esprimere la loro opinione allo stadio, ma devono anche essere consapevoli che di calcio capiscono poco. Quelli della Roma ma non solo, dico i tifosi in generale. A me piace il tennis, sono cresciuto con il basket, ma non ci capisco niente, posso fare il tifoso. Ma non mi permetterei mai di mettermi a parlare di come dovrebbe giocare Djokovic. Posso essere arrabbiato se perde, ma non parlare di tattica. E invece si chiacchiera tanto, si spreca fiato, ma alla fine non si vince mai».

POLVERIERA È ovvio che tanto il concetto quanto l’esposizione non potessero passare inosservati, soprattutto in una piazza calda come Roma (ieri gli ultrà hanno appeso un duro striscione contro squadra club). Così, subito dopo la conferenza, è iniziato il tam tam su radio e social, con tanti tifosi che si sono sentiti chiamati direttamente in causa Moltissimi in senso critico nei confronti di Kolarov (tacciato di arroganza e presunzione) . Qualcuno gli ha rinfacciato il suo passato nella Lazio, qualcun altro si è limitato a ricordargli la classifica, qual cun altro ancora lo ha invitato a metterci più voglia e personalità in campo, piuttosto che a parole. Ma c’è anche chi si è schierato apertamente con il terzino serbo, dandogli ragione e sottoscrivendo il concetto che non tutti possono parlare di calcio e mettere il naso nelle cose tattiche e tecniche di un club.

FESTA TOTTI Kolarov poi è andato oltre, affondando il piede proprio sulla partita di stasera, in cui tra l’altro si festeggerà l’ingresso di Totti nella «Hall of Fame del club. «A Madrid, all’andata, non è stata la solita Roma di Champions. Ma stavolta giochiamo in casa, dobbiamo partire forte e pensare a vincere». Anche per cancellare Udine e riporta entusiasmo nella gente. Ad iniziare dai 65mila che stasera riempiranno l’Olimpico e che si aspettano di vedere una Roma molto diversa da quella di sabato scorso. «La differenza di rendimento tra campionato e Champions ritengo sia solo una coincidenza. Non penso si siano sottovalutato “piccole” come Udinese, Spai, Bologna e Chievo, anche se sono partite che la Roma deve vincere anche in otto. Ma sono sicuro che alla fine entreremo tra le prime 4, che è il nostro obiettivo. Mi piace giocare in momenti di difficoltà, da cui si esce solo se hai uomini veri. E la Roma penso li abbia».

DIFRA II concetto sui tifosi era stato già lanciato da Di Francesco, anche se in modo più edulcorato rispetto a Kolarov: «Noi siamo imbufaliti come loro, che da noi devono pretendere sempre massimo impegno e serietà. Ma se mi vengono a parlare di formazioni o di scelte allora mi arrabbio». Già, intanto oggi sarà la 18a formazione diversa su 18 gare, e c’è la tentazione di fare la difesa a tre, come con il Barcellona nella scorsa Champions. Il tecnico, comunque, sa anche come vanno le cose nel calcio. «Ho sempre sentito la fiducia del club. Poi il calcio è il calcio, lo so. Ma l’esame di coscienza me lo faccio ogni giorno. Ora pensiamo al Reai, sarà una gara alla pari, tra squadre malate. Ma loro sono sempre i campioni d’Europa, per vincere vanno raddoppiati gli sforzi».

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