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A Firenze lo chiamavano Brunelleschi, un po’ per assonanza e un po’ perché le sue traiettorie assomigliano alle linee impossibili e geniali dell’architetto fiorentino. E questa sera Federico Bernardeschi vivrà il suo rinascimento, dopo un periodo sfortunato. L’ultima da titolare è del 27 ottobre a Empoli e negli ultimi 46 giorni ha giocato solo dieci minuti nel finale di Fiorentina-Juventus. Il tutto dopo un inizio di stagione brillantissimo.

E da quella luccicante esposizione di talento riparte Bernardeschi, tornando in campo sul palcoscenico della Champions League, il più luminoso di tutti anche quando si gioca a Berna contro lo Young Boys. Un rockettaro come lui preferisce le chitarre ai barocchismi dell’inno che incornicia le partite di Coppa, ma un conto sono le playlist per caricarsi, un altro è quella musichetta che – bella o no – comunica l’inizio di una gara che conta sempre un po’ più delle altre.

Bernardeschi ricomincia da qui quello che aveva interrotto tra settembre e ottobre: la corsa per riprendersi un posto da titolare o quasi e la rincorsa per diventare un leader di questa Juventus. E’ giovane e ha solo un anno e mezzo di anzianità in bianconero, ma in molti lo ritengono già perfettamente in grado di rivestire un ruolo importante nello spogliatoio. Lo aveva capito BeppeMarotta, che raccontando le ore successive al suo clamoroso annuncio dell’addio alla Juventus, aveva detto sovrappensiero: «Mi hanno mandato dei messaggi molto belli i senatori, Chiellini, Bonucci, Barzagli e Bernardeschi». Facendo capire che, a dispetto di età e militanza juventina, lui considerava già «senatore» uno come l’attaccante di Carrara.
E un segnale importante è arrivato anche da Cristiano Ronaldo che ha stabilito subito un rapporto molto intenso con il suo compagno. Grande intesa in campo, grande intensa fuori dal campo (i due si frequentano molto) e, soprattutto, grande intesa in allenamento che per CR7 conta quasi più di tutto, perché riconosce nella concetrazione e nell’applicazione dei compagni durante la settimane il segnale più importannte della loro professionalità e del loro spessore calcistico.

E questa sera i due giocheranno insieme dal primo minuto. Non era necessariamente automatico, perché se la partita non fosse stata determinante per la conquista del primo posto nel girone, Allegri avrebbe fatto riposare Cristiano. E invece Ronaldo giocherà e Bernardeschi proverà a fargli fare gol, una della cose che gli stava riuscendo meglio prima dell’assenza.
Partirà da sinistra, da quanto trapela, anche se questo significa poco, considerate le abitudini di Allegri nel cambiare le fasce. Dall’altra parte ci sarà Douglas Costa in un trionfo di qualità e fantasia. E’ una Juventus con due ali per volare al primo posto del girone di Champions League e, più in generale, per mandare un messaggio all’Europa. Il dibattito se questa è la Juventus più forte di tutti i tempi è infinito, ma rischia di non arrivare da nessuna parte, è invece una certezza il fatto che sia la Juventus più europea da almeno vent’anni a oggi. Anche per merito di Bernardeschi, fisico e qualità, come vogliono in Champions.

Ecco una breve lista che potrebbe risultare utile ai fini delle ricerche:

  1. Portogallo con Rádio e Televisão de Portugal;
  2. Svizzera con Schweizer Radio und Fernsehen;
  3. Turchia con Turkish Radio and Television Corporation;
  4. Serbia con Radio-televizija Srbije;
  5. Paesi Bassi con Sanoma Media Netherlands;
  6. Paraguay con Sistema Nacional De Television;
  7. Slovacchia con Slovenská Televízia;
  8. Suriname con Surinaamse Televisie Stichting;
  9. Repubblica Ceca con Ceská Televize;
  10. Svezia con Modern Times Group.

DOVE VEDERE Young Boys Juventus IN TV

Per vedere Young Boys Juventus in TV hai bisogno di un abbonamento Sky con il pacchetto Sky Calcio. Se soddisfi questo requisito, la gara sarà visibile con ampio pre partita e post partita su Sky Sport HD e Sky Sport Champions League, canale 202.

Nel caso in cui non fossi un abbonato Sky purtroppo non potrai vedere la partita in TV ma puoi sempre usufruire di alcuni servizi alternativi per vedere Young Boys Juventus in streaming. Altrimenti puoi approfittare dell’occasione per sottoscrivere un abbonamento Sky.

DOVE VEDERE Young Boys Juventus IN STREAMING

Il match Young Boys Juventus sarà trasmesso anche in streaming su diverse piattaforme, tutte rigorosamente di Sky. Anche qui se avete un abbonamento Sky potete utilizzare l’applicazione SkyGo (gratuita) che permette la visione del match anche in streaming. SkyGo infatti permette di vedere su PC, Smartphone, Tablet e non solo tutti i programmi Sky sfruttando il proprio abbonamento di casa.

Cosa vuoi che sia, per chi ha conquistato nove qualificazioni su nove agli ottavi e s’è sciroppato tutto lo stress di due finali di Champions negli ultimi quattro anni, battere lo Young Boys e garantirsi il primato nel girone? Però non dite a Massimiliano Allegri che la missione svizzera, da portare a termine su un campo sintetico e in una notte prevedibilmente siberiana, sia semplice. Un concetto caro a Max – la semplicità, appunto, del calcio e non solo – però questa sarà una serata di battaglia, contro avversari motivati dall’onore e dall’orgoglio di battere la Juve (loro che, da Juve, stanno dominando il campionato) e che vanno sconfitti giocando «seriamente». Ecco un altro tasto gradito all’allenatore, bravo a smontare le eventuali pressioni seguite al derby d’Italia e a ricaricare i giocatori per la sfida dello Stade de Suisse. Dove nel 2008 l’Italia di Donadoni ne beccò tre dall’Olanda all’Europeo; alla Juve toccherà altro destino, a naso.
«Loro in casa creano tanto e anche a Manchester hanno fatto bene. Vorranno fare la storia battendo la Juventus, non avranno nulla da perdere. E noi ci giochiamo il primo posto, perciò questa è una partita più importante di quella contro l’Inter»: Allegri argomenta con autorevolezza, come se i bianconeri dovessero affrontare la gara dell’anno. Lo è, in un certo senso, per rendere meno sdrucciolevole il cammino in Europa: «Dovremo giocare una partita seria e so che la Juventus, una squadra responsabile, lo farà. Un risultato negativo ce lo porteremmo dietro e siccome poi c’è il derby non possiamo permettercelo. Non dobbiamo pensare che sarà facile, l’avversario anche se tecnicamente è inferiore va rispettato. Altrimenti ne esci con le ossa rotte. Non ci sono scuse, bisogna vincere». Non è un ultimatum, perché non ce n’è bisogno, però la notte di Berna va affrontata senza strafottenza, o presunzione, o magari ricalcando quegli attimi di blackout che soprattutto in avvio di stagione avevano leggermente ostacolato il processo di costruzione di una Juve – ora sì – mostruosa.
Max, per dna, ama stupire. E dunque, oggi, in campo riecco Rugani (7 minuti in campo in Champions finora) ancella di Bonucci, con Chiellini intento a scaldarsi per il derby di sabato. Sul capitano, Allegri la butta anche sul ridere: «Giorgio ha problemi sul polpaccio. Se vede il sintetico si fa male, gli ho detto di non camminare troppo». E ancora: Bentancur titolare perché squalificato in campionato, in un centrocampo prevedibilmente a due con Pjanic, mentre Emre Can e Matuidi sono pronti a dare una mano dalla panchina. Cristiano Ronaldo c’è («Ma se fosse stata una partita inutile non avrebbe giocato»), Bernardeschi è stato provato, Douglas Costa scalpita e potrebbero giocare entrambi sulle fasce, con Cuadrado e De Sciglio terzini alle loro spalle. A riposo Cancelo, in panchina come Alex Sandro, che è tornato tra i convocati e sarà pronto per sabato. Turnazione pre derby che desta curiosità, soprattutto per le opzioni a disposizione in attacco. «Devo decidere», dice Allegri. E cioè, nel solco di un ipotetico 4-4-2, con Mandzukic nettamente favorito su Dybala. Con la Joya comunque pronto a dispensare la sua classe qualora ce ne fosse bisogno per conquistare il primato, prezioso «per evitare le prime come Barcellona, Real, Bayern e City e garantirsi un ottavo più morbido». E magari ravvivare il sogno: Madrid non la nomina nessuno, ma nessuno se la dimentica.

A Wojciech Szczesny poco importa se stasera, nel gelo di Berna (il meteo prevede alle 21 -3 gradi), si gioca su un campo sintetico. L’atmosfera della Champions lo esalta, la possibilità di conquistare il primo posto nel girone lo riempe di orgoglio, come la voglia di andare fino in fondo ed essere il 1° giugno a Madrid per la finale. «Nelle grandi serate di Coppa potrei anche giocare sulla sabbia… E’ vero, la palla sarà più veloce, ma non mi preoccupo» sottolinea a mo’ di battuta, che però sintetizza al meglio il suo pensiero.
Del resto, l’ultimo a infilare la porta di Wojciech Szczesny è stato… Alex Sandro. E già, nella sfortunata notte torinese contro il Manchester United, Szczesny si è dovuto arrendere a Juan Mata e al compagno di squadra per l’autogol dell’1-2. Da allora, dall’unica sconfitta stagionale, arrivata per di più in maniera rocambolesca nel finale, sono cinque partite consecutive – tra campionato e Champions – che la porta bianconera è blindata. Il polacco ha alzato il muro in quattro sfide, una l’ha concessa a Mattia Perin. «Sono d’accordo – dice Szczesny -, la Juventus ha un’ottima difesa, ma non per questo dobbiamo abbassare l’attenzione. Ci aspetta una partita difficile contro una squadra che in casa ha creato tanto». Anche in Coppa, però, la Juventus conferma un’abitudine consolidata in serie A: subire meno gol di tutti. Finora, soltanto i due dello United. Se in Champions condivide il primato con altre squadre, in campionato invece con 8 gol subiti i bianconeri sono primi in solitaria.
Senza nulla togliere ai professori di Harvard (Chiellini e Bonucci, Mourinho dixit), Szczesny rappresenta una garanzia in porta, come ha dimostrato la gran parata su Diakhaby contro il Valencia due settimane fa allo Stadium. «E’ stata una importante in un momento fondamentale della partita, ma è il mio dovere. Scendo in campo per fare questo tipo di parate, ogni tanto non ci riesco, ma quando le centro è sempre un bel momento per un portiere». Il polacco però preferisce guardare avanti e alla necessità stasera di battere lo Young Boys per il primato del girone. «E’ determinante arrivare primi, finora lo abbiamo meritato, così possiamo aspettare un sorteggio più tranquillo».

Non ottanta milioni in cassaforte, frutto del passaggio del turno in Champions, sarebbe festa vera a Capodanno per la Juventus. I bianconeri vogliono regalarsi un inizio di 2019 ancor più speciale e con il denaro in entrata si va rafforzando quello che in principio era un sogno ed ora è un obiettivo sempre più bollente. Paul Pogba di rientro a Torino: roba da far venire i lucciconi ai tifosi juventini che non dimenticano i quattro anni trascorsi dal campione del mondo nelle fila dei campioni d’Italia. Il Pogboom ormai marchio di fabbrica, la Pogdance imitata anche dai colleghi di altre squadre (e altri sport). Ecco a cosa possono servire gli ottanta milioni: a convincere il Manchester United che un biennio di sofferenze (troppe) miste a successi (pochini) può bastare perché il Polpo torni a casa. Oppure, visto che l’alternativa tra i top scontenti in giro per l’Europa esiste, la Juve potrebbe dirottare le proprie attenzioni in Spagna, su Isco. Per la serie: buttalo via…
Pogba, ad oggi, resta il più vicino, malgrado le resistenze dei Red Devils che, naturalmente, non vogliono perdere nulla dell’investimento da 105 milioni più bonus. Quegli 80 milioni che ciclicamente ritornano nel discorso farebbero però molto comodo a un club che a gennaio ha messo in cantiere almeno due acquisti di spessore. Paul, nel frattempo, è ancora accostato al Barcellona: voci soprattutto inglesi, mentre il gossip catalano s’è orientato su altri nomi. Il francese tiene sempre vivi i contatti con gli ex compagni rimasti grandissimi amici dopo il divorzio del 2016. Due anni dopo, il mondo si è ribaltato e in casa United valutano pro e contro. Anche in prospettiva Mourinho: perché non è così scontato che José – primo “nemico” del centrocampista – saluti a fine stagione, così come nessuno a Carrington e dintorni immagina l’addio di Pogba a gennaio. Intanto lo Special One resta freddo alla viglia di Valencia-United: «Quello che voglio da Pogba è che giochi bene e abbia un buon impatto sulla partita e sulla squadra. E’ questo quello che spero da gente come Paul e anche da qualcun altro dei nostri».
Isco, intanto, è sempre più ai margini del progetto Solari. Detto che in estate lo stesso Florentino Perez potrebbe non affidarsi ancora al tecnico argentino, il fantasista spagnolo si guarda attorno. Per gennaio lo corteggiano Chelsea, Bayern Monaco e Juventus, mentre il Real stringe per Exequiel Palacios, 20 anni, stella del River Plate. Sei meno di Isco, non sarà un caso…

Persino José Mourinho si era lamentato alla vigilia della sfida in casa dello Young Boys. «Si gioca sul sintetico, per noi è un grosso svantaggio». Unico caso tra le 32 squadre che partecipano alla Champions League, lo Stade de Suisse a Berna, dove stasera sarà di scena la Juventus per la sfida conclusiva della fase a gironi, non ha l’erba naturale, ma un campo sintetico di terza generazione. Ovvero quella caratterizzata dall’introduzione del polietilene e degli intasi in granuli di gomma che rendono meno abrasiva la superficie e attutiscono le sollecitazioni, con minore rischio di infortuni. Ed è proprio per l’evoluzione tecnologica dei campi sintetici che anche l’Uefa si è convertita e dalla stagione 2005-06 ha approvato l’utilizzo di campi in erba artificiale in Champions e con le Nazionali.
Ciò, tuttavia, non significa che sia la stessa cosa: ai pericoli per le articolazioni e i muscoli dei giocatori (restano più duri rispetto a un campo in erba, Allegri ha spiegato che proprio per questo Chiellini non giocherà), si aggiunge anche l’aspetto qualitativo perché la palla scorre più veloce ed è difficile addomesticarla: questione di abitudine e non solo di classe. E infatti ieri, nel giro di ricognizione allo Stade de Suisse, il presidente Andrea Agnelli, insieme con il vice Pavel Nedved e Federico Bernardeschi, ha tastato con i piedi e persino con le mani il terreno per constatarne la durezza.
«E’ un peccato – si rammarica Christian Fassnacht, attaccante dello Young Boys – giocare contro una grande squadra come la Juventus sul sintetico. Ai miei occhi non è il massimo, preferirei l’erba naturale, però è così, quindi ci prendiamo questo vantaggio». A mettere in guardia i bianconeri è l’ex giocatore dello Young Boys Alberto Regazzoni. «Il pallone rimbalza in maniera differente prendendo molta più velocità. Ho giocato per tre anni in quello stadio, il cambio di corsa è differente rispetto all’erba normale. A Berna c’è un sintetico di nuova generazione, ma le difficoltà ci saranno ugualmente». Per due anni la squadra svizzera ha provato l’erba naturale, ma nel 2014 è tornata al sintetico come spiega l’ad Wanja Greuel. «Se avessimo l’erba naturale dovremmo avere molti campi per far allenare la prima squadra e quelle giovanili. Non è possibile». Con una capienza di 32 mila spettatori (per stasera i biglietti sono stati bruciati in dieci minuti), lo Stade de Suisse è più che un tempio del calcio: rappresenta una grande opera ecologica perché dispone del più grande impianto solare realizzato a livello mondiale sul tetto di un’arena sportiva, in grado di fornire energia per oltre 400 utenze domestiche.

La prima “manche” dell’ultima giornata dei gironi di Champions League rende molto meno tranquillo di quanto si potesse sperare il sorteggio degli ottavi di finale per la Juventus, a prescindere dalla posizione con cui la squadra bianconera, già qualificata, chiuderà il suo gruppo. L’eliminazione di Inter e Napoli, infatti, rende anche il lotto delle seconde classificate più pericoloso per la squadra di Allegri, che per regolamento non avrebbe potuto affrontare agli ottavi né nerazzurri né azzurri. Potrebbe affrontare, invece, Tottenham e Liverpool, seconde dei gruppi B e C: e le affronterebbe da favorita, ma sarebbero decisamente più ostiche rispetto a uno Schalke 04, secondo sicuro del gruppo D. A complicare ulteriormente le cose, il sorpasso del Borussia Dortmund sull’Atletico Madrid nel gruppo A: anche i gialloneri sarebbero stati una rivale pericolosa, ma l’Atletico è più rognoso da superare. Detto questo, comunque, sempre meglio arrivare primi ed essere certi di evitare Barcellona, Real Madrid, Paris Saint-Germain, quasi certamente Manchester City e molto probabilmente Bayern Monaco, con il Porto unico jolly da pescare nell’urna.

Abbiamo detto quasi certamente Manchester City e molto probabilmente Bayern Monaco perché le altre possibili avversarie la Juventus le scoprirà stasera. Oltre a quello dei bianconeri, infatti, ci sono altri due gironi in cui primo e secondo posto si decideranno tra poche ore. Nel gruppo E ci sarà una specie di spareggio all’Amsterdam Arena, con il Bayern che ha due risultati su tre per conservare il primo posto, grazie ai 2 punti di vantaggio sull’Ajax: in caso di vittoria, però, la squadra olandese centrerebbe il sorpasso definitivo. Sorpasso che la Juventus, da prima, non si augurerebbe: meglio il talentuoso ma inesperto Ajax del Bayern. Quasi definitivo è il primo posto del Manchester City nel gruppo F: quasi perché se la squadra di Guardiola perdesse in casa contro l’Hoffenheim, ultimo in classifica, e il Lione vincesse a Donetsk contro lo Shakhtar, i francesi raggiungerebbero il City a 10 punti e lo supererebbero in virtù degli scontri diretti. Ipotesi reale in teoria, ma poco realistica in pratica. Anche perché a Donetsk il Lione non avrà vita facile, dal momento che lo Shakhtar vincendo gli strapperebbe secondo posto e qualificazione agli ottavi. Ucraini o francesi, la Juventus sarebbe comunque nettamente favorita.

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