Juventus – Parma diretta live come vedere streaming gratis Tv Link Su Rojadirecta

Juventus-Parma è l’anticipo della 22° giornata di Serie A che si giocherà oggi sabato 2 febbraio 2019, alle ore 18.00. La Juventus dopo una sconfitta inaspettata, subita in casa dell‘Atalanta in Coppa Italia, partita finita per 3-0, ha voglia di riscatto e quindi darà tutto per poter portare a casa la vittoria. La Juventus per riscattare la prestazione, dovrà superare il Parma che è reduce da una sconfitta, subita però nell’ultimo turno di campionato in casa contro la Spal. In campionato il Parma si trova circa a metà classifica e più nello specifico al 12esimo posto con ben 28 punti. La Juventus invece, in campionato grazie alla vittoria sulla Lazio, ha allungato ancora sul Napoli e si è confermata capolista, portando un vantaggio sulla seconda di 11 punti, collezionando ben 59 punti. Allegri dovrà impegnarsi tanto per poter allestire una difesa competitiva viste le assenze di Chiellini, Bonucci e Barzagli, l’intera BBC flagellata dagli infortuni. Farà il suo esordio in maglia bianconera, contro il Parma Caceres che è arrivato a Vinovo in condizioni ottime e pronto a debuttare al centro della difesa al fianco di Rugani.

Out anche Cuadrado, mentre hanno recuperato Khedira e Mandzukic. Davanti al portiere giocheranno Cancelo e Spinazzola, mentre al centro sarà Rugani che come abbiamo visto affiancherà Caceres. A centrocampo tornerà Pjanic in regia, Khedira e Bernadeschi che è stato favorito su Bentancur. Non sembra essere al top Emre Can, che nelle scorse ore è stato colpito da gastroenterite. In attacco ancora Mandzukic e confermato Ronaldo, entrambi affiancati da Douglas Costa. Dall’altra parte, D’Aversa sembra abbia tre assenze a centrocampo, con Luca Rigoni, Grassi e Sierralta out per infortunio. Recuperato invece Stulac, mentre in difesa troveremo Iacoponi, Bruno Alves, Bastoni e Gagliono. A giocare in mediana saranno Barillà e Kucka, con Scozzarella che è stato confermato in regia. In attacco, invece, giocherà Siligarsi come esterno che insidierà Biabiany, poi Inglese e Gervinho a completare il tridente.

Juventus-Parma, diretta tv e streaming: come e dove vedere la partita in tv

La partita valida per il 22°turno della Serie A 2018-2019 si giocherà oggi alle ore 20.30. Sarà possibile guardare la partita in Live-Streaming, in esclusiva sul sito internet DAZN e sarà visibile su diversi dispositivi. L’evento è comunque disponibile per la visione integrale on demand, per cui i tifosi e appassionati potranno rivedere la gara comodamente e quando vorranno. Su internet sono disponibili vari siti che permettono di poter vedere la partita in diretta streaming. In quest’ultimo caso, sarebbe bene evitare quei siti che trasmettono in modo illegale, anche perché non assicurano qualità ne dal punto di vista dell’audio ne per il video.

Probabili formazione Juventus-Parma

JUVENTUS (4-3-3): Perin; Cancelo, Caceres, Rugani, Spinazzola; Khedira, Pjanic, Bernardeschi; Douglas Costa, Mandzukic, Cristiano Ronaldo.

PARMA (4-3-3): Sepe; Iacoponi, Bruno Alves, Bastoni, Gagliolo; Kucka, Scozzarella, Barillà; Gervinho, Inglese, Biabiany.

Dove vedere Juventus Parma, diretta tv e streaming

La partita che si giocherà questa sera 2 Febbraio 2019 alle ore 20:30, presso lo Stadium, sarà trasmessa in esclusiva diretta streaming su Dazn, ma ovviamente sarà visibile anche su altri dispositivi. La versione integrale della partita si potrà anche guardare on demand e quindi tutti gli appassionati e tifosi potranno rivedere la gara quando vorranno. Ovviamente sarà possibile guardare il big match in televisione qualora si possiede una smart TV, scaricando l’applicazione, avendo sottoscritto un abbonamento a Mediaset Premium o a Sky Q. In questo caso però bisognerà vedere se la TV di cui si è in possesso è compatibile con il servizio Dazn. Se non siete ancora abbonati a Dazn, potrete vedere la partita in modo assolutamente gratuito, visto che il primo mese lo offre la piattaforma. Dovrete solo effettuare la registrazione ed attivare l’abbonamento per un mese gratuitamente. Poi se vi troverete bene con la visione, potrete continuare con l’abbonamento al costo di 10 euro al mese.

Rojadirecta Juventus-Parma

ROJADIRECTA Juventus Parma – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

 Per Marcelo è pronta un’offerta della Juventus: 45 milioni al Real Madrid e uno stipendio da quasi 12 milioni netti a stagione, in linea con quanto sta percependo dal Real Madrid, dove gioca dal 2007. Il tutto mentre il giocatore a Madrid prepara il terreno per una sua cessione, avendo chiesto alla società (si sussurra direttamente a FlorentinoPerez, come fece esattamente un anno fa CristianoRonaldo) di essere ceduto qualora arrivasse un’offerta dalla Juventus. E i media spagnoli ormai non nascono più gli attriti fra il brasiliano e l’ambiente blancos, forse non arrivati alle scintille che scaturiscono dal burrascoso rapporto Isco-Solari, ma comunque di una certa entità, soprattutto se contestualizzati in una situazione difficile per il Real. 

Marcelo ha smarrito le motivazioni, come peraltro una parte importante della rosa madridista, e vede nel trasferimento a Torino il possibile rilancio dell’ultima parte della sua carriera. Da sempre legatissimo a CristianoRonaldo (che spesso lo ha trascinato negli allenamenti), il terzino brasiliano aspira a riunirsi con l’amico, ma è anche stuzzicato dall’ambizioso progetto juventino. La Juventus, da parte sua, guarda al terzino con interesse per la sostituzione di AlexSandro che, nonostante il rinnovo di un mese fa, continua a suscitare l’interesse di più di una big europea, soprattutto il City e lo United. Qualora le offerte per Alex dovessero superare i 50/55 milioni, la Juventus penserebbe seriamente alla cessione, offrendo una cifra leggermente inferiore al Real Madrid per Marcelo (che ha 30 anni, tre in più rispetto al bianconero): con la differenza potrebbe coprire l’aumento del monte ingaggi derivante dall’arrivo del maridista. Un’operazione che in più garantirebbe una sostanziosa plusvalenza per Alex Sandro, che al 30 giugno 2018 aveva un carico residuo sul bilancio di 10 milioni di euro. Certo, nello scambio la Juventus invecchierebbe la rosa, ma l’apporto di Marcelo in termini di tecnica, esperienza e carisma sono proporzionali, nel suo ruolo, a quelli di un Cristiano Ronaldo. 

E il Real Madrid? Da una parte c’è la consapevolezza che la rosa va ringiovanita e profondamente rinnovata perché c’è chi sente la fine di un ciclo e si comporta di conseguenza. Le sensazioni di ZinedineZidane, quando lasciò la panchina all’indomani della terza Champions League consecutiva, erano particolarmente lucide visti i risultati del Real in questa prima parte di stagione (ma attenzione alle resurrezioni primaverili alle quali la squadra non è nuova) e quindi lo stesso presidentissimo Florentino Perez non sembra deciso a incatenare al Santiago Bernabeu chi vuole lasciare il club, come è accaduto in estate con Ronaldo (anche se quella è stata una situazione completamente differente e a se stante). Ma proprio perché non ha nessuna intenzione di smontare il giocattolo a stagione in corso e con una Champions League ancora da disputare (l’ottavo di finale con l’Ajax, inoltre non è di quelli proibitivi). Ecco perché da parte del Real si frena e non vengono prese in considerazioni offerte o ipotesi per il futuro. 

Se ne riparla a primavera inoltrata, quindi. Con buona pace di Marcelo che ha ampiamente strizzato l’occhio alla Juventus anche con l’aiuto della moglie ClarenceAlves che qualche giorno fa ha parlato ai media spagnoli spiegando in modo piuttoso esplicito la situazione. «Ci è dispiaciuto molto apprendere dell’addio di Ronaldo al Real Madrid, perché passavamo tanto tempo assieme. Conosco bene a sua madre Dolores e Georgina è meravigliosa. E poi, mio figlio è davvero molto amico di Junior, il figlio di Cristiano. Ebbene sì il suo addio ci ha lasciato un grande vuoto». Sottinteso: riallacciare i contatti a Torino (di cui CR7 gli invia resoconti sempre piuttosto entusiasti) sarebbe bellissimo. Al Real hanno registrato con un certo fastidio, ma senza commentare. D’altra parte, il tecnico Solari, qualche settimana prima, aveva spiegato a Marcelo che il posto da titolare non era assicurato per nessuno e che se lo doveva conquistare giorno per giorno, un concetto sacrossanto ma che detto in conferenza stampa rivolto a un senatore sa tanto di messaggio. E non subliminale. 

 Il mercato di gennaio della Juventus, in superficie, si è ridotto alla cessione di Medhi Benatia, controbilanciata dall’ingaggio di Martin Caceres. Occorre però andare oltre questi due nomi per capire come le operazioni invernali abbiano avuto molta importanza su un altro fronte, più defilato. Quello delle entrate, intese come ingressi di cassa. Certo, in bella evidenza ci sono i 10 milioni incassati dal passaggio del difensore marocchino all’Al Duhail, un’operazione al netto di uscite, visto che l’arrivo di Caceres (600.000 euro dati alla Lazio per il prestito e 900.000 fissati per l’ingaggio) è stato pagato con il milione e 400.000 euro della rimanente parte dello stipendio di Benatia. Ma conta soprattutto il resto, con le operazioni allestite con oculatezza dal direttore generale Fabio Paratici per portare a compimento uscite che, per la maggior parte, compongono un tesoretto su cui la Juventus potrà contare nell’immediato. 

Lo schema è stato pressoché identico, con la trasformazione di quelle che erano cessioni temporanee (prestiti) con opzione di riscatto in cessioni temporanee con obbligo di riscatto. Addii definitivi, in pratica. È stato così, a malincuore, per Emil Audero, che la Sampdoria si è assicurata per 20 milioni. La Juventus credeva nel portiere cresciuto in casa, ma le prospettive di carriera ancora lunghe per Wojciech Szczesny e Mattia Perin hanno convinto i dirigenti a cederlo, tenendosi però una via di fuga. Se Audero interesserà in futuro, la Juventus potrà pareggiare eventuali offerte altrui, con il diritto di riportarlo a casa. Allo stesso modo il ritorno di Stefano Sturaro dallo Sporting Lisbona è stato trasformato in un prestito con obbligo di riscatto, per il quale il Genoa ha investito 18 milioni. E sempre con i rossoblù è stata cambiata la formula riguardante Andrea Favilli: il prestito con opzione di riscatto per il Genoa e controriscatto per la Juve è stato trasformato in prestito biennale con obbligo di riscatto per 7 milioni, spalmabili sui due esercizi. 

Audero, Benatia e Sturaro portano 48 milioni, che diventano poco più di 50 se si aggiungono i 2.5 ottenuti dal Lugano, che ha mutato in acquisizione definitiva il prestito di Roman Macek. E si può arrivare a una sessantina, se si aggiungono i soldi derivanti da vendite minori e a dai risparmi derivanti dall’ammortamento delle operazioni messe a bilancio. Un lavoro, quello di Paratici e dei collaboratori, fondamentale. Perché la costruzione del futuro passa anche da operazioni apparentemente minori. 

Si lancia in contropiede come Alvaro Morata nella stagione della finale di Champions a Berlino, Massimiliano Allegri. In contropiede contro attacchi e critiche piovuti sulla Juventus e su di lui, soprattutto da una parte della tifoseria, in seguito all’eliminazione da quella Coppa Italia che la sua squadra aveva vinto nelle ultime quattro edizioni, dopo 19 anni di digiuno. Il paragone con Morata non è casuale, perché sarà uno degli avversari nella doppia sfida con l’Atletico Madrid che incombe e che avrà un peso enorme nella stagione juventina e perché quella Champions 2015 viene citata esplicitamente da Allegri, che ha voglia di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. 

«Questa squadra ha vinto sette scudetti di fila: tre con Conte, poi quattro con me. Da quando sono arrivato abbiamo fatto due finali di Champions, un ottavo discretamente bene anche se siamo usciti (contro il Bayern nel 2016, quando il gol di Muller al 91’ portò la partita ai supplementari, ndr) e un quarto di finale contro il Real in cui i tifosi si sono divertiti, però siamo usciti. Quando sono arrivato c’era la preoccupazione di non poter battere il Malmoe, mentre io credevo di poter vincere la Champions con quella squadra». Quella squadra nella stagione precedente, con Evra e Morata in meno, ma con la BBC davanti a Buffon, con Vidal, Pirlo e Pogba a metà campo e Tevez e Llorente in attacco, non aveva battuto il Copenaghen in Danimarca, finendo fuori dalla Champions nella fase a gironi e poi eliminata dall’Europa League in semifinale dal Benfica.  

A maggior ragione Allegri crede di poter vincere la Champions con la squadra di oggi, ma rifiuta la condanna al successo. «Se dovessimo essere eliminati dall’Atletico, che negli ultimi anni ha giocato due finali e dunque è una squadra del nostro livello, è normale che dovremmo prenderci delle critiche. Però mi sembra si sia un po’ persa la realtà delle cose. Ci sono sette-otto squadre in grado di arrivare alle semifinali di Champions, ma ce ne arrivano solo quattro. Noi giochiamo per vincerla e non solo da quest’anno, ma per riuscirci ci sono miriadi di variabili, non è che arriva Ronaldo e vinci la Champions. Serve rispetto per il lavoro, perché noi lavoriamo al massimo per arrivare in fondo, ma ci sono anche gli altri. Se abbiamo perso a Bergamo ci scusiamo, ma non si può vincere sempre: il Real ha vinto una Liga nelle ultime sei». 

 Già, Bergamo. L’ondata di critiche e pessimismo si è rovesciata dopo il ko con l’Atalanta, ma aveva già iniziato a sollevarsi dopo la vittoria sulla Lazio, arrivata dopo una prestazione brutta quanto quella dell’Atleti Azzurri d’Italia. «All’Olimpico abbiamo giocato male come a Bergamo – ha ammesso il tecnico – ma la Lazio ha fallito il 2-0 e ci ha permesso di recuperare, mentre all’Atalanta abbiamo regalato due gol. Ci sta di toppare una partita, purtroppo a Bergamo ci è capitato in una partita secca». E il clamore suscitato dalla sconfitta offre ad Allegri l’assist per dire la sua sul gioco: «Sento tanto parlare di bel gioco, poi però appena perdi una partita… Giocare bene è facile, ma vincere è diverso e coniugare le due cose è difficile. E’ la differenza che passa tra fare i 100 metri in 10” o in 9”99: sembra poca, invece è tanta e decisiva». I gol regalati all’Atalanta hanno posto sul banco degli imputati De Sciglio e Cancelo, mentre il ruolo di Dybala continua a far discutere. E Allegri anche sui singoli offre la sua visione: «De Sciglio ha fatto una buona partita, un pallone rimbalzato male ha condizionato i giudizi. Come per Cancelo: è stato esaltato a Gedda, ma aveva fatto tre errori identici a quello di Bergamo, solo che altri avevano rimediato e non se ne è parlato. Può diventare il migliore al mondo, ma deve imparare che certe cose non si possono fare in tutte le zone del campo. Quanto a Dybala è una questione di caratteristiche: Ronaldo ha le sue, Mandzukic le sue e Dybala le sue e ognuno deve sfruttarle in base a quelle di chi gli sta vicino».  

Dieci giorni, massimo due settimane di stop per Giorgio Chiellini. E’ la prognosi dello staff medico bianconero dopo che il difensore si è sottoposto, ieri, agli esami strumentali. E la Juventus tira un sospiro di sollievo: l’infortunio muscolare al polpaccio capitato al capitano mercoledì sera a Bergamo non è dunque serio e non mette a repentaglio la sua presenza per l’andata degli ottavi di Champions.  

Chiellini potrebbe tornare a disposizione di Massimiliano Allegri contro il Frosinone (venerdì 15 febbraio all’Allianz Stadium) e poi partire con i compagni per la trasferta di Madrid contro l’Atletico. Un po’ difficile invece un suo impiego già contro il Sassuolo (domenica dieci a Reggio Emilia) perché la Juventus non vuole forzare la mano, con il rischio di perderlo per un tempo più lungo, soprattutto in vista dell’impegno più importante, che non è la sfida di campionato, ma quella europea. In queste due settimane toccherà alla coppia Rugani-Caceres sostituire Bonucci-Chiellini, i professori di Harvard, finiti entrambi in infermeria. 

Il biglietto di presentazione del Parma ha il numero 5 stampato e corrisponde alle vittorie ottenute lontano dal Tardini: 15 punti in totale (5 vittorie e 5 sconfitte), 3 in più rispetto a quelli ottenuti in casa (12). Numeri che confermano la vocazione esterna degli emiliani e diffondono un minimo di ottimismo in vista della gara di stasera a Torino, anche se l’avversario è di un altro pianeta e i pronostici sono tutti a sfavore, sebbene nella gara d’andata la squadra di D’Aversa diede del filo da torcere ai bianconeri, con un atteggiamento tattico molto prudente, basato sulla velocità e le ripartenze di Biabiany e soprattutto Gervinho. Una strategia che il tecnico ripeterà anche stasera, disegnando un 4-3-3 che in fase difensiva si trasformerà in 4-5-1.  

«Dovremo fare una prestazione perfetta sotto l’aspetto dell’intensità, dell’aggressività, della compattezza, partendo convinti per cercare di fare risultato anche in uno stadio così importante sperando che la Juve incappi in una giornata storta – ha spiegato D’Aversa al termine della rifinitura mattutina -. Comunque, godiamoci questa partita e non dimentichiamoci dove eravamo 3 anni fa». La sconfitta in Coppa Italia della Juve e gli infortuni di Bonucci e Chiellini non modificano il pensiero del tecnico gialloblù: «Un club come la Juve non può andare in difficoltà per le assenze, visto che sono attrezzati per più competizioni. Chiellini e Bonucci hanno qualità importanti, ma non dobbiamo pensare che sarà più semplice con le loro assenze».  

Al centro della difesa e con la fascia di capitano al braccio ci sarà Bruno Alves, il quale proprio ieri ha prolungato di un altro anno il contratto che lo lega al Parma (scadenza giugno 2020). Sarà un sfida particolare per il difensore portoghese che negli ultimi giorni del mercato invernale è stato accostato proprio ai bianconeri dell’amico Cristiano Ronaldo: «Per lui sarebbe stata una grande occasione – continua D’Aversa – e questo dimostra che nella vita nulla è impossibile, anche a 38 anni, ma essendo l’allenatore del Parma sono contento che sia rimasto».  

La formazione è praticamente fatta, giocherà lo stesso undici di partenza di 7 giorni fa contro la Spal (2-3), con Biabiany che dovrebbe vincere il ballottaggio con Siligardi nel tridente offensivo. A centrocampo la coperta è corta, ma l’allenatore potrà contare sul recupero di Stulac e sul neo acquisto Machin: entrambi partiranno dalla panchina. Intanto ieri è stato il giorno degli addii con Baraye, Calaiò e Munari, ceduti in serie B, che hanno affidato ai social un lungo e commovente saluto alla città e ai tifosi: «Grazie Parma, anni splendidi».

L’importanza di avere Mario Mandzukic in squadra: se Massimiliano Allegri volesse scrivere un libro sulla sua carriera di allenatore un capitolo potrebbe intitolarlo così. Non si scopre adesso quanto l’attaccante croato sia indispensabile nel gioco della Juventus, ma se n’è avuta l’ennesima conferma ieri dalla parole del tecnico che, stasera contro il Parma all’Allianz Stadium, ritroverà il suo pupillo.  

A 23 giorni dall’infortunio (lesione al flessore della coscia sinistra) Super Mario torna titolare al centro dell’attacco per la gioia non soltanto di Allegri, ma pure di Cristiano Ronaldo e di Paulo Dybala, che possono beneficiare della sua presenza in termini di assist e di sfondamento delle difese avversarie. «Quando non hai Mandzukic ti manca il centravanti che occupa l’area. Normale che se davanti c’è Mandzukic, Dybala ha più occasioni di andare al gol. Senza l’uomo che gioca laggiù, abbiamo più difficoltà» sentenzia l’allenatore livornese. E la riprova arriva dalle ultime uscite della Juventus dove l’assenza del croato si è fatta sentire perché Mandzukic gioca un ruolo fondamentale grazie alla sua capacità di muoversi su tutto il fronte d’attacco, allo spirito di sacrificio e all’abilità nel dialogare con i compagni. 

 E dire che a ogni estate Mandzukic sembra sul punto di vedere il proprio ruolo ridimensionato dai nuovi arrivi. Invece, con una capacità camaleontica di trasformarsi e cambiare posizione, resta sempre in auge, vero perno dell’attacco bianconero. Nel 2015 Allegri lo vuole per avere quell’uomo di peso a centro area che né Alvaro Morata né Fernando Llorente possono essere per caratteristiche tecniche. L’anno dopo, con l’arrivo di Gonzalo Higuain, il croato sembra di troppo perché la convivenza non funziona in quanto i due si pestano i piedi in area. Così Allegri s’inventa un Madzukic esterno, spostandolo sulla fascia sinistra dove Super Mario può sfruttare corsa e fisicità. Intuizione azzeccata, tanto che da allora inizia una proficua collaborazione tra i due bomber.  

E veniamo all’estate scorsa con il colpo del secolo: lo sbarco di CR7 fa immaginare a una nuova coppia Cristiano Ronaldo-Dybala con il croato relegato a riserva di lusso. Invece il portoghese e Mandzukic si trovano subito in sintonia. SuperMario si sacrifica per aprire gli spazi giusti con i suoi tagli profondi e impegnare i centrali avversari, CR7 ne può approfittare con le sue doti di realizzatore implacabile, come del resto Dybala. Ma c’è di più. Con la presenza di CR7 il croato si riscopre bomber implacabile: infatti gioca molto più vicino alla porta tornando al ruolo naturale che aveva perso nelle ultime due stagioni. Il risultato sta nei nove gol in stagione, 8 in campionato e uno in Champions. 

Numeri importanti, visto che l’anno scorso ne ha segnati 10 in tutta la stagione, ma soprattutto reti importanti perchéMandzukic ha battezzato tutte le big della serie A nel girone d’andata: Lazio, Napoli (doppietta), Milan, Inter, Roma. Senza dimenticare anche la rete da tre punti contro il Valencia. Appuntamenti con il gol che gli sono valsi il soprannome di ammazzagrandi. A tre settimane dal suo stop SuperMario è quindi pronto di nuovo a battagliare. E con il suo recupero l’attacco bianconero potrà avere maggiore equilibrio, ma soprattutto quella fisicità assai utile il 20 febbraio a Madrid contro l’Atletico. 

La stranezza è emersa già da tempo, ma il suo perdurare impone di guardarla con un po’ di attenzione. La stranezza è il fatto che la Juventus non abbia ancora segnato un gol direttamente su punizione. Specialità che ha sempre avuto un posto di rilievo fin dall’inizio dell’attuale ciclo vincente, quando i portieri avversari tremavano nel vedere Andrea Pirlo piazzare il pallone. Quando il regista bresciano partì per gli Stati Uniti, nell’estate del 2015, arrivò da Palermo Paulo Dybala e ne raccolse presto l’eredità, poi proficuamente divisa con Miralem Pjanic. Nella scorsa stagione, ad esempio, al 1° febbraio la squadra bianconera aveva segnato 5 gol su punizione: tre la Joya e due il bosniaco.  

In questa stagione ci si aspettava quel numero aumentasse, visto che al “club del giovedì”, il gruppetto che in quel giorno si sfida nella specialità a fine allenamento e del quale fanno parte anche Bernardeschi e Douglas Costa, si era aggiunto un socio illustrissimo: Cristiano Ronaldo. Certo nessuno immaginava lo 0 che ancora oggi fa mostra alla voce “gol su punizione”.  

Che nel dato ci sia una componente di casualità è sicuro, ma dopo 30 partite non può essere l’unica ragione. Dalle statistiche Opta saltano all’occhio due dati. Il primo è che rispetto alla scorsa stagione la Juventus ha tirato in porta su punizione 11 volte in meno. Escludendo che i bianconeri siano diventati più restii a cercare direttamente il gol (anzi, Ronaldo calcia in porta anche da posizioni in cui l’anno scorso venivano scelte altre soluzioni), significa che la Juventus ha ottenuto circa il 30 per cento in meno di calci di punizione in zona pericolosa. Difficile ipotizzare il motivo, ma un peso importante lo ha probabilmente avuto proprio la (per ora teorica) maggiore pericolosità della squadra di Allegri, spingendo gli avversari a essere più attenti a evitare falli in zona pericolosa.  

L’altro dato che colpisce è la distribuzione dei tiri: nella scorsa stagione Dybala e Pjanic si erano divisi le conclusioni, mentre in questa c’è un monopolio di Ronaldo. La Joya è passata da 17 tentativi a 4, Pjanic da 13 a 2: che non abbiano ancora segnato è dunque abbastanza normale visto che nella scorsa stagione avevano realizzato (a questo punto) rispettivamente un gol ogni 5,6 e ogni 6,5 tentativi. Quel che sorprende è lo 0 su 18 del fuoriclasse portoghese: numero destinato a essere cancellato, come lo erano gli zero gol dopo le prime tre giornate. Nell’attesa, senza mettere in discussione il ruolo di primo violino di CR7, giustificato dai 56 gol su punizione in carriera, Dybala e Pjanic meriterebbero probabilmente qualche chance in più.  

Ventitré nomi, sono quelli che la Juventus ha comunicato all’Uefa e che compongono la lista dei giocatori che saranno impegnati nella fase a eliminazione diretta della Champions League. Una lista di cui non fa parte Juan Cuadrado. Una scelta dolorosa, ma una scelta praticamente obbligata per Massimiliano Allegri, dal momento che il giocatore è fuori causa e i tempi del rientro non si prevedono ancora velocissimi. Il colombiano, il 28 dicembre a Barcellona, aveva dovuto risolvere con un intervento chirurgico una lesione al menisco esterno del ginocchio sinistro. Un problema aggravato da una frattura della cartilagine e che ha allungato i tempi di rientro, rispetto a Joao Cancelo, anch’egli operato per un problema al menisco pochi giorni prima. 

Con ogni probabilità Cuadrado sarà nuovamente disponibile dall’inizio di aprile, salvo intoppi. Un possibile appuntamento potrebbe essere fissato per il turno del 7 aprile, quando la Juventus ospiterà il Milan. Per l’Europa, nulla da fare contro l’Atletico Madrid, con le partite programmate il 20 febbraio e il 12 marzo. E, in caso di qualificazione bianconera, i quarti sono fissati in date troppo vicine a quelle ipotizzate per il rientro, ovvero nei giorni dal 9 al 17 aprile. Così Cuadrado è finito fuori dalla lista, un problema non da poco per Allegri, vista la duttilità del colombiano. Un esempio lo si aveva avuto proprio in Champions, a Manchester, quando non solo fece la differenza sulla fascia destra, ma entrò anche nell’azione decisiva del gol di Paulo Dybala. 

Per un Cuadrado che esce c’è un Martin Caceres che entra. L’uruguaiano, appena ingaggiato dalla Lazio e atteso oggi al terzo esordio in bianconero, è stato inserito al posto di Medhi Benatia, finito all’Al Duhail. C’è anche Andrea Barzagli, che sta per andare a completare il reparto dei centrali, una volta rientrato dall’infortunio (lesione al quadricipite femorale). E prima volta per Leonardo Spinazzola, che era rimasto fuori dalla lista nella fase a girone perché convalescente dopo la ricostruzione del crociato anteriore destro. Anche il terzino sarà titolare oggi contro il Parma, insieme con Mattia Perin tra i pali. 

Riecco i… SuperMario Bros. Torna Mario Mandzukic e la Juve sorride, perché per la prima volta nel 2019 si ricompone la coppia con Cristiano Ronaldo, che ha contraddistinto la cavalcata inesorabile e straordinaria a livello di numeri del girone d’andata. Il gigante croato è fermo da inizio gennaio quando, alla ripresa dopo le vacanze natalizie, aveva accusato un problema ai flessori della coscia sinistra. Un contrattempo non di poco conto, visto che gli ha fatto saltare la trasferta di Gedda per la Supercoppa italiana, due gare di coppa Italia e due di campionato. Un’assenza che, alla lunga, la Juve ha accusato perché di Mandzukic non ce ne sono nel panorama calcistico europeo, e non solo. Un giocatore unico, totale, fondamentale per l’economia del gioco bianconero. Un risolutore di problemi, a suon di gol e di recuperi difensivi; un concentrato di tecnica, quantità, generosità, impatto fisico. Non a caso è un fedelissimo di Allegri, che non rinuncia praticamente mai a lui se non quando è costretto da cause di forza maggiore.

BENZEM…ANDZUKIC. Ma Mario è anche un fedelissimo di CR7, tanto che è stato soprannominato BenzeMandzukic, nomignolo che deriva da Karim Benzema, fedele scudiero di Cristiano al Reai Madrid. Come il francese, il croato fa il lavoro “sporco”, combatte, apre spazi, crea opportunità al portoghese. Il feeling tra i due è nato immediatamente ed è cresciuto via via con la conoscenza reciproca in campo. Allegri ha mischiato gli ingredienti e alla fine ha trovato la ricetta giusta: Ronaldo e Mandzukic, più un altro a collegare il tridente. Di base, Dybala, diventato man mano “tuttocampista”; alternativamente Bernardeschi o Douglas Costa o Cuadrado (prima del grave infortunio del colombiano). Le statistiche confermano la bontà del tandem. Con loro contemporaneamente in campo, la Juve ha l’80% di vittorie: 20 partite giocate (su 30 totali), 16 successi (più 2 pareggi e 2 sconfitte), conquistando una media di 2,5 punti a gara. Ha segnato 36 gol, 1,8 in media a match, e vanta una percentuale di possesso palla del 55,9%. Interessante anche il dato dei cross 18,4 a partita. Perché Mario corre, rincorre, sbuffa, salta, sgomita. Ma è sempre puntualissimo a raccogliere il traversone sul secondo palo e a fare centro. Lo schema infatti è collaudato: cross dalla fascia e stacco imperioso di Mandzukic, a sopraffare il terzino avversario. Combinazione riuscita alla perfezione con Ronaldo contro il Napoli, nel primo scontro diretto della stagione.

TUTTE LE GRANDI. Combinazione che non è rimasta isolata però, visto che è stata un leitmotiv della prima metà di stagione in cui Mario ha fatto l’enplein con le “grandi” del campionato. Gol alla Lazio, doppietta al Napoli appunto, poi tre capocciate per abbattere il Milan a San Siro, l’Inter e la Roma allo Stadium. Sempre con le stesse modalità. In tutto sono 9 i centri finora del croato (8 in campionato e una in Champions League al Valencia che è valso la qualificazione agli ottavi), vice capocannoniere alle spalle di Cristiano che guida con 17. In tutto fanno 26: metà dei 55 gol stagionali realizzati dalla Juve porta la loro Arma. Mandzukic ha assunto pian piano le sembianze del cecchino, tanto proprie di Ronaldo, visto che sovente fa centro al primo pallone giocabile. Ora vuole riprendere il filo del discorso interrotto il 29 dicembre scorso, contro la Sampdoria, ultima sua apparizione. Il suo ultimo gol è datato una settimana prima, contro la Roma; adesso vuole ripartire alla sua maniera. Pter un 2019 da protagonista e per rendere anche protagonista suo «fratello» Ronaldo. Pter una nuova puntata della saga dei SuperMario Bros.

Un sospiro di sollievo. Massimiliano Allegri sorride perché l’infortunio occorso a Bergamo a Giorgio Chiellini è meno serio di questo si temesse. Il problema al polpaccio destro «non è niente di grave – rileva il tecnico -, in 10-15 giorni sarà a posto. Salterà il Parma, difficilmente ci sarà contro il Sassuolo e poi vediamo. Ma assolutamente non è niente di grave». Pericolo scampato, dunque, stando alle rassicurazioni dell’allenatore livornese, dopo che il capitano ieri ha svolto i controlli del caso. Chiellini, con ogni probabilità, ci sarà nell’andata degli ottavi di Champions League in casa dell’Atletico Madrid il 20 febbraio.

DOPPIO ESORDIO. Lemergenza difensiva in coppa potrebbe così diminuire (resta l’interrogativo sul recupero, difficile, di Bonucci) ma la coperta resta corta stasera: senza la coppa centrale titolare, Max dovrà affidarsi a una tutta nuova, composta da Rugani e da Caceres. Per l’uruguaiano sarà il terzo esordio con la maglia bianconera, già vestita in due periodi distinti in passato (2009-10 e 2012-16). Non sarà però l’unico debutto, visto che sulla fascia sinistra Spinazzola potrebbe esordire dal primo minuto in campionato in bianconero, dopo aver riassaggiato il campo dal via a Bologna in Coppa Italia. Eex atalantino è in vantaggio su Alex Sandro, così come, sul lato opposto, Cance- lo, pungolato ieri da Allegri («Deve migliorare la gestione della palla e la fase difensiva»), è favorito su De Sciglio. Pjanic tornerà in regia, con Khedira in vantaggio su Bentancur come mezzala destra e Bernarde- schi interno sinistro. Per un 4-3-3 che in fase difensiva tende al 4-42. Accanto a Ronaldo tornerà Manduzkic con Douglas Costa che darà un turno di riposo a Dybala.

LISTA. Ieri sera, intanto, il club bianconero ha diffuso la lista Uefa per la Champions League: fuori Cuadrado, infortunato, entra Spinazzola. Giù le mani dalla Juve. Massimiliano Allegri scaccia le nubi, allontana gli scenari foschi nati dopo il rovescio inatteso e clamoroso in coppa Italia. E lo fa con un pizzico di ironia, tanta serenità e altrettanta fermezza. «Non è in crisi una squadra che perso una gara che si è incastrata male» esordisce. In effetti, la sconfitta con l’Atalanta è stata la prima in Italia in 24 partite (tra campionato, coppa Italia e Super- coppa) e fare drammi sarebbe eccessivo, nonostante la conseguenza sia stata abbandonare un obiettivo stagionale dopo averlo raggiunto negli ultimi quattro anni. «Con la Lazio abbiamo vinto lo stesso tipo di partita che abbiamo perso con l’Atalanta; a Roma abbiamo sbagliato 50 palloni come a Bergamo, vuol dire che siamo imprecisi, che c’è meno lucidità e che ci siamo mossi male. Ma nell’arco di un’annata ci sta di toppare una partita; ci è successo spesso negli anni precedenti, in campionato. Stavolta è accaduto in coppa Italia, ma sono momenti che vanno gestiti con grande serenità». Vietato perdere la rotta, vietato esagerare con l’allarmismo: «Se abbiamo perso a Bergamo ci scusiamo con tutti perché non dovevamo perdere nemmeno lì; capisco che la gente pensi che la Juve debba vincere sempre. Ma adesso cerchiamo di portare a casa il campionato e di provare a vincere la Champions, come negli anni precedenti».

PLAYSTATION. Ecco l’altro tema caldo, l’Europa. Perché è inevitabile che il crollo di coppa Italia abbia instillato qualche dubbio in vista dell’Atletico Madrid, soprattutto per gli infortuni in difesa. Max ribadisce un concetto e fa una battuta: «Abbiamo perso la realtà delle cose: in Europa ci sono 7-8 squadre che possono arrivare in semifinale, ma più di quattro non possono giocarla, così come più di due non possono giocare la finale. E noi, a quanto sento, siamo già in finale: allora diciamo alla Uefa di farci giocare direttamente il primo giugno (il giorno della finale, ndr) e non ora…». Un sorriso per anticipare un altro pensiero ricorrente: «Che la Juve giochi per vincere la Champions è così da quando sono arrivato. Per vincere, però, ci vuole bravura e fortuna. Non è che se arriva Ronaldo, automaticamente vinciamo la coppa. Il calcio non è la Playstation, ci sono miriadi di variabili e soprattutto ci sono gli avversari. Per questo vincere è una cosa straordinaria e non normale». E ancora: «Se noi veniamo eliminati dall’Atletico, che negli ultimi anni ha giocato le stesse finali nostre, quindi è di pari livello,è normale che le critiche vanno prese».

RIPARTIRE. La Champions, in ogni caso, può attendere. Per il momento bisogna pensare al presente e ripartire immediatamente, dimenticando l’Atalanta: «E’ importante riprendere subito nel modo migliore perché bisogna fare tante vittorie per vincere lo scudetto e mantenere a distanza il Napoli». Sotto con il Parma, quindi. Una squadra, dice Allegri, «cui faccio i complimenti perché sta facendo un campionato importante, così come faccio i complimenti a D’A- versa che ha dato un’organizzazione e sta portando risultati. Il Parma ha giocatori come Inglese, Gervinho, Biabiany che hanno tecnica e velocità. Servirà una partita giusta per portare a casa la vittoria e riprendere il cammino».

Sulla carta, per il weekend, il Parma ha gli stessi programmi della Juve: riprendersi dopo un ko pesante e amaro, nella sostanza e nella forma in cui è maturato. I crociati arrivano dall’incredibile sconfitta in casa contro la Spal: la squadra di D’Aversa dominava la partita (e vinceva 2-0) prima di subire in meno di 20’ la completa rimonta avversaria. Il problema è che di fronte, appunto, c’è la capolista – «una delle formazioni più forti d’Europa» spiega il tecnico gialloblù – e che la sfida dell’Allianz Stadium arriva dopo una settimana tutt’altro che semplice da gestire tra mercato, condizioni fisiche del gruppo e quel necessario reset mentale post sconfitta.

Insomma, D’Aversa la vede come Allegri dopo l’Atalanta: una gara da ricordare, da non dimenticare in fretta, per non incappare negli stessi errori. «Indietro non si torna, ma si può fare tesoro della gara con la Spal. Sappiamo di non aver raggiunto l’obiettivo salvezza, c’è ancora da pedalare». Per la serie: a Torino sarà la più classica delle sfide quasi impossibili, ma la concentrazione e la grinta dovranno essere al massimo.

ALVES RINNOVA. Settimana lunga e densa di avvenimenti, dicevamo. Sul mercato ci sono stati gli addii annunciati di giocatori (Calaiò, Munari) che hanno fatto la storia crociata con una promozione dietro l’altra. C’è stata la paura dell’ambiente gialloblu di perdere il proprio capitano e di vederlo indossare proprio la maglia della storica rivale: Bruno Alves è stato accostato alla Juve, alla fine è rimasto e ieri ha firmato il rinnovo fino al 2020. C’è stata la bella notizia della convocazione per lo stage azzurro di Bastoni e Inglese e ci sono stati gli arrivi dei giovani Schiappa- casse, Brazao e Machin (l’unico già disponibile oggi).

Non c’è stato invece non quel doppio rinforzo (una punta e un laterale) che sembrava negli obiettivi del club e che ha lasciato perplessi molti tifosi. «Il mercato? Ora penso solo a lavorare sul campo perché la strada è ancora lunga» dribbla D’Aver- sa. Campo, dunque: in mediana l’emergenza è rientrata a metà, Kucka e Stulac sono recuperati ma non al 100%, mentre in attacco si giocano una maglia Biabiany e Siligardi. D’Aversa: «Non firmerei per il pareggio, andare lì per attendere i 90’ sarebbe deleterio. Puntiamo al massimo, anche se servirà la partita perfetta. Chi toglierei alla Juve? Ogni volta che dico un nome mi fanno gol..». Meglio allora aspettare la gara e provare a scombinare i piani alla Vecchia Signora.

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