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Elton John, la mia vita sarà un film

Chiedere a Elton John che cosa voglia trasmettere con il film sulla sua vita (in sala dal 29 maggio) comporta una risposta seria che sembra stridere con il completo verde acqua e i maxiocchiali glitterati che indossa sulla Croisette poco prima di sedersi in sala a vedere Rocketman in anteprima mondiale assieme al pubblico del Festival del cinema e all’attore che lo interpreta, Taron Egerton. «Il messaggio che vorrei arrivasse è: non arrenderti mai.

Se vivi male e sei infelice guardati intorno e chiedi aiuto, io molto tempo fa l’ho chiesto e ne ho ricevuto davvero molto e la mia vita è diventata il percorso più bello che potessi immaginare», racconta commosso. «Oggi guardo indietro e vedo il viaggio fantastico che ho fatto, vedo una famiglia meravigliosa, una carriera meravigliosa, e non devo alzarmi dal letto ogni mattina pensando che non vorrei affatto alzarmi». Attraverso il racconto cinematografico della vita del 72enne sir Elton John (anche produttore del film), nato Reginald Kenneth Dwight, diventato star da 400 milioni di dischi, a lungo in lotta con demoni interiori e dipendenze varie fino a liberarsi da tutti i fantasmi, il messaggio arriva.

Ma arriva anche, con la regia di Dexter Fletcher (lo stesso che ha preso in mano Bohemian Rhapsody, dopo l’uscita di scena del regista Bryan Singer), una tempesta di musica, colori, guardaroba folli e performances rutilanti che pare abbiano fatto esclamare al baronetto, rivendendosi in scena: «Oh my God, questo film è buono quanto Grease!». Nei numeri musicali il suo interprete Taron Egerton canta davvero, con la propria voce, brani diventati patrimonio dell’umanità come quello che dà il titolo al film (e che lui ed Elton, oggi grandi amici, hanno eseguito insieme, dal vivo, al party dopo la proiezione) e Crocodile Rock, Your Song, I’m still standing. Due canzoni, queste ultime, che, ironia della sorte, l’attore gallese aveva già eseguito in passato. «Da ragazzo, all’audizione per il corso di recitazione all’accademia d’arte drammatica presentai Your Song», ricorda, «perché è un tipo di brano che permette di recitare come se si stesse interagendo con qualcuno».

Invece I’m Still Standing, brano del 1983 il cui video originale fu girato da Elton John proprio a Cannes davanti all’hotel Carlton, aveva avuto spazio nel film d’animazione Sing (2016), in cui Taron doppiava un gorilla aspirante rocker. Ma oggi, in Rocketman, ha una valenza emotiva che va al di là della bella canzone. «La scelta dei brani da eseguire nel film, che non è un biopic, ma un musical biografico, è legata al filo del racconto, non a un ordine cronologico», spiega Egerton. «Quando, verso la fine del film, mi giro indietro e parlo di come ho ritrovato il sapore dell’amore, mi riferisco al fatto che Elton ci è arrivato attraverso un processo di guarigione e alla capacità di amare se stesso. C’è un senso preciso, perché questa è la storia di un uomo che ha trovato la felicità e la soluzione ai suoi tormenti interiori». Un uomo che Taron oggi può «orgogliosamente chiamare amico».

E non sono parole di circostanza, come tante se ne sprecano durante la promozione dei film. «Io e la mia ragazza (l’assistente di regia Emily Thomas, alla quale è legato da un paio di anni, ndr) abbiamo passato un bel po’ di tempo a casa di Elton e David (Furnish, suo marito e compagno di vita da un quarto di secolo e con il quale ha due figli nati da madre surrogata, ndr) prima di iniziare le riprese », racconta Taron, ridendo come un ragazzino che abbia fatto una marachella, quando ricorda che «una sera ci siamo anche presi una gran sbronza». In ogni caso, «è stato impagabile, perché questo tempo passato con lui e David mi ha permesso di arrivare a conoscere davvero Elton.

Ecco, a chi mi chiede come mi sia preparato per il ruolo (a parte allenanarsi nel canto, nelle coreografie, rasarsi i capelli per mostrare la incipiente calvizie dell’artista e sottoporsi a “un centinaio di ore di prove costumi”), rispondo che si è trattato prima di tutto di immergermi nella musica e, poi, di parlare con lui, parlare tanto, di qualsiasi cosa. È stato come entrare nella sua pelle. Ho scoperto l’uomo più gentile, interessante e generoso del mondo. E molto divertente ». Anche Elton John ha fatto una scoperta, dopo aver visto girare le prime scene del film: «Quello davanti alla macchina da presa non mi sembrava Taron, quello ero io!».

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