Fiorentina – Napoli streaming gratis live tv come vedere diretta link su Rojadirecta

Dove vedere Fiorentina Napoli, diretta tv e streaming

La partita che si giocherà questa sera 9 Febbraio 2019 alle ore 18:00, sarà trasmessa in esclusiva diretta streaming su Dazn, ma ovviamente sarà visibile anche su altri dispositivi. La versione integrale della partita si potrà anche guardare on demand e quindi tutti gli appassionati e tifosi potranno rivedere la gara quando vorranno. Ovviamente sarà possibile guardare il big match in televisione qualora si possiede una smart TV, scaricando l’applicazione, avendo sottoscritto un abbonamento a Mediaset Premium o a Sky Q. In questo caso però bisognerà vedere se la TV di cui si è in possesso è compatibile con il servizio Dazn. Se non siete ancora abbonati a Dazn, potrete vedere la partita in modo assolutamente gratuito, visto che il primo mese lo offre la piattaforma. Dovrete solo effettuare la registrazione ed attivare l’abbonamento per un mese gratuitamente. Poi se vi troverete bene con la visione, potrete continuare con l’abbonamento al costo di 10 euro al mese.

Rojadirecta Fiorentina-Napoli

ROJADIRECTA Fiorentina Napoli– Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Tra gol, assist e rigori procurati ha messo lo zampino sul 33% delle reti complessive segnate dalla Fiorentina in campionato. In Coppa Italia, invece, è il leader assoluto della sua squadra, l’unico capace di segnare 5 volte in due partite, rispettivamente doppietta e tripletta. Federico Chiesa, adesso, non si accontenta.  

 IL CASTIGA-GRANDI. E’ l’uomo che ha castigato le grandi, quello che ha fatto piangere il Milan a San Siro conquistando la prima vittoria stagionale in trasferta, quello che ha raddoppiato a Torino contro i granata mettendo il sigillo sulla prima gara del nuovo anno e si è divertito poi a strapazzare pure la Roma (entrambe le volte in Coppa): adesso però sogna l’esame di maturità contro il Napoli di Ancelotti, quell’allenatore che già ai tempi del Bayern Monaco aveva intravisto in lui le stigmate del campione. Ha abbattuto tabù che parevano peggio di una maledizione e ora è pronto a tutto pur di regalare una notte da protagonista ai suoi tifosi, sempre più orgoglio di una città intera.  

TRA I BIG DELLA A. E’ il secondo giocatore della Serie A per numero di tiri verso la porta (92), secondo solo a Cristiano Ronaldo (144) e comunque davanti a Insigne (86), compagno in Nazionale che a Wembley, nella seconda presenza del figlio d’arte in azzurro, ha trasformato il rigore conquistato proprio dal giovane Fede. Chiesa è pure il re del dribbling della nostra Serie (49), per quanto tallonato da De Paul (48), Lazzari (47) e Suso (45): è quello il suo marchio di fabbrica, insieme alla velocità, di pensiero e di movimento. Le sue sgroppate lungo il campo non sono passate inosservate, così come la capacità di segnare in ogni modo, con il suo destro diabolico ma anche col sinistro come accaduto in Coppa al Franchi, dalla distanza, con un tap-in in area. Ha soddisfatto i gusti di tutti, non dimenticando mai di ricordare ogni volta il suo capitano per sempre, Davide Astori. Ieri, dopo un silenzio social durato una settimana, ha voluto ricordare Emiliano Sala, il calciatore argentino che a Cardiff non è mai arrivato: «Sono vicino alla tua famiglia e addolorato per la tua scomparsa. Riposa in pace». Non lo conosceva direttamente, ma la sofferenza per la scomparsa di un compagno non l’ha dimenticata affatto.  

OBIETTIVO RADDOPPIO. La sua missione è quella di continuare a giocare… al raddoppio come sempre fatto dal suo ingresso tra i professionisti. Tre i gol realizzati in Serie A nella stagione del suo debutto tra i professionisti che l’anno dopo sono diventati sei. Adesso, Chiesa punta ad abbattere ogni record: i 20 gol totalizzati in tutte le competizioni, compresa la rete in Europa League con cui ha aperto la sua storia da professionista dell’area di rigore, non sono che l’inizio, l’allenamento più efficace per prepararsi al primo centro in azzurro, magari già in occasione delle prossime due gare in programma a marzo, esattamente un anno dopo la sua prima chiamata.  

NESSUNA DISTRAZIONE. Fino ad oggi non si è mai lasciato condizionare da nulla, né dalle tantissime voci di mercato che lo continuano ad interessare né dalle cifre astronomiche di valutazione del suo cartellino fatta dagli esperti del settore. Sulle sue tracce ci sono tutti i principali top club: a Manchester rischia di scatenarsi addirittura un derby tra City e United, in Spagna c’è il Real Madrid, in Germania il Bayern Monaco, in Italia Inter, Juve e, come sempre pure il Napoli. Alla fine, però, deciderà lui, Fede, insieme a papà Enrico: prima però c’è da scrivere la storia, provando a conquistare l’Europa, magari con un trofeo da festeggiare. Anche nel suo segno, quello di Chiesa. 

La nuova era del Napoli di Insigne comincia oggi a Firenze, con la Fiorentina di Chiesa. Una città, una squadra e uno stadio che evidentemente sono nel destino di Lorenzo: la Viola rientra nel novero delle squadre a cui ha segnato più gol in carriera, 6, di cui 2 decisivi nella finale di Coppa Italia vinta dagli azzurri nel 2014; ed è proprio al Franchi che ha rimediato il più grave infortunio della sua carriera – ancora nel 2014 -, ha perso lo scudetto con Sarri e oggi indosserà la fascia di capitano per la prima volta da titolare del ruolo. Già: il passaggio di consegne virtuale da Hamsik all’unico napoletano della squadra avverrà intorno alle 18, al fischio d’inizio. E per uno che ha deciso di tatuarsi sulla pelle l’immagine di se stesso, bambino, seduto su un pallone di fronte al San Paolo con la maglia del Napoli deve essere davvero il massimo. Uno sballo. 

IL NAPOLETANO. E allora, il nuovo capitano napoletano. Non accadeva dai tempi di Paolo Cannavaro: fu lui a cedere la fascia ad Hamsik e sarà lui uno dei pochi amici che Marek ritroverà in Cina (sebbene di stanza in un’altra città). Ma questa è un’altra storia: la copertina, in questo caso, è tutta di Insigne. Il leader di una squadra ormai pronta a completare un naturale ricambio generazionale, inaugurato proprio con la cessione del pluridecorato recordman con la cresta. Lorenzino, del resto, ha il Napoli nel sangue, nel cuore e sulla pelle. Sottoforma di tatuaggi vari e di amore viscerale: la sua carriera, la sua vita, ruota tutta intorno a questa città e a questa bandiera. 

DRAMMA SCUDETTO. Bandiera, e dunque simbolo: concetto che in qualche modo lo avvicina a Federico Chiesa, giovane e importantissimo talento della Fiorentina che con lui condivide e condividerà la Nazionale. Sono amici, loro, anche se oggi saranno rivali: uno contro l’altro, ancora una volta al Franchi. Stadio maledetto, almeno per il momento, per Insigne: a novembre 2014 ci ha rimesso il crociato del ginocchio destro e ad aprile 2018, cioè dieci mesi fa, uno scudetto. Tremenda quella sconfitta: 3-0 e tutti a casa. Un cazzotto in pieno volto soprattutto dopo la vittoria in casa della Juve e il rientro in città con migliaia e migliaia di persone in delirio all’aeroporto. Atmosfera caldissima, sì, ma la Fiorentina fu glaciale. E spietata: il capitano, e gli altri reduci, non hanno dimenticato. 

I GOL. La vita, del resto, dà e toglie: e se è vero che a Firenze sono capitate cose che hanno segnato la sua carriera in negativo, lo è altrettanto che la tradizione personale di Lorenzo con la Fiorentina è positiva: insieme con Milan, Empoli, Samp e Torino è la squadra a cui ha segnato più gol. Totale: 6. Quattro in campionato e 2 nella finale di Coppa Italia vinta dal Napoli di Rafa il 3 maggio 2014 all’Olimpico. A Roma: in un clima surreale per la tragedia di Ciro Esposito, tifoso napoletano ferito a morte con una pistola da un ultras romanista e poi volato via dopo una lunga agonia a causa delle ferite rimediate.  

NUOVA ERA. Sì, non c’è niente da fare: gol a parte, i suoi incroci con la Viola, per volere del destino, sono stati finora dolori e poche gioie. Ma oggi, beh, oggi comincerà una nuova era: capitano del Napoli a tutti gli effetti. Non un vice, non un sostituto del titolare: Hamsik parla ormai cinese e Lorenzo sempre più napoletano. Un punto d’arrivo, possiamo dirlo, a 27 anni d’età. Ma non definitivo, per carità: è nel pieno, è nel meglio. Anche delle responsabilità: da oggi Insigne non è soltanto un simbolo della squadra, ma della città. In bocca al lupo, capitano. 

Non sarà stata una notte facile quella appena passata da Stefano Pioli. La notte prima di un esame durissimo, con assenze e dubbi in difesa e a riverbero per tutta la squadra. La notte prima di incontrare il Napoli di Ancelotti. 

CARPE DIEM. «Mi aspetto un Napoli molto motivato al di là della sconfitta subita un anno fa contro di noi, è una squadra diversa, Ancelotti ha trasmesso altre idee, ma è e resta un Napoli molto imprevedibile, motivato al massimo. Il ritorno in Italia del loro tecnico è un bene, sia sotto il profilo umano che professionale. Dunque sarà una sfida difficile, ma noi siamo preparati per cercare di sfruttare questa occasione, l’importante sarà giocare da Fiorentina. E’ presto per definirla una gara “spartiacque” per noi, la stagione è ancora lunga. Ma se vogliamo fare meglio del girone d’andata bisogna arrivare almeno a 60 punti, ne mancano 29, ogni occasione dev’essere l’occasione giusta. Al Franchi prima o poi dovremo vincere contro una grande: abbiamo una possibilità importante». 

QUALITA’ NEL MEZZO. «Difficile dare giudizi da lontano in merito alla vicenda Hamsik: sicuramente sono situazioni che lasciano spiazzati, parliamo di un grandissimo giocatore ma il Napoli per sfortuna nostra ha altri elementi con tanta qualità e la sua assenza non peserà. Penso ad Allan, a Diawara o anche a Fabian Ruiz, forse uno dei migliori stranieri arrivati in Italia». 

EMERGENZA IN DIFESA. «Sapevamo della squalifica di Milenkovic, purtroppo Vitor Hugo ancora non ha recuperato dal problema muscolare e domani capirò se sarà in grado almeno di venire in panchina. Laurini poi ha avuto un problema. Nella rifinitura di domattina (oggi, ndr) sapremo se sarà a disposizione e se eventualmente chiamare rinforzi dalla Primavera (sono stati assegnati i numeri di maglia a Ferrarini e Antzoulas, entrambi millennials, ndr). Se l’emergenza difensiva mi preoccupa? Un po’ sì. Il prossimo gol sarà il centesimo della mia gestione in viola? Non importa chi lo segnerà, purché sia vincente». 

TRIDENTE. «Simeone? Il tridente pesante (con Muriel e Chiesa, ndr) ci può stare anche contro le grandi come il Napoli, ma prima devo capire chi ci sarà nel reparto arretrato. Chiesa sta vivendo un momento di grande maturità, Pjaca fisicamente sta bene, ci aspettiamo tantissimo da lui e lo sa». 

CALENDARIO. «Credo che spostare la gara con l’Atalanta del 4 marzo ad un altro giorno sia la cosa più giusta, anche nel rispetto della Coppa Italia. Noi giochiamo in posticipo (il 24, ndr) e l’Atalanta il sabato alle 15: un giorno e mezzo di vantaggio e di riposo su una partita del mercoledì incidono tantissimo». 

Dalla Spagna con furore: Fabian, il nuovo faro del centrocampo. Il regista, facciamo il riferimento di un giorno all’improvviso senza Hamsik. O giù di lì: nel senso che il progetto di Ruiz centrale, intravisto in coppia con Allan a Belgrado con la Stella Rossa in Champions, a settembre, è poi gradualmente decollato contro il Sassuolo con Marek infortunato. Fino a toccare l’apice con la Lazio: prestazione sontuosa e insieme probabilmente anche la convinzione definitiva di assecondare senza traumi eccessivi la voglia di Cina dell’uomo con la cresta. Beh, non resta che insistere. E soprattutto testare ancora oggi, con la Fiorentina, il nuovo corso del centrocampo: targato Fabian, il rampollo di casa Napoli.  

 LA CONSAPEVOLEZZA. E allora, su il sipario: prima Rog, poi Hamsik e via a inaugurare la stagione che verrà. Il futuro di una squadra che in questa sessione di mercato, tra gennaio e il febbraio cinese, ha perso due elementi della mediana. Ma sia chiaro: ogni scelta è stata compiuta con l’assoluta consapevolezza di poter fronteggiare le due cessioni. Garantisce Ancelotti: e non è un caso che il club azzurro abbia deciso di posticipare a giugno l’acquisto di Pablito Fornals dal Villarreal. Spagnolo e collega di Roja Under 21 proprio di Fabian. L’uomo in copertina. 

LA METAMORFOSI. Eh sì, con tutto il rispetto nei confronti di Marek: oggi, al di là del nuovo capitano Insigne, gli occhi del mondo azzurro saranno tutti per Ruiz. Il faro del gioco che ora potrà dare sfogo a tutta la sua tecnica, all’esplosività atletica e alla splendida duttilità tattica dimostrate in questa prima parentesi italiana. Una metamorfosi costante, la sua: a destra, a sinistra, addirittura trequartista (a Cagliari) e poi nei due centrali della linea a quattro. Con tanto di dibattito iniziale svelato da Carletto: «Mio figlio Davide lo vede più a destra, mentre io a sinistra». Ma alla fine sembra che la posizione definitiva sarà un’altra. Quella in cui tra l’altro fece l’esordio assoluto in azzurro, a Belgrado: esperimento un po’ così, condizionato dai postumi dell’infortunio muscolare rimediato a inizio stagione. 

ALLAN E ZIELINSKI. Oltre a Ruiz, nella posizione di Hamsik potranno agire anche Zielinski (più spesso a sinistra, per il momento) e Diawara (impiegato di recente con maggiore continuità). E se per caratteristiche Amadou sembra rendere di più accanto a un architetto con i piedi buoni, Piotr il polacco è da sempre considerato una sorta di erede di Marek. Si vedrà: ora è Fabian l’uomo destinato a raccogliere il testimone. E insieme con lui, anche oggi a Firenze, l’altro centrale sarà Allan: un elemento fondamentale, addirittura straripante fino alla corte del Psg. Già, la storia ha lasciato tracce evidenti che con la Samp sono parse più sbiadite: sin dalla Fiorentina, e dunque sin da subito, servirà la migliore versione dell’indiavolato brasiliano ammirato in Italia e in Europa. Tutti per uno: per costruire in fretta, e in grande stile, la nuova epoca del centrocampo. 

NAPOLI – Ogni giorno la Cina diventa più vicina. E il mare di Dalian, terzo porto del Paese, sostituirà molto presto quello di Napoli ai piedi di Hamsik. Aggiornamento: la trattativa tra i club ha ricominciato a volare dopo la rottura di mercoledì, tant’è che, avendo ritrovato l’accordo alle condizioni di De Laurentiis, vale la pena sottolinearlo, le prossime saranno le ore del pagamento. Ovvero: secondo le ultime notizie soffiate ieri dal vento dell’Est, sarà lunedì il giorno dell’esecuzione del bonifico da 20 milioni di euro (seguiranno bonus), in un’unica soluzione, che permetterà di vestire d’ufficialità l’ormai scontata cessione dell’ex capitano al Dalian Yifang. E se per il mondo reale bisogna ancora attendere quarantotto ore, o giù di lì, per il mondo del web è già tutto fatto: su Wikipedia, tra i giocatori di spicco della squadra, vengono citati Carrasco, Gaitan e Marek. Hamsik 3.0. 

ANCORA 48 ORE. E allora, la definizione dei lati del triangolo: lui e loro. Il giocatore e le due società: ormai l’accordo è comune, collettivo e a quanto pare inattaccabile. E non è un caso che lunedì sia atteso il bonifico da 20 milioni che darà il via al tam tam delle ufficialità. Il comunicato di interruzione dei negoziati diramato mercoledì dal Napoli, legittimamente incavolato per l’inaspettato cambio della formula di acquisizione del calciatore trascritta dal Dalian sui contratti spediti senza alcun preavviso, alla fine è risultato decisivo: i cinesi hanno fatto marcia indietro, assimilato l’idea di dover rinunciare al prestito con obbligo di riscatto e al pagamento in due tranche, così da evitare la Luxury Tax del cento per cento dell’importo dell’affare da corrispondere al governo cinese, e rimesso tutto in ordine. Come da accordi raggiunti e suggellati da una stretta di mano tra gentiluomini sabato scorso alla Filmauro, a Roma. Casa De Laurentiis: e a casa degli altri non si può certo comandare. 

IN ATTESA. Hamsik, nel frattempo, attende. Giovedì è partito per Madrid, la sede prescelta dal Dalian per le visite mediche e la firma del contratto triennale, e ieri ovviamente è stato escluso dall’elenco dei convocati di Ancelotti per la trasferta in programma oggi con la Fiorentina. La sua è una scelta di vita. Una decisione che tra l’altro frutterà 9 milioni di euro a stagione, oltre i bonus: per un totale di circa 10 milioni netti. Il denaro, certo, ma anche i sentimenti in calce a questa storia: quelli dello storico magazziniere del Napoli, Tommaso Starace, che ieri a mezzo social ha pubblicato una foto della divisa azzurra numero 17, quella di Marek: “La maglia che non farà più parte del nostro spogliatoio”, il messaggio à coté. Una dedica che strappa sorrisi e un po’ di brividi. 

Si gioca, finalmente! Per un paio di ore, il Napoli metterà da parte le questioni che hanno caratterizzato questi giorni di vigilia, si penserà alla partita con la Fiorentina ignorando, per quanto si può, le altre problematiche, Che non mancano. Non ci sarà Marek Hamsik, in procinto di trasferirsi in Cina. E non ci sarà Raul Albiol. Intorno al difensore spagnolo è nato un piccolo caso. E la mancanza di comunicazione da parte del club, di certo non contribuisce a fare maggiore chiarezza. In effetti, il giocatore soffre per una tendinopatia rotulea al ginocchio destro, malanno che lo sta perseguitando dall’inizio della stagione, tant’è che fino adesso ha saltato 6 partite di A. La questione è stata seguita dalla staff sanitario del Napoli ma, ieri, Albiol è volato a Barcellona per un consulto con il dottor Ruiz-Cotorro, tra l’altro medico del tennista, Rafa Nadal. Da questa visita il giocatore vorrà capire se gli basterà sottoporsi a una terapia conservativa o considerare l’eventualità di un intervento chirurgico. Dubbi che, per il momento, lo terranno fuorigioco per qualche settimana in attesa che si capisca il da farsi. ESAME SEVERO Un’assenza pesante quella del difensore spagnolo che arriva in un momento importante per il Napoli. La sfida di questa sera, al Franchi, ha la valenza di un esame, da superare, anche con la minima valutazione, per continuare a coltivare il sogno di raggiungere la Juventus. Servono i tre punti, su questo argomento Ancelotti è stato molto chiaro con la squadra: non saranno ammesse distrazioni o cali di concentrazione, l’impegno è considerevole per non comportarsi da grande squadra. Allenatore e presidente sono convinti che il gap dalla capolista si possa ridurre, l’intenzione è di arrivare al 3 marzo, per lo scontro diretto al San Paolo, con un distacco minore ai 9 punti attuali. COPPIA GOL Sarà, comunque, una serata di allerta per la difesa napoletana. Maksimovic, sostituto di Albiol, e Koulibaly dovranno occuparsi di Chiesa e Muriel: l’arrivo dell’attaccante colombiano ha elevato di parecchio il potenziale offensivo della Fiorentina. Dalla ripresa del campionato, dopo la pausa invernale, la formazione di Pioli ha vinto due volte (Sampdoria e Chievo) e pareggiato una (Udienese), mentre Muriel ha realizzato tre reti e Chiesa due. Senza calcolare il clamoroso 7-1 alla Roma in Coppa Italia. Insomma, numeri pesanti, che mettono in guardia il Napoli: Ancelotti, però, proverà a restringere gli spazi alla fase offensiva avversaria per proteggere la porta di Meret. Maksimovic rispetto alle passate stagioni è maggiormente considerato: in questo campionato ha già raggiunto 10 presenze, tante quante ne aveva sommato nei due campionati precedenti, prima di essere ceduto in prestito, a gennaio 2018, allo Spartak Mosca. La novità assoluta, invece, è rappresentata dalla convocazione di Vlad Chiriches, ritornato disponibile dopo l’intervento subito al ginocchio per la ricostruzione del legamento crociato anteriore. Il capitano della Nazionale di Romania andrà in panchina. DUBBIO ATTACCO In difesa, dunque, non ha dubbi Ancelotti, a differenza dell’attacco, invece, dove resiste il dualismo tra Milik e Mertens. Il centravanti polacco s’è allenato in disparte nei primi giorni della settimana, ma ieri ha svolto regolarmente l’allenamento di rifinitura. Potrebbe darsi che l’allenatore gli preferisca Mertens per averlo a disposizione giovedì, a Zurigo, per l’andata dei sedicesimi di finale di Europa League. Il coefficiente di difficoltà per questa sfida è molto basso, il Napoli non dovrebbe avere difficoltà a superare l’avversario nel doppio confronto. L’intento vero è quello di tenere la continuità in campionato, perché mancano ancora troppe partite per mollare la presa.

L’ufficialità arriverà all’inizio della prossima settimana, ma ieri è stato compiuto il passo decisivo che il Napoli attendeva. Il Dalian Yifang, club della Superlega cinese, ha sottoscritto le clausole contrattuali così come il presidente Aurelio De Laurentiis aveva chiesto, per proseguire nella trattativa. E cioè pagamento dei 20 milioni del cartellino in due rate (5 più 15) e cessione immediata a titolo definitivo di Marek Hamsik, che ieri era a Madrid per sostenere le visite mediche, a ulteriore garanzia del club orientale. BONIFICO E GARANZIE Manca l’ultimo passaggio, quello più concreto: l’accredito della rata da cinque milioni e soprattutto le garanzie per gli altri quindici. Solo allora – fra lunedì e martedì – la cessione potrà essere ufficializzata e Hamsik potrà prendere i suoi bagagli, pronti da diversi giorni e partire in direzione Dalian, una importante città portuale nel nord della Cina, dove le temperature invernali in questo periodo sono particolarmente rigide. Qualcuno potrebbe chiedersi come mai questo bonifico non sia ancora arrivato e la risposta sta nelle festività che in questi giorni hanno fermato la Cina, alle prese col proprio Capodanno, dedicato al maiale. Tra l’altro per il successivo pagamento dei 15 milioni, De Laurentiis ha chiesto particolari garanzie bancarie, riscontrate presso istituti di credito europei. Giusto per evitare cattive sorprese, che il nostro calcio ha già scoperto con Luiz Adriano, per non parlare della brutta pagina scritta da Yonghong Li al Milan. SORRISI E OROLOGI Nonostante questi giorni di apparente tensione, con una trattativa che mercoledì sembrava drasticamente interrotta, i rapporti personali fra Marek Hamsik e De Laurentiis sono rimasti ottimi, tanto che il capitano – ormai ex – ha regalato un orologio di pregio a quello che resterà il presidente che ha avuto più a lungo in carriera: quasi dodici anni. ADL gli ha ribadito stima e fiducia: «Quando vorrai tornare, il Napoli è sempre casa tua». E non è escluso che un domani lo slovacco possa rientrare per una carriera dirigenziale, nella terra dove sono nati i suoi tre figli.

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