Jo Squillo portavoce di un’idea di femminilità libera, trasgressiva ma anche intelligente

Jo Squillo, nome d’arte di Giovanna Coletti, non ha bisogno di tante presentazioni. Nata a Milano, porta con disinvoltura i suoi cinquantanni, un corpo filiforme e un look mai forzatamente giovanile ma semplicemente si adatta al suo spirito dinamico elegante e vagamente trasgressivo.

Di lei si ricorda ancora oggi la sua partecipazione al Festival di San Remo del 1991 dove si esibì insieme a Sabrina Salerno con la canzone “Siamo donne”. Divenne un tormentone che fece ballare tutta l’Italia. Da allora Jo Squillo di balli ne ha fatti tanti e non ha mai smesso di essere portavoce di un’idea di femminilità libera, trasgressiva ma anche intelligente impegnata, soprattutto nel sociale.

Come riesce ad essere così in forma? «Il segreto sta nella mia disciplina alimentare, nel pilates e nella vitalità creativa che non mi abbandona mai».

Ha iniziato la sua carriera per il gusto della contestazione? «Sì, era il 1980 amavo la cultura punk e misi su la prima band di ragazze. Mi facevo i vestiti da sola, ci chiamavamo le Kandeggina Gang e ci discostavamo dai soliti gruppi che giravano all’ora, eravamo dirompenti».

Nel 1980 è arrivata anche alla politica? «Fui capolista della Lista Rock, ero candidata all’assessorato alla cultura. Erano anni di manifestazioni e di scorribande. In quegli spettacoli misi insieme artisti che poi sono diventati famosi come i Timoria, Francesco Renga, Bluvertigo, Morgan. Creai il primo vero talent raggruppando questi giovani eccezionali.

Cosa si ricorda di “Mixer” di Giovanni Minoli? «Per Rai Due ho realizzato un video musicale “Avventurieri” girato sul vulcano Etna in eruzione: un evento straordinario. Ora di videoclip ne siamo immersi, ma negli anni Ottanta fui tra le prime».

Dopo i favolosi anni Ottanta cosa è accaduto? «Iniziano gli anni Novanta e quella che mi piace definire la mia seconda vita che si sintetizza in un brano che divenne un vero inno, “Siamo donne”, presentato con Sabrina Salerno al Festival di Sanremo 1991. Vi era un grosso messaggio femminile, sebbene declinato in maniera pop».

C’è anche una terza vita? «Certo, quella della congiunzione tra musica e moda, una fusione che amo molto. La moda come la musica è un linguaggio distintivo degli italiani nel mondo, il bello e il ben fatto ci fanno riconoscere in tutto il mondo. In questa mia terza vita mi sto dedicando a valorizzare chi siamo nel mondo attraverso i reportage che giro tra le capitali della moda».

Un lavoro impegnativo? «È una fase molto intensa e sto pensando alla creazione di oggetti distintivi. Per esempio mi piacerebbe creare una valigia da agente speciale, memore della frase secondo cui “Non esistono brutte stagioni, ma solo valigie sbagliate”».

Qual è augurio che si sente di fare alle donne? «Di essere più amiche, abbandonando paure e invidie verso le altre donne. Occorre essere straordinariamente sorelle e complici».

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