Juventus – Frosinone Streaming Gratis Diretta come vedere Live Tv link su Rojadirecta


Oggi 15 febbraio 2019 alle ore 20.30 la Juventus scende in campo per la 24° giornata di Serie A all‘Allianz Stadium, il Frosinone. La capolista ospiterà in casa la penultima in classifica che è quindi alla ricerca di punti molto importanti per la salvezza. Dopo i passi falsi commessi dalla Juventus contro l‘Atalanta in Coppa Italia e contro il Parma in campionato la scorsa domenica adesso sono tornati al successo grazie ad un 3 a 0 sul Sassuolo, vittoria che ha permesso alla Juve di portarsi a 11 punti di vantaggio sulla seconda, ovvero sul Napoli. La Juventus, infatti può contare il secondo miglior attacco della serie A con ben 49 gol all’attivo, al contrario invece il Frosinone ha il peggior reparto offensivo del campionato con soli 17 reti in 23 giornate.

Il Frosinone arriva da una sorprendente vittoria contro la Sampdoria e si è trattato del terzo successo, il secondo consecutivo dopo quello ottenuto ai danni del Bologna. I pronostici sono tutti a favore dei bianconeri che pare siano stati davvero quasi perfetti fino ad ora in campionato. L’ Associazione Italiana arbitri ha designato il fischietto arbitrale e i collaboratori per la sfida di questa sera contro il Frosinone. La direzione è affidata ad Antonio Giulia della sezione di Olbia mentre gli assistenti saranno Tolfo e Alassio ed il quarto ufficiale sarà Nasca. Il Var invece sarà commissionato dalla direzione di Irati e di Orio.

Dove vedere Juventus Frosinone, diretta tv e streaming

La partita che si giocherà questa sera 15 Febbraio 2019 alle ore 20:30, sarà trasmessa in esclusiva diretta streaming su Dazn, ma ovviamente sarà visibile anche su altri dispositivi. La versione integrale della partita si potrà anche guardare on demand e quindi tutti gli appassionati e tifosi potranno rivedere la gara quando vorranno. Ovviamente sarà possibile guardare il big match in televisione qualora si possiede una smart TV, scaricando l’applicazione, avendo sottoscritto un abbonamento a Mediaset Premium o a Sky Q. In questo caso però bisognerà vedere se la TV di cui si è in possesso è compatibile con il servizio Dazn. Se non siete ancora abbonati a Dazn, potrete vedere la partita in modo assolutamente gratuito, visto che il primo mese lo offre la piattaforma. Dovrete solo effettuare la registrazione ed attivare l’abbonamento per un mese gratuitamente. Poi se vi troverete bene con la visione, potrete continuare con l’abbonamento al costo di 10 euro al mese.

Rojadirecta Juventus – Frosinone

ROJADIRECTA Juventus – Frosinone  – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Il primo passaggio, quando gli chiedono un giudizio tecnico su Aaron Ramsey, il cui ingaggio è stato ufficializzato lunedì dalla Juventus: «Non lo so, i giocatori vanno allenati per dare giudizi. È un grande, ma avremo tempo per parlare di chi c’è l’anno prossimo tra qualche mese e all’inizio della prossima stagione». Il secondo passaggio quando, poco dopo, dal gallese si passa al tecnico e sulla sua certezza di essere al 100 per cento l’allenatore della Juventus anche nella prossima stagione. La replica di Massimiliano Allegri è logica e spiazzante al tempo stesso: «Di sicuro non c’è niente. Sono contento di essere qui e ho un contratto con la Juve. Poi ho parlato di Ramsey, che l’anno prossimo sarà un giocatore della Juve, ma io sono concentrato sul momento, bisogna portare a casa i trofei. Abbiamo conquistato la Supercoppa, che prima avevamo perso ai rigori e all’ultimo secondo, ora bisogna portare a casa il campionato e poi provare la Champions». 

Un accenno, ma tanto basta per far drizzare qualche antenna. Perché di questi tempi in passato si è sempre tornati a parlare della situazione dell’allenatore bianconero. E lui sempre a rimandare ogni chiarimento più avanti, quando i risultati avrebbero dato un senso alle aspirazioni professionali. Era stato così anche la passata stagione, con un moltiplicarsi delle domande da marzo in poi e l’ufficializzazione il 7 giugno del rinnovo fino al 2020, con ritocco sostanzioso dell’ingaggio, una volta chiusa ogni competizione. Una road map che si dovrà replicare in questa stagione perché, alle parole di inizio anno di Fabio Paratici, capo dell’area sportiva («Sono certo che resterà, è il migliore allenatore possibile per la Juventus»), dovranno seguire i fatti. A cominciare da quelli sul campo, come ha sottolineato Allegri. Perché, detto di un campionato in cui il vantaggio abbondante dovrà essere gestito in alcuni passaggi delicati (su tutti la trasferta del 3 marzo a Napoli), la questione dirimente sarà quella Champions League sfiorata nel 2015 e nel 2017. Mancarla di nuovo potrebbe indurre pensieri nella proprietà, centrarla finalmente ne indurrebbe altrettanti in Allegri, che già quest’anno ha detto un gentile “no, grazie” al Real Madrid, orfano di Zinedine Zidane. 

Un rifiuto detto lasciando una porta aperta, perché nato dalla parola già data ad Andrea Agnelli e da altre situazioni che in quel momento non favorivano un’avventura lontano dall’Italia. E a questa porta aperta potrebbe tornare ad affacciarsi lo stesso Florentino Pérez, che al momento tiene in sella Santiago Solari con poca convinzione, mentre un altro club interessato potrebbe essere il Manchester United, dove la sconfitta in casa con il Psg in Champions ha reso tutt’altro che automatica la permanenza di Ole Gunnar Solskjaer. Una Champions che sarà dirimente per Allegri stesso. 

E in caso di divorzio, che cosa potrebbe succedere? Non è un mistero che in cima alla lista ci sia Zidane che, dal canto suo, ha lanciato più di un segnale su un possibile ritorno in bianconero come allenatore, dopo essere stato giocatore. Un discorso che vale per Didier Deschamps, che non ha mai negato di essere attratto da una nuova ipotesi Juventus, dopo il sorprendente divorzio nell’anno della promozione dalla Serie B. Più defilato appare Jurgen Klopp, ben saldo a Liverpool ma che gode di apprezzamenti nell’ambiente bianconero. Gli stessi di cui gode Allegri, uno che domina da quattro anni in Italia, uno che ha saputo dimostrarsi un eccellente gestore di spogliatoi, uno che ha sempre detto di trovarsi alla grande a Torino. Uno che ha alzato le spalle di fronte a quei tifosi che lo accusano di non far giocare bene le sue squadre. Questo è un corollario in casa Juve, dove conta vincere. Lo stesso pensiero di Allegri. 

CamilloCiano e DanielCiofani (o Marcello Trotta) come AntoineGriezmann e AlvaroMorata. No, non lo sono, con tutto il rispetto. Leonardo Bonucci e gli altri difensori bianconeri però li affronteranno come se lo fossero, con la stessa concentrazione: prima di tutto perché possono comunque far male (la Sampdoria lo ha sperimentato giusto pochi giorni fa) e dunque complicare la missione 3 punti; poi perché controllare gli attaccanti del Frosinone come se fossero quelli dell’Atletico Madrid è il modo migliore per prepararsi alla sfida del Wanda Metropolitano. Soprattutto per il centrale con la maglia numero 19, che il confronto di Madrid ha temuto di saltarlo. Suscitando nei tifosi lo stesso timore. 

La rincorsa di Bonucci è iniziata la sera del 27 gennaio, quando al 41’ del primo tempo di Lazio-Juventus ha dovuto lasciare il campo per una distorsione alla caviglia destra. «Con interessamento capsulo-legamentoso», si è appreso il giorno dopo dal referto degli accertamenti clinici. Diagnosi che sul momento sembrava escludere il centrale dall’andata degli ottavi, facendo ipotizzare un suo rientro per l’inizio di marzo. Una prospettiva a cui l’ex milanista ha subito cercato di sottrarsi: «Obiettivo già individuato, terapie e palestra per tornare il prima possibile a godermi sul campo vittorie come quelle di ieri insieme a questa immensa squadra», scriveva su Instagram all’indomani della trasferta romana, accanto a una foto che lo ritraeva proprio in palestra, impegnato alla leg extension (macchina per il potenziamento dei quadricipiti). Non indicava una partita, ma nessuno ha avuto dubbi su quale fosse quell’«obiettivo già individuato». Con la voglia di Champions accumulata nella stagione d’astinenza in rossonero, con la carica d’entusiasmo in più ricevuta il 5 febbraio, quando la moglie Martina ha dato alla luce Matilda, terzogenita dopo Lorenzo e Matteo, Bonucci ha accelerato sempre più i tempi di recupero. E alla fine non solo ha recuperato per la trasferta di mercoledì prossimo in casa dell’Atletico Madrid, ma stasera sarà già in campo per riprendere confidenza con il clima agonistico.  

Non ha certo bisogno di riprendere confidenza con Giorgio Chiellini, quella non era stata scalfita neppure da una stagione vissuta con maglie diverse, figurarsi da poche partite. Però non guasterebbe se nella ripresa i professori di Oxford della difesa, per citare José Mourinho, potessero tornare a spiegare assieme, tanto per preparare al meglio la lezione da tenere a Madrid. «Se ci sarà la possibilità a Chiellini farò fare un tempo», ha spiegato Allegri ieri. Parole che, si presenti o no quella possibilità, rallegrano comunque ogni tifoso bianconero: perché significano che il capitano a Madrid ci sarà, dopo che il problema muscolare al polpaccio destro accusato il 30 gennaio, al 27’ di Atalanta-Juventus di Coppa Italia (sullo 0-0…) aveva fatto temere anche la sua assenza, oltre a quella di Bonucci. E se Rugani e Caceres non meritano certo di essere bollati per quella partita (in cui peraltro l’uruguaiano, appena arrivato, non giocò), per quella con il Parma e per l’inizio di quella con il Sassuolo, è innegabile che affrontare l’Atletico senza Bonucci e Chiellini avrebbe reso più complicato il confronto.  

Ci sarà a Madrid, Chiellini, ma dunque non ci sarà dall’inizio questa sera. Al suo posto dovrebbe giocare Rugani, che ieri però ha lavorato a parte per un affaticamento a un flessore: «Lo valuteremo in mattinata, se non gioca lui tocca a Caceres», ha annunciato Allegri. 

Ronaldo logora chi non ce l’ha. Massimiliano Allegri e la Juventus lo hanno sperimentato due volte sulla propria pelle nelle ultime due Champions League e ora che ce l’hanno loro se lo godono, senza temere che il portoghese logori se stesso. «Certo che Ronaldo gioca, perché non dovrebbe? – ha annunciato il tecnico -. Con l’Atletico giochiamo quasi fra una settimana, ora battiamo il Frosinone: così mancherà una vittoria in meno allo scudetto e ci aiuterà a preparare la Champions». 

Vincere aiuta a vincere. E’ un concetto vecchio quanto vero e in casa bianconera lo sanno bene. Perdere punti in casa con il Frosinone susciterebbe critiche, polemiche e malumori: tutte scorie che la Juventus sa farsi scivolare addosso, ma che è comunque meglio evitare. Decisamente preferibile preparare la trasferta di Madrid con la serenità e l’entusiasmo dati da una vittoria. Tanto il rischio di un calo di concentrazione al Wanda Metropolitano è da escludere. Potrebbe invece essere reale stasera e allora la CR7 titolare assume una doppia valenza, tecnica e mentale. La prima è superfluo spiegarla, la seconda è duplice: da un lato il portoghese è in grado di trascinare i compagni con la sua insaziabile fame di vittoria, dall’altro la sua stessa presenza in campo conferma che la partita è importante. 

I tifosi più apprensivi possono comunque stare tranquilli: Ronaldo non corre il rischio di giocare troppo. La scelta di non andare in Nazionale nella prima metà della stagione ha infatti mantenuto il suo minutaggio a livelli assolutamente sostenibili: Matuidi e Bonucci, ad esempio, in bianconero hanno disputato rispettivamente 28 e 25 partite contro le 31 di Ronaldo, ma con quelle in Nazionale salgono a 30 e a 35 e i loro minuti in campo sono 2695 e 2651, contro i 2592 di CR7. Cifre in linea con i 2812 minuti giocati da Benzema e i 2301 di Messi (che ha saltato cinque partite per la frattura all’avambraccio destro), ben al di sotto dei 3447 minuti del suo prossimo avversario Antoine Griezmann. Senza contare che le mancate convocazioni nel Portogallo non solo hanno permesso a Ronaldo di saltare sei partite, ma gli hanno consentito di allenarsi in modo mirato e programmato con la consueta e maniacale cura.  

Dal 7 febbraio, giorno dell’appuntamento messo in preventivo per i giorni a seguire, al 13 è trascorsa meno di una settimana. Ma ciò che le parti in ballo s’erano ripromesse in quelle ore è puntualmente andato in scena. Fabio Paratici, responsabile dell’area Sport della Juventus, non s’è accomodato in un posto esclusivo della Johan Cruijff Arena per godersi banalmente la serata di Champions. L’Ajax che mette il Real Madrid alle corde ma non passa, i campioni d’Europa che come da tradizione delle squadre più forti ed esperte in circolazione fanno sfogare il nemico e poi lo mettono al tappeto: ok. Ma soprattutto sul palcoscenico c’era Matthijs De Ligt, capitano degli olandesi nato nel ’99 e già ragazzo dei record a profusione, chiamato a una prova tosta e, ad essere onesti, non priva di qualche incertezza alla fine dei conti (come in occasione del gol siglato da Karim Benzema). L’obiettivo coccolato da mesi, ancor prima di aver messo piede nell’allora centro sportivo della prima squadra della Juve a Vinovo l’estate scorsa, è stato al centro degli incontri tra il Paratici e l’entourage del nazionale olandese. Di chi cura gli interessi del Golden Boy di Tuttosport, ma anche di Paul Pogba (che resta caldo nell’orbita nei campioni d’Italia, pur nella difficoltà di un affare ancora in fase embrionale) e Moise Kean, l’attaccante italo-ivoriano che può seriamente entrare nella trattativa per De Ligt. 

 Sul capitano dell’Ajax è confermato il forte corteggiamento esercitato dal Barcellona (estremamente convinto di far giocare De Ligt e il neoblaugrana Frenkie De Jong assieme nella stagione 2019-20), al di là delle dichiarazioni del presidente Josep Maria Bartomeu: «Non c’è nulla, però seguiamo De Ligt da tempo ed è sicuramente un giocatore che ci piace molto». Tutto vero, così come il fatto che accanto alle avance del Paris Saint-Germain nella corsa al talento oranje si sia iscritto da giorni anche il Bayern Monaco, avvalorando il rischio di un’asta. Un’ipotesi poco o nulla gradita ai vertici del club bianconero: ecco perché Paratici sta accelerando ora, sfruttando i buoni rapporti già costruiti con la famiglia De Ligt e contando sull’ipotetico sì di Edwin Van der Sar. L’ex portiere bianconero, nonché attuale direttore generale dell’Ajax, avrà sicuramente incrociato il responsabile del mercato juventino due giorni fa, come accadde a dicembre in occasione della consegna del Golden Boy a Torino (allora, come si ricorderà, entrò in scena anche il presidente Andrea Agnelli). Meglio ricordarlo: il feeling tra Paratici, Mino Raiola e i suoi collaboratori non è automatica garanzia di una firma di De Ligt per la Juve, men che meno imminente. Il difensore – secondo quanto trapela dal suo entourage – va pagato il giusto, anche all’Ajax: al fixing di ieri, stando a quanto filtra da fonti olandesi, la quotazione del centrale sfiorava gli 80 milioni. «Non so se De Ligt possa andare alla Juve, dico solo che in Italia su di lui c’è solamente una squadra»: così Van der Sar alla Rai, e la squadra in questione è tutto tranne che un mistero. 

  Nel frattempo il team mercato a strisce bianconere studia se inserire nella transazione il cartellino di Kean il cui contratto continua a recare la scadenza del 30 giugno 2020. E’ ipotizzabile che il ragazzo, su spinta non disinteressata del suo procuratore, venga ceduto all’Ajax non gratis né tantomeno a prezzo di saldo, comunque con la possibilità – esercitabile dalla Continassa – di riacquistare l’attaccante a un prezzo prestabilito (20 milioni per gli olandesi, 30 per ricomprare il cartellino? E’ un’idea al vaglio). Ed è altrettanto scontato che in caso di maxi-investimento su De Ligt la vendita di un big da parte della Juventus sia da mettere in conto. Douglas Costa, in questo senso, sarebbe il primo della lista dei cedibili, come si legge nell’articolo qui di fianco. 

Secondo Massimiliano Allegri l’ossessione della Juventus non è la Champions League. Non lo è neppure per Cristiano Ronaldo, che ne ha già in bacheca 5 nel suo museo di Funchal, però convive da una vita con un altro genere di assillo, quello del pallone a tutti i costi. Siccome CR7 vive il calcio come un luna park, ogni minuto che passa fuori dal rettangolo verde equivale a un pomeriggio di divertimento negato a un bambino. E allo stesso tempo è anche una sottrazione di energia, perché lui quando sta in campo invece di stancarsi si ricarica. «Ronaldo gioca, lo ha sempre fatto, perché non dovrebbe esserci col Frosinone? – ha chiarito subito Allegri –. Gli ossessionati della Champions siete voi, non noi. Prima della Atletico dobbiamo battere il Frosinone: vincere ci darebbe un’ulteriore spinta verso Madrid».

RICARICA Non è tempo di turnover per Cristiano, almeno non ancora, perché è vero che negli ultimi anni anche il bionico ha sperimentato gli effetti benefici della «politica del riposo» impostagli da Zinedine Zidane, ma succedeva in una fase più avanzata della stagione. L’en plein in campionato (23 presenze su 23, unico della Juve ad averle fatte tutte, di cui 22 da titolare) non gli hanno ancora appesantito le gambe. Le sfide da saltare arriveranno più avanti, adesso è presto per accomodarsi in panchina. D’altronde i numeri raccontano di un Ronaldo che a febbraio è nel pieno delle energie: negli ultimi 10 anni è capitato una sola volta che abbia saltato la gara precedente all’andata degli ottavi di finale. Era il 2014, il Real affrontava lo Schalke e lui non giocò con l’Elche, ma perché era squalificato. In Inghilterra è successo in altre due occasioni, nel 2003-2004 (panchina in Premier) e nel 2007-08 (non convocato in FA Cup).

INSAZIABILE L’anno scorso, per esempio, fece tripletta alla Real Sociedad e poi doppietta al Psg, nel 2015-16 la doppia griffe contro l’Athletic Bilbao fu l’antipasto del gol alla Roma. Ronaldo è il genere di giocatore che ha bisogno di stare sempre in movimento, perché il suo fisico è abituato così. Insieme lui e Allegri hanno convenuto che i 5 giorni di riposo tra la gara dello Stadium e il primo ritorno a Madrid sono più che sufficienti per recuperare. CR7 conosce il suo corpo meglio di chiunque altro: in settimana ha fatto un giorno di lavoro personalizzato e l’unica cosa di cui sente di aver bisogno è mettersi a inseguire altri gol, per rimanere in testa alla classifica marcatori (18 reti) e tenere a distanza Quagliarella e Zapata (16). Anche perché le reti sono come le ciliegie, una tira l’altra, e Ronaldo con la Juve è fermo a quota uno in Europa, dove il miglior marcatore è Dybala (5).

DYBALA E BONUCCI TITOLARI Paulo tornerà titolare dopo la panchina iniziale col Sassuolo e Mandzukic completerà il tridente anti-Frosinone. Con Alex Sandro squalificato, a sinistra ci sarà Spinazzola mentre in difesa rientrerà Bonucci dopo la distorsione alla caviglia, con Chiellini inizialmente in panchina («Può fare un tempo») e Caceres favorito su Rugani (che ha un fastidio al flessore); a centrocampo Matuidi riposerà, lasciando il posto a Bentancur, e Pjanic è favorito su Emre Can (se il bosniaco non se la sentirà toccherà al tedesco). La squadra, come è già successo altre volte in stagione, non andrà in ritiro. «Dybala nella Juve ha numeri impressionanti – ha detto il tecnico –, 168 presenze e 75 gol. Capita un anno in cui si segna meno, ma non è diventato scarso ed è determinante per i numeri che ha fatto. La squadra sta bene fisicamente, siamo molto concentrati sul finale di stagione perché adesso inizia un filotto di partite in cui ci giochiamo tantissimo». E CR7 non vede l’ora di ricaricarsi correndo a tutto campo.

Non solo Ronaldo. La visibilità globale di cui sta godendo la Juventus sin dall’estate scorsa, quella del colpo CR7, ha esercitato una calamita per gli investitori internazionali, in particolare quelli asiatici. Ma il felice collocamento del bond, curato da Morgan Stanley in collaborazione con Ubi Banca, è dipeso in generale dalla serietà del progetto del club di Agnelli. «Un modello di business, seppur calcistico, molto più simile a quello di un’azienda classica, con un asset come lo stadio di proprietà », spiega una fonte vicina all’operazione. Visto il numero di ordini e la convenienza del tasso d’interesse (3,375%) si è così deciso di elevare il taglio del prestito obbligazionario da 150 a 175 milioni. Un bond corporate, senza il supporto di una società- veicolo né la garanzia, per esempio, dei proventi televisivi: è stata «venduta» ai potenziali finanziatori la Juventus così com’è, con la storia di successo sportivo e industriale degli ultimi 7-8 anni, culminata con l’acquisto di Ronaldo. Gli investitori hanno creduto nei fondamentali di bilancio e nella forza del brand, anche in proiezione futura. E non si sono spaventati per la crescita del debito. SOSTENIBILITÀ Al 30 giugno 2018 l’indebitamento finanziario netto della Juventus era di 310 milioni, quasi il doppio dell’anno prima. Dopo una campagna acquisti dal saldo negativo di 163 milioni, la voce è ulteriormente aumentata ma rientra nel piano di sviluppo con vista sul 2024. Ora l’importante sarà raccogliere i frutti degli investimenti con ricavi adeguati che generino flussi di cassa. Ronaldo serve anche a questo. Gli investitori – spiega la fonte – hanno mostrato fiducia in tal senso. La Juve dovrà agire con equilibrio perseguendo l’obiettivo di agganciare il treno dei top club europei. Ecco perché quei 175 milioni non costituiranno di certo il budget della prossima campagna acquisti. Il bond offrirà qualche risorsa in più ma servirà soprattutto a rifinanziare il debito esistente a scadenze più lunghe per pianificare meglio la crescita. La Juve non può permettersi di fare il passo più lungo della gamba. Il mercato lo si farà soppesando parametri economico-finanziari e strategie sportive.

Ormai sono così tanti, 678, che è difficile risalire la corrente. Ma come ogni leggenda, anche questa ha un’origine mitica: il primo gol Cristiano, destro sporco dopo una serpentina contro la Moreirense, risale al lontano ottobre 2002. Lo smarcò un amico spagnolo dello Sporting, Antonio Jesús García González, per tutti Toñito: era un centrocampista di talento, ha intrecciato il suo destino all’alieno della Juve ben oltre quel gol. Fu lui a dargli il cambio nel giorno dell’esordio da pro’, fu lui a regalare i primi consigli e a fargli praticare lo spagnolo. Oggi, dopo una discreta carriera in Portogallo, è tornato alle Canarie dove allena ragazzi in difficoltà con lo «Sporting» Tenerife: maglie a righe orizzontali verdi e bianche, come quelle del club in cui ha visto sbocciare il ragazzino venuto da Madeira. Toñito, torniamo al 14 agosto 2002. È il 58’ di Sporting-Inter, preliminare di Champions. «Succede che esce Toñito ed entra un extraterrestre di 17 anni. Gli dissi qualcosa come “Suerte, mostro”, poi si scatenò. Aveva una voglia incredibile di mangiarsi il mondo. Ero un buon giocatore io, ma la differenza si è vista da subito: Cristiano ha sempre avuto il potere di cambiare le squadre». Come era da compagno? «Un bimbo, ma uguale all’uomo che è diventato: umile, ambizioso, determinato, professionista oltre ogni immaginazione. Solo una cosa, forse, ha cambiato: il tiro, quello lo ha migliorato un po’ alla volta. Tra noi c’era una amicizia sincera, lo sentivo in qualche modo vicino a me». Ci spieghi meglio. «Io avevo lasciato le Canarie a 18 anni con solo una valigia e tanti sogni. Ho dovuto farmi da solo, anche se per strada ho incontrato persone speciali come il padre di Mourinho, mio dirigente a Setubal. Anche Cristiano non veniva da una famiglia agiata, era da solo in un mondo nuovo: durante gli allenamenti faceva girare la testa ai veterani e io gli dicevo “piano piano, non esagerare…”. Gli facevo anche da autista, ma dovevo aspettare anche un’ora al campo perché non voleva mai andarsene. Bussavo sulla finestra della palestra: “Avanti Cris, basta, è tardi”. Si dispiaceva perché non esordiva subito, io lo facevo ragionare. Gli dicevo che sarebbe arriva la sua ora». E, infatti, arrivò. Ma avrebbe mai pensato a questa carriera? «Chi come me lo osservava da vicino, vedeva una scintilla: non aveva dubbi sul fatto che sarebbe diventato un campione. Certo, era difficile pensare che sarebbe diventato il Michael Jordan del calcio. Io lo paragono a Rafa Nadal: ha una testa fuori dal comune. Uno così nasce ogni 50 anni o forse di più». Quante volte ha visto il primo gol nato da un suo tacco? «Ogni giorno su WhatsApp qualcuno mi manda il video, ma non mi stanco mai: mi fa sentire una piccola parte della sua incredibile storia. Poi, se volete, potete dire che il gol è nato dal mio tacco, ma in realtà ho fatto poco o nulla: solo una giocata sulla trequarti, poi lui ne ha saltati tre. E dopo ne ha segnato pure un altro». Vi sentite ancora spesso? «No, purtroppo. E poi la Juve me lo ha “rubato”: non posso più vederlo in tv ogni settimana. Una volta venne qui alle Canarie col Real Madrid e andai a trovarlo in albergo. Gli dissi: “Ti ricordi di quando ti accompagnavo a casa dopo gli allenamenti? Non avevi neanche la patente e adesso guidi una Ferrari”». Come si vive in Spagna un campionato senza Cristiano? «Manca a tutti, pure ai rivali, ma soprattutto al Real. Ero dispiaciuto quest’estate, ma poi ho capito: è andato in una squadra già fortissima in cui lui è il “plus”. La Juve è la favorita in Champions». Sì, ma c’è l’altra squadra di Madrid di mezzo… «Con l’Atletico sarà una battaglia tattica tra Simeone e Allegri, due maestri. Ma la Juve ha giocatori più grandi – a me piacciono Pjanic e quel fulmine di Douglas Costa –, una panchina molto più lunga e poi lui… Il plus»

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