Luca Zingaretti sul set di Montalbano sono diventato un uomo migliore

Rude, affascinante, pieno di energia, nessuna ambizione professionale, ma solo il desiderio di una vita ben vissuta. Sempre e solo a Vigata, il paese siciliano (di fantasia) dove è nato. È il commissario Montalbano, protagonista della fiction nata dai romanzi di Andrea Camilleri, che torna su Raiuno l’il e il 18 febbraio con due nuovi episodi: L’altro capo del filo e Un diario del ’43, diretti dal regista Alberto Sironi.

«Questo ruolo mi ha cambiato la vita»

Una nuova sfida per Luca Zingaretti, volto del poliziotto più popolare della Tv, innamorato per fiction da ventanni dell’eterna fidanzata Livia, con cui vive un felice rapporto a distanza. Al contrario, nella vita reale l’attore è inseparabile da Luisa Ranieri, sposata sei anni fa, da cui ha avuto due figlie, Emma e Bianca.

Luca, quest’anno il tuo Montalbano festeggia una ricorrenza speciale, vent’anni dal primo episodio, Il ladro di merendine: che effetto fa?

«Sono felice, perché siamo ancora qui, con un gruppo di lavoro straordinario che non si è mai seduto sugli allori e ha contribuito al successo internazionale della serie».

Ricordi le sensazioni del tuo primo ciak?

«Ero talmente emozionato che avevo paura di non riuscire a dire nemmeno una battuta. Dopo così tanto tempo, ricordo quei momenti con grande piacere, così come la passione che mi ha accompagnato in tutti questi anni sul set. Montalbano è un personaggio   che ho sempre amato, che ho fortemente voluto interpretare, che ho studiato e continuo a studiare tuttora: fa parte di me e della mia vita».

Vent’anni dopo, quanto è cambiato Zingaretti? Che cosa ti lascia in eredità?

«Be’, di certo non sono ringiovanito, ma di sicuro sono cambiato, come succede a tutti in un arco temporale così lungo. Ma rimane intatta la voglia di fare questo mestiere. Se ho ereditato qualcosa da Salvo? Indubbiamente la sua energia, come succede a ogni attore quando si immerge così tanto e così a lungo in un personaggio. Diciamo così: oggi sarei un uomo diverso se non avessi avuto la possibilità di vivere questa avventura ventennale meravigliosa, che ricomincerei non da domani, ma già da oggi».

Sullo sfondo delle due nuove storie di Montalbano, si affronta il tema dei migranti, oggi di stretta attualità: è giusto che i personaggi dello spettacolo ne parlino, oppure a ciascuno il suo mestiere?

«Sarebbe strano se ciascuno di noi non ne parlasse, a prescindere dal mestiere che fa. Siamo in un Paese democratico nel quale ognuno dice la sua. Così come si parla di crisi economica, che in questi ultimi dieci anni morde ai polpacci il nostro Paese, e di emergenza ecologica, un altro tema di cui sarebbe bene occuparsi con urgenza e molto più spesso».

Un anno fa, Salvo sognava di sposare la sua eterna fidanzata: adesso, invece, che cosa succederà tra lui e Livia?

«Il loro rapporto rimarrà sempre lo stesso, a distanza: sarebbe impossibile che si concludesse con un matrimonio o una convivenza. E quella la ragione del loro grande amore: la distanza fisica e la capacità di vivere il sentimento che li lega ogni volta che provano il desiderio di vedersi. Livia, per Salvo Montalbano, rappresenta una sorta di coscienza: è l’unica persona che può permettersi di dirgli in faccia le cose come stanno, e lui d’altra parte è ben felice di ascoltarla».

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