Mahmood da vincitore di Sanremo a nuovo sex symbol

La sua vittoria, voluta dalle giurie che hanno ribaltato il voto popolare, ha scatenato polemiche politiche, cominciando da Salvini. Mahmood di egiziano ha solo il cognome del padre che, però, è sparito presto dalla sua vita. Lui è cresciuto con la madre alla periferia di Milano e ha vinto cantando proprio del rapporto col papà: «Le tre parole arabe del ritornello sono un ricordo d’infanzia di come mi chiamava lui da piccolo». «Ora grazie alla musica girerò il mondo, ma non vedo l’ora di tornare da mia mamma in periferia»

Tre diverse gioventù, età me- dia 24 anni sul podio del 69esimo Festival di Sanremo. C’è l’Italia tradizionale, del bel canto, quella de II Volo, terzo, ma genuinamente soddisfatto. Poi c’è la gioventù tormentata che si sente eternamente incompresa, vive un secondo posto come una sconfitta e insulta le giurie che hanno ribaltato l’esito del televoto: è Ultimo, che da casa aveva raccolto il 48% di preferenze e non accetta la sconfitta: «Io sono uno che non si accontenta, punto all’eccellenza, quindi no, non sono soddisfatto».

Ma siccome non è un talent dove conta solo il voto da casa, ma quello di tre diverse giurie, ecco la vittoria della gioventù più solare e innovativa, nata dalla mescolanza di popoli e sonorità diversi. Ed è Alessandro Mahmood il più sorpreso di tutti della sua vittoria con il ritmo arabeggiante del suo Soldi, suona buffo in un Festival in cui si è fatto di tutto per non parlare di politica, di migranti, iflhfl tanto da sembrare che gli autori pe- sassero ogni parola, fino a imbrigliare i conduttori.

Nato a Gratosoglio, periferia di Milano, da mamma sarda e papà egiziano sparito presto (non a caso la canzone dice: “Volevi solo soldi e di me te ne fotti”), Alessandro ha studiato teoria e canto lirico sin da quando era piccolo e mentre aiutava la mamma a lavorare nel bar di famiglia. Da tipico ragazzo italiano è la mamma la chiave del suo successo?
«Di certo mi ha sempre detto di seguire quello che mi piaceva fare. È venuta con me a Sanremo insieme a uno stuolo di zii e parenti. È tutto davvero incredibile, allucinante, non ci credo ancora».
Per il vicepremier Matteo Salvini la sua canzone non rappresenta la musica italiana. Elisa Isoardi, ex di Salvini, dice invece che lei è la prova che dall’unione delle differenze nascono cose belle.

«Tutti hanno i propri cantanti preferiti. Ma io sono italiano. Sono nato e cresciuto a Gratosoglio e di arabo so solo quelle tre parole che ho messo nel ritornello del pezzo. Un ricordo di infanzia di come mi chiamava mio padre: “Figlio mio, amore mio, vieni qua”. Spero che ora non mi chiami per dire che non l’ho pronunciato bene. A 5 anni ascoltavo Battisti come le cassette di musica araba di mio padre. Per questo definisco il mio genere “Marocco Pop”.

Scrive da tempo per cantanti come Mengoni o Elodie. Ha vinto Sanremo Giovani a dicembre, ora partirà per il Sanremo world tour dove girerà il mondo con altri sei finalisti del concorso. Addio casa in periferia? «In realtà non vedo l’ora di tornarci. Da due mesi corro come un matto. Dopo Sanremo Giovani ho dovuto lavorare al provino di Soldi, che era appena abbozzato. È venuto fuori un pezzo molto personale, ma moderno. Ogni volta, per me, cantarlo è una scarica di adrenalina. Ora, però, con il Sanremo world tour mi aspetta un viaggio lunghissimo: Toronto-Argentina-Sidney-Tokyo-Barcellona- Bruxelles e altro. Prima non avevo mai; fatto niente del genere: finalmente vedrò il mondo».

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