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Com’era la storia del bastone e la carota? Più che altro, ieri Aurelio De Laurentiis ha assestato a Lorenzo Insigne uno di quegli scapaccioni che una volta si davano ai figli.«Ormai è un uomo, è bene che se lo ricordi, altrimenti glielo ricorderemo– ha detto il presidente a Sky –. Non può più comportarsi in maniera infantile. Lo sproneremo a dare il massimo, speriamo possa essere la sua stagione, voglio rivedere l’Insigne ammirato in azzurro ». Insomma, la sfida continua. Anche per il ruolo di punta centrale, che si contenderanno Dries Mertens e Arek Milik .

Da ieri, i due hanno iniziato la preparazione dopo le vacanze prolungate, perché entrambi impegnati a giugno con le rispettive nazionali. Una competitività che va avanti, ormai, da alcuni anni, cominciata durante la gestione Sarri e continuata dal suo successore. A Carlo Ancelotti piacerebbe un attaccante da 25- 30 gol a stagione, ma se non potesse averlo, si adatterebbe alla soluzione interna. Gli sarebbe piaciuto Mauro Icardi o Rodrigo: entrambi, però, hanno fatto sapere che non sono intenzionati a lasciare i rispettivi club per venire a Napoli. Insomma, nessuno dei due crede nel progetto. Ed allora, meglio puntare su chi, invece, s’è sempre dimostrato orgoglioso di fare parte di questo gruppo.

Coraggio Mertens Ne ha avuto tanto, l’attaccante della nazionale belga, quando ha accettato di restare, nonostante Aurelio De Laurentiis non gli abbia proposto il rinnovo del contratto, che scadrà a giugno prossimo. C’è stata qualche opportunità cinese, Ma Mertens l’ha allontanata senza alcun rimpianto. Lui, a Napoli vive troppo bene, ormai s’è integrato alla perfezione nella realtà napoletana ed ha saputo accettare senza mai polemizzare il passo indietro che ha dovuto fare con l’arrivo di Ancelotti. Da titolare inamovibile con Maurizio Sarri, il belga è entrato in concorrenza con Milik, sul quale ha voluto puntare l’allenatore, dopo averlo recuperato. Maggiore concretezza Ce n’è bisogno, lì davanti. Rispetto alla quantità di gioco che produce, il Napoli segna poco. Giuntoli sta provando a convincere Icardi e/o Rodrigo del Valencia.

Ma il giocatore ha detto di no, perché non considera il Napoli un top club. Ed allora, Ancelotti si affiderà nuovamente all’usato garantito, ai due giocatori che, in qualche modo, lo hanno sostenuto nel suo primo anno napoletano: Milik ha realizzato 20 reti, Mertens 1. Quest’anno, si ripartirà nuovamente col modulo della passata stagione, ovvero, il 4-4-2 anche se Ancelotti ha spiegato che questo sarà lo schema base, perché in fase offensiva, il suo Napoli potrà attaccare anche con 4 punte. Potrebbe essere Milik, inizialmente, il riferimento offensivo, mentre Mertens ha abbandonato da tempo l’idea di ritornare sull’esterno sinistro. Potrebbero giocare anche insieme, una soluzione che l’allenatore non ha mai scartato, anche se comporterebbe l’esclusione di Lorenzo Insigne.

  • 13 luglio: Napoli-Benevento – a Carciato ore 17:30 (Sky Sport Serie A).

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Tutti a chiedere di James, qualcuno anche di leardi e di Pepé. Tutti assorbiti dal mercato, dalle voci e dai sogni, fino alle 11.06 di un tranquillo venerdì trentino: dal piccolo tunnel che collega gli spogliatoi e il campo di Cardato spunta il ciuffo biondo di Mertens, giunto giovedì notte sulle Dolomiti sorridente e abbronzato dopo le vacanze, e lo stadio esplode. Letteralmente: i mille e cinquecento tifosi sparpagliati tra le tribune e il prato vengono colti di sorpresa, non se l’aspettavano per niente, e dopo un boato pazzesco che è un misto di gioia e stupore, come non se n’erano ascoltati finora in sette giorni di ritiro, intonano il coro: “Ciro-Ciro-Ciro”. Non ce n’è per nessuno: né per Milik, altra novità del giorno che saluta insieme con lui, e neanche per i compagni impegnati a provare le punizioni sotto lo sguardo di Carletto. Si fermano anche loro, alle 11.06: è arrivato Dries, il re di Dimaro.

UOMO DEL POPOLO. E allora, l’idolo di Napoli: c’è davvero poco da dire, Mertens è il calciatore della gente. E’ l’uomo del popolo, il giocatore prediletto e anche il mito raggiungibile: nel senso che lui, nonostante le sessioni di autografi che il club organizza per i tifosi dopo ogni allenamento in un apposito spazio all’esterno dello stadio, a fine seduta si avvicina spontaneamente alle reti che separano il campo dagli spalti e comincia a firmare pezzi di carta e fotografie. Non gli competeva, però ha voluto. E mica soltanto questo: strette di mano e selfie a mitraglia. Le persone lo amano perché lui sa conquistarle: con il pallone tra i piedi e anche in borghese.

ENIO DEL GOL. Massimo rispetto per tutti, per tutti i ragazzi che ieri hanno fatto il loro esordio in ritiro tipo Milik, Zielinski, Hysaj, Mario Rui e Vinicius: però Mertens, in un lampo di passerella e in un’oretta di allenamento pomeridiano svolto insieme con gli altri neo arrivati mentre la squadra godeva di un pomeriggio di riposo, è riuscito a oscurare chiunque. Certo, giorno dopo giorno gli applausi e i cori fioccheranno anche per gli altri, ma la gioia pura colta al cospetto della prima apparizione di Dries è stata inequivocabile. Del resto è pur sempre il genio dei colpi impossibili, il miglior realizzatore della storia del club nelle coppe europee (20 gol) e in Champions (10), nonché il terzo marcatore di sempre del Napoli in tutte le competizioni: 109 reti, 6 meno di Maradona (115) e 12 meno di Hamsik, recordman con 121.

RECORD A… SCADENZA. L’ obiettivo della prossima, imminente stagione cominciata ieri, la settima per lui, è chiarissimo: battere il primato di Marek e magari anche quello di Attila Sallustro, primo azzurro di sempre per numero di gol in campionato: 106 contro gli 84 messi a segno da Dries. Missioni per niente impossibili che tra l’altro risulterebbero più agevoli nel caso di
un rinnovo: il contratto di Mertens con il Napoli, infatti, scadrà esattamente tra un anno. Giugno 2020: e ciò significa che se la trattativa di prolungamento con il club non andrà a buon fine, ipotesi da non scartare, da gennaio sarà libero di firmare per un’altra squadra a parametro zero. La questione è affidata ai suoi manager, gli avvocati
della Stirr Associates di Bruxelles, ma considerando che compirà 33 anni il 6 maggio si tratterà anche di una scelta di vita: è già da un po’ che piovono offerte stratosferiche dalla Cina e dall’Arabia Saudita, e di recente anche dagli States. Si vedrà. E del resto è appena arrivato: per la gioia del popolo azzurro.

Dopo Carletto, tocca al presidente. E in mezzo sempre lui, Lorenzo Insigne: il capitano. Lunico napoletano del Napoli che davanti a una tazza di caffè, dopo le incomprensioni con il tecnico e i tifosi nella notte dell’eliminazione con l’Arsenal in Europa League, aveva già affrontato il discorso del suo presente e del suo futuro azzurro. Lo zucchero, evidentemente, è ancora sul fondo della tazzina: da girare con cura sin da oggi, giorno del suo arrivo a Dimaro. «Spero che sia la sua stagione», dice De Laurentiis. «Ormai è un uomo e non può più comportarsi in maniera infantile».

«SEI UN UOMO». E allora, buonasera a tutti: già, perché Lorenzino partirà nel pomeriggio da Roma con Manolas e a ora di cena raggiungerà il ritiro del Napoli in Val di Sole. Non parteciperà né assisterà alla prima amichevole della stagione in programma oggi alle 17.30 al Comunale di Carciato con il Benevento di Pippo Inzaghi, non riuscirà, ma la prossima volta, cioè venerdì con il Feralpi Salò, magari assaggerà il campo con la fascia di capitano al braccio sinistro. Una grande responsabilità che tutti, ma proprio tutti gli abitanti del pianeta azzurro continuano a sottolineare: «Insigne ormai è un uomo, se no glielo ricorderemo», dice De Laurentiis ai microfoni di Sky. «Ha una maturità tale e non può più comportarsi in maniera infantile». Il presidente affronta anche l’argomento tattico. «Posso capire che in passato non gli andasse bene quel ruolo, ma uno dotato delle sue qualità può giocare ovunque e mettersi a disposizione di Ancelotti. Un tecnico che ha grande esperienza e onestà intellettuale».

LA SUA STAGIONE. Un discorso diretto, senza mezzi termini. Articolato e completo: «Lorenzo troverà casa sua al Napoli: lo sproneremo a dare il massimo. Qualche volta è stato un po’ scontento e ha reso meno bene, altre invece è andato bene. Speriamo che possa essere la sua stagione: voglio rivedere l’Insigne visto in Nazionale». Il presidente, poi, si sofferma su Manolas: «Bisognava sostituire Albiol con un pezzo da novanta e lo abbiamo fatto: sono molto felice che il greco sia dei nostri». Kostas, dicevamo, arriverà oggi e domani sosterrà il primo allenamento: prima di tutto, però, le visite mediche a Roma, a Villa Stuart, probabilmente con la supervisione del dottor Canonico.
CARLO E PIPPO. I due giocatori, comunque, diserteranno l’amichevole con il Benevento di Inzaghi, confronto molto romantico tra il maestro Carlo e l’allievo: i due, finora, si sono sfidati soltanto una volta, il 29 dicembre 2018 al San Paolo; ovvero ai tempi in cui Pippo era il tecnico del Bologna. Gli azzurri, con i nazionali a mezzo servizio o ancora assenti, saranno guidati da Callejon e Ghoulam: Napoli-bis, diciamo così, ma partita vera. Con aria di festa: lo stadio di Carciato, da 1.200 posti, sarà tutto esaurito.

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