Omicidio Marco Vannini, a sparare non è stato Ciontoli ma suo figlio Federico: lo dice un testimone

Il maresciallo dei carabinieri Roberto Izzo mi disse che a uccidere Marco Vannini è stato Federico Ciontoli, non suo padre Antonio!”. È questo il passaggio più importante della testimonianza che Davide Vannicola, amico di lunga data dell”ex comandante dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo, racconta a Giulio Golia, inviato della trasmissione televisiva “Le Iene”, in relazione all”omicidio di Marco Vannini, il ragazzo ucciso la notte del 17 maggio 2015 a casa della sua fidanzata Martina Ciontoli. Fino a oggi, dopo due sentenze, la verità accertata dagli inquirenti è stata un”altra: a sparare il colpo di pistola che ha ferito a morte Marco è stato il capofamiglia Antonio Ciontoli. L”uomo in primo grado è Cerveteri (Roma) stato condannato a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale e in secondo grado a soli 5 anni per omicidio colposo. Ora arriva la scioccante testimonianza del migliore amico dell”ex maresciallo dei carabinieri di Ladispoli, che quella tragica sera fu contattato proprio da Antonio Ciontoli.

A detta del super testimone, tra Ciontoli e Izzo non ci sarebbe stata un”unica telefonata – quella “ufficiale” finita negli atti del processo – ma almeno un”altra, avvenuta subito dopo lo sparo. Di questa telefonata, però, non vi è alcuna traccia nelle indagini fatte dalla Procura di Civitavecchia. Se la testimonianza di Vannicola dovesse essere vera, è lecito pensare che Ciontoli avesse un altro telefonino, verosimilmente datogli dai servizi segreti a cui apparteneva. Con questo telefonino, mai preso in considerazione dagli inquirenti, il capofamiglia avrebbe chiamato il maresciallo Izzo per chiedergli consigli su come comportarsi dopo lo sparo. Giallo ve ne aveva già parlato nel 2016 (vedi riquadro sotto). Le parole di Vannicola confermano quelli che da sempre sono i sospetti di mamma Marina, più volte esternati anche a Giallo: «Mio figlio non è stato ammazzato da Antonio, ma da suo figlio!». Ma leggiamo cosa ha riferito il testimone al giornalista Golia: «Oggi, dopo 4 anni, posso dire che la coscienza mi sta chiedendo di dire la verità.

Non riesco più a tenermi questo groppone dentro, che comunque mi ha “confidato” lui. Lui è il maresciallo Roberto Izzo, comandante della stazione dei carabinieri di Ladispoli quando Marco Vannini è stato ucciso. Izzo, dopo qualche mese, mi ha telefonato e mi ha detto: “Amico mio, ti va di farti una braciolata (di mangiare, ndr) insieme, io e te da soli?”. Ho pensato: “Sicuramente mi dovrà dire qualcosa”. In quella circostanza mi ha fatto una confidenza e mi ha detto che Ciontoli la prima persona che ha chiamato quando è successo il fatto era proprio lui, il maresciallo Izzo. Mi disse: “Amico mio, forse ho fatto una cazzata, a livello di coscienza non so come si possa recuperare, me lo porterò dentro tutta la vita”. Mi disse che Antonio Ciontoli lo ha chiamato, prima di avvertire l#ambulanza». Come accennato, di questa presunta telefonata negli atti delle indagini non vi è traccia, anche perché i Ciontoli, anche attraverso i propri legali, hanno sempre negato l#esistenza di un secondo telefonino. Il testimone, invece, è certo che Ciontoli avesse disponibilità di un secondo cellulare ancora prima dell#omicidio. Ne è convinto perché lo ha visto con i suoi occhi quando Ciontoli, accompagnato dal maresciallo Izzo, si recò nella sua bottega a Tolfa per farsi realizzare una borsa che avrebbe dovuto contenere, oltre ai due telefonini, anche una pistola. Ma torniamo alla sera dell#omicidio del povero Marco. Il super testimone racconta del presunto colloquio che avvenne, subito dopo lo sparo, tra Antonio Ciontoli e il maresciallo Izzo. Dice a tal proposito Vannicola: «Mi ha detto Izzo che quella sera Ciontoli lo ha chiamato e gli ha detto: “Robè (Roberto Izzo, ndr) è successo un guaio, mi devi risolvere un problema.

Qui la mia famiglia ha fatto un casino, c#è il ragazzo di mia figlia ferito nella vasca con un colpo di pistola. Mi devi aiutà, mi devi risolvere #sto problema”. Izzo ha risposto: “Fammi capì, ma che è successo, fammi capì”. E Ciontoli gli dice: “Robè, hanno fatto un guaio grosso. Mi devi aiutà, mi devi fa capì come risolverlo”». Davide continua nella sua testimonianza ricordando un particolare altrettanto importante: «Da quello che ho capito, lui (Ciontoli, ndr) non era presente al momento dello sparo perché dormiva (al piano, ndr) di sotto. Comunque, non è stato lui! Mi ricordo che Izzo mi ha detto: “Davide, non è stato lui. Non è stato Antonio Ciontoli”». In sintesi, secondo il supertestimone, Izzo gli avrebbe confidato che l#assassino di Marco non è Antonio, come si è sempre detto fino a oggi, ma suo figlio Federico.

Tornando alla presunta telefonata tra Izzo e Ciontoli, il testimone dice ancora: «Izzo alla richiesta di aiuto da parte del Ciontoli gli risponde: “Ti richiamo tra un poco, fammi pensare un attimo” e ha riagganciato. È stato lo stesso Izzo a dirmi che aveva preso qualche istante di tempo per pensarci. Poi quando abbiamo parlato ho capito che Izzo si è sentito in colpa perché si è preso del tempo che poteva essere importante per salvare la vita di Marco. A Izzo gli ho chiesto se al pronto soccorso c#erano tutti i familiari, lui mi ha detto che quelli che non c#erano “sicuramente stanno a pulì a casa! Il fattaccio era fatto. Loro hanno pulito”». Ma la parte più scioccante di tutta la testimonianza, se dovesse essere confermata, è il passaggio in cui Izzo racconta all#amico del consiglio dato a Ciontoli dopo il ferimento di Marco: «Mi ha detto quello che gli aveva consigliato di fare: “Gli ho consigliato di prendersi la colpa. Forse ho sbagliato, forse non ho sbagliato, lo rifarei”. Dato che faceva parte dei servizi segreti la sua vita non sarebbe stata preclusa, mentre quella del figlio che è giovane lo sarebbe stata. Izzo sapeva che non aveva sparato Ciontoli, ma che ha sparato Federico. Sono sicuro, questo è quello che mi ha detto Roberto Izzo. Sono 4 anni che mi porto #sta cosa dentro, non riesco più a dormire e vivere sereno.

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