Parma – Inter streaming gratis live tv come vedere diretta link web su Rojadirecta

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Dove vedere Parma Inter, diretta tv e streaming

La partita che si giocherà questa sera 9 Febbraio 2019 alle ore 20:30, sarà trasmessa in esclusiva diretta streaming su Dazn, ma ovviamente sarà visibile anche su altri dispositivi. La versione integrale della partita si potrà anche guardare on demand e quindi tutti gli appassionati e tifosi potranno rivedere la gara quando vorranno. Ovviamente sarà possibile guardare il big match in televisione qualora si possiede una smart TV, scaricando l’applicazione, avendo sottoscritto un abbonamento a Mediaset Premium o a Sky Q. In questo caso però bisognerà vedere se la TV di cui si è in possesso è compatibile con il servizio Dazn. Se non siete ancora abbonati a Dazn, potrete vedere la partita in modo assolutamente gratuito, visto che il primo mese lo offre la piattaforma. Dovrete solo effettuare la registrazione ed attivare l’abbonamento per un mese gratuitamente. Poi se vi troverete bene con la visione, potrete continuare con l’abbonamento al costo di 10 euro al mese.

Rojadirecta Parma-Inter

ROJADIRECTA Parma Inter – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

 Milan Skriniar gioca d’anticipo. Non solo in campo, ma anche fuori. Lo slovacco ha infatti… anticipato Icardi ed è stato lui il primo rinnovare il suo contratto. Mancano ancora alcuni dettagli da sistemare (i bonus e le commissioni per l’agente Karol Csonto), ma il nuovo accordo che legherà il numero 37 al club di corso Vittorio Emanuele va ormai considerato cosa fatta. Se basterà per toglierlo dal mercato lo vedremo la prossima estate perché le grandi d’Europa lo seguono e magari il Barcellona potrebbe essere interessato a lui nel caso in cui Marotta e Ausilio sferrino un assalto al croato Rakitic. Intanto però l’Inter si sente decisamente più tranquilla e pure il giocatore è felice. 

NO CLAUSOLA. Le parti hanno raggiunto l’intesa per un prolungamento di un anno ovvero fino al 2023 con adeguamento immediato dello stipendio: passerà dagli attuali 1,7 milioni a stagione a 3 milioni più bonus. Un modo se non per pareggiare quanto meno per avvicinare le offerte che aveva ricevuto la scorsa estate quando a lui si erano interessati soprattutto lo United e il Barcellona. La sensazione è che in caso di trasferimento tra qualche mese in una grande europea Skrniar potrebbe strappare uno stipendio ancora maggiore, ma intanto lui sta bene così. E l’Inter, che ha già preso pure Godin, si è garantita una posizione ancora più forte perché il nuovo accordo non prevede una clausola rescissoria. Il club non la voleva assolutamente e il ragazzo non ha premuto per ottenerla. 

OBIETTIVO RAKITIC. Detto del rinnovo, per l’Inter è vietato abbassare la guardia perché il Barcellona rimane interessato a Skriniar e siccome il club nerazzurro proverà ad avere Rakitic, ha già messo in preventivo un nuovo sondaggio dei blaugrana che come difensori centrali hanno l’infortunato Umtiti, Piqué, Lenglet, Murillo (eventualmente da acquistare) e Todibo. In Catalogna stanno lavorando anche su De Ligt e questo è un segnale che la rivoluzione là dietro potrebbe non essere finita, ma l’olandese non è l’unico obiettivo e gli 007 di Valverde non perdono di vista Skriniar. E Rakitic? Rientra nel ristretto novero dei centrocampisti considerati top, quelli che farebbero fare alla squadra un salto di qualità: lui, Modric, Kroos e pure Ndombele. L’arrivo di uno di questi 4 non esclude (se fatto alle cifre che l’Inter ha in mente) un investimento su un italiano di grande prospettiva (Barella o Tonali). L’Inter su Rakitic deve però capire quali saranno le richieste del Barça e se accetterà o meno il rinnovo del contratto.  

ICARDI SLITTA. Più complicata la trattativa con Icardi perché Wanda Nara in questo momento, se non riuscirà a ottenere le cifre che vuole, non ha la fretta di ritoccare verso l’alto la clausola rescissoria. Meglio aspettare fine stagione e il periodo in cui sarà possibile acquistare Maurito per 110 milioni (fino al 15 luglio) prima di approfondire il discorso. A quel punto sarà chiaro se il Real o un’altra società si farà avanti. La linea è questa, a meno che l’Inter non avanzi una proposta da 8 milioni in su. Quando ci sarà stato il riscatto dal Sassuolo pure Politano chiederà un adeguamento. Rinnovo probabile per Padelli, più complicato con Ranocchia. E anche D’Ambrosio vorrebbe prolungare. 

SOLDI CINESI. Nel frattempo, già stabilita la data dell’assemblea dei soci del 18 nella quale LionRock Capital entrerà nel club (si svolgerà a San Siro), sono arrivati una buona parte dei soldi che l’Inter doveva avere la scorsa stagione dai partner cinesi e che aveva faticato a ottenere per le restrizioni all’esportazione di capitali dalla Cina.  

 Il cuore e l’orgoglio più della tattica e del bel gioco. Alla vigilia di una trasferta che può essere importante per il suo futuro nerazzurro, Luciano Spalletti ha suonato la carica battendo sul tasto delle motivazioni. «In ballo non c’è solo la sorte dell’Inter, ma qui ci giochiamo le nostre carriere. Visti i risultati dell’ultimo periodo è lecito mettere in discussione tutto, ma al tempo stesso non bisogna creare confusione perché non è corretto buttare ogni cosa. La squadra deve ripartire. Come? Lavorando più sulla testa che su nuove soluzioni tattiche. In gare come quella di Parma bisogna metterci un po’ di cuore, che è quello che fa la differenza. Bisogna tirare in ballo l’umiltà e l’orgoglio per la maglia che vestiamo. E bisogna farlo assumendoci le nostre responsabilità». 

10 ANNI SENZA UN POKER. Dall’ultima volta che Spalletti ha perso 4 partite in fila sono passati oltre 10 anni. Allora sedeva sulla panchina della Roma e tra il 5 ottobre e l’1 novembre 2008 i giallorossi andarono ko a Siena (1-0), in casa contro l’Inter, a Londra con il Chelsea (1-0), a Udine (3-1) e, complice il rinvio di Roma-Samp, a Torino contro la Juve (2-0). La scorsa stagione la serie nera di 3 gare (contro Udinese, 3-1 a San Siro, Sassuolo, 1-0 a Reggio Emilia, e Milan, 1-0 in Coppa Italia) fu interrotta dallo 0-0 con la Lazio nell’ultimo impegno del 2017. L’Inter invece non perde 4 match di fila dal 2011-12 quando in panchina c’era Ranieri: in quel caso gli scivoloni furono addirittura 5, dal 4-0 in A contro la Roma (5 febbraio 2012) a quello, sempre in campionato, contro il Napoli al San Paolo (1-0) del 26 febbraio; in mezzo i ko contro Novara, Bologna e Olympique Marsiglia. «In questo inizio di 2019 ci è mancato l’ultimo pezzetto delle nostre immense qualità. Ci sono stati alcuni infortuni, qualche squalifica e delle “divagazioni” di mercato che non ci hanno dato una mano. Ora dobbiamo ripartire. Icardi non segna da 6 giornate di campionato? Icardi è dentro queste cose che abbiamo elencato più volte. Il talento e il calciatore forte vengono fuori con il lavoro della squadra, ma se la squadra non funziona, non c’è bomber che la può rimettere a posto. E’ tutto l’assieme che dobbiamo far migliorare». 

OCCHIO AL PARMA. Spalletti ha poi messo in guardia i suoi: «Il Parma ha disegnato il proprio modo di stare in campo in base ai giocatori che ha: la società ha scelto elementi che avevano esperienze importanti in Italia e grazie a questi hanno trasmesso al gruppo la convinzione di potersela giocare con tutti. Loro ci daranno il pallino del gioco in mano e questo può essere il nostro primo nemico». All’andata i gialloblù si imposero per 1-0 aprendo la prima mini crisi dell’Inter, ma un ko oggi per i nerazzurri avrebbe un peso specifico ancora più devastante anche se Marotta in settimana ha sostenuto Lucio: «A me la società ha sempre detto le stesse cose e non a caso la scorsa estate ci siamo legati per 3 anni insieme». Tra i convocati torna Keita, mentre è ancora out Borja Valero. Ballottaggi Vecino-Gagliardini e Miranda-De Vrij. 

Sembrava un insulto, è tutto il contrario. Si è messo a ridere anche lui: Gabriele Gravina si ispira alla filosofia del Kaizen. «Non è una parolaccia, ma l’esatto opposto: vogliamo dare continue pillole di informazione ed educazione». Un riferimento ai due termini “Kai” (cambio) e “Zen” (migliore) e alla politica di business dell’industria nipponica negli anni ’80. In parole povere: un passo alla volta per migliorare il calcio. Il presidente della FIGC aveva appena iniziato a parlare all’Università di Roma “Foro Italico” durante il seminario “Le regole del gioco del calcio e le garanzie del loro rispetto“. 

NOVITÀ. Una tavola rotonda. Ieri Gravina ha indicato la via: «I complimenti di Infantino e Ceferin gratificano. Abbiamo approntato una norma più stringente di UEFA e FIFA, escludendo l’arbitro e il quarto uomo dalla decisione sulla sospensione. Non sono in grado di percepire bene. Su indicazione del Rappresentante della Procura Federale e del Delegato della sicurezza si andrà al centro del campo e verrà sospesa la gara». Si privilegeranno i tifosi “buoni”: «Inutile inasprire le pene, meglio considerare le attenuanti come in Inter-Bologna. Non sono stati puniti i “buu” perché coperti dal resto dello stadio. Valorizziamo gli aspetti positivi ed espelliamo i razzisti». Regole chiare: «Aspetto fino mese per il nuovo codice di Giustizia Sportiva. Eliminiamo le zone grigie. Un esempio? Il 24 giugno è il termine ultimo per le iscrizioni ai campionati, oltre non si potranno aggiungere documentazioni. Maglie ristrette, sentiremo urla in tutta Italia». Infine la Var: «È importante, va migliorata. Si potrà incidere poco sulla valutazione umana, più sulle metodologie e l’aspetto tecnologico. Lo faremo con l’AIA e con l’IFAB».

Dopo il sorprendente successo nel match dell’andata il Parma stasera ci riprova: l’Inter di Spalletti ha l’acqua alla gola, deve assolutamente vincere e questo potrebbe aiutare i crociati a fare la partita che preferiscono, di rimessa. «Troveremo un’Inter ferita nell’orgoglio – ha detto ieri Roberto D’Aversa a Collecchio – guai a pensare di avere un impegno meno difficile del solito: i nerazzurri hanno un potenziale enorme, sta a noi fare sì che le difficoltà per l’Inter continuino in base anche a come interpreteremo la gara. A volte gli episodi sono importanti: in casa contro Bologna e Chievo non ci hanno aiutato. Il campionato dice che abbiamo fatto più punti fuori che in casa, dobbiamo fare sì che domani gli episodi vengano dalla nostra parte; è una partita che tutti vorrebbero giocare, leggo ci sarà un pubblico numeroso e sarà importante la sua spinta. Importante è la compattezza dell’ambiente, è una partita difficile ma questi ragazzi hanno dimostrato che non sempre la superiorità iniziale si è concretizzata sul campo». 

Per quanto riguarda gli avversari, «l’Inter fa del possesso l’arma migliore, poi cerca di sfruttare le caratteristiche sui cross per Icardi che in area è tra i migliori d’Europa. Poi dipende sempre dalle caratteristiche dei giocatori, abbiamo preparato la gara in base a quello che potrebbero fare i nostri avversari». 

Le scelte. Non è stato convocato l’ex Dimarco, match winner all’andata, per un problema muscolare. L’unico dubbio di formazione per D’Aversa è il ballottaggio Biabiany-Siligardi, due ex, con il primo che appare favorito. Si va verso il tutto esaurito: gli ultimi biglietti a disposizione (ma non quelli per il settore Ospiti) resteranno in vendita sino alle 18 di oggi. 

Il tabù del Tardini, uno dei pochi stadi della Serie A dove non ha mai segnato, e quello delle 6 partite di campionato senza reti, ovvero la sua più lunga astinenza da quando è all’Inter. Mauro Icardi nel 2019 ha segnato solo in Coppa Italia, mentre in A è a zero. Esattamente come la sua squadra che con Sassuolo, Torino e Bologna non è mai riuscita a battere il portiere avversario. Un doppio digiuno preoccupante da interrompere stasera. 

GOL A GRAPPOLI. Icardi nella sua carriera è a quota 119 centri in Serie A: 10 con la Sampdoria e 109 con l’Inter. Maurito ha battuto il portiere avversario 71 volte in casa e 48 in trasferta. A novembre ha sfatato il tabù dell’Atleti Azzurri d’Italia dove non era mai riuscito a infliggere un dispiacere all’Atalanta. Stasera proverà a fare la stessa cosa con il Tardini dove si è esibito 2 volte senza lasciare traccia. Quasi una rarità visto che nell’attuale geografia della massima serie sono solo altri 2 gli stadi dove non ha timbrato il cartellino: il Meazza rossonero (al Milan 5 reti ma tutte nei derby con l’Inter in casa) e l’Olimpico Grande Torino. Ma c’è di più: con la maglia dell’Inter non ha mai segnato al Parma, neppure a San Siro. Gli è invece riuscito con quella della Sampdoria sia in Serie A, il 3 marzo 2013 (in casa), sia con la Primavera, il 3 dicembre 2011 (in trasferta). L’ultimo gol di Icardi in A risale al 15 dicembre, poi 554’ di digiuno. In campionato su azione ha esultato l’ultima volta il 29 ottobre (Lazio-Inter 0-3), dopo ha fatto centro 2 volte su rigore (contro Atalanta e Udinese) e di testa su calcio d’angolo (a Roma contro i giallorossi). E’ a quota 122 reti nerazzurre, a -1 da Bobo Vieri. 

UNICA IN ITALIA. E l’Inter? Nel 2019 è l’unica squadra che non ha segnato un gol in 3 giornate di A (era dal 1956 che non le succedeva) e non ha recuperato neppure un punto da situazione di svantaggio. Preoccupante. 

La notte di Spalletti è la notte di chi sa che ci si gioca tanto, praticamente tutto: «È lecito che adesso ogni cosa possa essere messa in discussione – dice Luciano –, perché senza i risultati i discorsi stanno a zero. Sappiamo che in ballo ci sono le sorti dell’Inter ma anche quelle delle nostre carriere ». Tre partite di campionato senza vittorie e senza gol, le inseguitrici che si fanno sotto (Roma e Lazio sono a 2 punti), l’ombra di Conte che si allunga dietro il futuro dell’allenatore toscano. Dopo tre settimane da incubo (in cui c’è stata anche l’eliminazione in Coppa Italia) l’Inter comincia oggi a Parma un nuovo campionato: è costretta a farlo dopo aver lasciato per strada molte certezze. Sedici partite per confermarsi ad altezza Champions, ma la necessità immediata è un’altra: fare risultato per spingere via i nuvoloni ed evitare la tempesta che travolgerebbe tecnico e squadra. E farlo già al Tardini, dove in 24 precedenti di Serie A i nerazzurri hanno perso la bellezza di 14 volte. Spalletti sa che non c’è più tempo, ora tocca ai suoi soldati. Come dice Luciano, «ci sono cose dell’ultimo periodo che vanno difese, non è tutto da buttare», però d’ora in avanti non si può sbagliare. Niente mezze parole, serve l’aiuto di tutti. Perché Sassuolo, Torino, Lazio (in Coppa Italia) e Bologna rimangano un brutto ricordo, perché Parma sia la ripartenza anche in chiave Europa League, altro passaggio fondamentale (se non decisivo) del resto della stagione spallettiana, che comincia giovedì in casa del Rapid Vienna: «C’è da lavorare sulla testa di tutti, con urgenza. Quello che ci è mancato in questo 2019 è un pezzetto delle nostre immense qualità. Ci è successo anche qualcosa che ci ha messo contro alcune situazioni che hanno peggiorato la nostra performance: infortuni, squalifiche, qualche divagazione legata al mercato che non ci ha aiutato molto. Serve una prestazione forte, quello che dobbiamo fare è bello chiaro. Contro il Parma dobbiamo fare risultato e metterci dei contenuti. Servono risposte importanti. Adesso la situazione impone di vincere, velocemente». CUORE E ORGOGLIO Spalletti, che un anno fa di questi tempi era nel bel mezzo di un’altra e più importante crisi nerazzurra (le partite di fila senza vittoria in Serie A furono alla fine 8), ha bisogno di tirare fuori tutto. L’attacco non segna più? «Ricominciamo dal gioco di squadra e arriveranno i gol», dice Luciano. I nerazzurri non hanno carattere? «Servono più cuore e orgoglio». Il gioco si fa duro? «Dobbiamo migliorare diverse cose, non basta una soltanto ». Le risposte sulla carta ci sono, ma Spalletti e i suoi non possono più permettersi il lusso di aspettare. Prendete Icardi: l’ultimo gol del capitano è arrivato il 15 dicembre contro l’Udinese (su rigore), poi 6 partite di campionato a secco, record negativo in nerazzurro.

«Mauro non segna? Il calciatore forte, quello che fa gol, viene sempre fuori con il lavoro di squadra – spiega Spalletti –. Se non funziona tutto al meglio non c’è bomber che possa rimettere a posto le sorti della squadra. Può fare un gol che può aiutare per una partita, ma è l’assieme che deve migliorare ». La risalita passa anche da Nainggolan, il giocatore più discusso. Spalletti ha sempre parlato delle «vampate di Radja», ma finora si è visto solo un briciolo del vero Ninja. Luciano, però, non demorde. E rilancia: «L’ho visto meglio con il Bologna e soprattutto negli ultimi allenamenti. Mi aspetto grandi cose da lui, una reazione importante: viste le esperienze che ha vissuto, può dare tanto a questa squadra, sa gestire le pressioni e deve mettere tutto a disposizione della squadra». RISPOSTA Cuore e orgoglio, testa e qualità, Icardi e Nainggolan. C’è tutto nella notte di Spalletti. E c’è pure la risposta immediata che Luciano deve dare alla società. Dopo il k.o. con il Bologna la dirigenza era avvelenata, ma l’a.d. Beppe Marotta ha protetto l’allenatore. Di certo uno scivolone a Parma sarebbe difficile da digerire e metterebbe la panchina ancora più in bilico. «Il messaggio che ho ricevuto dalla società e da chi ho vicino quotidianamente è sempre lo stesso – continua Spalletti –. Ci siamo legati per tre anni in estate perché eravamo consapevoli di dover fare un percorso che avrebbe richiesto tempo per portare il discorso dove molti si aspettano e dove vogliamo portarlo noi. Per quanto mi riguarda le cose non sono cambiate, se non sono cambiate nemmeno per la società mi fa piacere, ma nessuno può aiutare me e la squadra in partita, così come nessuno può fermarci. Per cui si va lì dentro per onorare la maglia, i tifosi, il club, me stesso, il rispetto per tutti quelli che lavorano nell’Inter ». Perché a Parma ci si gioca tanto, praticamente tutto.

Tre colonne, quattro chili, cinque ore e sei partite. E una sola missione: ripartire, invertire la tendenza. Mauro Icardi, Ivan Perisic e Radja Nainggolan ad agosto erano indicati da tutti come i tre pilastri su cui costruire le fortune della stagione interista. Icardi per un po’ si è confermato tale, trovando in Handanovic, Skriniar e Brozovic punti alternativi di appoggio. Gli altri due non si sono visti praticamente mai, non nella versione Russia 2018, o in quella Ninja. Ora, per fermare la caduta, per non complicare la corsa Champions, serve che il trio ricominci a girare: l’Inter non ha ancora fatto gol, in campionato, nel 2019. E non è un caso che il buio sia sceso dopo che si è spenta anche la terza luce, quella di «Maurito». NEL BUIO Icardi è dentro la peggior striscia della sua carriera interista proprio mentre è in «ballo» e calda la questione rinnovo: 6 gare in A senza segnare non gli erano capitate mai. Centravanti che dipende fortemente dagli umori della squadra (senza palloni buoni difficile far gol, per chi non si crea occasioni da solo alla Messi), Mauro ha risposto alla crisi difendendo la squadra e i compagni dai fischi dei tifosi, esponendosi a più di una critica sui social. Gli stessi fischi e la chiusura infruttuosa del mercato sembrano aver definitivamente convinto Ivan Perisic della necessità di cambiare marcia. Il neo-trentenne, che non ha mai difettato di fiducia nei propri mezzi e voglia di difendersi attaccando, in settimana è stato segnalato come particolarmente focalizzato sul campo, come raramente lo si era visto negli ultimi mesi. Martedì è rimasto fra campo e palestra per cinque ore, almeno tre in più dei compagni. Straordinari a parte, i segnali che arrivano ad Appiano seguono quelli, incoraggianti, della gara col Bologna, dove nonostante la sconfitta si è visto il numero 44 in modalità «on». Perisic sa che gli interessi del club e i suoi personali non possono che coincidere. All’Inter serve una spalla per Icardi di alto livello per ripartire in Italia e fare strada in Europa, a lui 6 mesi convincenti e nuove vetrine per spingere i compratori a staccare assegni che soddisfino Marotta e Ausilio. L’orgoglio personale sarebbe motivazione sufficiente per Nainggolan: se l’ultimo gol di Perisic è del 22 dicembre, quello di Radja è vecchio di 3 mesi. Contro il Genoa rientrava a 12 giorni dall’infortunio del derby: col senno di poi, fu gioia effimera. Allo stop successivo tutti ci andarono più cauti, ora la ricerca della forma dura da un paio di mesi, troppi. I quattro chili persi potrebbero essere il segno che il traguardo è vicino. Ma nulla, per lui come per gli altri, parlerebbe come un gol-vittoria-

Il copione della partita è scritto: l’Inter che palleggia e cerca i corridoi laterali per indirizzare i cross a Icardi; il Parma che sta lì, buono buono, soffre e aspetta l’occasione giusta per scappare in contropiede e prendersi il successo. È così che se l’immagina anche Roberto D’Aversa, il quale, per l’occasione, lucida i muscoli dei suoi velocisti e chiede loro una prestazione di estremo sacrificio: non basterà la leggerezza offensiva, la spensieratezza e l’allegria; servirà anche la sostanza, molta sostanza, quando a gestire l’azione saranno i nerazzurri e si dovrà ripiegare, aiutare, correre in soccorso del compagno in difficoltà. Gervinho è pronto, Inglese pure e anche Biabiany si dichiara disponibile. Quest’ultimo è ancora in ballottaggio con Siligardi, l’allenatore deve valutare con attenzione chi scegliere: con Biabiany c’è più sprint, ma manca quel pizzico di fantasia che al Parma servirebbe. PIANO TATTICO Qualunque sia la decisione di D’Aversa, gli emiliani non prescinderanno dai totemd’attacco: Gervinho e Inglese hanno segnato 16 gol (8 a testa) su 24, il che significa che rappresentano il66%del potenziale realizzativo. Se Inglese battaglierà con i due centrali dell’Inter e farà in modo di stanarli per creare spazi utili all’inserimento dei compagni (Kucka in particolare), Gervinho partirà largo sulla sinistra e, secondo la classica azione di accentramento, cercherà di seminare i difensori nerazzurri così come ha fatto con quelli della Juve sabato scorso. A Biabiany (o a Siligardi) tocca, invece, un ruolo di raccordo con il centrocampo e con la difesa, per evitare che la squadra si allunghi troppo e presti il fianco alle incursioni nemiche. RINASCITA D’Aversa teme la reazione dell’Inter, dopo questo orribile inverno, e per questa ragione pretende dai suoi ragazzi che tengano sempre il ritmo alto. Gervinho e Biabiany, sui lati, con frequenti scatti e controscatti, dovranno dettare i tempi delle manovre e tenere in apprensione la retroguardia nerazzurra. L’ivoriano, autentico simbolo del «calcio verticale» di D’Aversa, scalpita: gli basta un gol per raggiungere il suo record in campionato (9 nella stagione 2013-2014) e di fronte troverà Luciano Spalletti con il quale ha convissuto per due sole settimane a Trigoria prima di volare in Cina. Lui, come sempre, si prepara in silenzio, cuffiette alle orecchie e sguardo a terra: nessuna dichiarazione, nessun sussurro, ma tanta voglia di dimostrare che il percorso di rinascita è stato finalmente completato. Il pubblico di Parma è tutto ai suoi piedi

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