Pensioni ultime notizie, partono le domande per Quota 100. Ecco i requisiti, finestre di uscita e regole liquidazioni

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Grazie alla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, Quota 100 è entrato ufficialmente nella sua fase operativa. Da adesso sarà possibile presentare la richiesta per poter andare in pensione anticipatamente rispetto a quelle che sono le norme fino ad ora esistenti. Purtroppo però, questa agevolazione non riguarda tutti i lavoratori ma soltanto quelli che si trovano ad essere in determinate condizioni che sono previste proprio dal decreto legge 4 giugno 2019 che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale con il numero 23 del 28 gennaio 2019. Nello specifico a presentare la domanda per poter beneficiare di quota 100, saranno tutti quei lavoratori nel settore privato pubblico che abbiano compiuto 62 anni di età e che abbiano maturato almeno 38 anni di contributi entro il 31 dicembre 2021.

ipotizza che soltanto nel corso del 2019, saranno circa 300 mila le persone che potrebbero beneficiare di questa misura. I requisiti di cui sopra abbiamo parlato però, non saranno flessibili ovvero significa che non si potrà andare in pensione con quota 100, se si è maturato ad esempio 39 anni di contributi e compiuto 61 anni di età, ma bisognerà avere compiuto 62 anni che è stato almeno 38 anni di contributi.

Quindi sarà possibile poterne beneficiare per chi ha compiuto 62 anni di età ed ha maturato 35 anni di contributi e 3 anni di contribuzione da disoccupazione. Va anche detto che il diritto che si maturerà entro il mese di dicembre del 2021, si potrà esercitare anche successivamente. Secondo quanto sancito dal decreto, non sarà possibile accumulare la pensione ottenuta con quota 100 ad altri introiti del nome nei limiti dei €5000 lordi anni per le prestazioni occasionali. Questo divieto in qualche modo potrebbe scoraggiare i lavoratori, facendo prendere loro la decisione di non uscire dal mondo del lavoro anticipatamente, beneficiando quindi di quota 100.

Ad essere maggiormente penalizzati sono i docenti per i quali è stata prevista una tabella di marcia il nome della continuità dell’insegnamento, mentre per le Forze Armate, Polizia, vigili del fuoco, Guardia di Finanza e polizia penitenziaria se continueranno ad applicare i regimi favorevoli previsti nel decreto legislativo 165 del 1997. Un altro aspetto che potrebbe in qualche modo scoraggiare i lavoratori a beneficiare di Quota 100 è il fatto che l’assegno è più leggero rispetto a quello di vecchiaia e non a quella anticipata. Questa effettivamente perché saranno di meno gli anni di contributi versati. A tal riguardo è intervenuto Antonello Orlando della fondazione studi Consulenti del Lavoro il quale ha riferito: “Il testo del decreto non prevede alcun ricalcolo dell’assegno, cui si continueranno ad applicare le regole di calcolo pensionistiche tradizionali (metodo retributivo, misto o contributivo a seconda della contribuzione posseduta al 31.12.1995)”.

Pensioni, parte l’uscita anticipata. In mille al debutto di quota 100

Parte forte quota 100, il meccanismo introdotto dal governo Conte per lasciare il lavoro in anticipo rispetto alla scadenza dei 67 anni. Ieri era il primo giorno per presentare domanda, e alle 20.30 l’Inps aveva ricevuto circa 1.000 richieste, 600 direttamente da cittadini, altre 400 dai patronati. Segno di come ci fossero tante persone «virtualmente » in coda per utilizzare la via d’uscita disegnata per chi ha almeno 62 anni d’età e 38 anni di contributi. «Già oltre 500 italiani hanno fatto domanda per liberarsi dalla legge Fornero» twittava il vicepremier Matteo Salvini, prima ancora che l’Inps rendesse pubblico l’ultimo aggiornamento. Del resto quota 100 è il provvedimento bandiera della Lega così come il reddito di cittadinanza lo è per il Movimento 5 Stelle.

Le due misure sono confluite nel cosiddetto decretone, approvato dal consiglio dei ministri la settimana scorsa, entrato in vigore ieri. E che oggi comincerà il suo percorso in Parlamento per la conversione in legge, partendo dalla commissione Lavoro del Senato, con relatrice la presidente Nunzia Catalfo, M5S. Le domande per quota 100 possono essere presentate da chi ha almeno 62 anni d’età e 38 anni di contributi. Sono ammessi tutti i tipi di contributo, compresi quelli volontari o che derivano dal riscatto della laurea. In realtà sarà possibile anticipare di tre anni il meccanismo, con l’asticella che si abbassa a 59 anni d’età e 35 di contributi. Ma in questo caso ci deve essere un accordo tra azienda e sindacato che prevede un assegno straordinario per chi lascia il lavoro. E, contemporaneamente, stabilisce quante persone vengono assunte per sostituire chi esce. Non può utilizzare quota 100 chi è già coinvolto in un programma di uscita volontaria, come ad esempio l’isopensione.

Chi ha il codice pin rilasciato dall’Inps, oppure lo Spid (cioè l’identità digitale), o ancora la Carta nazionale dei servizi (il documento che affianca la carta d’identità elettronica) può presentare la domanda direttamente dal sito dell’Inps. In alternativa si può passare attraverso il contact center dello stesso istituto di previdenza, i patronati oppure gli altri soggetti abilitati all’intermediazione con l’Inps. Quali saranno i tempi? Chi ha maturato i requisiti (cioè i 62 anni d’età e i 38 di contributi) entro la fine dell’anno scorso potrà andare in pensione a partire dal primo aprile di quest’anno. Chi invece li matura nel corso del 2019 dovrà aspettare tre mesi dal momento in cui avrà superato quota 100. I tempi sono più lunghi per i dipendenti pubblici.

Chi ha superato i 62 anni d’età e i 38 di contributi entro la fine dell’anno scorso potrà andare in pensione a luglio di quest’anno. Gli altri dovranno aspettare sei mesi dal momento in cui matureranno il requisito. Ci sono però due disincentivi per contenere il numero delle domande. Chi lascia il lavoro in anticipo grazie al meccanismo di quota 100, non può arrotondare con un altro lavoro. Sono consentite solo le prestazioni occasionali, con un tetto massimo di 5 mila euro lordi l’anno. Il divieto vale fino al momento in cui si raggiunge l’età per la pensione «normale». Per i dipendenti pubblici il cosiddetto Tfs, il trattamento di fine servizio che viene liquidato al termine della carriera, viene pagato solo al raggiungimento dei 67 anni d’età. Il governo si è però impegnato a far stipulare alle singole amministrazioni delle convenzioni con le banche per anticipare il Tfs, con tassi agevolati. Le convenzioni dovrebbero arrivare nei prossimi giorni. Lorenzo Salvia

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