Pensioni ultime notizie, il Sud del paese si mangia anche quota 100: approfondimento e ulteriori

Scatteranno dal 1 aprile nuovi pensionamenti con quale 100, ovvero 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. Una misura che potrebbe interessare circa 430.000 dipendenti che da quest’anno potrebbero godersi meritato assegno di previdenza. Lo prevede l’ultima bozza del decreto sul reddito di cittadinanza e pensioni che fissa la prima finestra utile per i privati ad aprile, e a luglio per gli statali. Ma attenzione l’assegno per chi lascia il lavoro con quota 100 sarà ridotto, sul campo si lascia quasi 1/3 della cifra che si potrebbe incassare rispettando i limiti fissati dalla legge Fornero.

Quota 100 è la nuova riforma del sistema pensionistico italiano, che permetterà di andare in pensione anticipatamente nel 2019. Con questa riforma oltre 400.000 italiani potranno andare in pensione prima del previsto a patto di rispettare specifici requisiti. La riforma ha fatto molto discutere per gli elevati costi da parte dello Stato infatti, costerà circa 7 miliardi di euro. Sfruttando l’opzione quando 100 non ci saranno penalizzazioni economiche per chi ne farà richiesta. Saranno ripristinate le finestre temporali.

La vulgata diceva, il governo del cambiamento ha fatto pari e patta. Con il reddito di cittadinanza i grillini hanno soddisfatto gli appetiti del Mezzogiorno, bisognoso di un supporto alla povertà, e con quota 100, la riforma della riforma Fornero sulla previdenza, la Lega ha accontentato il popolo del Nord, quello dei lavoratori che versano più contributi di tutti e che si erano visti di punto in bianco aumentare l’età pensionabile. I fatti però ci mostrano un panorama ben diverso. A oggi, secondo i numeri dell’Inps, proprio nel Sud c’è il numero maggiore di domande per lasciare il lavoro in anticipo. Quante? Su 13.792 richieste, il 42,74% arriva dal Meridione, il 26,98% dal Centro del Paese e solo il 30,38 dal Nord. Il primato va alla Sicilia con 1.848 domande, poi seguono a ruota Lazio (1.745) e Campania(1.477). Per trovare le prime regioni settentrionali bisogna scendere giù dal podio e andare in Lombardia (1.394), Veneto (760) e Piemonte (624). Insomma, è vero che siamo partiti da pochissimo, ma al momento le tendenze ipotizzate in sede di elaborazione di quota 100 (62 anni più 38 di contributi) sono state completamente ribaltate.

L’APPROFONDIMENTO Come mai? Una bell’approfondimento del Mattino di Napoli segnala le possibili spiegazioni. La prima è fornita dall’Inps e parla di un fattore tecnico. I disoccupati, infatti, a differenza di chi deve ancora presentare le dimissioni, hanno la possibilità di richiedere subito la pensione. E la percentuali di disoccupati (non è un mistero per nessuno) è decisamente superiore nel Mezzogiorno d’Italia. Ma non basta questo a spiegare il fenomeno. Messa in soldoni, infatti, non è difficile capire che un pensionato con un assegno decurtato e comunque inferiore al suo ultimo stipendio ha a che fare con due diversi tenori di vita. Quello che trova al Sud è oggettivamente più abbordabile, quello che invece affronta al Nord lo è molto meno. Morale della favola: mentre in Sicilia, Campania e Puglia si fanno due conti e si scopre che anche perdendo qualche centinaia di euro non si campa male, da Firenze in su il calcolo è meno scontato e si prende tempo.

STATALI IN ATTESA Ma i numeri a sorpresa su quota 100 non finiscono qui. Nessuno infatti pronosticava che le richieste arrivassero per gran parte da chi lavora nel privato, mentre quelle degli statali fossero decisamente inferiori. Nel primo caso, infatti, il taglio dell’assegno (rispetto all’ultimo stipendio) è più importante e raggiunge anche il 20%. Di certo le cose nelle prossime settimane cambieranno, ma se si guarda agli organici, si può vedere che gli impiegati della Papiù anziani lavorano proprio nel Mezzogiorno d’Italia. Morale della favola: il divario tra Nord e Sud sul numero di domande presentate per aderire a quota 100 tra potrebbe pure aumentare. Una dato che il governo, soprattutto sponda Lega, proprio non si aspettava.

Pensioni ultime notizie: Elsa Fornero su Quota 100, ecco cos’ha detto

La contestatissima Legge fu scritta in circa 20 giorni. Questo il tempo massimo concessole dal premier Mario Monti. “Conoscevo molto bene la materia, ma un conto è conoscere, un altro è prendere provvedimenti che hanno un impatto contro la vita delle persone”.

Quindi un intervento su Quota 100 e sulle misure dell’attuale governo è logica conseguenza. Quota 100 è infatti “un provvedimento temporaneo in materia di pensioni che porterà delle conseguenze difficili da gestire”. Ma che soprattutto non cancella affatto la sua riforma. Infine, un’importante riflessione sul Paese e sulla sua economia. “Un Paese che pure ha lavoro, produttività e welfare non cresce se non vi è coesione sociale. Con l’odio, il risentimento e le divisioni, il Pil scende. Gli economisti mi smentiranno, ma io, più passa il tempo, più sono certa di questo”.

Pensioni ultime notizie, il governo lavora già per 2020. Cosa dobbiamo aspettarsi e ulteriori

La riforma delle pensioni 2019 è stata operativa soltanto da pochi giorni, visto che è stato approvato soltanto lo scorso giovedì 28 gennaio 2019, ma il governo già sta iniziando a pensare alle novità da introdurre nel 2020. Stando a quanto riferito da Matteo Salvini nel corso della conferenza stampa dove ha spiegato il funzionamento di quota 100 e anche degli altri effetti della riforma pensioni, sembra proprio che il governo stia già pensando a smantellare totalmente la legge Fornero introducendo delle novità già a partire dal prossimo anno.

Il vice premier Salvini nonché Ministro dell’Interno ha fatto capire che l’obiettivo del governo è arrivare all’estensione di quota 41 ovvero una misura che ad oggi è riservata soltanto ad alcune categorie di preclusi, ma che a partire dal 2021 potrebbe essere estesa a tutti. Al momento si tratterebbe di un obiettivo in realizzabile, soprattutto per quanto riguarda le risorse alla luce di quanto è stato dichiarato dalla ragioneria di stato, in merito ai costi della riforma che è stata Appena approvata.

Proprio la ragioneria ha fatto sapere che soltanto quota 100 nel prossimo triennio avrà un costo non indifferente, che ammonterà 20 miliardi di euro e Che inevitabilmente è un investimento piuttosto ingente che è stato fatto comunque dallo Stato. I costi effettivamente potrebbero anche essere più alti di quelli che sono stati prospettati e proprio a tal riguardo è stata prevista, comunque a scopo preventivo, una clausola salva spesa. Sono questi i motivi che fanno pensare ad una riforma delle pensioni che possa venire già a partire dal prossimo anno e che ad oggi sembra introvabile, ma che potrebbe prevedere le intenzioni di estendere quota 41 a tutti, in sostituzione di quota 100.

Come abbiamo visto, a parlare è stato lo stesso Matteo Salvini durante la presentazione di quota 100 confermando che quanto appena fatto dal governo è soltanto il primo passo e che l’obiettivo finale è quello di estendere quota 41 a tutti. Questa misura Prevede la possibilità di lasciare il mondo del lavoro una volta maturati 41 anni requisiti e ad oggi è soltanto riservata ai lavoratori precoci ovvero coloro che hanno maturato almeno 12 mesi di contributi prima di aver compiuto i 19 anni di età e che rientrerebbero in una categoria meritevole di tutela. Tra questi, vengono citati invalidi, lavoratori usuranti, i disoccupati e i caregivers. L’obiettivo è sicuramente quello di fare cadere tutti quei paletti danno così la possibilità di poter accedere alla pensione con 41 anni di contributi. Finalmente dopo tante battaglie, le lavoratrici hanno tenuto anche una misura pensionistica a loro riservate ovvero opzione donna. Questa sarebbe la possibilità di poter accedere alla pensione una volta maturato i 35 anni di contributi a fronte di un età anagrafica che non deve essere inferiore a 58 anni nel caso in cui si tratti di lavoratrici dipendenti e 59 anni per gli autonomi.

Laureato. Con esperienza. In grado di «seguire personalmente il beneficiario del reddito di cittadinanza nella ricerca di un lavoro, di un’opportunità formativa o di reinserimento professionale». È questo il profilo del «navigator », una delle figure fondamentali per far funzionare il reddito di cittadinanza, quella che, a dirla con il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio, «aiuterà a sopperire al periodo che serve ai centri per l’impiego per andare a regime », mettendo in contatto «lavoratore e datore di lavoro », «parlerà con gli imprenditori locali» e «studierà un piano personalizzato per un percorso di lavoro e carriera». In base a quanto stabilito dal «decretone» su reddito e quota 100, ne servono almeno diecimila.

Quattromila saranno a carico delle Regioni che li assumeranno attraverso concorsi pubblici e li gestiranno in autonomia. Gli altri seimila saranno selezionati e formati direttamente dall’Anpal (l’agenzia per le politiche attive del lavoro) attraverso la sua società Anpal Servizi Spa. Per il 2019 è prevista una spesa di 200 milioni di euro, che salgono a 250 nel 2020. Solo 50 i milioni a disposizione per il 2021. Il loro reclutamento sarà attraverso un concorso e un colloquio: si cercano laureati in economia, giurisprudenza, sociologia, scienze politiche, psicologia o scienze della formazione. E avranno un contratto di collaborazione per due anni. Non saranno stabilizzati né saranno scelti dalle graduatorie dei vincitori di concorsi pubblici. Lo ha sottolineato la ministra della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno rispondendo ad una interrogazione parlamentare: «La natura giuridica di chi assume (Anpal Servizi, ndr) rende impossibile far ricorso alle graduatorie, né è astrattamente ipotizzabile l’utilizzazione di vincitori di concorsi banditi dalle pubbliche amministrazioni».

Nei giorni scorsi le centinaia di vincitori di concorsi pubblici ancora in attesa di un impiego avevano lamentato una disparità di trattamento rispetto ai seimila «navigator» chiedendo di essere assunti al loro posto. «Non c’è alcuna disparità di trattamento» ha però risposto la ministra Bongiorno: «Anpal Servizi non è una pubblica amministrazione, inoltre, non stipulerà contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ma contratti che si caratterizzano per il fatto che il collaboratore organizzerà autonomamente l’attività lavorativa». E sulle stabilizzazioni annunciate nei giorni scorsi dallo stesso Di Maio («A decorrere dal 2019, Anpal è autorizzata a stabilizzare le persone in contratti di lavoro a tempo indeterminato, entro un limite di spesa di un milione di euro»), la Bongiorno frena: «Non fa parte del decreto, sono delle dichiarazioni, ma non si può già parlare di stabilizzazioni». Ma intanto il bando ancora non c’è. Per i seimila posti si prevedono tra i 50 e i 60 mila candidati. La retribuzione prevista è intorno ai 30 mila euro lordi l’anno. Una corsa contro il tempo. Il vicepremier Di Maio ha promesso i nuovi «navigator» tra maggio e giugno. E l’indicazione è di «accelerare al massimo» la preparazione del concorso per rispettare i tempi. Anche perché prima di accompagnare chi cerca lavoro, i «navigator » dovranno sostenere un periodo di formazione. E già c’è chi si propone illegalmente come formatore, tanto che Anpal Servizi ha dovuto avvertire: «Si tratta di corsi erogati in completa autonomia da enti e società di formazione e orientamento indipendentemente da qualsiasi indicazione da parte di Anpal e Anpal Servizi».

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