Pensioni ultime notizie e reddito, novità su Ape Sociale e Opzione Donna parla Damiano e Durigon

Pubblicato il: 8 Gennaio 2019 alle 8:36

Per quanto riguarda il tema pensioni, oggi martedì 8 gennaio arrivano importanti notizie su ape social e opzione donna dall’ esponente del PD Cesare Damiano, il quale ha espresso la sua opinione riguardo la bozza del decreto che è stata pubblicata nelle scorse ore riguardo soprattutto Ape sociale e esodati. A parlare è stato anche Claudio Durigon.Di Maio tradisce promesse a esodati”, così esordisce Damiano sul tema bozza del Decreto pensioni e Reddito di cittadinanza che è stata pubblicata proprio nelle scorse ore e sulla quale stanno circolando al momento tante critiche, soprattutto da parte di esponenti della minoranza e cittadini. L’onorevole ricorda che, così come tutte le bozze, anche questa non è definitiva e che sicuramente subirà dei cambiamenti e che soprattutto per divenire effettiva dovrà superare l’esame della ragioneria, ovvero quella che è chiamata bollinatura.

Lo stesso Damiano, che ricordiamo essere un dirigente del Partito Democratico nella nota stampa ultima fa notare come nel testo del decreto, alcune promesse non siano state effettivamente mantenute, come ad esempio la nona salvaguardia degli esodati che secondo la bozza riguarderebbe soltanto 6000 lavoratori. Lo stesso poi scende nei dettagli sostenendo: “Di Maio, il 18 ottobre scorso, in un incontro con i comitati degli esodati, aveva fatto una promessa solenne. Non e’ stata mantenuta”. Secondo Damiano, nella bozza non tornerebbero neanche le notizie su Ape sociale e spiega anche il motivo, ovvero secondo lui la proroga dell’Ape sociale non è sufficiente se non permette anche ai disoccupati che non hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali, di poter accedere alla normativa perché se così fosse, si rischierebbe di non spendere le risorse stanziate e lo stesso sembra essere già capitato lo scorso anno.

Damiano così chiude il suo discorso con un appello al buon senso del governo, chiedendo che si possano fare delle correzioni in vista della presentazione ufficiale di questo decreto, che dovrebbe arrivare al massimo entro il 14 gennaio. Un’altra categoria che sembra essere contemplata da Damiano, sembra essere quella delle donne. Molte di queste sembra che si siano sentite in qualche modo beffate da una proposta che in realtà non è come era stata assicurata all’inizio, ovvero che tutte le donne che avessero compiuto 58- 59 anni e avessero maturato 35 anni di contributi, avessero potuto usufruirne ma soltanto quelle nate nel 58- 59.

Molte infatti  delle donne che si sono sentite beffate da questa bozza del decreto, hanno chiesto un incontro che è avvenuto già lo scorso 4 gennaio tra il Sottosegretario al Ministero del Lavoro Durigon e il precoce D’Onofrio,  e da questo era emerso come la proroga fosse stata comunque retroattiva dal primo gennaio e strutturale, mentre poi da un’ intervista che è stata rilasciata successivamente da Durigon, emerge che proprio dal 2019, potranno usufruire della proroga soltanto le donne nate negli anni 50 e 60.

Il governo approverà in consiglio dei ministri giovedì o al massimo la prossima settimana il decreto legge sulle pensioni con «quota 100» e sul «reddito di cittadinanza» (Rdc) per i poveri. Il testo ha bisogno ancora di qualche aggiustamento, in particolare sul Rdc. Ieri è circolata una nuova bozza della relazione tecnica dove le famiglie beneficiarie del sussidio sono stimate in 1,7 milioni, circa 300 mila in più rispetto alle precedenti previsioni, portando il totale degli individui coinvolti a 4,9 milioni (contro i 4,3 di prima).

Ma poiché lo stanziamento è sempre lo stesso (6,1 miliardi di euro nel 2019), significa che l’importo medio per famiglia scenderebbe da circa 500 a meno di 400 euro al mese a famiglia per nove mesi (Rdc partirà infatti da aprile). La cifra si ottiene appunto dividendo 6,1 miliardi prima per 1,7 milioni di famiglie e poi per i 9 mesi. Se il calcolo si fa su 4,9 milioni di individui, si ottengono meno di 140 euro a testa. In ogni caso il sussidio verrà erogato per nucleo familiare, con una tessera prepagata.

E la cifra molto spesso sarà bassa perché andrà ad integrare redditi già percepiti, fino appunto al tetto di 780 al mese per un single (fino a 1.330 euro per le famiglie più numerose). Nella platea sono comprese 296 mila famiglie di over 65. Il che fa dire al vicepremier Luigi Di Maio: «Aumentiamo le pensioni minime a mezzo milione di italiani che vivono in condizioni di povertà». In pratica, dovrebbero ricevere la «pensione di cittadinanza », fino a un massimo di 780 euro al mese per un individuo che vive in affitto (1.032 euro per due componenti), circa un pensionato su dieci di quelli che hanno un reddito pensionistico inferiore a 780 euro al mese, che sono appunto 5 milioni in tutto.

Il reddito e la pensione di cittadinanza potranno essere erogati anche a famiglie che vivono in casa di proprietà (purché siano povere secondo gli altri requisiti) ma in questo caso dal sussidio vanno tolti 280 euro al mese per i percettori di Rdc e 150 euro al mese per i pensionati. Numerosi gli incentivi all’occupazione. Un’azienda che assume un titolare di Rdc tiene per sé fino a 18 mesi di sussidio. Un titolare che si mette in proprio prenderà l’assegno per altri sei mesi, fino a un massimo di 4.680 euro.

Ci sono però diversi aspetti critici nella bozza di decreto: l’Inps avrebbe solo 5 giorni per esaminare i requisiti dei richiedenti; i beneficiari del Rdc dovrebbero consultare «quotidianamente» la piattaforma che incrocia domanda e offerta di lavoro; la «scala di equivalenza» penalizza le famiglie più numerose; non si tiene conto del diverso potere d’acquisto tra le regioni del Nord del Centro e del Sud del Paese. Rispetto alla precedente bozza è stato intanto attenuato il punto delle offerte di lavoro «congrue»: quella su tutto il territorio italiano sarà ritenuta tale solo dopo 18 mesi, cioè in caso di rinnovo del Rdc. Nei primi 6 mesi invece sarà ritenuta valida un’offerta a non più di 100 chilometri da casa e nei successivi 12 entro i 250 chilometri. Se il beneficiario rifiuta più di due offerte di lavoro congrue, perde il Rdc.

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