Pensioni ultime notizie: Sindacati si scagliano contro “quota 100” “Svantaggia i lavori più pesanti”

Pubblicato il: 20 Gennaio 2019 alle 7:10

«Il reddito di cittadinanza è un formidabile strumento per inserire nel mondo del lavoro coloro che finora ne sono stati lontani e includere nella società le famiglie più povere». Pasquale Tridico, professore di Economia del Lavoro a Roma Tre e consigliere del vicepremier Luigi Di Maio è il padre della riforma bandiera dei 5 Stelle. È consapevole che metterla in pratica richiederà un grande impegno, ma è ottimista. «Credo che assisteremo via via a un calo del tasso di disoccupazione e del tasso di Neet, i giovani che non studiano e non lavorano. Ci sarà anche un calo della povertà, ma credo che tutti ci faranno l’esame non tanto su questo ma sull’aumento dell’occupazione».

Premia gli uomini e penalizza le donne, agevola i dipendenti pubblici e chi lavora per le grandi aziende ed in generale tutti i lavoratori che nel corso della loro vita hanno beneficiato di carriere
contributive lunghe.

Di certo non aiuta i giovani,e le categorie come i braccianti agricoli, i lavoratori stagionali e gli edili. Insomma tutti quelli che hanno carriere discontinue e che mai e poi mai in una vita di lavoro riescono a mettere assieme 38 anni di contributi. Di qui una nuova ondata di proteste che va dai sindacati dell’agroindustria a quelli delle costruzioni: tutti uniti contro “quota 100”.

«Trentotto anni di contributi (e 62 anni di età) per accedere all’uscita a “quota 100” per i prossimi tre anni, così come trentasei anni di contributi per accedere all’Ape social sono traguardi irraggiungibili per il 99% degli operai edili italiani. Lo abbiamo denunciato con il governo precedente e continuiamo a farlo con questo» protesta il segretario generale della Fillea Cgil, Alessandro Genovesi. Che insieme a Cgil, Cisl e Uil continua a chiedere una vera modifica della legge Fornero che permetta uscite flessibili senza penalizzazioni, riconoscendo che i lavori non sono tutti uguali.
«E non lo dice il sindacato “di parte” ma le statistiche ufficiali – rimarca Genovesi–.

Chi svolge lavori gravosi ha un’aspettativa di vita inferiore fino a 7 anni rispetto a un impiegato. Un operaio edile a 65 anni – continua Genovesi – ha mediamente tra i 27 e i 31 anni di contributi,
conosce il ricatto del lavoro nero ed è obbligato a stare sulle impalcature, a rischio della propria vita, fino quasi ai 70 anni. Molto più utile, invece di “quota 100” sarebbe riconoscere la
condizione di lavoratore gravoso con uscite flessibili o, se proprio si vuole avviare un cambio di tendenza, rifinanziar l’Ape Social (e non usare solo i residui 2018) garantendone l’accesso
a chi ha almeno 30 anni di contributi o 63 di età, confermando come condizione solo gli ultimi 7 su 10 svolti in cantiere».

«Il governo non ci ha ascoltati e il decreto varato giovedì certifica che la parte più debole del mercato del lavoro, i lavoratori stagionali della nostra categoria, agricoli e dell’industria alimentare, già penalizzati per non avere un contratto a tempo indeterminato sono completamente snobbati dal governo: “quota 100” per questi lavoratori è un miraggio» denuncia a sua
volta la Flai Cgil.

«Rimane in vigore la legge Fornero e questi lavoratori saranno costretti a lavorare fino a 70 anni con una pensione da fame dopo anni di lavoro e di fatica. Per loro, che non avranno mai un
contratto a tempo indeterminato, raggiungere 38 anni di contributi è impossibile».

In pratica lamenta la Flai si continua ad operare con provvedimenti discriminatori, che dividono il mondo del lavoro in lavoratori di serie A e di serie B. Braccianti agricoli, stagionali dell’agroindustria ed edili saranno in prima fila il 9 febbraio quando Cgil Cisl e Uil manifesteranno contro la legge di bilancio del governo giallo-verde. Ieri i segretari generali Camusso,
Furlan e Barbagallo hanno incontrato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rilanciando le loro richieste e lamentando l’assenza di interventi a favore del lavoro e della crescita.

Il premier ha dato la disponibilità ad aprire tavoli tecnici su varie questioni e i sindacati a loro volta hanno confermato di essere pronti a discutere ma nel frattempo confermano la manifestazione nazionale del 9 a Roma.

A 24 ore di distanza dall’ok del Consiglio dei ministri non c’è ancora un testo finale del decretone. A quanto si apprende per le ultime coperture necessarie a chiudere il pacchetto su reddito di cittadinanza e pensioni, il governo, oltre alle clausole salva spese, ha introdotto anche una nuova stretta sui giochi per racimolare altri 400 milioni di euro.
Le vincite sul «10 e Lotto» saranno infatti tassate all’11 per cento contro l’8 per cento attuale e quindi dopo l’aumento già previsto dalla legge di Bilancio, aumenterà ulteriormente
anche l’aliquota del Preu, il prelievo unico erariale sulle slot machine.

Lasciare il mondo del lavoro in anticipo è possibile, grazie alle varie misure pensionistiche varate dal Governo Conte e di cui si attende l’ufficialità grazie al decreto che dovrebbe arrivare al massimo la prossima settimana. La riforma delle pensioni sembra dirlo chiaramente che, coloro che entro il 31 dicembre 2018 ha compiuto 62 anni ed ha versato 38 anni di contributi potranno fare domanda di pensionamento e lasciare il mondo del lavoro, usufruendo della pensione anticipata e più nello specifico di Quota 100.

La novità è contenuta nella bozza del decreto che entrerà nel Consiglio dei Ministri si spera al massimo nei prossimi giorni. Rimane il caso relativo al reddito di cittadinanza che sembra essere incluso nel Decreto legge contenente disposizioni relative all’introduzione del reddito di cittadinanza e a interventi in materia pensionistica e dove sono contenute diverse promesse tanto annunciate dal Governo e alcune novità riguardanti i tagli negli stanziamenti previsti dalla Manovra 2019.

Come poter andare in pensione in anticipo? Quota 100, come abbiamo più volte anticipato, sarà una misura a tempo determinato, nel senso che durerà circa 3 anni e poi dovrebbe essere sostituita da Quota 41 che sarà valida per tutti. Su Quota 100, nella bozza del decreto, viene spiegato che Quota 100, più che una riforma delle pensioni, è vista una sperimentazione che durerà al massimo tre anni. Quindi per i prossimi tre anni e fino al 2021, chi vorrà beneficiare di Quota 100 potrà farlo una volta maturati i requisiti anagrafici e contributivi, ovvero 62 anni di età e 38 anni di contributi. Bisogna sottolineare, anche, il fatto che Quota 100 non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. Si possono svolgere lavori occasionali al fine di integrare il proprio reddito da pensionato, ma soltanto per un massimo di 5 mila euro lordi annui, fino alla maturazione dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia.

Quali sono le finestre pensionistiche mobili? Coloro che hanno deciso di lasciare in anticipo il mondo del lavoro in modo volontariato lo scivolo di Quota 100 senza aspettare di maturare i requisiti della pensione di vecchiaia, dovranno attendere la prima finestra utile. Per i richiedenti, stando a quelle che sono le stime del governo, sono circa 315 mila lavoratori, di cui 130 mila sono dipendenti pubblici e non basterà attendere soltanto avere i requisiti.

La prima finestra utile per i privati per poter andare in pensione è il mese di Aprile 2019. Potranno scegliere di andare in pensione soltanto coloro che hanno maturato 62 anni di età e 38 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018. Gli altri dovranno attendere il loro turno che andrà a scattare con le finestre trimestrali. Per gli Statali, la prima finestra per poter andare in pensione si aprirà soltanto a Luglio 2019, ma per i lavoratori pubblici la decorrenza sarà semestrale.

Stavo meglio quando si stava peggio. Già, fino a giovedì quando il reddito di cittadinanza era solo un virtuale abominevole (rag)giro di parole e di numeri, non mi sentivo come oggi. Invisibile, ma incazzata perché vistosamente presa per il culo. Prima ero semplicemente una disoccupata che ogni giorno inseguiva un miraggio nel deserto. Sperando e sperandoci. Il lavoro l’ho perso perché me lo hanno tolto, chiudendo in quattro e quattr’otto il giornale dove ero caporedattore senza tessere politiche. Qualche collega si è riciclato onorevole, c’è chi l’ha spuntata da senatore. La maggior parte di noi si è arrangiata. Per due anni abbiamo avuto un sussidio di disoccupazione, poi è finito.Non lavorare ti abitua a non cercarlo, mentre cercarlo e non trovarlo ti abbassa gradualmente l’autostima. T’inventi la giornata, partecipi a qualche bando, tieni sotto sedativo la coscienza insistendo con l’invio di curriculum.

Prendi quello che arriva, anche, come me, un mese da postina. Ti accontenti perché a 57 anni e con 32 di contributi versati pure la pensione resta una chimera. Legge Fornero o quota 100 se ne fregano di me. Resto invisibile. Troppo giovane per riprendermi quanto mi è stato accantonato negli anni, troppo vecchia per conquistarmelo magari riscattando gli anni di laurea a costi iniqui, visto che dal cilindro magico hanno estratto che quello è un privilegio limitato agli under 45. E gli altri? Si attacchino, intanto sono invisibili. Sono un fantasma ma mi resta la voce e con rabbia chiedo l’abolizione del reddito di cittadinanza che diventa conquista facile per un rom (magari lo stesso che mi ha fregato il portafoglio in metropolitana) ed è negato a me e a tanti altri che in oltre 30 anni di lavoro, tasse e sacrifici abbiamo messo da parte un tetto e 4 risparmi in banca. Averlo saputo prima li avrei piazzati in zona franca.

Urlo no al reddito di cittadinanza che non solo garantisce un sussidio a tante volpi del fancazzismo ma, di questi tempi, è anche l’unica porta spalancata per avere un lavoro, ovvero riacquistare dignità, rispetto, stima e i contributi mancanti alla pensione. In un mercato che da anni ha tassi disoccupazionali da primato, è stata restituita una duplice certezza (assegno ed impiego) ad una parte della popolazione, mentre un’altra è stata definitivamente ammazzata nella speranza e nella fiducia. Da invisibile sfigata ora la mia strada è ancora più in salita. Non posso rientrare in nessun piano di formazione o di lavoro e non ci sarà neppure un navigator che verrà ad individuarmi a 100 o 250 chilometri, faccia lui.Immagino anche che, per esempio, la maggior parte dei bandi e concorsi comunali smetterà di esistere. Si pescherà esclusivamente negli elenchi privilegiati. Non ho alternative: devo ingegnarmi a diventare furbescamente povera per riaccendermi la speranza e mettermi in concorrenza con il rom. Stasera vado al casinò e se è vero che sono sfigata, chissà che povera non lo diventi in poche ore.

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