Polveri sottili, Sono i nuovi nati e i bambini a pagare più degli altri le conseguenze di una politica ambientale

Una delle grandi emergenze del nostro Paese è senza dubbio l’inquinamento atmosferico, come emerge dal rapporto “Mal’a- ria 2019” di Legambiente. 11 risultato dello studio appena pubblicato dimostra un anno orribile per la qualità dell’aria, altro elemento che ci costerà denaro in sanzioni da parte della Corte di giustizia europea. Nel 2018 in 55 capoluoghi di provincia
sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili: nella classifica c’è Brescia tra i primi posti, seguita da Lodi, Monza, Venezia, Alessandria, Milano e Torino.

Molto fanno le 38 milioni di auto private in circolazione in Italia, Paese con il più alto tasso europeo di motorizzazione (65 auto ogni 100 abitanti, a Londra solo 36 su 100), anche se, come abbiamo raccontato nel n.24 di Mio, le 200 navi da crociera che navigano in Europa emettono agenti inquinanti tanto quanto le 206 auto che circolano in tutto il continente.

I fattori di inquinamento sono molteplici e variano da zona a zona. Chi ad esempio si trova a stretto contatto con le acciaierie di Taranto vive un vero e proprio incubo. Nelle giornate particolarmente ventose i bambini sono invitati a non andare a scuola; qualcosa è stato fatto per limitare la diffusione delle polveri, ma il problema si ripresenta con la contaminazione del suolo e delle falde acquifere con conseguenze sulla catena alimentare.

Le aree italiane con taminate sono più di quanto si pensi, a cominciare dalla “terra dei fuochi” in Campania, dalle aree vicino alle fabbriche di Portovesme in Sardegna dove è proibito consumare latticini, da alcuni parchi pubblici di Brescia, dove l’erba è impregnata di sostanze tossiche.

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato uno studio che analizza lo stato di salute della popolazione che risiede nei 45 luoghi più contaminati d’Italia, si tratta di 5,9 milioni di abitanti in 319 comuni. Non solo le cifre sono allarmanti, si parla di circa 5000 uomini e 6000 donne tra i morti “in eccesso”, cioè quelli che superano la normale media annua, ma il tipo di malattia è specifico per quella tipologia di inquinamento che, quindi, è da ritenersi la causa certa. L’esposizione a chimica, petrolchimica e amianto, caratteristica delle aree portuali, può essere correlata allo sviluppo di tumori maligni del polmone, malattie respiratorie di vano genere e tumore del colon retto.

L’eccesso di mesoteliomi viene registrato in siti quali Taranto in Puglia e Priolo in Sicilia. Un altro esempio è l’alta concentrazione di una sostanza clorurata nel sangue degli abitanti della valle del Sacco, nel Lazio. Discorso a parte merita la zona di Taranto. La scienza ha ormai accertato, sin dall’apertura dell’acciaieria nel 1965, una correlazione diretta tra le polveri disperse nell’ambiente
e la mortalità di uomini e donne per tumori al polmone, mesoteliomi, malattie respiratorie, neurologiche, cardiache, renali e dell’apparato digerente.

Un bambino che cresce in un sito contaminato ha il 9 per cento di probabilità in più di ammalarsi di un tumore maligno rispetto a un coetaneo che vive in un’altra zona.
Si registrano molte mal- formazioni congenite nei nuovi nati sia nella zona di Taranto che a Gela, nella zona dei laghi di Mantova, a Livorno, a Manfredonia, a Milazzo e a Piombino.

Anche rispetto al controllo dell’inquinamento, l’Italia pare spaccata in due: mentre alcuni siti più inquinati del nord hanno portato avanti progetti di bonifica come Sesto San Giovanni (Milano) o Cengio in Liguria, nel sud e isole l’arretratezza economica si vive anche nella prevenzione dei problemi di salute dovuti all’inquinamento. Chi vive in aree disagiate in pratica ha anche una maggiore probabilità di ammalarsi di malattie dovute all’inquinamento. E pensare che, secondo alcune stime, le opere di bonifica avrebbero una diretta conseguenza non solo sulla salute, ma anche sul mercato del lavoro: Confindustria ha stimato in 10 miliardi gli investimenti necessari per mettere in sicurezza le aree interessate con la conseguente creazione di 200 mila posti di lavoro. Se consideriamo questa cifra più o meno equivalente a quella del reddito di cittadinanza capiamo l’importanza delle priorità di bilancio di un buon governo.

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