Primo Maggio non è più una festa se nessuno lavora

In una società in cui anche il senso del lavoro sembra essere riformulato, la gioventù è diventata uno dei punti focali principali degli studi sociali. La marcata esclusione dei giovani dal mercato del lavoro – che prolunga questo stadio genericamente chiamato ‘gioventù’ e il suo inserimento nel mondo degli adulti -, come conseguenza della crisi occupazionale che tutte le società stanno attraversando, porta a formulare sempre più spesso delle domande sul perché i giovani non trovano lavoro e quali sono le ragioni fondamentali del ritardo nell’avvio di una vita lavorativa attiva e produttiva.

I dati sono inequivocabili. La disoccupazione giovanile è un problema che colpisce la grande maggioranza dei paesi europei. Secondo gli ultimi dati Eurostat infatti, il 32,8% di disoccupazione giovanile attesta l’Italia al secondo tasso più alto fra gli Stati membri, seconda solo a Grecia (39,5% a dicembre 2018). Segue la Spagna con un 32,4%. I tassi

più deboli osservati in Germania (5,6%) e nella Repubblica Ceca (6,0%). A febbraio 2019, 3,309 milioni di giovani sotto i 25 anni erano in disoccupazione nella Ue- 28 di cui 2,337 milioni nella zona euro.

In tempi di recessione economica, i contratti di lavoro diminuiscono e il numero di disoccupati aumentano considerevolmente. Coloro che oggi hanno tra 25 e 34 anni sono inciampati, nella fase più vulnerabile della transizione verso la vita adulta – il passaggio da scuola a lavoro – con la crisi economica. Cioè, a differenza dei loro genitori, hanno trovato opportunità molto al di sotto dei loro desideri e del loro potenziale.

Per i giovani ‘millenial’ italiani questi periodi sono doppiamente problematici, non solo sono il primo obiettivo di tagli ai posti di lavoro, ma anche la loro transizione dal sistema educativo al mercato del lavoro diventa quasi impossibile. Il problema dell’inserimento lavorativo, infatti, deriva essenzialmente dall’incapacità del sistema socio-economico di generare un numero sufficiente di posti di lavoro. Ciò ha portato, di conseguenza, ad una maggiore dedizione agli studi da parte dei giovani, che appare come l’opzione più legittima per occupare il tempo disponibile, non solo avanzando nei livelli più alti, ma recidivando in essa quando non sono stati raggiunti i risultati desiderabili.

Negli ultimi anni, gli esperti in materia di istruzione e occupazione hanno concordato poche cose ma una sicuramente fonda- mentale: è necessario che i giovani acquisiscano solide conoscenze teoriche e pratiche rivolte al reale ambiente professionale. Ma, in aggiunta, questi giovani non devono mancare di ricevere una formazione continua di qualità durante tutta la loro carriera professionale, una formazione che consente loro di essere continuamente consapevoli degli inevitabili cambiamenti nel tessuto economico e imprenditoriale del secolo in cui viviamo.

Uno dei problemi principali è che i giovani scelgono le carriere tradizionali,

che presentano un eccesso di offerta, rendendo il mercato per questi professionisti molto competitivo e con pochissime opportunità. È necessario che questi giovani laureati si concentrino sullo studio delle carriere con maggiore domanda nel mercato del lavoro e che rispondano alle esigenze del mercato orientandosi verso le tendenze di sviluppo globale. In questo modo, possono essere collegati in posizioni con condizioni lavorative dignitose e stabili e avranno anche l’opportunità di uno sviluppo professionale. Quando non trovano opportunità, i giovani professionisti sono costretti a prendere alternative che non soddisfano le loro aspettative o per le quali sono sovraqualificati o in campi diversi da quelli della loro preparazione; situazione che devono accettare per iniziare la loro carriera, per acquisire esperienza ottenendo un salario base. In questo modo, iniziano la loro vita lavorativa in modo informale, come mezzo di sostentamento. Non trovare un lavoro e dover continuare a spese della manutenzione economica dei genitori può portare a una crisi dei giovani disoccupati.

Le conseguenze osservate a livello sociale sono direttamente correlate alla condizione degli adolescenti e dei giovani che si trovano nei processi di transizione verso la vita adulta. La crisi del lavoro o l’eterna ricerca del primo impiego ritarda il più delle volte proprio i processi tipici della vita adulta, come l’autonomia personale, la vita sentimentale e la disponibilità economica di ognuno di essi.

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