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Rojadirecta Rapid Vienna – Inter

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Il 13 febbraio 2019 è una data che entrerà nei libri della storia dell’Inter: Mauro Icardi, dalle 12.34 di ieri, non è più degno di indossare la fascia di capitano del club. Perché all’uragano Wanda Nara andava pur messo un freno, a costo di scatenare un terremoto. Terremoto mediatico, beffarda la vita: l’annuncio arriva con un tweet dell’Inter, via social, indirizzato al mondo nerazzurro e a colei – Wanda – che dei social riempie il suo carrello d’acquisto quotidiano. «Il club comunica che il nuovo capitano della squadra è Samir Handanovic », è il testo del cinguettio. In fondo mica dovuto, ma tremendamente voluto. L

A CRONACA L’ufficialità arriva circa 15 minuti dopo la comunicazione dei dirigenti riuniti ad Appiano, ovvero l’a.d. Beppe Marotta, il d.s. Piero Ausilio e il cfoo Giovanni Gardini, e dell’allenatore Luciano Spalletti allo stesso Icardi, al termine della rifinitura prima della partenza per Vienna. L’attaccante ha ascoltato, ha esposto le sue ragioni e poi ha maturato la decisione di non partire per Vienna. Icardi era infatti stato inserito regolarmente nella lista dei convocati per il match di Europa League.

«Ha deciso lui di non venire», confermerà più tardi lo stesso Spalletti. Così alle 14 Maurito ha lasciato il centro sportivo inveendo e sbattendo la porta della sua auto, a metà di una giornata che mai avrebbe pensato di vivere. Ma non si può certo dire che la decisione – per quanto clamorosa – sia stato un fulmine a ciel sereno. Da due mesi i rapporti tra la dirigenza dell’Inter, il centravanti e la moglie-agente Wanda erano diventati tesi, al netto del tampone mediatico messo con l’incontro «conoscitivo » in tema di rinnovo di fine gennaio. La figura di Wanda è centrale, nella decisione dell’Inter.

Wanda che Spalletti, nella conferenza stampa del pomeriggio, non ha mai citato. La moglie di Icardi è diventata un generico «delle cose intorno al ragazzo che andavano messe a posto, cose che mettono in imbarazzo la società e la squadra », per dirla nel linguaggio spallettiano. Spalletti che a Parma aveva detto, tagliando male la frase e rendendo necessario un chiarimento con Marotta: «I direttori hanno accettato di discutere del contratto, ora devono definirlo». E una «definizione» c’è stata, in effetti. «È stata una scelta difficile e dolorosissima – ha aggiunto ieri l’allenatore –. Tutti conosciamo il valore del nostro ex capitano (sottolineatura non banale, ndr), condivisa da tutte le componenti, fatta esclusivamente per il bene dell’Inter a 360 gradi. Io non mi occupo di contratti, penso che la trattativa per il rinnovo vada avanti. Mauro ci ha comunicato di non voler venire dopo pranzo. Se ci saranno ulteriori provvedimenti lo vedremo con la società». Provvedimenti che sono probabili e che fanno parte del regolamento interno firmato dalla stessa squadra: club e tecnico – Marotta è rimasto a Milano per i postumi dell’influenza dei giorni scorsi – decideranno dunque su una possibile multa e sull’eventualità di convocare o meno Icardi per la partita di domenica con la Sampdoria.

SPACCATURA La scintilla che ha fatto scoppiare l’incendio va cercata nelle ultime parole di Wanda: «Vorrei che Mauro fosse più tutelato, dall’Inter escono cattiverie su di lui. I gol? È stato poco servito dalla squadra. Al rinnovo preferirei l’acquisto da parte dell’Inter di uno in grado di servire a Mauro cinque palloni buoni a partita». Parole che hanno allargato ancor di più la frattura già esistente tra l’argentino e il resto della squadra, che non ha mancato di ricordare allo stesso giocatore come l’anno scorso – anche per merito dei compagni – avesse vinto la classifica cannonieri con 29 reti. E allora non è un caso che si racconti come negli ultimi giorni il giocatore mangiasse ad Appiano praticamente da solo, di fatto isolato dal resto della squadra. La società, allora, non ha potuto far altro che chiedere conto allo stesso Icardi delle ultime frasi provocatorie della moglie. Parole dalle quali Maurito non si sarebbe dissociato: la conseguenza naturale è stata togliergli la fascia, perché a quel punto Icardi non era più il giocatore rappresentativo dello spogliatoio. E a dimostrarlo ci sono i like – poi fatti rimuovere dalla società – che Brozovic ha piazzato su Instagram alla notizia della fascia tolta al compagno.

E ADESSO? I prossimi passi della vicenda sono tutti da definire. Oggi, ad esempio, ad Appiano c’è un allenamento facoltativo per i giocatori che non sono a Vienna: ci sarà Icardi? Di sicuro società e allenatore hanno con questa mossa ottenuto quello che volevano: Spalletti si vede «liberato» di un problema enorme da gestire all’interno dello spogliatoio, almeno nell’immediato. Mentre Marotta ha di fatto tolto dalle urgenze dei prossimi giorni la firma del rinnovo di contratto da più parti invocato. E in questo senso l’a.d. esce rafforzato dalla vicenda, con mano libera per affrontare le prossime tappe. La trattativa per il rinnovo non si fermerà, assicura il club. Ma non durerà mesi. L’Inter farà la sua proposta a Icardi: 7 milioni. Senza spazio di manovra. E se Wanda non accetterà, come ad oggi sembra probabile, si andrà avanti fino all’estate. Aspettando club interessati a portarsi in casa un centravanti con moglie-agente allegata.

In allenamento come tanti altri sotto il sole di Appiano, l’incontro con la dirigenza al completo e il tecnico Spalletti prima di pranzo per ricevere la notizia più inaspettata, il rifiuto di salire sull’aereo per Vienna, la fuga verso la famiglia, nella casa a due passi da San Siro, per stare conWanda e i bambini e provare a metabolizzare, ad allontanare i fantasmi che hanno preso possesso dei suoi pensieri. Mauro Icardi ha passato le prime ore da ex capitano dell’Inter con gli affetti più cari attorno. Una cosa normalissima, per un ragazzo di quasi 26 anni a cui è crollato il mondo sotto i piedi. Il suo umore è ai minimi storici. Mauro, che l’Inter aveva promosso capitano nell’agosto del 2015, non se l’aspettava proprio: aveva sempre parlato di «orgoglio nel ricevere la fascia da Javier Zanetti», e adesso senza quei gradi che si era meritato sul campo è letteralmente distrutto.

TRADITO Così racconta chi è stato vicino a lui e Wanda in un pomeriggio e una serata molto concitati, dopo che il numero 9 nerazzurro aveva lasciato Appiano da solo, al volante della sua macchina, molto arrabbiato e deluso. Doveva prendere posto sul pullman griffato Inter direzione Malpensa, pronto a tuffarsi nuovamente in Europa, e invece poco dopo il pranzo è andato via sbattendo la porta. Una decisione clamorosa quella dell’Inter, una scelta altrettanto forte quella di Icardi. Che si è sentito tradito e non poteva nemmeno immaginare uno scenario del genere: si è ritrovato tutto solo in quello spogliatoio che – teoricamente – da capitano e leader avrebbe dovuto guidare, si è sentito umiliato, e ha preferito non seguire la squadra che non gli è stata accanto.

SOLUZIONE Per tutto il pomeriggio Wanda, la pietra dello scandalo che con le sue continue esternazioni ha fatto saltare il banco, ha pensato a come uscire da questa situazione esplosiva, aspettando di sentire le parole di Spalletti nella conferenza stampa di Vienna e di capire come il tecnico avrebbe spiegato la scelta dell’Inter. Lui, Mauro, tra letto e divano, quasi in trance. Sui social, il canale più amato dalla coppia per parlare ovviamente anche di cose di Inter, il silenzio è durato tantissimo. Wanda si è limitata a pubblicare un video della figlia Isabella con il broncio, a letto. Non è difficile immaginare che la bionda showgirl, tra una telefonata e l’altra in versione agente del marito, abbia tentato di tirare su l’umore nero di Mauro, magari proprio con l’aiuto dei figli. Un’impresa impossibile, almeno in queste prime ore, con il caso ancora in ebollizione. Niente messaggi da casa Icardi, ma un commento che alla famiglia Icardi fa male. È quello di Ivana, la sorella di Mauro, da sempre in guerra contro Wanda. Le sue parole sui social sono state durissime: «Cronaca di una morte annunciata. Povero fratello mio, perché continui a permettere questo? Se avesse dietro una persona seria, che si prende cura di lui, questo non succederebbe». Ma è davvero così?

Quanto vale adesso il capitano degradato dell’Inter? Tutto ruota attorno a quest’interrogativo: tanto schietto, quanto cinico. Nelle ore della bufera nerazzurra è fatale andare con il pensiero alle conseguenze di questo strappo. Un punto di non ritorno. E l’Inter ha messo nel conto che questa mossa rischia di sbriciolare quella clausola da 110 milioni di euro che in estate dà la possibilità ad Icardi di cambiare maglia senza chiedere il permesso al club nerazzurro, a cui è legato sino al 2021. Quando Piero Ausilio (prima dell’avvento di Marotta) ha avviato la trattativa per il rinnovo dell’argentino aveva proprio l’obiettivo di depennare quella postilla dal contratto, nella paura che una big d’Europa gli sfilasse il centravanti in un possibile domino di attaccanti di prima fascia. In realtà il mercato non ha proposto opportunità di questa portata e ne ha sofferto il dialogo per il nuovo contratto di Maurito negli ultimi mesi. Polemiche di Wanda a parte, il tema economico non ha mai avuto sussulti perché nessuno ha annusato la presenza di un compratore. A maggior ragione non si segnalano candidati in questa fase. Soprattutto ora che la confusione impedisce di scorgere il cammino, la reale direzione delle cose.

IL PREZZO A primo impatto è l’Inter a subire il danno maggiore, con un possibile crollo del prezzo. Magari quasi dimezzato: diciamo a 6070 milioni. È un’ipotesi. Soprattutto se le grandi della Champions dovessero dirottare le loro attenzioni su altri attaccanti efficaci sotto rete. Ma seguendo questo ragionamento si deduce con altrettanta chiarezza che si abbasserebbero anche i target per lo stesso giocatore. Sia in termini di aspettative economiche che di ambizioni tecniche. Senza girare intorno alle cose, un club di medio livello in Premier League (per quanto ricco) non può permettersi di sottoscrivere un impegno da 9 milioni netti a stagione, vale a dire quanto ora chiede sua moglie Wanda ai vertici interisti. Al massimo può arrivare a 7 milioni, vale a dire l’attuale proposta prospettata dalla dirigenza interista. Più i consueti bonus, ovvio. Al tirar delle somme il danno all’orizzonte appare ben ripartito ed è il motivo per cui in queste ultime settimane la battaglia del grano era uscita dalle cronache, a riprova che le parti sono ben consapevoli di queste forti criticità. Ed è altrettanto evidente che la crisi è dovuta ai ben noti effetti collaterali, cioè alle intemperanze dialettiche della moglieagente e ai cattivi rapporti all’interno dello spogliatoio di Appiano Gentile.

ROTTURA? Gli ultimi avvenimenti indurranno i coniugi Icardi a una decisione irrevocabile, con una netta scelta di vita e di carriera? Già i prossimi giorni saranno rivelatori, ci faranno capire quale strada prenderà davvero l’ormai ex capitano. Si isolerà e alzerà un muro insuperabile con i compagni, il club e la tifoseria? O gradualmente, passata la buriana, cercherà un nuovo modus vivendi con chi è intorno a lui? Certo, la scorsa estate la Juve ha bussato alla sua porta. In quel caso era in discussione uno scambio con Gonzalo Higuain, ma a Torino non era ancora sbarcato il marziano Cristiano Ronaldo. E ora sono cambiate troppe carte in tavola per riproporre questo film come se tutto fosse come prima. Almeno ora come ora. Di certo in casa bianconera sono molto attenti agl i aspetti disciplinari e queste vicende non promuovono certo l’immagine di Maurito. L’ingombrante ruolo di Wanda, insomma, non mette a proprio agio i possibili acquirenti. Il passaparola non si ferma certo alle nostre frontiere. Nei mesi scorsi anche a Madrid veniva ripetuto un ritornello: «Florentino non simette in casa Icardi con sua moglie». Esagerazioni? Può essere. La realtà è che i top club per i grandi investimenti guardano anche all’affidabilità dei loro calciatori fuori dal campo. Guarda caso quello che l’Inter sta cercando di far capire al proprio goleador principe e a chi gli sta intorno. I messaggi discreti delle settimane precedenti evidentemente erano caduti nel vuoto. Ora questa terapia d’urto non ammette più tentennamenti. Nel momento della fermezza, però, non sfugga l’atteggiamento comprensivo sulla «diserzione » di ieri. Il suo no alla trasferta di Vienna in altre condizioni avrebbe comportato una multa, anche pesante. Invece il p r e s i d e n t e Zhang e l’a.d. Beppe Marotta hanno deciso di sorvolare su questo aspetto. È una silenziosa apertura di credito, il segnale che il club sta giocando una partita a scacchi in cui conta di vincere insieme a Icardi. Non a suo danno. Evidentemente tocca anche a Wanda fare la sua parte. Magari non è più di moda, ma il gioco del silenzio potrebbe far bene a tutti. Anche per arrivare all’estate con le idee più chiare. E senza danni.

È il giorno più difficile per l’amico Icardi, ma potrebbe essere il giorno più importante per il Toro. Lautaro Martinez la prima da titolare in Europa League con l’Inter difficilmente l’avrebbe immaginata così. Certo, sperava di potersi giocare un chance in Austria per la necessità di far riposare Maurito. Invece il caso dell’oramai ex capitano ha cambiato le strategie spallettiane e il numero 10 argentino sarà forzatamente il puntero stasera a Vienna, nella prima di un nuovo cammino europeo che inizia contro il Rapid, e che a questo punto della stagione diventa di importanza primaria per l’Inter tutta. «Mauro è fuori ma ci sarà un giocatore altrettanto forte anche se ha giocato meno di lui – ha detto Spalletti nella pancia dell’Allianz Stadion –. Lautaro Martinez ci ha fatto vedere contro il Parma che il soprannome che gli hanno dato, il Toro, non è casuale, perché come ha fatto al Tardini sa entrare subito in partita e svolgere molto bene il suo lavoro».

CONCENTRAZIONE Porte chiuse per Icardi, porte aperte per il più giovane Lautaro. Le strade dei due amiconi prendono direzioni diversissime, insolite per come è andata fin qui la stagione dell’Inter. Dentro l’Allianz Stadion, gioiellino biancoverde alla periferia di Vienna, ci saranno poco meno di 25mila spettatori, compresi 2mila tifosi nerazzurri, e Lautaro giocherà per la settima volta dall’inizio con la maglia nerazzurra addosso. E sarà come un nuovo inizio, perché il domani di Icardi a Milano non è ancora definito, mentre Lautaro potrà scrivere lui stesso una pagina fondamentale per il suo futuro interista. Ieri sera, nella solita passeggiata di un quarto d’ora con cui la squadra prende confidenza con il campo, Lautaro ha fatto gruppo con Cedric e Miranda: prima delle tre trasferte Champions il rookie di Bahia Blanca sorrideva sempre con Icardi e ne ascoltava gli insegnamenti, passeggiando sui prati di Eindhoven, Barcellona e Londra. Stavolta è ovviamente diverso: l’argentino entra sul prato di Vienna tra gli ultimi, prima di Nainggolan e Politano, ha la faccia già concentrata, i suoi sorrisi sono pochi. Il peso dell’attacco sarà tutto su di lui, avere la testa già al Rapid è fondamentale.

RIPRESA D’altronde il gol di sabato sera a Parma ha dimostrato che Lautaro è un’arma decisiva. Ha tirato fuori Spalletti dai guai, ha ridato fiato all’Inter. Ed essere stato l’uomo del destino, come già era successo all’ultimo secondo contro il Napoli a Santo Stefano, ha garantito una nuova svolta alla sua annata. Vissuta tra alti e bassi, tra critiche e polemiche, tra musi lunghi e rabbia, ma anche gol e partite di livello. Arrivato a Milano forte di una stagione super e numeri da funambolo con il Racing di Avellaneda, Lautaro in nerazzurro si è subito scontrato con una realtà difficile. Spalletti non l’ha mai visto in coppia con Icardi, perciò gli spazi per lui non sono stati poi così grandi. È stato l’uomo del campionato contro le piccole quando Mauro doveva riposare in vista della Champions; è stato l’uomo degli assalti finali quando l’Inter non riusciva a sfondare; oggi invece indosserà panni quasi insoliti per lui da quando ha scelto il calcio italiano.

TITOLARE Da titolare in campionato ha fallito con il Sassuolo all’andata e con il Torino al ritorno (in entrambi i casi c’era anche Icardi dall’inizio), ha segnato contro Cagliari e Frosinone ed è rimasto a secco nella goleada di San Siro con il Genoa. In Coppa Italia con il Benevento, invece, di gol ne ha segnati due. Adesso arriva l’esame in Europa, pochi mesi dopo la bocciatura Champions, dove ha giocato solo tre spezzoni (e 53 minuti) nelle due sfide contro il Barcellona e contro il Psv nella serataccia del Meazza. In terra austriaca, però, sarà tutt’altro che facile. Il Rapid, che in campionato naviga in acque poco limpide, in Europa all’Allianz Stadion non ha ancora preso gol. Se poi ci mettiamo che l’Inter 2019 ha segnato poco poco al di là dell’eccezione Benevento, allora la serata di Vienna sarà un test ad alto coefficiente di difficoltà. Stavolta Lautaro non dovrà avere fretta, non dovrà dimostrare a tutti che può spaccare il mondo in 10 minuti. Spalletti gli chiede di avere la pazienza che deve avere un attaccante navigato, anche se lui ha solo 21 anni. Perché questo può davvero diventare il giorno più importante del Toro.

All’Inter cambiano attori e autori, ma non cambia il tema: il piacere perverso di farsi del male. l’ultimo carnefice? Una ragazza di nome Wanda. Probabile reincarnazione dell’ottocentesca Wanda, consorte del barone Leopold von Sacher-Masoch, da cui il concetto di “masochismo”, molto familiare in casa nerazzurra. La Wanda dei giorni nostri resterebbe un’appassionata di contratti, ma avrebbe un calciatore famoso ai suoi piedi, invece che uno scrittore un po’ fuori di testa, di cui sarebbe sposa e agente allo stesso tempo. Rilascerebbe le sue confessioni su Twitter o a “Tiki Taka” invece che sulle pagine di un diario. Come rendere il tutto più incendiario? Immettere nel copione che già scotta per via dell’Ape Regina (Wanda) un Tormentato Allenatore (Spalletti) e uno Spietato Direttore (Marotta), formatosi all’università del cinismo, la Juventus.
Breve riassunto delle puntate precedenti. Spalletti arriva e dice: «Mauro Icardi è un bravo ragazzo, un grande professionista, sarà un esempio per i compagni, merita di tenere la fascia» (quello che non può dire: .
Nello spogliatoio dell’Inter regna il caos, slavi contro latino-americani. Serve un segnale forte”). Wanda Nara non dice, ma è come se lo dicesse: “Il vostro Icardi esiste solo in un’area di rigore. Fuori da lì il rigore sono io, c’è solo Maurito e Maurito sono me”. Nel frattempo si è presa il centro della scena, rivendica soldi e rinnovi, e ne dice di tutte. Dal «Era già stato ceduto alla Juve» al «Non è un capitano che abbandona la nave», fino all’ultimo «Su Icardi escono cattiverie da dentro l’Inter…». Il Tormentato Allenatore, di suo, aveva appena liberato l’appello: «La società deve intervenire, qualcosa lo disturba…». Come dire, liberiamolo Icardi dalle ansie da contratto, non potendolo liberare da Wanda. Che, nel lambiccato lessico di Spalletti, diventa parafrasata «… le cose che gli girano intorno».
A quel punto, lo Spietato Direttore decide che è abbastanza. Affonda glaciale prima il bisturi, poi il tweet. Pericolo di cancrena? Si amputa. “Icardi non è un capitano che abbandona la nave…” diventa “Icardi non è più un capitano…”. “Dobbiamo liberarlo dalle ansie da contratto…” si trasforma in un “Cominciamo intanto col liberarlo della fascia”. Nel libero caos del mondo Inter, da sempre dominato dalle bizze dei calciatori, si affaccia la scure. Decapitare uguale decapitanizzare.
In poco tempo, Marotta ha juventinizzato l’Inter. Si chiamino Baggio, Vialli, Del Piero o Icardi, i giocatori non sono mai più importanti del club. Da un lato fa sapere che «non c’è un caso Icardi», dall’altro lo fa esplodere e lo disinnesca allo stesso tempo, il caso, con una mossa che non ammette repliche. In puro stile Juve. E, mentre Marcelo Brozovic piazza il suo like tombale sull’intera vicenda e la sorella di Icardi aggiunge la struggente nota melò in odio a Wanda: «.. .Povero fratello mio perché continui a permettere questo?», l’unico a tacere è anche l’unico che dovrebbe parlare, Mauro Icardi. Che sceglie il non esserci. Non parla e non si presenta. Non si sa se più degradato dalla società che gli toglie la fascia o da “la cosa che gira intorno” che gli sta togliendo tutto il resto.

l club comunica che il nuovo capitano della squadra è Samir #Han- danovic#». Una decina di parole pubblicate ieri alle 12,34 sui social dell’Inter hanno chiuso l’esperienza di Mauro Icardi, neppure nominato, come capitano dell’Inter E’ stato un fulmine a ciel sereno perché, se è vero che attorno all’argentino il dima era “pesante”, ipotizzare una rottura tanto damoro- sa era complicato. E invece la decisione, presa martedì dopo il summit dirigenza-tecnico alla Pinetina e nascosta in attesa dell’ok definitivo di Steven Zhang (arrivato martedì sera perché il presidente è ancora negli Usa e rientrerà nel week end), ha squassato la vigilia della partita di oggi. Icardi, arrabbiatissimo e stravolto, ha poi comunicato alla dirigenza che non sarebbe partito con i compagni per la trasferta di Vienna e, prima che il pullman lasciasse la Pinetina alle 14.30, si è… ammutinato: è montato sulla sua fuoriserie per raggiungere la casa in zona San Siro dove si è barricato in camera. Storie da pazza Inter
RICOSTRUZIONE. Ieri mattina ad Appiano c’erano l’ad Marotta, il cfoo Gardini e il ds Ausilio. Dopo l’allenamento, nel quale i volti dei giocatori (e di Icardi) erano distesi, i tre sono stati raggiunti da Spalletti e in quel momento è stato convocato Icardi. Prima del pranzo l’ex dirigente della Juve e l’allenatore hanno spiegato all’argentino perché non sarebbe più stato capitano. Alla base di tutto ci sono le continue esternazioni televisive della moglie sul contratto, sul tecnico e sui compagni. Una situazione che, per l’Intel, era diventata ingestibile. Maurito ha provato a discolparsi dicendo di non sapere neppure quello che dice la moglie a Tiki Taka, ma la società gli ha ricordato cosa vuol dire indossare la fascia. Icardi, terreo in volto, ha ascoltato, poi è andato in sala da pranzo, mentre di fronte ai dirigenti e a Spalletti è sfilato Handanovic, nominato nuovo capitano come premio alla professionalità sempre mostrata da quando nel 2012 è arrivato a Milano.

CONSEGUENZE. Oggi Icardi è atteso per allenarsi insieme ai nerazzurri rimasti a Milano, ma resta da vedere se si presenterà. Le persone attorno a lui lo descrivono come triste e moralmente a pezzi. Non si aspettava un simile provvedimento, frutto dell’atteggiamento intransigente della proprietà e della linea dettata dall’ad Marotta (oggi non sarà a Vienna) che di fronte a comportamenti non professionali, non fa sconti. E così dopo la punizione a Nainggolan e il caso Perisic non nascosto, è stato il turno della gogna mediateca per Maurito, che con la società ha anche in sospeso la multa rimediata per il ritardo alla ripresa degli allenamenti a gennaio: lui 100.000 euro non vuole pagarli (a differenza di Radja…). Domani, anche in base al comportamento odierno del centravanti, il club deciderà se sanzionare la ribellione di ieri di Icardi con una multa o addirittura con un provvedimento disciplinare analogo a quello toccato a dicembre al Ninja ovvero la sospensione.
Ma la cosa potrebbe già essersi chiusa qui.
CONTRATTO E… JUVE. La trattativa per il rinnovo del contratto invece non sarà interrotta: una proposta sarà recapitata preso a Wanda Nara, ma a questo punto è scontato che sarà rifiutata. Attenzione a quello che può succedere con la clausola da 110 milioni dalla fine del campionato al 15 luglio: il Real Madrid si farà sotto come spera Mauro?

INVIATO A VIENNA. Le persone a lei più vicine raccontano che ieri mattina più che arrabbiata Wanda Nara fosse triste per la piega che ha preso questa vicenda. Perché non si aspettava che le dichiarazioni rilasciate negli ultimi mesi a televisioni e giornali avrebbero potuto fare così male al marito, ma ormai non si può tornare indietro e adesso, nel duplice ruolo di moglie e di agente, la show girl argentina dovrà cercare di ricaricare il numero 9 nerazzurro. In attesa di vedere quale sarà il suo comportamento in tv in qualità di ospite fisso di Tiki Taka (chiederà di non parlare più di Inter oppure… andrà dritta per la sua strada?), ieri Wanda non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Meglio vedere che piega prenderà la vicenda anche se le sue frasi che hanno provocato la rottura le ha in mente.

FRATTURA CON I COMPAGNI. Le frasi “incriminate” contro alcuni compagni risalgono a qualche settimana fa. «Dietro l’addio di Perisic forse ci sono anche problemi personali» disse lo scorso mese. Parole che hanno confermato quanto tra il marito e il croato non corresse buon sangue. Domenica scorsa è andata oltre: «Se mi fate scegliere tra un rinnovo di contratto e qualcuno che gli mette 5 palloni buoni, preferisco un aiuto per Icardi. Se gli arrivano due palloni a partita e quando non se lo aspetta… Vorrei che Mauro fosse più tutelato dalla squadra perché a volte escono delle cattiverie da dentro». Una critica feroce a chi gioca con lui ora.

STILETTATE A SPALLETTI. Eccoci ai consigli per il tecnico: «Mauro e Martinez bisogna farli giocare insieme qualche volta e approfittare del fatto che sono amici. A Parma Spalletti poteva mettere Lautaro un po’ prima…». Anche lo scorso aprile su Twitter però non era stata tenera: «Perché l’allenatore ha tolto Icardi quando mancavano 4 minuti? Per il gioco, per la sua presenza in campo, era un giocatore chiave. E uscito e la Juve ha fatto due gol».

SOCIETA’ E MERCATO. Eccoci al capitolo rinnovo. A dicembre, prima della cena di Natale, aveva tuonato: «Siamo lontanissimi. Lofferta Le dichiarazioni su Perisic e Lautaro sono state decisive: lei non se l’aspettava del club non esiste: devo sedermi a parlare con loro e ancora non l’ho fatto. La scorsa estate Mauro aveva un piede fuori dall’Inter. Dove voleva andare? La domanda giusta è “Dove volevano mandarlo”. E la risposta è ‘Alla Juventus”. Lui però ha detto di no perché voleva rimanere a Milano». A gennaio nuova puntata con AS: «Dall’In- ter non mi è ancora arrivata una proposta soddisfacente e ci sono club molto importanti interessati a Mauro in Spagna, Inghilterra e Francia». Domenica scorsa la chiosa: «Non ho chiesto il rinnovo e sono stati i dirigenti che mi hanno chiamato per offrirmelo. Ora non è il momento di parlare del prolungamento. Il nuovo contratto si farà, ma più avanti. Non c’è nessuna fretta».

Avrebbe voluto parlare solo della partita contro il Rapid Vienna e dell’Europa League che, insieme all’ingresso tra le prime quattro in campionato, è l’unico obiettivo rimasto dopo l’eliminazione dalla Champions e dalla Coppa Italia. E invece Luciano Spalletti sulla gara di oggi a Vienna ha speso poche parole. “Colpa” della vicenda Icardi che è stato lui a spiegare ai giornalisti: «Premesso che tutte le attenzioni sono su questa partita perché ci sono situazioni che nella vita non ripassano più – ha iniziato -, la nostra scelta di togliergli la fascia è stata difficile e dolorosa perché sappiamo il valore del nostro ex capitano. Si è comunque trattato di una decisione condivisa con tutte le componenti della società e fatta solo per il bene dell’Inter a 360 gradi. Dopo Parma sono stato mal interpretato: io non vado a occuparmi dei contratti, per quelli ci sono i direttori. Ci sono però delle cose che contornano il ragazzo che vanno messe a posto. La reazione di oggi lo evidenzia. Queste cose hanno messo e mettono in imbarazzo la squadra, di cui era capitano, e la società. Ci sarà tempo per spiegare meglio nei prossimi giorni: domani (oggi, ndr) parlerà il direttore (Ausilio, ndr) e per quel che mi riguarda finisce qui».

WANDA E L’AUTO-ESCLUSIONE. In realtà, però, Spalletti, che ieri ha abbracciato a bordo campo l’ex portiere della Roma Konsel, è stato costretto ad andare oltre senza fare il nome di Wanda Nara, chiamata in causa con quel «le cose che contornano il ragazzo (…) e mettono in imbarazzo la squadra». «Non è corretto dire che Mauro non è stato convocato. E lui che non è venuto con la squadra perché era regolarmente nell’elenco dei convocati. Ci ha comunicato la sua volontà dopo il pranzo e noi ne abbiamo preso atto. Certamente gli è dispiaciuto e ci è rimasto male per la scelta che abbiamo fatto riguardo alla fascia, ma questa decisione è stata presa nel momento in cui andava presa: l’abbiamo ragionata bene».
ALTRA PUNIZIONE? Riguardo alle future puntate della vicenda, però, Spalletti non ha anticipato niente: «Nuove punizioni dopo il rifiuto di venire a Vienna? Sono tutti passaggi che verranno fatti di conseguenza. Da un punto di vista tecnico e di gestione del calciatore non cambia niente. Purtroppo domani non lo abbiamo a disposizione e per il resto vedremo in futuro». Ma siccome le domande su Icardi continuavano, Lucio ha chiuso a modo suo: «Vedo che siete interessati alla partita… Ma la palla è tonda e il campo è rettangolare. Io penso a quelli e Mauro non giocherà».

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