Sophia Loren compie 85 anni tra drammi e amori segreti

Compie 85 anni il 20 settembre, la grande Sophia Loren. E, anche se il tempo ne ha in parte appannato la bellezza, non ha certo alterato il suo fascino. Il mito intramontabile della diva affonda le radici nella sua storia romanzesca, caratterizzata dalla fedeltà alle modeste origini meridionali e dall’umiltà. «Se penso alla mia esistenza, mi sorprendo che sia tutto vero. Una mattina mi sveglierò e capirò di aver sognato», scrive la Loren nella sua autobiografia Ieri, oggi, domani. La mia vita.

Da bambina ha sofferto la fame

Ma nulla le è stato regalato e il suo passato è pieno di sacrifici a partire dall’infanzia vissuta a Pozzuoli, vicino a Napoli. Un periodo – confessa lei – dominato da una scomoda protagonista: la fame. La piccola Sophia e la sorella minore Maria nascono dalla relazione della madre Romilda Villani con Riccardo Scicolone, che non sposerà mai la donna. La futura, diva quindi cresce in miseria e soffre per la mancanza della presenza paterna. Una favola, la sua, a metà tra Cenerentola e il brutto anatroccolo, visto che le compagne di scuola la prendono in giro per la sua eccessiva magrezza soprannominandola «stuzzicadenti».

A quattordici anni, però, la Loren si trasforma in cigno. «All’improvviso mi riempii di curve e i ragazzi per la strada mi fischiavano dietro in segno di ammirazione», ricorda. Il suo primo pretendente è il suo maestro di educazione fisica. «Mia figlia è troppo giovane per il matrimonio», lo respinge mamma Romilda che per la sua erede ha altre aspirazioni. Sogna che diventi una grande attrice, ricca e famosa.

Per questo si trasferisce a Roma con le figlie e prende alloggio in una piccola pensione. Sopravvivono con primi guadagni di Sophia, che lavora come comparsa a Cinecittà. Grazie alla sua bellezza, nel 1950 ottiene anche una piccolissima parte nel film Le sei mogli di Barbablù interpretato da Totò, che all’epoca è già una celebrità. «Era un gentiluomo e, capendo che mi trovavo in difficoltà economiche, mi regalò diecimila lire, per me una cifra astronomica che ci consentì di andare avanti per mesi», ricorda lei.

L’accusa di essere una prostituta

La sua gavetta è certamente dura. E in più ha una ferita dell’anima: quella di essere figlia illegittima di un uomo legato alla madre da un complesso rapporto di amore-odio, al punto da diventare ingiusto e crudele. Lo racconta Silvana Giacobini nella sua biografia della diva Sophia Loren una vita da romanzo. Per punire la compagna della prova di indipendenza dimostrata trasferendosi a Roma, Scicolone denuncia lei e la figlia per esercizio della prostituzione. La polizia appura l’infondatezza dell’accusa, ma per Sophia la vergogna è terribile. Tuttavia, anni dopo, ottiene il riconoscimento legale da parte del padre, corrispondendogli poi un compenso in danaro perché la sorella ottenga il suo stesso trattamento.

Il primo tassello della irresistibile ascesa della Loren è la partecipazione nel 1950 al concorso di Miss Italia in cui vince il titolo di Miss Eleganza. In giuria c’è il produttore cinematografico Carlo Ponti che comincia subito a corteggiarla. Ha ventidue anni più di lei, è sposato con due figli, ma Sophia ne rimane affascinata. Non solo per la sua promessa di lanciarla nel mondo del cinema, ma anche perché in lui vede una proiezione della figura paterna, un uomo in grado di proteggerla.

All’epoca l’adulterio è un reato punito con il carcere e Ponti, per legalizzare il loro legame, nel 1956 ottiene il divorzio in Messico, dove sposa Sophia. Ma le nozze costano alla coppia l’accusa di bigamia e il produttore è costretto ad annullarle. Un colpo durissimo per la Loren, bollata dalla Chiesa come «pubblica peccatrice». Quando le si aprono le porte di Hollywood, almeno per l’anagrafe, l’attrice è una donna libera. E i divi dell’epoca ne prendono atto, corteggiandola apertamente. Tra i tanti nomi famosi il primo è Cary Grant, il George Clooney di quei tempi. «Che ci fai con un uomo che non potrà mai offrirti il matrimonio? Io posso sposarti e voglio farlo subito», dice l’attore a Sophia. E lei avrebbe risposto di sì se Ponti non fosse volato in America per riconquistarla.

Anche Peter Sellers la corteggiò

Un altro pretendente dell’attrice è Peter Sellers, suo partner nel film La miliardaria. Dopo diverse cene a lume di candela, però, la Loren preferisce restare con Ponti. È lui il grande amore della diva, che col produttore vuole realizzare a tutti i costi il suo sogno di maternità, soprattutto dopo aver subito un aborto, un dramma in cui viene sostenuta da Marcello Mastroianni. «Eravamo a Milano per girare l’ul

timo episodio di un film tratto da una novella di Moravia, Anna, quando durante la notte avvertii un dolore terribile», ricorda Sophia. «Persi il bambino che aspettavo, ma il ricordo peggiore fu lo sguardo sprezzante delle suore che volevano farmi sentire in colpa perché non ero sposata». L’attrice torna subito al lavoro e Mastroianni le domanda: «Che è successo? Aspetti un bimbo?». Al che lei risponde: «Lo aspettavo». E aggiunge: «Marcello non mi chiese altro, ma io sapevo che lui mi era vicino, che mi voleva bene».

Ogni fiaba vuole il suo lieto fine. Con l’introduzione del divorzio in Francia Ponti chiude con la ex Giuliana Fiastri e nel 1966, a Sèvres, sposa Sophia che poi diventa madre di due figli, Carlo e Edoardo.

Dopo la scomparsa del marito nel gennaio del 2Q.07, Sophia ha continuato a lavorare, pur dedicandosi molto alla famiglia. I suoi due eredi le hanno regalato quattro nipoti: Vittorio e Beatrice, figli del maggiore, e Lucia e Leonardo, del secondogenito.

Lei vive a Ginevra, gli eredi in America

La Loren è da sempre molto gelosa dei suoi affetti. Ma, a conclusione della sua autobiografia, in un tenero spaccato di vita familiare ci consente di sbirciare nella sua cucina. «Con i miei nipoti mi diverto a preparare le polpette di cui sono ghiotti», racconta paragonando i bambini a una piccola tribù di pellerossa per la loro allegra invadenza. «Ogni tanto Beatrice mi chiede: “Nonna, che cosa farai da grande?”. Al che scoppio a ridere e rispondo: “Io? Non lo so, ci devo ancora pensare”».

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