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Un mese di lavoro nelle gambe della maggior parte dei giocatori, due settimane alla prima di campionato, il 24 agosto al Tardini contro il Parma. La partita di oggi contro l’Atletico Madrid segna uno spartiacque nel precampionato della Juventus: è l’ultimo test probante prima dell’inizio della stagione (l’amichevole in famiglia di mercoledì a Villar Perosa non può essere considerata tale) e in un certo senso è anche il primo, perché le tre amichevoli asiatiche, pur preziose per cominciare a mettere in pratica i dettami di Sarri, arrivavano troppo presto e troppo ravvicinate per poterne trarre indicazioni importanti. Quelle che oggi si potranno invece cominciare a cogliere, fermo restando che sempre di precampionato si tratta e che la vera Juventus 2019-20 non la si vedrà certo oggi e neppure a Parma, quando pure dovrà scenderne in campo una versione da tre punti.

COSA GUARDARE Cosa guardare, dunque, alle 18 in diretta su Sportitalia? Intanto i nuovi acquisti, la scoperta dei quali è sempre l’aspetto più intrigante delle amichevoli estive. Matthijs De Ligt i tifosi bianconeri lo hanno già studiato bene e dolorosamente nella doppia sfida contro l’Ajax nell’ultima Champions e l’olandese ha già brillato in Asia, ma sarà interessante vederlo di nuovo all’opera con una condizione migliore (certo non al top visto il fisico possente). Così come sarà interessante rivedere la rivelazione Merih Demiral. A centrocampo Adrien Rabiot ha già esibito sprazzi di classe in Asia, mostrando di poter agire anche da regista oltre che da mezzala, e sarà interessante vederlo adesso, più in forma e più inserito nel gioco bianconero. Ecco, il gioco sarà un altro aspetto interessante, a cominciare dall’intesa tra Rabiot e Pjanic, che con la loro tecnica e visione dovrebbero regalare maggior fluidità e precisione alla manovra bianconera. Manovra in cui si potranno cominciare a cercare i tratti caratteristici di Sarri: velocità nella circolazione rasoterra, tanti uomini a formare triangoli vicino alla palla, passaggi in verticale con sponde indietro e poi di nuovo pallone in avanti nello spazio. Il pallone poi andrà anche buttato dentro e la fase di finalizzazione sarà un altro aspetto a cui dedicare attenzione. Intanto per vedere come si muoverà Cristiano Ronaldo e come Higuain, che dovrebbe partire titolare tra CR7 e Bernardeschi, combina col fuoriclasse portoghese. Poi, nel corso della partita, per vedere come Dybala si muove da falso nove e per trovare nuovi segnali della rinascita di Douglas Costa.

COSA NON GUARDARE Un altro aspetto a cui prestare attenzione sarà l’atteggiamento senza palla della squadra, che dovrà avere molta più continutà nel «difendere in avanti», come chiesto da Sarri, rispetto alla tournée in Asia. A questa attitudine è legato un aspetto a cui invece dovrà essere dato un peso relativo: quello delle occasioni concesse e delle eventuali reti subite. Sì, perché è possibile, probabile, che la Juventus gol lo subisca. Non sarebbe certo un dato positivo e neppure insignificante, ma andrebbe contestualizzato. Quello dell’atteggiamento in fase difensiva, con la pressione alta privilegiata rispetto alla copertura dello spazio alle spalle dei difensori, è uno dei cambiamenti più grandi chiesti dal nuovo tecnico: è impensabile che i nuovi meccanismi funzionino già alla perfezione e contro una squadra maestra del contropiede come l’Atletico, per giunta un pochino più avanti a livello di condizione (domenica 18 l’esordio in Liga contro il Getafe) non ci sarebbe da stupirsi se si aprisse qualche falla. Anzi, potrebbe anche essere positivo, indicando a Sarri dove intervenire, visto che anche il Parma che attende la Juve alla prima di campionato ama coprirsi per poi scatenare Gervinho in contropiede. E al Tardini invece peserà tutto.

Test estivo sì, ma fino ad un certo punto. Perché il termine amichevole nel dizionario dell’Atletico Madrid fatica a trovare cittadinanza, figurarsi quando dall’altra parte del campo c’è la Juventus. La sfida di Stoccolma, per i colchoneros, ha il sapore innanzitutto della rivincita, dopo la scottante eliminazione rimediata negli ottavi di finale dell’ultima Champions League. In un confronto che – ad una settimana dall’esordio in Liga – potrebbe sancire il completamento dell’estate perfetta dei biancorossi, reduci da cinque vittorie in altrettante uscite. Il tecnico Diego Simeone, per la gara di oggi alla Friends Arena, avrà a disposizione – eccezion fatta per il solo Kalinic, che non rientra nei piani del Cholo – pressoché l’intera rosa. Ci saranno Gimenez, Arias e Thomas, che avevano saltato la tournée in Nord America. E ci sarà Diego Costa, dopo l’esito favorevole del ricorso in seguito alla squalifica rimediata nel derby del New Jersey vinto con un roboante 7-3 ai danni del Real. La punta, con ogni probabilità, non scenderà però in campo dal primo minuto: Simeone vuole fare le prove generali per la gara di domenica prossima in campionato contro il Getafe e, in quell’occasione, il brasiliano naturalizzato spagnolo sarà squalificato. In avanti, allora, spazio all’ex Morata e a “mister 126 milioni” Joao Felix. In mezzo al campo, invece, un altro volto nuovo, quel Marcos Llorente passato in estate da una sponda all’altra di Madrid. «Cercavo un progetto ambizioso e qui l’ho trovato – ha spiegato il 24enne alla vigilia della sfida alla Juventus – L’Atletico ha mostrato molto interesse nei miei confronti e non ho avuto alcuna esitazione. La preparazione è andata molto bene: siamo contenti e abbiamo ottime sensazioni». A soppesarle oggi sarà la Juventus Stoccolma non è Madrid, la Friends Arena non è il Wanda Metropolitano. Ma ritrovare l’Atletico in trasferta, seppur in campo neutro, di sicuro farà un certo effetto al ds juventino Fabio Paratici e al vicepresidente Pavel Nedved. Sono passati 171 giorni da quella notte madrilena. Una notte lunghissima e insonne che ha cambiato il futuro della Juventus nonostante la clamorosa rimonta firmata da Cristiano Ronaldo nel match di ritorno.

I PRIMI DUBBI Quel 20 febbraio la squadra del Cholo Simeone dominò i bianconeri, ancora più nel gioco che nel risultato (2-0). Non semplici gol, quelli di Gimenez e Godin, ma vere e proprie picconate al rapporto fino a quel momento granatico tra Massimiliano Allegri e la dirigenza juventina. Nulla è stato più come prima, da quel momento. Il divorzio si è materializzato quasi tre mesi più tardi (17 maggio), dopo l’eliminazione ai quarti di Champions League contro l’Ajax e la conquista ufficiale dell’ottavo scudetto di fila, ma è stato l’Atletico a insuanare i primi dubbi nei dirigenti sul futuro del Conte Max. Dubbi sfociati dapprima in valutazioni a caldo, in parte condizionate dalla grande delusione del momento, e poi in ragionamenti più freddi e pragmatici. Fino ai primi sondaggi esplorativi condotti con altri allenatori per verificare e capire la reale possibilità e volontà di tagliare il cordone con l’allenatore dei trionfi italiani e delle due finali di Champions League contro Barcellona (2015) e Real Madrid (2017). La decisione di cambiare tecnico non fu presa al Wanda, ma di sicuro il percorso che in seguito ha portato alla staffetta Allegri- Sarri è stato influenzato dall’Atletico e da quella partita. La Juventus del Comandante non è nata quella notte. Ma di sicuro quel 20 febbraio è stato l’inizio della fine del ciclo del livornese, poi tornato in sella soltanto temporaneamente (e mai con totale convinzione) dopo le intuizioni tattiche che unite alle magie di CR7 condussero i bianconeri alla clamorosa rimonta.

SONDAGGI E’ in quei giorni, di grande frustrazione e timore di uscire dalla Champions agli ottavi proprio nell’anno di Cristiano Ronaldo, che alla Continassa si comincia alternative, seppur la sensazione che la migliore delle opzioni resti Max – oltretutto sotto contratto fino al 2020 – è sempre viva. E’ il periodo dei pensieri su Zinedine Zidane – poi tornato al Bernabeu in corsa per impostare il futuro dei gallattici – e Pep Guardiola, con cui i discorsi sono iniziati e finiti in un giorno di marzo, quando il catalano ha confermato di voler continuare la sua avventura al Manchester City senza se e senza ma. Sarri in quel momento non era ancora un candidato. Lo è diventato a fine aprile, dopo l’eliminazione della Juventus contro l’Ajax di Matthjis De Ligt, e a inizio maggio ha iniziato a correre da solo. Il motivo? Dopo l’Atletico quella di chiudere il ciclo di Allegri era un’ipotesi, a volte più quotata e a volte meno, ma non ancora una certezza. Stasera c’è di nuovo l’Atletico e i vertici bianconeri sono convinti che stavolta si tratterà soltanto di un inizio. L’inizio della vera Juventus di Sarri.

Secondo la numerologia karmica, il 13 rappresenta tre fasi dell’esistenza: la morte, la trasformazione e la rinascita. Danilo non ha certamente badato a questo per scegliere il numero che indosserà a partire da stasera nella gara di ICC contro l’Atletico Madrid, ma il caso ha voluto che la storia del 13 lo riguardasse. Eccome, visto il percorso di carriera avuto dopo l’esplosione con la maglia del Porto. Al Real Madrid non è sbocciato, al Manchester City è stato fortemente voluto da Pep Guardiola, che lo ha sedotto in sede di mercato e poi abbandonato, lentamente ed inesorabilmente, col passare del tempo. Il celeberrimo retropassaggio sciagurato a Fernandinho in occasione della sfida di campionato persa contro il Newcastle a gennaio spiega sì una fase involutiva del laterale destro brasiliano, ma non racconta tutto sulla sua esperienza all’Etihad Stadium.

Vissuta con un profilo sempre estremamente basso, tipico del personaggio: Danilo è l’alter ego di Dani Alves. Schivo e introverso, il classico brasiliano atipico. L’inclinazione malinconica del carattere lo ha portato a farsi sovrastare da Walker, l’uomo a cui Guardiola ha affidato la corsia di destra prima di perfezionare il colpo Cancelo. Ma per Danilo, adesso, si presenta l’opportunità giusta per svoltare a 28 anni: la Juventus.

MISSIONE RISCATTO Il brasiliano non ha avuto un attimo di esitazione a dire di sì, perché sa che può trovare il rilancio, giocando con una continuità mai realmente avuta negli ultimi quattro anni fra Madrid e Manchester. Alla Continassa, in occasione delle visite mediche e del primo abbraccio ai tifosi, è arrivato un Danilo felice come un bambino. Visibilmente entusiasta per la piega che sta prendendo la sua carriera, in un contesto in cui avrà modo inizialmente di essere accompagnato dagli amici brasiliani Alex Sandro e Douglas Costa. Ha voglia di mettersi in gioco, conquistando una maglia da titolare per la quale dovrà sfidare l’affidabile De Sciglio e forse, se Sarri deciderà di impiegarlo da terzino, l’ormai veterano Cuadrado. Non ha paura della concorrenza, ne ha già assaggiato anche le parti più amare in grandi club. Da stasera alle 18 indosserà la maglia numero 13: l’ultimo ad essersela messa addosso, in casa bianconera, è stato Mattia Caldara. Sacrificato sull’altare delle plusvalenze nell’estate scorsa, dopo una militanza ufficialmente durata un anno e mezzo, ma operativamente mai iniziata, visto che dopo essere stato acquistato da Madama a gennaio 2017 è rimasto in prestito all’Atalanta. Danilo non si cura di questo dettaglio legato al passato. Per lui la Vecchia Signora diventa opportunità per rinascere. Un modo per riscoprire qualità mostrate al Santos, nella generazione dorata guidata da Neymar, e al Porto, che nell’estate del 2015 lo diede al Real Madrid, autore del colpo più caro della sua storia in difesa (31.5 milioni di euro) prima del recente acquisto di Eder Militao (50 milioni). Per Danilo il secondo tempo del proprio film inizia adesso.

L’affare è bello caldo: Luca Pellegrini può tornare a Cagliari. La trattativa è in fase di accelerazione, tanto che l’esperienza bis in Sardegna del terzino già perno della nazionale Under 20 è una prospettiva che nell’ambiente rossoblù vagheggiano da giorni. I quattro mesi scarsi vissuti in riva al Poetto hanno evidentemente fatto breccia e a meno di un sorpasso altrui che avrebbe del clamoroso il destino del calciatore nato a Roma pare segnato. Ma con la partenza di Pellegrini cosa sarà delle fasce juventine? Mano ai conti, e alle facce, e alle caratteristiche squisitamente tecniche dei singoli calciatori: a destra Maurizio Sarri può contare su Danilo Luiz da Silva, appena prelevato dal Manchester City, Mattia De Sciglio e – nel caso – Juan Cuadrado arretrato nonché il turco Merih Demiral, saltuariamente utilizzato su quella sponda nella sua giovane carriera; a sinistra, invece, ecco Alex Sandro e con Pellegrini eventualmente out, chi potrebbe assistere (o sostituire alla bisogna) il brasiliano campione in Coppa America? Interrogativi leciti, nell’ottica dell’allestimento di una rosa destinata ad annoverare due elementi per ciascuna mattonella. La risposta non è così complessa: se Cuadrado darà le giuste garanzie a Sarri, farà coppia con Danilo (oppure De Sciglio), mentre De Sciglio (o Danilo) traslocherebbero a sinistra. Del resto, fin dai tempi milanisti, il laterale preferito da Massimiliano Allegri s’è sempre destreggiato bene su entrambe le fasce, così come il nazionale brasiliano ex City. Subentra, tuttavia, un dubbio ulteriore: Cuadrado è in scadenza di contratto fra meno di un anno e dal prossimo inverno può accordar firma si liberamente con un’altra squadra, ma se resta il suo legame con la Juventus sarà adeguato? Sì, vige un tacito accordo fra i vertici del club campione d’Italia e l’entourage del giocatore sull’opportunità di un rinnovo fino al 2021 che farebbe tutti felici. L’ingaggio dell’ex Vespa dei tempi fiorentini, del resto, non è paragonabile agli emolumenti di chi dovrebbe fare le valigie entro le prossime tre settimane: 4,5 milioni netti non spaventano e la accordarfirma su un nuovo contratto, curiosamente, sarebbe la prima per Cuadrado che mai ha prolungato da quando è juventino a tutti gli effetti. Ma un’alternativa c’è e non necessariamente porterebbe alla cessione del sudamericano, che tornerebbe a svolgere il lavoro prediletto da ala/esterno d’attacco senza problemi. E il pensiero torna su Matteo Darmian, già sondato dall’Inter di Antonio Conte ma che la Juve non ha mai smesso di seguire, a maggior ragione in considerazione del suo status di riserva fissa al Manchester United. L’ex Torino, peraltro, ha un accordo con i Red Devils in scadenza nel 2020 e nonostante il fatto che sia stato proposto a più club di Premier League rimane lì, nell’attesa di una nuova svolta. A Manchester guadagna intorno ai 2,5 milioni e da Manchester partirebbe in un amen, non appena si presentasse una possibilità concreta. A Torino agirebbe da riserva di Alex Sandro ma non è detto, perché Darmian è un destro adattabile, dunque spazio all’eclettismo spinto. Fabio Paratici monitora tutte le soluzioni possibili (compreso il classe 2000 Juan Miranda, che il Barcellona presterebbe volentieri), ma prima va messa a punto una nuova partenza temporanea da parte di Pellegrini. Altrimenti questa Juve sarebbe già a posto così.

La buona notizia in casa Juve è che il mercato finirà solo il 2 settembre. Non tanto per una questione tecnica, nemmeno per problematiche puramente di bilancio, o almeno non soltanto. Ma perché in questo momento regna un clima decisamente teso, con diversi casi irrisolti e una serie di trattative che hanno visto i bianconeri uscire sconfitti o quantomeno non vincitori. Sia chiaro, la rosa a disposizione di Maurizio Sarri resta per distacco la migliore del panorama italiano, forse non soltanto, per qualità e profondità. Non si può parlare di una società o di una squadra in crisi, restano però tanti nervi scoperti, che aumentano giorno dopo giorno. E il caso Paulo Dybala rappresenta forse solo la punta di un iceberg che in queste settimane sta vedendo crescere un clima di tensione sempre più difficile da gestire.

 IN CASA. Tanti i nodi da sciogliere in casa, prima di tutto. Quello della Joya è un caso che prima non c’era o sembrava non esserci, situazione gestita decisamente male e che ora appare difficile da ricucire senza dover ricorrere a piani di emergenza sul mercato. Non solo. C’è Gonzalo Higuain sul mercato da oltre un anno, i prestiti a Milan e Chelsea non hanno semplificato ma semmai complicato la sua collocazione, resta forse solo la Roma che il Pipita prima o poi dovrà accettare forse solo dopo aver ottenuto una ricca buonuscita dal club bianconero. E ancora Sami Khedira: il tedesco fin qui ha rifiutato ogni destinazione che la Juve è riuscita a proporgli tramite intermediari, anche lui pretende di essere l’unico a decidere dove e quando andarsene, con lo spettro di una rescissione consensuale del contratto che si avvicina sempre più. La lista di esuberi o comunque di uomini in vendita poi è lunga: Mattia Perin, Blaise Matuidi, Mario Mandzukic, Marko Pjaca, senza dimenticare Daniele Rugani. Ventotto giocatori in prima squadra sono troppi, al di là della problematica delle liste (a oggi due esuberi in serie A, ben sei in Champions) c’è un monte ingaggi forse insostenibile.

SUL MERCATO. Ha un bel daffare Paratici per sistemare tutte le situazioni interne. Ma la buona notizia del mercato che finirà solo il 2 settembre è tale anche pensando a tutte quelle trattative che fin qui han fatto storcere diversi nasi nella stanza dei bottoni bianconera. Perché è vero che la Juve ha centrato tre super colpi a parametro zero (Gigi Buffon, Adrien Rabiot, Aaron Ramsey) e che ha battuto tutti nella corsa a Matthijs de Ligt, ma è altrettanto vero che rispetto alle richieste iniziali dell’Ajax (75 milioni cash) dopo mesi di trattativa non sono stati compiuti passi significativi nonostante la buona dilazione di pagamento (cinque anni). E così è stato anche per Moise Kean: alla fine ha vinto l’Everton, che l’ha acquistato alle proprie condizioni (30 milioni bonus inclusi) con commissioni per Mino Raiola a carico della Juve. Arrivando infine all’altro tormentone dell’estate, quello legato alla cessione di Joao Cancelo al Manchester City: il portoghese è stato valutato 65 milioni, ma dopo mesi di resistenza per concludere l’operazione è stato necessario accettare l’inserimento di una parziale contropartita come quella rappresentata da Danilo, valutato ben 37 milioni di euro. C’è qualcosa che non sta andando secondo i piani insomma, gli ultimi giorni legati al caso Dybala o all’obiettivo mancato Lukaku ne sono la dimostrazione. Ma c’è una buona notizia: fino al 2 settembre c’è tutto il tempo per sistemare la squadra e il bilancio. Per tornare a dettare legge o, almeno, a rialzare la testa.

Un valore economico, quello di Cancelo, superiore ai parametri medi di un difensore, seppure molto quotato in ambito internazionale. Lo scambio segue, tra l’altro, la cessione della giovane “promessa” Moise Kean all’Everton (sempre in Premier League) per 27 milioni di euro (si prevede una plusvalenza per ulteriori 22,5 milioni).
Il mercato dei campioni d’Italia, dopo gli acquisti, per oltre 140 milioni di euro, completati nelle ultime settimane, sarà caratterizzato da questa “modalità d’azione” (cessioni funzionali alla creazione di plusvalenze), perché il rapporto monte ingaggi/fatturato, nel prossimo campionato, potrebbe superare il 70%. Un parametro negativo, in chiave di Fair play finanziario, e a rischio monitoraggio da parte degli ispettori Uefa.
Il prossimo fatturato bianconero è atteso in area 500 milioni, ma, parallelamente, il peso del costo del lavoro rischia di superare quota 410 milioni. Ecco perché la futura cessione di Paulo Dybala non è un dramma soprattutto a livello di analisi costi/benefici. Una ricca plusvalenza, collegata alla vendita dell’argentino, infatti sarebbe fondamentale per riequilibrare il bilancio di fine stagione.

Le “ragioni” del boom. Sono due le ragioni principali che spingono, da troppo tempo, i club di calcio (non solo italiani) a generare “plusvalenze” all’interno del sistema professionistico. Da un lato, infatti, contribuiscono a far quadrare i conti societari (con scambi di favore, ad anni alterni, tra presidenti di diverse società), dall’altro, sotto il profilo meramente contabile, consentono (in caso di acquisto o cessione di un calciatore) di non inserire a bilancio l’intera somma, spalmando quest’ultima in base alla durata del contratto. Si segue, pertanto, una logica tradizionale di ammortamento del costo aziendale.
Il bilanciamento dei conti ottenuto, anche e soprattutto, attraverso lo strumento delle plusvalenze, impatta in misura positiva se si ragiona sul terreno del Fair play finanziario. I guadagni da cessione calciatori, insieme a contratti di sponsorizzazioni con valori economici superiori ai parametri di mercato, sono le modalità più frequenti, attraverso le quali le realtà calcistiche, a partire da quelle top, possono aggirare legalmente le rigide norme imposte dal Fair play finanziario.

Seconda voce di entrate.Secondo il report annuale della Federcalcio sullo “stato di salute” del calcio italiano (realizzato in collaborazione con Arel e la società di consulenza Pwc), nel 2017/18, le plusvalenze da cessioni giocatori hanno toccato la quota record di 777 milioni di euro, all’interno di una “torta” del valore di 3,55 miliardi di euro (rappresentano, nel complesso, più del 20% del budget globale). Per il secondo anno consecutivo è la voce d’entrata dei club professionistici più importante dopo i diritti audiovisivi (questi ultimi, nel 2017/18, sono stati pari a 1,25 miliardi di euro). Le plusvalenze superano ampiamente sia i ricavi da sponsorizzazioni (575 milioni), sia le revenue da ingresso stadio (606 milioni), La biglietteria, tra l’altro, è cresciuta complessivamente del 22,4% (rispetto al 2017/18) e la sola serie A ha fatto registrare un sorprendente +32,4% rispetto al monitoraggio precedente.
Deve però far riflettere il dato complessivo del “risultato netto” del sistema calcio: è significativamente peggiorato (-37,8%), nel confronto anno su anno, nonostante l’esplosione della leva contabile delle plusvalenze da cessioni calciatori. Se questa voce, per esempio, si riducesse del 50%, i “fondamentali” dell’industria del calcio tricolore sarebbero mediamente più negativi rispetto alla fotografia 2019 (su dati stagione 2017/18) consegnata dal report Figc.

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