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Torino – Milan Streaming Gratis Diretta Live Tv Link No Rojadirecta (Serie A – ore 21:00)

Vorrei esternare tutta la mia solidarietà ai tifosi del Milan, comprensibilmente tristi e depressi. Partiti senza grandi speranze, dopo un mercato anonimo (siamo sinceri: chi poteva entusiasmarsi per Giampaolo, Leao, Duarte ecc?), colpiti nel portafoglio per il caro biglietti, disorientati perché sentono i dirigenti parlare solo di stadio nuovo (hanno commissionato perfino un sondaggio su questo argomento!). Solidarietà per chi soffre e non sa nemmeno con chi prendersela. E soffre da troppi anni, ormai, per scelte sempre più inspiegabili e autolesioniste. Ne abbiamo fatto un breve elenco a Qui studio a voi stadio che vi sottopongo per riflettere. 20 aprile 2011: Silvio Berlusconi s’inventa il doppio amministratore delegato.

Nel Milan inizia una guerra senza esclusione di colpi tra Barbara Berlusconi e Adriano Galliani. 12 gennaio 2012: saltano, per un improvviso no di Berlusconi, il trasferimento di Pato al Psg e l’arrivo di Tevez che poi farà grande la Juve. 17 luglio 2012: vengono ceduti Ibrahimovic e Thiago Silva dopo aver garantito che sarebbero rimasti. 13 gennaio 2014: viene esonerato Allegri che poi farà grande la Juve. Al suo posto arriva Seedorf che dimostrerà anche altrove di essere un pessimo allenatore. 13 aprile 2017: dopo uno sconcertante balletto di probabili compratori veri o finti arriva lo sconosciuto Mr Li che affida la società a Fassone.

Quest’ultimo garantisce che il Milan fatturerà solo in Cina oltre 200 milioni di euro nel giro di un biennio. 10 luglio 2018: il Milan non avrebbe neppure i soldi per iscriversi al campionato e viene salvato dal Fondo Elliott che lo rileva per l’impossibilità dell’ex presidente di pagare i debiti (un’umiliazione mai provata prima dal glorioso club rossonero). A proposito di umiliazioni: il Milan subisce per due anni consecutivi la richiesta di esclusione dalle competizioni internazionali per l’eccessivo sbilancio finanziario e alla fine patteggia con l’Uefa la squalifica per una stagione. Nel frattempo il club colleziona un impressionante numero di debuttanti ai suoi vertici. Nell’ordine abbiamo: Li e Singer (non avevano mai posseduto prima un club di calcio). Malgrado questo ne affidano la gestione ad altri esordienti (Fassone come amministratore delegato e Gazidis che lo aveva fatto in Inghilterra, ma è del tutto digiuno di calcio italiano, non parla nemmeno la lingua). Questi ultimi puntano su direttori sportivi esperti? Nemmeno per idea: Mirabelli, Leonardo, Boban e Maldini non avevano mai operato prima in Italia. E gli allenatori? Gattuso all’esordio in serie A, quindi Giampaolo che non aveva mai allenato prima una grande. Questa massa di debuttanti poteva partorire una squadra vincente? La risposta alle prossime puntate. Senza nutrire eccessive speranze.

Saranno Torino e Milan a chiudere la quinta giornata di Serie A nella partita di posticipo di oggi, giovedì il 26 settembre, valida per il primo turno infrasettimanale della stagione. I granata di Walter Mazzarri provengono da un ko al Ferraris contro la Sampdoria, che ha vinto con un gol di Gabbiadini. I rossoneri, guidati da Marco Giampaolo, reduci dallo 0-2 subito nel derby contro l’Inter adesso si trovano a centroclassifica a quota sei punti e puntano alla vittoria che li porterebbero al quarto posto, a pari punti con Napoli e Cagliari. Il match inizierà alle ore 21.00 allo stadio Olimpico Torino ed a guidare l’incontro sarà l’arbitro Guida.

“C’è chi preferisce giocare subito dopo una brutta gara, io preferisco sempre una settimana per poter preparare una partita in modo da lavorare bene. Incontri così ravvicinati costringono a fare le cose in modo più sintetico. Sono convinto che le risposte che voglio arriveranno dal punto di vista dell’atteggiamento”. Sono queste le parole riferite da Walter Mazzarri in conferenza stampa. Il Mister, poi ha aggiunto: “Fisicamente invece stiamo bene, solo Aina si vede che ogni tanto ha bisogno di rifiatare perché è tornato più tardi dalla nazionale. Il Milan è una squadra difficile da superare, hanno grandi calciatori in rosa e vengono anche loro da una sconfitta”.Il Milan come abbiamo visto è in cerca di riscatto dopo la sconfitta subita nel derby contro l’Inter. “Non ho nulla da rimproverare alla squadra, semmai le responsabilità sono mie. Io a rischio? Non penso a queste cose, ma solo a lavorare bene. Col tempo cresceremo”, ha dichiarato il tecnico rossonero Giampaolo.

Torino Milan, dove e come guardare la partita

Il fischio d’inizio è fissato alle ore 21 allo Stadio Olimpico Grande Torino. Per chi non potrà essere allo stadio, la partita sarà visibile alle ore 21 in diretta tv su Sky Sport Serie A e Sky Sport 251. Per i clienti Sky, le partite compresa quella di stasera, potranno essere seguite in diretta anche tramite l’app Sky Go da Pc, smartphone e tablet. Chi non è abbonato alla Pay tv può provare il servizio proposto da Now Tv, ovvero la piattaforma via streaming di Sky che non prevede alcun tipo di vincolo.

Probabili formazioni

Torino (3-5-2): Sirigu; Izzo, Lyanco, Bremer; De Silvestri, Baselli, Rincon, Meité, Laxalt; Belotti, Berenguer. Allenatore: Mazzarri.

A disp.: Ujkani, Rosati, Djidji, Bonifazi, Nkoulou, Aina, Edera, Iago Falque, Verdi, Zaza, Millico.

Milan (4-3-3): G.Donnarumma; Calabria, Musacchio, Romagnoli, Hernandez; Kessie, Bennacer, Calhanoglu; Suso, Piatek, Leao. Allenatore: Giampaolo

A disp.: Reina, Ant. Donnarumma, Conti, Gabbia, Duarte, Rodriguez, Krunic, Biglia, Bonaventura, Borini, Castillejo, Rebic.

Dopo due sconfitte è l’ora di tornare a vincere. E poco importa se l’avversario di turno si chiama Milan. Walter Mazzarri è carico, arrabbiato (un po’ con tutti) ma nello stesso tempo motivatissimo. «Io spero che contro il Milan la squadra senta quella rabbia che ho dentro. I ragazzi sanno cosa gli ho detto, ho toccato tutti i tasti, anche quelli dell’orgoglio. Io non vado in campo, ma se loro stanno bene e hanno recepito quello che ci siamo detti – uno per uno, faccia a faccia – penso che vedremo un Toro arrabbiato. Nel calcio moderno è quello che ci vuole ». Aspettiamoci, allora, un Toro molto determinato ma, soprattutto, reattivo.

GIÙ LE MANI DAL TORO Il tecnico parte da lontano per arrivare al Milan. E difende i suoi giocatori anche a costo di passare per “visionario”. Non importa, ci tiene a spiegare il motivo per cui dopo la sconfitta contro la Samp ha parlato di buona partita. «Credo di avere l’esperienza per saper valutare le cose anche a caldo. Forse non lo sapete, ma io mi preparo anche prima di venire in sala stampa, pure quando la sconfitta brucia. E cerco di non perdere di vista la realtà. Mi documento prima di parlare, ho dei tecnici che mi aiutano ad analizzare la situazione. Quello che è stato e quello che non è stato. A fine primo tempo a Marassi ho detto che a livello generale, a parte i primi dieci minuti, stavano giocando bene e c’erano da correggere alcune cose. Nel secondo è capitato quello che è capitato, dentro la prestazione però ci sono gli episodi. Le partite si vincono o si perdono anche con questi. Poi a tutti interessa il risultato, ma questo è un altro discorso. Io conosco le difficoltà di ogni partita, la lucidità cerco di non perderla mai. Poi a volte sbaglio, ma con il senno di poi è facile per tutti».

BRAVO LYANCO E difende con vigore Lyanco. «Il brasiliano per me a Genova ha fatto un’ottima gara, considerato anche che ritornava da un infortunio. Poi è stato trattato male dall’opinione pubblica e questo mi dispiace. Per approssimazione ho visto che molti non lo avevano notato, io sì e altri poi lo hanno notato dopo. E mi riferisco al fallo commesso su di lui da Gabbiadini in occasione del gol. Al ragazzo ho detto di essere più smaliziato. Ma io so chi ha sbagliato quando si è preso quel gol: non è stato in area, in area c’era fallo, è che quel pallone non doveva arrivarci in area (a Ola Aina fischieranno le orecchie, ndr). Su internet poi c’è gente che dietro ad account falsi o pseudonimi insulta senza metterci la faccia. Facile, vero? Adesso va di moda così. Ho letto cose inaudite. Sono stato irriso. E’ capitato anche ad Ancelotti. Ma i veri tifosi sono quelli che io ringrazio, perché ci aiutano durante le partite. Quando dite che io cerco sempre scuse lo faccio per proteggere i miei giocatori, perché sono loro che ci fanno poi vincere le partite. Se uno fa un errore in buona fede, l’allenatore lo difende. Io dal campo non vedo tutti gli episodi, ma quando vengo in sala stampa ho sempre, prima, analizzato tutto. Poi, chiaro, la sconfitta brucia a tutti: io per primo non so perdere, quando perdo la notte non dormo».

NON È MARADONA Stasera potrebbe debuttare Verdi dal primo minuto. «Atleticamente è pronto, ma poi bisogna vedere durante l’arco del match, non ha fatto la preparazione con noi, ha disputato poche amichevoli a Napoli. Prima di decidere se farlo giocare dall’inizio devo capire se dovrò spendere un cambio per lui. Non dobbiamo aspettarci che il ragazzo possa risolvere da solo tutti i problemi, non è Maradona, con tutto il rispetto, che cambiava da solo le sorti di una gara. Magari tra un paio d’anni lo diventerà, glielo auguro, è un giocatore che tutti noi abbiamo fortissimamente voluto, figuratevi se non lo tengo in considerazione. Nel calcio di adesso, però, quando non sei al massimo della condizione soffri con tutti: e queste prime giornate lo stanno confermando». Marassi non gli è andata proprio giù: «Con la Sampdoria è difficile andare là e dominarli, fare 4-1 nel primo tempo come è successo lo scorso anno. Con il Milan sarà uguale. Io so che quest’anno le responsabilità sono maggiori e per questo, ancora di più, i giocatori vanno supportati. Non ci deve essere disfattismo. Noi ci assumiamo le nostre colpe, non cerchiamo alibi. Sappiate una cosa, io con i giocatori non parlo mai degli arbitri, loro devono pensare a loro stessi e basta. Però, come avete ricordato voi, contro il Lecce c’è stato un Var un po’ così sul rigore su Belotti e a Genova ha fatto il resto. Sarebbero stati comunque due punti in più». E magari, in effetti, ora si ragionerebbe in modo diverso.

L’ULTIMO PASSAGGIO Non poteva mancare un commento su una difesa che senza Nkoulou (che oggi ricomincia dalla panchina) è andata in grande difficoltà. «I tre difensori hanno fatto bene contro la Sampdoria, poi dentro la partita c’è stato qualche errore. Abbiamo fatto un tiro in porta, è vero, ma non sono state contate altre occasioni che io invece vedo, anche se non siamo arrivati all’ultima conclusione: per esempio quando Meité è scivolato al momento di battere a rete, o quando Zaza con il destro non ha trovato il pallone; sono due occasioni, quelle. La verità è che stiamo bene: poi magari c’è Aina che adesso ogni tanto si prende una pausa. Ci è mancato l’ultimo passaggio, abbiamo un po’ il vizio di voler entrare in porta con il pallone, dobbiamo tirare di più anche da fuori».

Ha conquistato la panchina del Milan dopo una lunga gavetta e vuole giocarsela con il suo credo. Marco Giampaolo, dopo il brutto ko nel derby, i mugugni dei tifosi e il malumore della dirigenza, espresso chiaramente lunedì notte da Zvonimir Boban, va dritto per la sua strada: «Una delle prime cose che ho detto, anche quando sono arrivato al Milan, è che il tempo sarà il mio primo alleato e il mio primo nemico. Io lavoro per prendermi quel tempo – ha sottolineato ieri il tecnico abruzzese alla vigilia della delicata trasferta di Torino -, ma devo essere supportato dai risultati perché il Milan non è come gli altri club, il Milan ha un altro blasone, un’altra storia, ha alzato trofei, ha milioni di tifosi, una cassa di risonanza diversa. Io devo lavorare per prendermi il mio tempo, non devo tagliare o saltare degli step: io vado avanti coerentemente col mio modo di essere». E pazienza se da qualche giorno intorno al suo nome hanno iniziato a presentarsi le prime nubi: «Se mi sento a rischio? Non ci penso mai e non mi interessa – ha sottolineato Giampaolo -. Non mi sfiorano queste cose, io penso a lavorare al meglio».

MONTAGNA DEL SAPONE Detto questo, il tecnico è il primo a rendersi conto che la situazione deve cambiare in fretta: «Dobbiamo migliorare nell’intensità, nel palleggio, nella capacità di legare più il gioco, essere in tanti vicini alla palla e abbassare la percentuale degli errori nei passaggi. Sono tutte cose sui cui stiamo lavorando – ha proseguito Giampaolo -. Abbiamo il dovere, non forzato, ma sentito, di rialzarci, continuare a lavorare, mettere le cose a posto e ripartire». L’obiettivo di Giampaolo, che è poi lo stesso del club che l’ha scelto – soprattutto – per quello, è dare alla squadra una fisionomia precisa, un gioco bello da vedere. Ci sarebbe anche un posto Champions da conquistare, ma Giampaolo l’obiettivo quarto posto lo ha affrontato da un’angolazione differente: «Non scendo dalla montagna del sapone (locuzione che si usa per definire uno sprovveduto, ndr), sono consapevole di quello che siamo oggi e di cosa bisogna migliorare. Non siamo contenti, ma lavoriamo per essere più forti e convincenti, per essere più padroni della partita. Se siamo da Champions? – ha aggiunto – E’ una domanda che significa poco per me. Non bisogna fissare un obiettivo che sia quarto, terzo o secondo posto, conbisogna lavorare per essere forti. La mia ambizione è che il Milan riesca a giocare nella metà campo avversaria con tanti giocatori, non buttare su la palla e vedere cosa succede». Obiettivo finale che sicuramente troverà d’accordo i dirigenti, che però abbraccerebbero più che volentieri un quarto posto che avrebbe mille significati per un Milan che da anni non riesce a togliersi determinate soddisfazioni.

QUADRA IN ATTACCO Giampaolo aspetta la scintilla, la scossa che faccia svoltare il suo Milan. Si inizia stasera, contro il Torino: «Una squadra ostica, forte fisicamente con buone individualità – ha descritto il tecnico -. Sarà una partita scorbutica, ma a prescindere dall’avversario e dalla sua forza, il Milan deve andare a Torino a fare la sua partita». Cercando magari di costruire più occasioni da gol, visto che i rossoneri, dopo quattro giornate, hanno il peggior attacco (2 come Sampdoria e Udinese) con pochissime conclusioni verso lo specchio avversario: «Non parliamo di caso Piatek o di caratteristiche degli attaccanti non adatte al mio calcio: dobbiamo mettere Piatek nelle condizioni per fare gol e migliorare la fase offensiva. Fin qui ci siamo barcamenati – ha chiosato Giampaolo -, devo trovare la quadra fra le caratteristiche di tutti e la troverò».

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