Albano e Jasmine Carrisi, la figlia viene attaccato ma lui non ci stà

Jasmine ed Al Bano

Finalmente si alza il sipario di The voice senior, il talent in onda il venerdì sera su Raiuno. Padrona di casa del programma musicale – nato dalla versione classica, The voice, che andava in onda su Raidue – è Antonella Clerici. Sul palco, con lei, una giuria d’eccezione, composta da Al Bano con la figlia Jasmine, Loredana Bertè, Gigi D’Alessio e il rap-per dementino: quattro grandi artisti pronti a scovare la voce più originale tra una schiera di talenti musicali che hanno superato i 60 anni.


«Visto che non si possono fare concerti né spettacoli, meno male che c’è questa nuova avventura televisiva», dice Al Bano. «Torno con piacere a vestire i panni di giurato a The voice senior, a distanza di due anni dalla versione classica, e credo che questa volta sarà ancora più divertente, visto che i concorrenti in gara saranno un po’ più avanti con l’età. Nella scoperta di nuovi talenti onestamente non mi sono mai sbagliato».

Al Bano, questa volta però non sei da solo: al tuo fianco c’è tua figlia Jasmine, con cui fai coppia. «La produzione del programma l’ha voluta e siamo pronti a vivere insieme questa nuova esperienza. È la prima volta che mia figlia fa parte di uno spettacolo dove lei è una delle protagoniste: la cosa la rende strafelice. Ovviamente poi dovrà passare dalla teoria alla pratica, scontrandosi con la realtà del fare, ma penso che con l’aiuto di suo padre, che sarà sempre al suo fianco, tutto andrà alla grande».

Non pensi che Jasmine’ possa venire attaccata, dato che si troverà a giudicare concorrenti molto più grandi di lei e con una maggior esperienza musicale alle spalle? «Può darsi, ma se sei intelligente gli attacchi non possono che rafforzarti. Ti fanno capire se a essere dalla parte sbagliata sono le persone che ti attaccano e se sei tu che devi rivedere qualcosa di te. Se penso a quanti ne ho avuti io e continuo ad averne…».

Se pensi al tuo esordio, ti rivedi in tua figlia?
«Il suo è tutt’altro mondo rispetto al mio, ma è giusto che sia così. Io non avevo niente, nemmeno una casa, visto che dormivo nel cantiere dove lavoravo. Mi sarebbe piaciuto che Jasmine fosse rimasta a Lecce, ma capisco la sua esigenza di uscire fuori dalla provincia. È solo conoscendo il mondo che si può scegliere il posto dove vivere».

Anche tuo figlio Yari sogna un futuro nella musica insieme alla sua compagna Thea Crudi. Rivedi in loro te e Romina agli inizi della vostra carriera, oppure sono distanti da voi? «Con tutto il rispetto nei confronti di mio figlio e della sua compagna, che sono bravi nel loro genere, un paragone non ce lo vedo proprio. L’unica somiglianza sta nel fatto che, anche loro, sono un duo musicale formato da un uomo e una donna. Si tratta però di due mondi totalmente diversi, ma auguro loro lo stesso successo che hanno avuto Al Bano e Romina Power».

Pensi che i tuoi figli siano pronti per cantare al Festival di Sanremo?
«Ognuno ha avuto una cultura musicale diversa. Mia figlia fa rap, mentre mio figlio american wave. Per Jasmine non è ancora arrivato il momento giusto per partecipare ai Festival di Sanremo, mentre Yari ha una cultura diversa e fa tutt’altro genere di musica. Solo se sei italiano lo capisci fino in fondo. Romina stessa, pur avendo partecipato insieme a me a tante edi continua da pag. 13
zioni, non capiva perché le canzoni dovessero essere messe a confronto in una gara. A Los Angeles fanno un grande evento per la consegna del premio Oscar. Da noi abbiamo il Festival di Sanremo e anche nella musica leggera italiana c’è chi vince e c’è ci perde».

Al Bano, cambiamo argomento. La seconda ondata di Covid-19 sta mettendo a dura prova il nostro Paese. Sei preoccupato stavolta?
«Lo sono, come ovviamente lo siamo tutti. Mi auguro che venga decretata la morte di questo terribile virus, il più presto possibile. Ho preparato una bara e scavato una fossa profonda 3 metri nella mia tenuta in Puglia. Non vedo l’ora di seppellirlo, imprimendovi la data di morte, e di fare una festa incredibile.

Sono ottimista perché di virus e batteri, in passato, ce ne sono stati tanti, dalla peste al tifo, dalla tubercolosi alla Spagnola, ma anche se gli esseri umani li hanno dovuti subire, grazie a Dio poi sono riusciti a reagire e a batterli. Ce la faremo anche questa volta!».

C’è qualcosa che ti fa soffrire di più in questo periodo?

«Il momento drammatico che sta vivendo tutto il mondo. Non sapere quanti danni riuscirà ancora a fare il coronavirus e quanto tempo ci vorrà ancora per riuscire a sconfìggerlo. Per fortuna, in natura, tutto comincia ma tutto finisce e prima o poi finirà l’era di questo virus».

Che messaggio di incoraggiamento ti senti di lanciare alle tante persone che ti seguono?
«Di essere semplicemente forti perché nella vita tutto passa e passerà, anche questo brutto momento. Non bisogna preoccuparsi ma occuparsi delle cose che ci succedono intorno. Trovo che la paura sia un atteggiamento sbagliato, che non può che farci del male. Io, personalmente, preferisco reagire, guardare con coraggio di fronte a me e capire così quale sia la strada migliore da seguire. Ecco il mio consiglio…».

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