Press "Enter" to skip to content

Anna Ferzetti, chi è l’attrice compagna di Pierfrancesco Favino

Discreta e tenace, un passo dopo l’altro Anna Ferzetti, figlia d’arte, papà era il grande attore Gabriele Ferzetti, sta costruendo la sua carriera. «Sono un Capricorno: lenta, ma cocciuta. Non mollo mai!», sorride la compagna di Pierfrancesco Favino.

Professionalmente si smarca dagli uomini della sua vita e afferma con decisione la propria indi- pendenza. Partendo dalla gavetta, con calma e in punta di piedi percorre la sua strada. In questi giorni Anna è nella serie thriller Curon su Netflix. Interpreta con intensità una moglie (e madre) che subisce un marito prepotente, finché troverà la forza di reagire.

Lunedì 6 luglio, invece, conduce su Rai Movie la cerimonia di premiazione dei Nastri d’Argento, per il secondo anno di fila. «Amo la diretta», spiega. «Vengo dal teatro dove si  va live ogni sera. Il rischio mi carica: la paura serve a tenere i “nervi accesi”. Come conduttrice cerco di portare me stessa, l’autoironia, il calore e la spontaneità: sono la ragazza della porta accanto e ne vado orgogliosa».

Nella serie Curon, ambientata nell’omonimo paese dell’Alto Adige, Anna sfoggia il suo perfetto tedesco. «Da bambina ho frequentato la scuola germanica di Roma. Fu una scelta precisa dei miei genitori che volevano che imparassi le lingue. Mio padre, nato nel 1925, era un uomo d’altri tempi che apprezzava la rigidità e il rigore del metodo e della cultura tedesca. Crescendo ho capito l’importanza di questo modo di pensare, anche se io l’abbino a un lato più solare e leggero tipicamente romano».

Spiega di voler trasmettere quel rigore anche alle figlie, Greta e Lea, di 14 e 8 anni. «Sono una mamma abbastanza rigida», ammette. «Credo nell’educazione e nei valori. Però ho avuto la prima figlia a soli 23 anni, ora lei è una donnina alta come me e sembriamo due amiche. Greta ha guardato con me Curon, e le è piaciuta». Con entrambi i genitori attori, le bambine sono cresciute sui set ed è probabile che scelgano di seguire le loro tracce.

«A Greta piace molto cantare, ma si vedrà. Ora la priorità è la scuola. Alle mie figlie insegno ad amarsi, a rispettare se stesse e a scegliere solo ciò che sentono. Fare l’attore è un duro lavoro, anche precario, e richiede moltissimo studio. Bisogna mantenere i piedi per terra».

Non è facile essere mamma di adolescenti quando tu alla loro età brandivi la bandiera dell’indipendenza assoluta. «Ero una vera ribelle! Sono andata via di casa a nemmeno 18 anni: mi sono trasferita a Londra. Per mantenermi ho fatto di tutto: l’edicolante, la commessa, la baby sitter. Per fortuna i miei genitori hanno sempre appoggiato il mio bisogno di libertà.

Non so se saprò essere altrettanto moderna con le mie ragazze. Per ora me le tengo strette e me le sono molto godute durante il lockdown. Per esempio ho condiviso con loro tanti momenti della scuola che normalmente non avrei potuto vivere, è stato bello e faticoso. In quel periodo ha vissuto con noi anche mia mamma, non volevo che rimanesse sola: mi è piaciuto stare anche con lei».

A ventanni, dopo essere rientrata a Roma da Londra, a una festa Anna ha conosciuto Favino e si sono innamorati. Quando è nata Greta sono andati a convivere, ma non si sono mai sposati. Del celebre compagno apprezza la sensibilità, la simpatia, l’abilità in cucina e la capacità di impegnarsi duramente. Con Picchio, come lo chiama lei, ha realizzato due spettacoli teatrali. «Lavoriamo molto bene insieme e speriamo di poterlo rifare presto. Sono la prima fra le sue ammiratrici.

Da lui imparo tanto e ci diamo forza a vicenda. Per esempio, ho seguito tutta la preparazione e le riprese de II traditore e quando ha vinto il David di Donatello come miglior attore [l’8 maggio, ndr] sono esplosa di gioia e si è visto. Abbiamo età e percorsi molto diversi: io non sono la moglie di… sono Anna Ferzetti!». Un cognome comunque pesante, tanto che per anni l’attrice non è stata veramente convinta di voler intraprendere questo percorso. «Ho avuto la fortuna di crescere in un certo ambiente, ma se non hai talento essere “figlia di” non serve a niente. Mio padre temeva per me: questa è una strada difficile che ti costringe a metterti alla prova ogni volta.

È stato anche il mio maestro e sentivo la sua preoccupazione. Per molto tempo ho vissuto nel timore di non essere all’altezza delle aspettative poi, da quando è scomparso, nel 2015, è scattato qualcosa dentro di me. Ho capito che non bisogna fare le cose per l’approvazione altrui, ma perché ne sentiamo profondamente il bisogno. Da allora sono cambiata e la mia carriera ha ricevuto nuovo slancio».
Per il futuro ha già diversi progetti: «Il primo in Svizzera, dove mi seguirà tutta la famiglia. Le bambine sono abituate a trascorrere le vacanze sui set». A questo punto, ci tolga una curiosità: noi amiamo Pierfrancesco Favino, ma a lei che ci vive insieme che cosa piace di più? «Tutto. Pregi e difetti. Siamo entrambi solari e ombrosi a seconda dei momenti. Non si può essere sempre uguali, altrimenti sai che noia»