Commissario Montalbano stasera martedi 9 Marzo, Luca Zingaretti svela i segreti

La malinconia, così tipicamente siciliana, è protagonista indiscussa della nuova stagione de Il commissario Montalbano. I due episodi, Salvo amato, Livia mia e La rete di protezione, in onda rispettivamente il 9 e il 16 marzo, sono i primi a essere stati girati dopo la scomparsa del “papà” del commissario di Vigata, lo scrittore Andrea Camilleri, avvenuta il 19 luglio.

Una grande perdita seguita a ruota dalla morte del regista dell’amatissima serie Tv in onda dal 1999, Alberto Sironi, e da quella dello scenografo Luciano Ricceri, che aveva scelto le location nella provincia di Ragusa divenute famose nel mondo, dalla casa di Marinella, con la sua terrazza affacciata sulla spiaggia, alla piazza barocca di Montelusa dove si trova la questura. «Quando eravamo sul set quest’estate Alberto si è sentito male e Zingaretti ha preso in mano la regia aspettando che lui tornasse, ma purtroppo non ce l’ha fatta. È stato uno choc per tutti», racconta Sonia Bergamasco, che interpreta Livia, l’eterna fidanzata di Montalbano. «Luca ha fatto un lavoro incredibile e faticosissimo: recitava in ogni scena e poi correva dietro il monitor per dare l’ok o scegliere di rifare.

È stato un anno difficile, ma Il commissario Montalbano è come una famiglia che ci accompagna da vent’anni: ci siamo stretti spalla contro spalla per andare avanti insieme». «Emotivamente è stato dolorosissimo», le fa eco Zingaretti. «Dall’oggi al domani mi sono ritrovato a fare da solo tutto quello che ero abituato a fare con Alberto Sironi. Come succede nei momenti di grande emergenza ho tirato fuori energie che non sapevo neanche di possedere e lavoravo fino a 18 ore al giorno senza avvertire la stanchezza. Avranno pensato che prendevo qualche sostanza proibita perché non ho mollato il colpo, ma non ne avevo bisogno, ero carico di adrenalina. Dopo l’ho pagata con una grande stanchezza. È stata una enorme responsabilità, volevo arrivare in porto sano e salvo assieme a tutti i miei compagni».

La regia non è una novità per l’attore romano che in questo periodo dirige a teatro anche la moglie Luisa Ranieri nella pièce americana degli anni Cinquanta A deep blu sea. «Alberto mi ha insegnato tanto in tutti questi anni», prosegue Zingaretti. «Eravamo molto amici e, a volte, ci siamo anche scontrati perché lui era un capoccione e mi faceva incavolare. E poi faceva sempre confusione: per esempio, dopo che urlava “motore”, invece di fare silenzio si metteva a raccontare barzellette. Con lui ho bevuto, mangiato, cucinato, eravamo complici e la sua dipartita è stata davvero dolorosa.

Comunque Alberto, Andrea e Luciano erano tre filibustieri che si sono goduti la vita fino all’ultimo: sono certo che, da dove sono andati, ci salutano con un buon bicchiere di vino rosso in mano». Nonostante la malinconia, Zingaretti preferisce vedere il lato positivo. «Vorrei che questi due nuovi episodi andassero molto bene e venissero guardati come un’occasione di festa per ricordare chi non c’è più. Non desidero dare loro un addio mesto, ma celebrarli con allegria, tanto prima o poi ce ne dobbiamo andare tutti… Nella regia ho seguito la strada segnata da Alberto vent’anni fa. I luoghi raccontati da lui sono pieni di dolcezza, di serenità e di malinconia.

Mi piace pensare che gli sarebbero piaciute queste due puntate, perché io e Alberto eravamo come due amici che viaggiano insieme in macchina e guidano a turno, quando uno è al volante l’altro dorme fidandosi completamente». La serie su Montalbano è una grande festa popolare che si rinnova dal 1999. La Rai ha calcolato che se si sommano tutti gli spettatori anche delle numerose repliche, che sono sempre state seguite da una vasta platea, gli spettatori complessivi superano il miliardo. «Prima che lo scrittore di Montalbano, Camilleri è stato il mio insegnante all’Accademia d’arte drammatica: era un grande affabulatore e a me, giovane uomo, ha insegnato fin da subito che la cosa più importante è saper godere di tutte le piccole cose della vita, che non notiamo perché ci illudiamo di essere eterni, ma invece sono proprio quelle che rendono ricca la nostra esistenza».

Montalbano non finisce qui: Zingaretti svela che c’è già un terzo film pronto. «Abbiamo girato un altro episodio, che la Rai ha deciso di mandare in onda l’anno prossimo, tratto da un altro romanzo di Camilleri, Il metodo Catalanotti, che contiene una grande novità: Livia e Montalbano si separano… Non spoilero nulla perché il libro è uscito per Sellerio nel 2018». E il futuro cosa riserva per il commissario più amato della Tv? «Per ora ci godiamo questa grande festa poi vediamo.

Deciderò se il dolore per la perdita di questi amici è tale per cui non avrò voglia di continuare senza di loro, oppure se sentirò che invece è doveroso raccogliere il testimone e arrivare fino alla fine». L’attore si riferisce all’ultimo romanzo Il cuoco dell’Alcyon, in libreria da maggio e non ancora adattato alla trasposizione Tv, e all’inedito dedicato a Montalbano da Camilleri, tenuto in cassaforte dall’editore Sellerio, che non si sa quando lo pubblicherà. Il successo del commissario in questi anni è dovuto al suo essere una persona, ancora prima che un genere romanzesco, spiega ancora Zingaretti. «Può affondare le mani nelle brutture del mondo mantenendo intatta la propria coerenza e la capacità di giudizio». Ed è sempre leale, anche nei confronti degli indagati. «Allo stesso tempo rappresenta l’italiano medio perché, oltre alle virtù, possiede anche qualche difetto, e sa muoversi bene nella vita: sarei molto orgoglioso se gli spettatori si riconoscessero in lui». In passato si è detto che Montalbano unisce l’Italia: «Se fosse vero sarebbe già un grande successo».

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