Elettra Lamborghini, avete mai visto il fidanzato Afrojack? Vuole un figlio da lui

Pubblicato il: 23 Febbraio 2020 alle 5:15

Era arrivata al Festival di Sanremo tra lo scetticismo generale, trattata dagli addetti ai lavori con malcelata sopportazione, circondata da ironia e sarcasmo. Elettra Lamborghini la “raccomandata” che voleva mettersi alla pari dei grandi (diciamo, dei grandicelli) della musica italiana, con alle spalle solo un curriculum fatto di reality, foto più o meno scandalose, amori occasionali e ostentazioni di ricchezza.

Invece… invece Elettra, 25 anni, forme generose, un grande talento nel farsi notare e dare scandalo, ha messo tutti nel sacco. Non ha vinto Sanremo, è vero, ma quasi. La sua canzone Musica (e il resto scompare) è diventata il vero tormentone del Festival, un ritmo balneare fuori stagione che, una volta entrato in testa, non esce più. Elettra, entrata da “raccomandata” ne è uscita come rivelazione. Ventunesima in classifica generale, la sua canzone è risultata la terza più ascoltata nei giorni della kermesse, e il suo video il secondo più guardato su YouTube (altri dati li citiamo a pagina 25 del giornale).

Ma questi sono freddi numeri. In realtà, F ereditiera ha ottenuto il risultato migliore possibile: pochi, se non gli amanti del gossip, la conoscevano, e ora la conoscono tutti. Prenderla sul serio come cantante pareva impossibile, e ora invece bisogna prenderla sul serio.

La sua performance forse non è stata vocalmente impeccabile, ma in scena si è difesa bene, con inattesa professionalità. E la sua canzone sarà tra quelle che più ricorderemo di questo Sanremo,
E poi, vogliamo essere paradossali, con la sua performance Elettra lancia un messaggio positivo, uno dei tanti di questo Sanremo dei buoni sentimenti (e delle cattive amicizie, come quella spezzata tra Bugo e Morgan).

Perché la nipote di Ferruccio Lamborghini, il fondatore della fabbrica di auto di lusso note in tutto il mondo (oggi totalmente di proprietà della Audi), figlia dell’imprenditore Tonino Lamborghini, proprietario di un brand che comprende un’ampia gamma di prodotti di gran lusso come orologi, occhiali, profumi, abbigliamento, accessori sportivi, hotel e ristorante, Elettra dicevamo, di andare a Sanremo non aveva alcun bisogno.

Ricca al punto da non saper nemmeno raccontare quanto, abituata agli agi più sfrenati fin dall’infanzia, con il corpo costellato di piercing di diamanti, avrebbe potuto continuare la sua vita dorata in un ricco anonimato. Oppure, per soddisfare la propria voglia di visibilità, fare quello che faceva all’inizio, frequentare i programmi Tv per far parlare di sé, dare scandalo, ammiccare ai fotografi, come tante “stelline” con cognomi meno celebri fanno regolarmente.
Invece no, Elettra dopo qualche sbandamento, ha puntato sulla musica. E la musica non è un lavoro facile: è fatica, è sacrificio, è abnegazione. Qualcosa che a farla seriamente ci si perde il sonno.

E in cui la brutta figura è dietro l’angolo. Sì, avrà aiutato il cognome, la ricchezza, la popolarità acquistata con le foto sui rotocalchi. Ma alla fine Elettra (che già da un paio d’anni collaborava con musicisti come Guè Pequeno e Sfera Ebbasta) sul palco ci è salita lei, a rischiare i fischi, le “stecche” e le critiche spietate, tutte cose che i suoi soldi non avrebbero potuto evitare. Ha scommesso su se stessa e ha vinto, inaspettatamente.

Chi ha conosciuto ragazzi con un cognome importante, figli di industriali o di persone molto ricche, sa bene che dietro il loro privilegi spesso si cela una grande frustrazione. Tanti vorrebbero essere al loro posto, ma molti di loro invece da quel posto vorrebbero scappare. La loro esistenza è già decisa fin dalla nascita: l’azienda di papà, gli studi seri, il consiglio d’amministrazione, l’impossibilità di costruirsi una vita diversa da quella che il destino ha già consegnato loro in culla… Qualcuno si perde invece nella troppa ricchezza, perde il senso della realtà, fino a rovinare se stesso e le finanze di famiglia.

Elettra, come pochi altri (ci viene in mente Lapo Elkann), ha scelto una strada diversa. Ha voluto dimostrare agli altri, ma in fondo più a se stessa, di saper fare qualche cosa che non dipendesse dal suo cognome e dai milioni che custodisce in banca. Ha cercato di costruirsi un’identità, che non fosse solo quella della “figlia di papà”, percorrere una strada che non fosse già segnata. Chi sa che non faccia parte di questa maturazione anche il suo fidanzamento con il disc jockey olandese Afrojack, che dovrebbe sposare (lo ha annunciato a fine dicembre) proprio quest’anno.

Ovviamente tutti i suoi privilegi restano sullo sfondo: difficilmente, se non si chiamasse Lamborghini, avrebbe potuto salire sul palco dell’Ariston. E però, nonostante questo, Elettra ci ha insegnato una verità: soldi e fama contano poco, se non sappiamo cosa fare di noi stessi. E che la spinta a realizzare la propria individualità, a inseguire i nostri sogni, è l’unica cosa che ci libera davvero.

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