Elisa Isoardi inveisce contro Claudio Lippi a La Prova del Cuoco: “Me ne vado a L’Eredità”

Sono giorni pieni di paura quelli che stanno vivendo gli italiani in questo periodo e che stanno condizionando la loro vita in modo tangibile per via della paura del contagio da Coronavirus. Quanto detto si è riflesso anche nel mondo della televisione italiana, colpendo varie trasmissioni come La Prova del Cuoco e quindi anche Elisa Isoardi e Claudio Lippi, ecco perché.

Paura del Coronavirus

Come abbiamo avuto modo di raccontare anche nei giorni passati, la paura del contagio da Coronavirus sta piegando davvero la nostra nazione a altre nel mondo. Il virus ha messo tutti in allarme e ad oggi stanno aumentando i contagi nel mondo mentre le notizie in merito a fenomeni di guarigione sono davvero molto pochi.

Sulla base di tale motivazione molte delle nazioni si sono fermate in toto, come sta succedendo in Italia dove le scuole sono chiuse fino a nuovo a contrordine e i programmi televisivi andranno in onda senza pubblico in studio. Un vero e proprio stravolgimento delle abitudini, anche se gli show, come vuole la regola, vanno a avanti a prescindere.

Elisa Isoardi rimprovera Claudio Lippi

Nel corso dell’ultima settimana abbiamo avuto modo di vedere anche cambiare radicalmente le abitudini tra le persone, non a caso il Ministero della Salute ha raccomandato agli italiani di evitare il più possibile sia i luoghi affollati che l’abitudine di stringersi la mano, abbracciarsi o salutarsi con il classico bacio sulla guancia.

Sulla base di tale motivazione, infatti, sono chiamati a seguire le regole anche i conduttori di programmi televisivi al fine di fare in modo di rappresentare in modo visivo le varie regole.

A tenere banco nel mondo del gossip troviamo il rimprovero che è stato fatto da Elisa Isoardi a Claudio Lippi durante la messa in onda de La Prova del Cuoco. Ecco cos’è successo.

“Me ne vado a L’Eredità”

Ebbene sì, la paura del contagio da Coronavirus ormai ha colonizzato anche la televisione e coloro che trasmettono dagli studi di Roma da ora in poi dovranno farlo senza pubblico come succede già a Milano.

Elisa Isoardi in occasione della messa in onda de La Prova del Cuoco, ecco che rimprovera Claudio Lippi ricordandogli che da oggi i contatti tra di loro devono essere ridotti ai minimi termini anche per via delle disposizioni del Ministero della Salute. Il compagno di avventure della conduttrice, ironicamente arrabbiato, interviene tra le risate generali dicendo: “Me ne vado a L’Eredità”.

Lippi, combattente della chiropratica

È un uomo garbato, Claudio Lippi. Garbato ed equilibrato. È un’eccezione felice, una boccata d’aria buona in un mondo, quello della TV, nel quale si respirano atmosfere sempre più chiassose ed effimere. La sua televisione è pulita, priva di eccessi, mai banale, mai volgare.

È l’esatto riflesso della sua persona: intelligente, ironica, elegante, rispettosa. È una TV fatta in punta di piedi. I tanti che lo seguono da sempre, giurano di non averlo mai visto arrabbiarsi dinanzi alle telecamere. Claudio Lippi si arrabbia solo se gli parli di chiropratica. “Sì, quando penso alla chiropratica in Italia mi arrabbio” tuona il conduttore televisivo. “Non è possibile che una professione sanitaria come la chiropratica, riconosciuta ufficialmente anche in Italia da anni e in grado di contribuire in maniera significativa alla salute pubblica, sia costretta a combattere così strenuamente per ottenere quanto le spetta di diritto.” A cosa si riferisce? “Per esempio all’avvio del Registro Italiano dei Dottori Chiropratici.

La Legge lo sancisce dal 2008. Lo ha visto?” No. “Appunto. È assurdo. Mi spiega per quale motivo una professione sanitaria primaria e indipendente, riconosciuta come tale dalla Legge, debba ancora vedersi privata di uno dei suoi diritti fondamentali? Si faccia un giro negli Stati Uniti. Vada a vedere di quale considerazione gode la chiropratica oltreoceano. Si faccia accompagnare nei college universitari americani, ove ci si laurea dottori di chiropratica dopo sette anni di studi. Poi ne riparliamo!” Immagino che questa indignazione derivi da un’esperienza personale. È un paziente della chiropratica? “Da oltre 25 anni.

Conobbi questa disciplina grazie a un dottore chiropratico svedese che lavorava a Roma e che oggi, dopo un quarto di secolo, trasferitosi a Campagnano di Roma, continua a prendersi cura della mia salute e della salute dei miei cari”. Cosa le piace della chiropratica? “Tutto”. Non le sembra di esagerare? “No, la salute è una cosa seria. Non si scherza. La visione che la chiropratica ha della salute è molto simile alla mia. Non si sofferma unicamente sul sintomo ma si sforza di prendere in considerazione la persona nel suo insieme, valutandone stile di vita, stato psicologico, stress e tanti altri fattori, così da individuare con precisione le cause di determinati sintomi, per poi lavorare alla loro rimozione. Tutto ciò senza utilizzo di farmaci”. Una crociata contro i farmaci, la sua?

“Assolutamente no. Non mi permetterei. Se oggi viviamo più a lungo, se abbiamo debellato molte malattie micidiali, è proprio grazie all’apporto dell’industria farmaceutica. Bisogna tuttavia riconoscere che negli ultimi anni la tendenza a prescrivere o assumere farmaci con una certa superficialità si è accentuata in maniera preoccupante e di certo in una misura non priva di effetti collaterali”. La chiropratica come alternativa alla medicina tradizionale e ai farmaci? “Nemmeno per sogno. La chiropratica non è un’alternativa a nulla, tantomeno alla medicina tradizionale, verso la quale nutro profondo rispetto.

La chiropratica è una professione indipendente, una specializzazione dotata di un bagaglio culturale e professionale di assoluto rilievo che, con il suo approccio olistico, può contribuire in maniera significativa, anche in Italia, alla salute pubblica. Il problema è che qui a esserne consapevoli siamo in pochi”. Soluzioni? “Il corpo umano è una macchina perfetta, meravigliosa, straordinariamente complicata, che ha in sé la capacità innata di mantenersi in buona salute. Questo dato di fatto andrebbe insegnato già alle scuole elementari. Dovremmo sin da bambini imparare a conoscerci e a individuare tutte quelle dinamiche in grado di aiutare il nostro organismo a mantenere l’equilibrio. È una questione di cultura, consapevolezza e approccio, un approccio alla salute che deve essere diverso da quello oggi in voga.

Se amo la chiropratica è perché si fonda su tali princìpi e li promuove tra mille difficoltà”. Di che genere? “Essenzialmente di carattere culturale. Nel nostro paese, attorno alla chiropratica c’è ancora una certa dose di ignoranza. Si figuri che qualche anno fa la redazione di un noto talk show cercò di invitare un chiropratico in TV insieme a una specie di veggente. Un accostamento emblematico”. Accennavamo alla sua esperienza personale. “Un mio congiunto aveva, anni fa, sintomi che gli impedivano di svolgere pienamente l’attività sportiva cui era dedito. Alcuni medici affrontarono la questione prescrivendogli delle infiltrazioni, senza esito. Il chiropratico, cui ci rivolgemmo solo dopo tali terapie, affrontò il problema con una sensibilità e un’ampiezza di visione che mi lasciarono sorpreso. E lo risolse.

La sua sensibilità, il suo approccio alla persona, il suo preoccuparsi di indagare lo stile di vita e le abitudini del paziente, non fermandosi unicamente ai sintomi, mi colpirono e fecero di me un paziente della chiropratica. A distanza di molti anni, mi mantengo in buona salute sottoponendomi con regolarità a quelli che il mio chiropratico definisce, con termine tecnico, aggiustamenti”. Un rapporto di grande amore con la chiropratica? “Di amore e di raziocinio”. Tre desideri a favore di questa disciplina. “L’apertura del Registro Italiano dei Dottori Chiropratici e l’avvio anche in Italia di almeno una facoltà universitaria nella quale ci si possa finalmente laureare senza doversi recare all’estero”. E il terzo? “È legato al primo: vedere finalmente risolto il problema dell’abusivismo, spesso generato dall’attuale vuoto normativo. Non è tollerabile che persone prive di competenza possano spacciarsi per chiropratici e mettere a rischio la salute dei pazienti”. Si avvereranno? “Credo proprio di sì. Così come spero che le prestazioni chiropratiche possano presto essere fruite anche in convenzione. Di certo, fin quando non vedrò realizzati questi desideri, mi batterò per diffondere la cultura chiropratica anche nel nostro paese. Sono un combattente, io. Un combattente della chiropratica”

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