Jack Dylan Grazer, lui ha lo smalto e tinge i capelli

Fraser ha i capelli ossigenati, lo smalto multicolore sulle unghie e alterna i jeans con i pantaloni leopardati. Fraser è il personaggio principale di We Are Who We Are, otto puntate in onda su Sky, e a dargli volto e anima è l’americano Jack Dylan Grazer, 17 anni compiuti da poche settimane. Per il suo esordio nel territorio delle serie tv, il regista Luca Guadagnino ha scelto questo attore giovanissimo per raccontare il tema della fluidità sessuale nella Generazione Z. E il destino di Grazer sembra già segnato: seguire quello scintillante di un’altra baby star, Timothée Chalamet, che in Chiamami col tuo nome Guadagnino ha lanciato fino agli Oscar (Chalamet a soli 22 anni è stato candidato come Miglior attore protagonista).

Come Chalamet, anche Grazer ha una fisicità efebica, la delicatezza dei tratti, ma le affinità tra i due fiscono qui. Chalamet nel suo ruolo raccontava il desiderio/ ossessione di vivere la storia d’amore (gay) assoluta; il personaggio di Grazer non cerca passioni assolute e quindi categoriche, le sue scelte sessuali e sentimentali vogliono restare aperte, in potenza. È questa la fluidità tipica di tanti adolescenti  lato, Jack Dylan Grazer, 17 anni, nel ruolo di Fraser, il personaggio principale della serie tv di Sky “We Are Who We Are”. Sopra, è con gli altri giovani attori del cast con il regista Luca Guadagnino (a ds.). In alto, altre scene della serie. di oggi: non è incertezza, quanto voglia di sperimentare, di scoprire il mondo e se stessi senza timori.

In We Are Who We Are Grazer interpreta un adolescente timido e introverso, che da New York si trasferisce in una base militare in Veneto con la madre lesbica Sarah (Chloë Sevigny), diventata comandante, e la sua compagna di vita Maggie (Alice Braga). Subito si ritrova affascinato da Caitlin (Jordan Kristine Seamón), 15enne di colore che ama travestirsi da maschio per andare a contrabbandare benzina per barche o per bere birre al bar. La loro complicità forse potrebbe essere amore, ma fuori dalle regole solite: non si baciano né si sfiorano mai. Entrambisi lasciano trasportare da pulsioni che oscillano tra i sessi: lei viene approcciata da una ragazza quando è vestita da uomo; lui ammira un sedere maschile e non rifiuta a se stesso l’infatuazione per il soldato ventenne Craig. La stessa “fluidità” di Fraser e Caitlin è vissuta dal gruppo di amici che trasformano la miniserie in un racconto corale. Per Guadagnino Jack Dylan Grazer non è stata una scelta qualsiasi. Intanto Grazer ha già ruoli importanti alle spalle e la sua dichiarazione dei redditi sfiora il mezzo milione di dollari annui.

Lo abbiamo visto tra i protagonisti bambini nell’ultima versione cinematografica tratta dal capolavoro horror di Stephen King It: qui interpreta l’ipocondriaco Eddie Kaspbrak. È anche il giovane protagonista di Shazam!, sul supereroe della DC Comics. D’altronde, Grazer viene da una famiglia blasonata di Hollywood: non tanto per il papà attore (che non ha mai davvero sfondato), o perché il suo padrino è Anthony Hopkins, quanto per lo zio Brian Grazer, produttore e socio del regista Ron Howard, che con i suoi film, come Apollo 13 e A Beautiful Mind, e serie tv ha incassato più di 15 miliardi di dollari e 43 candidature agli Oscar. Per Guadagnino non è stata una scelta strategica, a lui non importa tessere amicizie con il nipote di uno dei re Mida di Hollywood. Guadagnino ha seguito la sua sensibilità artistica: Jack Dylan Grazer, infatti, porta sulla propria pelle la fluidità sessuale della Generazione Z. Nella sua vita vera di teenager Grazer si dipinge le unghie con lo smalto e ha un debole per i look androgini: «Per me e i miei coetanei non esiste la paura di mettersi in discussione e non vediamo l’ora di sbarazzarci dei canoni della normalità», ha rivelato.

Calandomi nei panni di Fraser, ho scoperto tantissime cose su me stesso». Come i capelli biondi: «All’inizio Fraser doveva essere castano con un taglio a scodella nascosto quasi tutto il tempo da un berretto. Poi Luca aveva un’aria insoddisfatta: “C’è qualcosa che manca. Forse dobbiamo ossigenarti i capelli”. Ero angosciatissimo, mai me li sarei voluti tingere… Poi, mi sono guardato biondo allo specchio e ho visto un perfetto Fraser!». Grazer e Fraser hanno molto in comune, secondo Guadagnino: «Qualcosa che è molto attuale tra i ragazzi di oggi e ha a che fare con la sospensione del giudizio. La capacità di accogliere qualsiasi identità. Che si accompagna allo stesso tempo con la fame di conoscenza». C’è solo un modo per svelare questa generazione agli occhi del pubblico, farli vedere senza giudicarli o definirli: “Noi siamo quello che siamo”. We Are Who We Are.

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