Kobe Bryant morte, cosa è stato il campione più forte di tutti i tempi

Quando è giunta la notizia dell’incidente e poi della sua morte, il mondo si è fermato per qualche attimo. È morto Kobe Bryant, un giocatore di pallacanestro o meglio uno dei più forti giocatori di pallacanestro di sempre. L’uomo da sempre ha avuto la passione per la pallacanestro ed ha dedicato tutta la sua vita a questa disciplina, diventando uno dei Campioni più forti di sempre.

Nessuno fino ad oggi è stato come lui, nonostante comunque ci siano stati e ci sono ancora tutto oggi tanti grandi giocatori come Michael, Magic, Larry, Kareem, Lebron e Joardan. Nessuno di loro però, pare che abbia dedicato la propria vita alla pallacanestro, come ha fatto Krobe. Quest’ultimo infatti ha giocato per tanti anni ed ha vinto di tutto. È stato sempre molto deciso nel voler portare avanti questa sua passione e questo suo sogno fin da bambino, quando ha seguito il padre in Italia crescendo tra Reggio Emilia e Pistoia. Aveva soltanto 10 anni quando all’oratorio ha iniziato a firmare autografi, che distribuiva a tutti i suoi compagni di gioco dicendo di tenerli conservati perché un giorno sarebbe stato un grande campione, forse addirittura il più grande di tutti. E così effettivamente è stato.

Krobe Bryant la sua vita dedicata al basket

Per tutta la sua vita Krobe dedicò gran parte della giornata al basket, impegnandosi negli allenamenti tutti i giorni, tre- quattro ore di tiri e movimenti senza palla, dapprima da solo e poi aspettando i compagni e continuando con loro in palestra. E’ capitato anche che il campione giocasse infortunato o comunque non in piena forma. In una occasione, con un tendine di Achille spezzato in due parti sarebbe riuscito a battere addirittura due tiri liberi, segnandoli ed ancora avrebbe modificato la meccanica di tiro utilizzando il dito medio piuttosto che l’indice, visto che questo era infortunato e non poteva flettersi. Sarebbe riuscito addirittura a segnare 80 punti in una sola partita e solo 60 in quella che ha decretato poi il suo addio alla pallacanestro. In questi lunghi 20 anni, il campione ha vinto ben 5 titoli ed ancora il Mvp.

Come abbiamo avuto modo di anticipare, Bryant ha sempre dimostrato di essere innamorato della vita ma soprattutto del suo lavoro che era appena sua più grande passione. Tutto ciò lo ha espresso nella sua Lettera d’addio al gioco, che in realtà non è mai stato un gioco come lo è stato per gli altri giocatori. Per lui la pallacanestro era semplicemente vita e arte. Come i più grandi artisti hanno lasciato in eredità statue, affreschi e tant’altro, Kobe ci ha lasciato tante partite, tante sfide, tanti canestri e soprattutto tante emozioni che difficilmente si potranno dimenticare. Per tutte queste ragioni, il mondo ha accolto la notizia della sua morte con grande stupore ma soprattutto con immenso dolore.

L’affetto dei tifosi

Tutti i suoi tifosi lo seguivano in tutto e per tutto ed erano talmente tanto sicuri del suo talento e della sua forza, che ogni partita vedendo in campo il numero 24, per loro era una certezza. Tutti sin dall’inizio di ogni partita, aspettavano al momento in cui Kobe avrebbe raddrizzato il tiro e avrebbe segnato, portando a casa il risultato, anche con un tiro fuori equilibrio sulla Sirena. Effettivamente così andava, ogni volta in cui il campione scendeva in campo. Nonostante tutto però, Bryant pare che non piacesse proprio a tutti, ma addirittura non era visto di buon occhio da chi considera che la volontà individuale da sola possa portare ad un successo. In genere si dice infatti che il gioco di squadra sia importante per far sì che si possa vincere una partita, ma lui lo ha dimostrato di essere in grado da solo di poter fare grandi cose.

La sua vita privata

Io faccio tutto da giovane, anche sposarmi”, erano state queste le parole pronunciate dal Campione che sin da quando era piccolo aveva molto chiaro quello che voleva sia per la sua vita che per il suo lavoro. La sua famiglia è stata da sempre molto allargata; si dovette separare dai genitori Jellybean e Pamela molto presto e pare che ebbe con loro un rapporto burrascoso, soprattutto nei primi anni della sua carriera a Los Angeles. Nel 2000, aveva soltanto 21 anni e si fidanzò con una diciassettenne Vanessa Laine, sei mesi dopo averla conosciuta nel mese di novembre del 1999, durante la registrazione di un video musicale. I due ebbero ben 4 figli, nati tutti tra il 2003 e 2019, Natalia Diamante (2003), Gianna Maria-Onore detta Gigi (2006), Bianka Bella (2016) e Capri Kobe (2019). Vanessa e Kobe attraversarono alcuni momenti di difficoltà, soprattutto dopo le accuse di molestie sessuali contro il campione, arrivate nell’estate del 2003 in Colorado. Quella vicenda durò circa un anno ma si concluse poi con il ritiro delle accuse. Tuttavia quanto accaduto lasciò delle conseguenze e degli strascichi nella vita di coppia. Si arrivò nel 2011 quando Vanessa avanzò una richiesta di divorzio. Con lui purtroppo, in quel drammatico incidente, è deceduta anche la figlia Gianna Maria, che pare fosse intenzionata a proseguire le orme del padre.

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