La Regina Elisabetta non cede al coronavirus e assiste, come ogni anno, alla cerimonia del Remembrance Day

Niente e nessuno, nemmeno la pandemia, avrebbe potuto fermare Elisabetta II dal presenziare alla cerimonia numero 100 del Remembrance Day, la ricorrenza con cui l’Inghilterra e i Paesi dell’ex impero britannico, oggi Commonwealth, ricordano la fine della Prima guerra mondiale e i caduti di tutte le guerre.

Si considera una veterana della Seconda guerra mondiale ed è oggi l’unico capo di Stato che possa vantarsi di averla combattuta. Presente alla cerimonia in centro a Londra la famiglia reale al completo (escluso Andrea, che non vedremo probabilmente mai più) e mezzo governo, con un Boris Johnson più spettinato che mai. Ai piedi del monumento ai caduti, il Cenotaph di Whitehall, voluto e inaugurato da Giorgio V nel 1920, i principi Carlo, William ed Edoardo e la principessa Anna, hanno deposto le loro ghirlande di papaveri, fiore simbolo dei caduti britannici.

Dai balconi dell’attiguo Foreign Office hanno assistito la sovrana e Camilla di Cornovaglia con Catherine di Cambridge, tutte rigorosamente in nero e con appuntati al petto dei piccoli bouquet di papaveri. Durante l’evento di norma Whitehall è invasa dai veterani di guerra e dagli uomini di tutti i corpi militari britannici, ma in questo 2020 erano presenti solo una trentina di veterani e distanziati l’uno dall’altro a causa delle restrizioni sanitarie.

Tutti i presenti hanno rispettato i tradizionali e britannici due minuti di silenzio, sempre toccanti per Elisabetta, che a un certo punto ha portato la mano al viso commossa. A Los Angeles, intanto, nel cimitero nazionale della città californiana, anche il principe Harry, accompagnato dalla moglie Meghan Markle, ha voluto salutare i caduti del Commonwealth, sistemando dei fiori raccolti dal loro giardino su due tombe, una di un militare australiano e l’altra di un soldato canadese.

La coppia ha deposto anche una ghirlanda di fiori davanti all’obelisco del camposanto, sul quale è incisa la dedica “in memoria degli uomini che hanno offerto la loro vita per difendere il loro Paese”. Il duca di Sussex aveva espresso il desiderio di essere presente alla cerimonia solenne a Londra, ma i dignitari di Corte, come ha fatto sapere il quotidiano Times (da sempre il megafono di Buckingham Palace), gli hanno negato il permesso, adducendo come scusa quella che il principe non è più un “working royal”, cioè non lavora più per la Corona. Harry si è detto «profondamento rattristato » dalla decisione del Palazzo.

Il principe è, come la regina e Andrea di York, un veterano di guerra e se c’è una cosa che rimpiange della sua vecchia vita è proprio quella di aver abbandonato le sue cariche militari onorarie. A Los Angeles ha portato però le medaglie, che ha appuntato per l’occasione sul vestito blu, indossato al posto dell’amata divisa, rimasta a Londra per ordine della stessa regina. Ancora a proposito della sovrana, indossando la mascherina per la prima volta dall’inizio della pandemia, qualche giorno prima della visita al Cenotaph di Whitehall Elisabetta aveva voluto celebrare il centenario della sepoltura del milite ignoto nell’abbazia di Westminster con un tributo del tutto personale: aveva deposto sulla tomba un bouquet di orchidee e mirto, ispirato a quello che aveva il giorno delle sue nozze.

La tradizione reale di portare dei fiori sul tumulo fu inaugurata dalla Regina madre: il 26 aprile 1923, giorno del suo matrimonio con il principe Alberto, affidò il suo bouquet alla memoria del milite ignoto, in omaggio al fratello morto durante la Prima guerra mondiale. Il gesto fu lodato e da allora è rimasto simbolico.

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