Massimo Giletti minacciato, lo sfogo del giornalista: “Sono amareggiato”

Massimo Giletti nel corso della sua carriera si è spesso trovato nel mirino dell’attenzione mediatica per via delle inchieste curate per conto del programma Non è L’Arena, ricevendo anche delle pericolose minacce. Non a caso, ecco che arriva anche il duro sfogo del giornalista circa quello che è successo nella sua vita di recente.

Massimo Giletti, il mestiere da giornalista

Nel corso i questi anni abbiamo avuto modo di vedere come Massimo Giletti impegnato in varie inchieste per conto del suo programma nelle versioni in onda per Rai 1 L’Arena e adesso Non è L’Arena in onda ogni domenica per La7.

Durante la carriera da giornalista per Giletti non sono mancati momento difficili, o minacce che sono arrivate circa il lavoro fatto e le inchieste curate. A tenere banco da qualche tempo a questa parte il duro sfogo del conduttore del programma di La7, ecco di cosa si tratta.

Massimo Giletti, il duro sfogo

Durante la messa in onda del programma Non è L’Arena, Massimo Giletti ha avuto modo di curare da vicino diverse inchieste che riguarda la cronaca della pandemia del Coronavirus, dalla questione dei contagi e anche le varie manovre che sono state messe in atto dal governo durante i giorni di lockdown.

In particolar modo, ecco che a tenere banco nel mondo delle notizie creando particolare preoccupazione troviamo anche la liberazione di alcuni boss che si trovano in carcere, il tutto per una questione di sicurezza. Quando detto ha comportato delle minacce che sono state fatte a Massimo Giletti, il quale non ha trattenuto il suo duro sfogo.

“Sono molto amareggiato”

All’epoca dei fatti, a commentare quello che stava accadendo nella sua vita comprese le minacce ricevute è stato lo stesso Massimo Giletti che come riportato anche da Il Giornale ha dichiarato:

Sono molto amareggiato. Sto ricevendo insulti e minacce da troppo tempo. Adesso mi sono rotto le scatole. Dico subito, a chi mi minaccia in molti modi, che domenica tornerò a parlare di questa storia, perché io credo che se uno come Di Matteo, costretto ad intervenire in una trasmissione quando non ha mai parlato prima e si è tenuto questo per due anni per un senso delle istituzioni, ha sentito la necessità di intervenire, pone un problema seri. Voglio essere molto chiaro. Il ministro Bonafede ha fatto atti importanti contro la mafia, ha firmato decreti importanti. Il sottoscritto lo ha riconosciuto, ma qui stiamo parlando di una cosa diversa. Io faccio il mio mestiere di giornalista: se un personaggio come Di Matteo chiede di intervenire in una trasmissione, io ho l’obbligo di ascoltare”.

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