Paolo Rossi chi è la moglie Federica Cappelletti, Figli e Carriera

Se ne è andato due settimane dopo Maradona. Come se il dio del calcio, se mai esistesse, avesse voluto riportare accanto a sé due tra i campioni che hanno regalato più gioia ed emozioni, non solo ai tifosi, ma al mondo intero.

Ma se quella del “Pibe de oro” era in fondo una fine annunciata, per il fìsico minato dai troppi stravizi, la scomparsa di Paolo Rossi ha colto davvero tutti di sorpresa. Perché, nonostante i suoi 64 anni, sembrava, e per tutti quanti in fondo ancora era, il ragazzino sorridente e timido che, gracile come un uccellino, apparentemente indifeso, aveva stroncato il grande Brasile in un infuocato pomeriggio del luglio 1982, e regalato la Coppa del mondo all’Italia, e con la Coppa anche un momento irripetibile di felicità, di rivincita, di orgoglio nazionale. Che chi ha oggi dai 50 anni in su non ha mai dimenticato, e di cui ancora può vivere il ricordo, quasi sentire il sapore.

Paolo Rossi era malato da qualche mese di tumore al polmone, anche se lo sapevano in pochi. A dare l’annuncio più triste è stata la moglie, Federica Cappelletti, giornalista e scrittrice, che Paolo aveva sposato dieci anni fa in seconde nozze, e da cui aveva avuto due bambine, Maria Vittoria, 11 anni, e Sofia Elena, 8. Federica ha pubblicato una foto del marito di spalle, quasi a salutarlo, con le parole: «Non ci sarà mai nessuno come te, unico, speciale, dopo te il niente assoluto…».

Poi una foto di loro due insieme, con una frase che dice tutto: «Per sempre». Toccante il suo racconto degli ultimi istanti del campione: «Nel momento in cui stava morendo e non se ne voleva andare, io l’ho abbracciato forte e gli ho detto Paolo, adesso vai, hai sofferto troppo. Staccati, lascia questo corpo e vai. Io crescerò le bambine e porterò avanti i nostri progetti».

L’ex calciatore, che da anni era un apprezzato e competente commentatore Tv, e la giornalista si erano conosciuti nel 2003, ma si erano messi insieme solo cinque anni dopo. Lui veniva da un matrimonio finito con Simonetta Rizzato, la donna che, proprio nell’anno del Mundial, gli aveva regalato il primo figlio, Alessandro. Federica per descrivere il marito ha avuto parole bellissime: «Era una persona unica, piena di ottimismo anche nei momenti più difficili, una persona grande ma allo stesso tempo semplice. Sapeva parlare allo stesso modo con i capi di Stato ma anche con le persone che incontravamo al supermercato.

Questo era Paolo e questa la sua grandezza». In un’altra intervista, data in una diversa occasione, Federica aveva detto: «Paolo mi ha trasmesso da subito sicurezza e nel suo sorriso contagioso e onnipresente ho trovato mano a mano la scintilla, la forza di buttarmi, di andare avanti e di formare una famiglia insieme. Solida, cercata». Per poi aggiungere: «Paolo è un uomo esageratamente vero, autentico, V che la fama non ha cambiato. E il simbolo di una nazione che ce l’ha fatta contro ogni aspettativa, di un’Italia che usciva da profonde lacerazioni e aveva bisogno di credere in se stessa. Paolo è l’emblema della riscossa, della vittoria.

Quello che servirebbe adesso. La sua storia, è il racconto di un bambino che aveva il grande sogno di fare il calciatore e ha sfidato la sorte, gli imprevisti, le difficoltà e la diffidenza pur di centrare l’obiettivo. Fino a diventare leggenda». Parole che ci danno lo spunto per tentare di capire cos’è stato Paolo Rossi per noi italiani, perché la sua scomparsa ha suscitato un’emozione così travolgente. Ebbene, il motivo è semplice.

Quel Mundial 1982, di cui Rossi è stato il simbolo per le sue imprese in campo, per i sei gol segnati, è stato uno dei momenti più esaltanti della nostra storia nazionale. I tempi sono ormai lontani, ma la memoria è viva: eravamo in piena crisi economica, con l’inflazione sopra il 20 per cento. Il Paese era dilaniato dal terrorismo, stanco, stremato, il “boom” era un ricordo ormai lontano, lo shock del terremoti dell’Irpinia del 1980 era ancora vivo, l’anno prima era esploso lo scandalo P2. In un’estate piena di cattivi presagi, i nostri giocatori partirono per la Spagna a disputare il Mondiale circondati dallo scetticismo generale.

Rossi, in particolare, coinvolto in un brutto affare di calcio scommesse (di cui si è sempre dichiarato innocente), aveva appena scontato la squalifica e non giocava da due anni. La storia è nota: dopo aver giocato tre partite pessime, con tre pareggi modesti, la squadra si trasformò, diventando una corazzata capace di battere a suon di gol le formazioni più forti dell’epoca, Argentina, Brasile, Polonia e Germania in finale. Lo stesso Rossi, che nei primi match vagava in campo senza meta, intristito e spaesato, difeso con ostinazione dal commissario tecnico Enzo Bearzot divenne un cecchino infallibile, trascinando i compagni alla vittoria, sotto gli occhi di un entusiasta presidente Sandro Pettini.

Fu come se per Finterà nazione fosse suonata la riscossa. Come se Paolo Rossi (da allora per tutti Pablito, alla spagnola) ci avessero dimostrato che non eravamo un Paese in declino e in preda al caos, ma che al contrario il futuro era nostro, che con abilità, fortuna, spirito di dedizione e soprattutto solidarietà, la stessa che la Nazionale aveva dimostrato facendo quadrato contro i suoi tanti critici, avremmo potuto risollevarci, e diventare vincenti.

Un’euforia collettiva a cui seguirono, in effetti, anni migliori per il nostro Paese, anni di nuovo pieni di creatività e di speranza nel futuro. Pablito, con il suo sorriso da eterno bimbo birichino, ci ricordava tutto questo, appena lo vedevamo in video.

Incarnava, per noi come individui e per noi come italiani, il sogno di annullare ogni difficoltà, di essere capaci ottenere l’impossibile, di trionfare su tutto e su tutti. La sua scomparsa ci addolora, ma non può cancellare questi ricordi, queste sensazioni. E il suo esempio, e l’esempio dell’impresa che realizzò con i suoi compagni di squadra, deve esserci ancora di ispirazione. Perché nei mesi che verranno, tra pandemia e crisi economica, abbiamo un altro Mundial da affrontare, e che sarà molto difficile vincere. Ma, Pablito ce lo insegna, uniti possiamo farcela.

Federica  Cappelletti con Paolo Rossi

La coppia si è conosciuta più 22 anni fa, nell’estate del 2008, il loro è stato un vero colpo di fulmine. Lei è più giovane di 16 anni, ma la differenza non conta: i due si fidanzano e lo rimangono per ben 12 anni. Poi il 10 luglio del 2010 Federica e Paolo si sposano in Campidoglio a Roma.

I figli di Paolo Rossi

Dal loro matrimonio sono nate due bellissime  bambine, Maria Vittoria, la maggiore di 10 anni, e Sofia Elena, di otto anni. Ricorderete alcuni anni fa quando Paolo e sua moglie andarono alle Maldive per rinnovare la loro unione e si risposarono sulla spiaggia.

Paolo Rossi ha tre figli. Il più grande è Alessandro che oggi ha 38 anni, è nato l’anno del mitico Mundial, avuto dal primo matrimonio dell’ex attaccante con Simonetta Rizzato. Alessandro non ha seguito le orme paterne e al pallone ha preferito compasso e squadre. E’ diventato infatti un geometra ed ha lavorato con il padre quando vivevano a Vicenza e l’ex calciatore aveva messo su una società immobiliare-

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