Principe Carlo e Camilla, 15 anni di matrimonio di nuovo insieme dopo l’isolamento

Parola di sua maestà la regina: «Torneremo a stare insieme». Il discorso eccezionale – il quarto nei 68 anni sul trono – che Elisabetta ha consegnato ai sudditi il 5 aprile ha commosso molti, nel Regno Unito.

In particolare Carlo. E non solo perché il principe di Galles ha conosciuto in prima persona il dramma del coronavirus che sta avvolgendo l’isola britannica, dramma dal quale per fortuna è uscito indenne, ma anche perché il solenne messaggio alla patria è stato trasmesso poche ore prima che i medici di corte dessero il loro ultimo responso: la mattina successiva anche Camilla ha finalmente terminato l’isolamento prudenziale al quale era stata confinata dopo l’annuncio delle positività del marito.

Dunque sì, hanno risposto i sanitari alle altezze reali: vi potrete riabbracciare in tempo per l’anniversario di matrimonio, il quindicesimo. Furono istanti indelebili nella memoria degli sposi e dell’opinione pubblica. Era il 9 aprile 2005, a Windsor tirava un’arietta frizzante, quando il principe di Galles firmò i documenti nuziali con Miss Shand, divorziata Parker Bowles. Alla cerimonia civile in municipio seguì una funzione religiosa, non matrimoniale, alla St. George Chapel alla quale – qui sì – presenziarono anche i genitori dello sposo, Elisabetta e Filippo, con quell’aria di sorridente rassegnazione di chi ce l’ha messa tutta a imporre la ragion di Stato, ma ben venga che alla fine abbia trionfato l’amore.

Raggiante, la sposa. Perché poteva sfoggiare il monumentale diamante di fidanzamento – anello appartenuto alla regina Madre – finalmente bloccato all’anulare dalla fede in oro del Galles tanto agognata. Ma anche perché, in quel giorno di primavera, Camilla si affrancava una volta per tutte dalla detestata definizione di amante per assumere i titoli di moglie e duchessa di Cornovaglia. Un sospirato traguardo, visti anche i traumi che la reputazione di “odiosa e crudele” le aveva inferto. Appena morta Diana, era il settembre 1997, la sua sicurezza personale fu in pericolo: tanti, troppi britannici accecati dal dolore la additavano come causa indiretta della morte della“principessa del popolo”.

E il timore che un folle potesse farle del male aveva persuaso Carlo a potenziare la scorta armata davanti a Ray Mill House, la residenza dell’amata. Superato quel rischio, ci vollero comunque anni perché l’opinione pubblica e la corte si abituassero all’idea di vedere la rivale di Diana accanto al principe. Le prime attenzioni furono per i figli di lui, William e Harry, certamente più traumatizzati di quelli di lei, Tom e Laura. Poi ci fu il tempo per i confronti in famiglia, anche accesi. In una sola occasione Carlo ha osato alzare la voce contro sua madre: quando le comunicò che avrebbe sposato Camilla. Infine, la coppia dovette passare le forche caudine del consenso dei sudditi.

Tutti questi passaggi si sono succeduti nel giro di otto intensi anni. Nel 2005 i tempi vennero considerati maturi. Ma negli ultimi tre lustri è avvenuto un vero e proprio miracolo. Non solo il popolo ha cominciato a tollerare la presenza di Camilla ma oggi il principe di Galles e la consorte formano la coppia più amata della casa reale britannica, dicono i sondaggisti, dopo William e Kate. La biografa Penny Junor, che a lungo ha studiato la relazione tra l’erede al trono e la sua ex amante, spiega: «Lei è la sua forza. La consulta per qualunque decisione debba prendere. La loro è una relazione molto felice. Sanno ridere l’uno con l’altra. Carlo oggi è l’uomo che è grazie a questa donna. E

cco perché il popolo non solo l’ha perdonato, ma lo stima». Insomma, l’erede al trono ha fatto la rivoluzione per sposare Camilla e la sua gente ha capito, seppure in ritardo, non solo la profondità del legame ma anche il travaglio psicologico che Carlo ha affrontato quando, ancora negli Anni 70, gli fu chiaro che l’establishment non gli avrebbe mai consentito di coronare il suo sogno d’amore. Sebbene abbia dovuto attendere trent’anni, ha avuto ragione lui. Per questo, raccontano da Birkhall, la residenza scozzese dove principe e duchessa si sono isolati per il coronavirus, l’unico pensiero che ha pervaso mente e cuore dell’erede al trono è stato quello di riabbracciare sua moglie. «Il principe di Galles era terrorizzato », spiegano da Palazzo, «ma non tanto per il proprio stato di salute, quanto al pensiero che forse non avrebbe più potuto vedere l’amore della sua vita».

Confidenze che demoliscono la nomea di rigida freddezza che circonda Carlo e lo rendono un uomo come tanti, perdutamente innamorato della sua compagna. La quale, dopo un iniziale momento di smarrimento (la duchessa è rimasta anche molto turbata dalla notizia che pure l’ex marito Andrew Parker Bowles è risultato positivo al tampone), ha saputo far forza al suo uomo, benché solo con la voce, parlandogli al telefono più volte al giorno. Allo stesso modo, a distanza, lei gli è stata accanto quando lui, certo di aver debellato la malattia, si è ripreso con piglio deciso il ruolo di primo nella linea di successione al trono.

Lo ha fatto con un video messaggio, il primo aprile, in cui dichiarava vicinanza al popolo: «Mia moglie e io pensiamo a coloro che hanno perso i propri cari in circostanze difficili e anomale e a quelli che devono sopportare la malattia, l’isolamento e la solitudine». Due giorni dopo, sempre davanti allo schermo di un computer, Carlo ha inaugurato l’ospedale londinese Nightingale per i pazienti affetti dal virus. Sempre separati, lui e Camilla hanno assistito, come altri 24 milioni di britannici, al discorso della sovrana. Si sono stretti l’uno nel respiro dell’altra quando Elisabetta ha detto: «Abbiamo già affrontato molte sfide prima, ma questa è diversa. Questa volta ci uniamo alle nazioni di tutto il mondo in uno sforzo comune. Ci riusciremo, e quel successo apparterrà a ognuno di noi». Così, quando le porte dell’appartamento di Camilla si sono riaperte, ecco, quella è stata la loro personalissima vittoria.

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